venerdì 23 settembre 2011

Il drammatico quesito del Papa al Parlamento Tedesco


La riflessione è molto importante e scuote le coscienze, ricordiamo che si tratta di un Papa tedesco che sente su di se il peso dell'orrore del nazismo.


“Come possiamo distinguere tra il bene e il male, tra il vero diritto e il diritto solo apparente? I combattenti della resistenza hanno agito contro il regime nazista e contro altri regimi totalitari, rendendo così un servizio al diritto e all’intera umanità. Per queste persone era evidente in modo incontestabile che il diritto proclamato da quei regimi era ingiustizia. Eppure quel diritto godeva del consenso della quasi totalità della popolazione. In gran parte della materia da regolare giuridicamente, quello della maggioranza può essere un criterio sufficiente. Ma è evidente che nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta. Come riconosciamo dunque che cosa è giusto?” 
Questo il sunto della domanda papale al Bundestag tedesco. 

Di seguito il testo integrale del discorso del Papa:

Illustre Signor Presidente Federale!
Signor Presidente del Bundestag!Signora Cancelliere Federale!
Signor Presidente del Bundesrat!Signore e Signori Deputati!

E’ per me un onore e una gioia parlare davanti a questa Camera alta – davanti al Parlamento della mia Patria tedesca, che si riunisce qui come rappresentanza del popolo, eletta democraticamente, per lavorare per il bene della Repubblica Federale della Germania. Vorrei ringraziare il Signor Presidente del Bundestag per il suo invito a tenere questo discorso, così come per le gentili parole di benvenuto e di apprezzamento con cui mi ha accolto. In questa ora mi rivolgo a Voi, stimati Signori e Signore – certamente anche come connazionale che si sa legato per tutta la vita alle sue origini e segue con partecipazione le vicende della Patria tedesca. Ma l’invito a tenere questo discorso è rivolto a me in quanto Papa, in quanto Vescovo di Roma, che porta la suprema responsabilità per la cristianità cattolica. Con ciò Voi riconoscete il ruolo che spetta alla Santa Sede quale partner all’interno della Comunità dei Popoli e degli Stati. In base a questa mia responsabilità internazionale vorrei proporVi alcune considerazioni sui fondamenti dello Stato liberale di diritto.

Mi si consenta di cominciare le mie riflessioni sui fondamenti del diritto con una piccola narrazione tratta dalla Sacra Scrittura. Nel Primo Libro dei Re si racconta che al giovane re Salomone, in occasione della sua intronizzazione, Dio concesse di avanzare una richiesta. Che cosa chiederà il giovane sovrano in questo momento importante? Successo, ricchezza, una lunga vita, l’eliminazione dei nemici? Nulla di tutto questo egli chiede. Domanda invece: “Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male” (1Re 3,9). Con questo racconto la Bibbia vuole indicarci che cosa, in definitiva, deve essere importante per un politico. Il suo criterio ultimo e la motivazione per il suo lavoro come politico non deve essere il successo e tanto meno il profitto materiale. La politica deve essere un impegno per la giustizia e creare così le condizioni di fondo per la pace. Naturalmente un politico cercherà il successo che di per sé gli apre la possibilità dell’azione politica effettiva. Ma il successo è subordinato al criterio della giustizia, alla volontà di attuare il diritto e all’intelligenza del diritto. Il successo può essere anche una seduzione e così può aprire la strada alla contraffazione del diritto, alla distruzione della giustizia. “Togli il diritto – e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?” ha sentenziato una volta sant’Agostino.

1. Noi tedeschi sappiamo per nostra esperienza che queste parole non sono un vuoto spauracchio. Noi abbiamo sperimentato il separarsi del potere dal diritto, il porsi del potere contro il diritto, il suo calpestare il diritto, così che lo Stato era diventato lo strumento per la distruzione del diritto – era diventato una banda di briganti molto ben organizzata, che poteva minacciare il mondo intero e spingerlo sull’orlo del precipizio. Servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia è e rimane il compito fondamentale del politico. In un momento storico in cui l’uomo ha acquistato un potere finora inimmaginabile, questo compito diventa particolarmente urgente. L’uomo è in grado di distruggere il mondo.

Può manipolare se stesso. Può, per così dire, creare esseri umani ed escludere altri esseri umani dall’essere uomini. Come riconosciamo che cosa è giusto? Come possiamo distinguere tra il bene e il male, tra il vero diritto e il diritto solo apparente? La richiesta salomonica resta la questione decisiva davanti alla quale l’uomo politico e la politica si trovano anche oggi.
In gran parte della materia da regolare giuridicamente, quello della maggioranza può essere un criterio sufficiente. Ma è evidente che nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta: nel processo di formazione del diritto, ogni persona che ha responsabilità deve cercare lei stessa i criteri del proprio orientamento. Nel Terzo secolo, il grande teologo Origene ha giustificato così la resistenza dei cristiani a certi ordinamenti giuridici in vigore: “Se qualcuno si trovasse presso il popolo della Scizia che ha leggi irreligiose e fosse costretto a vivere in mezzo a loro… questi senz’altro agirebbe in modo molto ragionevole se, in nome della legge della verità che presso il popolo della Scizia è appunto illegalità, insieme con altri che hanno la stessa opinione, formasse associazioni anche contro l’ordinamento in vigore…”.

2. In base a questa convinzione, i combattenti della resistenza hanno agito contro il regime nazista e contro altri regimi totalitari, rendendo così un servizio al diritto e all’intera umanità. Per queste persone era evidente in modo incontestabile che il diritto vigente, in realtà, era ingiustizia. Ma nelle decisioni di un politico democratico, la domanda su che cosa ora corrisponda alla legge della verità, che cosa sia veramente giusto e possa diventare legge non è altrettanto evidente. Ciò che in riferimento alle fondamentali questioni antropologiche sia la cosa giusta e possa diventare diritto vigente, oggi non è affatto evidente di per sé. Alla questione come si possa riconoscere ciò che veramente è giusto e servire così la giustizia nella legislazione, non è mai stato facile trovare la risposta e oggi, nell’abbondanza delle nostre conoscenze e delle nostre capacità, tale questione è diventata ancora molto più difficile.

Come si riconosce ciò che è giusto? Nella storia, gli ordinamenti giuridici sono stati quasi sempre motivati in modo religioso: sulla base di un riferimento alla Divinità si decide ciò che tra gli uomini è giusto. Contrariamente ad altre grandi religioni, il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato, un ordinamento giuridico derivante da una rivelazione. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto – ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio. Con ciò i teologi cristiani si sono associati ad un movimento filosofico e giuridico che si era formato sin dal secolo II a. C. Nella prima metà del secondo secolo precristiano si ebbe un incontro tra il diritto naturale sociale sviluppato dai filosofi stoici e autorevoli maestri del diritto romano.

3. In questo contatto è nata la cultura giuridica occidentale, che è stata ed è tuttora di un’importanza determinante per la cultura giuridica dell’umanità. Da questo legame precristiano tra diritto e filosofia parte la via che porta, attraverso il Medioevo cristiano, allo sviluppo giuridico dell’Illuminismo fino alla Dichiarazione dei Diritti umani e fino alla nostra Legge Fondamentale tedesca, con cui il nostro popolo, nel 1949, ha riconosciuto “gli inviolabili e inalienabili diritti dell’uomo come fondamento di ogni comunità umana, della pace e della giustizia nel mondo”.

Per lo sviluppo del diritto e per lo sviluppo dell’umanità è stato decisivo che i teologi cristiani abbiano preso posizione contro il diritto religioso, richiesto dalla fede nelle divinità, e si siano messi dalla parte della filosofia, riconoscendo come fonte giuridica valida per tutti la ragione e la natura nella loro correlazione. Questa scelta l’aveva già compiuta san Paolo, quando, nella sua Lettera ai Romani, afferma: “Quando i pagani, che non hanno la Legge [la Torà di Israele], per natura agiscono secondo la Legge, essi… sono legge a se stessi. Essi dimostrano che quanto la Legge esige è scritto nei loro cuori, come risulta dalla testimonianza della loro coscienza…” (Rm 2,14s). Qui compaiono i due concetti fondamentali di natura e di coscienza, in cui “coscienza” non è altro che il “cuore docile” di Salomone, la ragione aperta al linguaggio dell’essere. Se con ciò fino all’epoca dell’Illuminismo, della Dichiarazione dei Diritti umani dopo la Seconda guerra mondiale e fino alla formazione della nostra Legge Fondamentale la questione circa i fondamenti della legislazione sembrava chiarita, nell’ultimo mezzo secolo è avvenuto un drammatico cambiamento della situazione. L’idea del diritto naturale è considerata oggi una dottrina cattolica piuttosto singolare, su cui non varrebbe la pena discutere al di fuori dell’ambito cattolico, così che quasi ci si vergogna di menzionarne anche soltanto il termine. Vorrei brevemente indicare come mai si sia creata questa situazione. E’ fondamentale anzitutto la tesi secondo cui tra l’essere e il dover essere ci sarebbe un abisso insormontabile. Dall’essere non potrebbe derivare un dovere, perché si tratterebbe di due ambiti assolutamente diversi. La base di tale opinione è la concezione positivista, oggi quasi generalmente adottata, di natura e ragione. Se si considera la natura – con le parole di Hans Kelsen – “un aggregato di dati oggettivi, congiunti gli uni agli altri quali cause ed effetti”, allora da essa realmente non può derivare alcuna indicazione che sia in qualche modo di carattere etico.
4. Una concezione positivista di natura, che comprende la natura in modo puramente funzionale, così come le scienze naturali la spiegano, non può creare alcun ponte verso l’ethos e il diritto, ma suscitare nuovamente solo risposte funzionali. La stessa cosa, però, vale anche per la ragione in una visione positivista, che da molti è considerata come l’unica visione scientifica. In essa, ciò che non è verificabile o falsificabile non rientra nell’ambito della ragione nel senso stretto. Per questo l’ethos e la religione devono essere assegnati all’ambito del soggettivo e cadono fuori dall’ambito della ragione nel senso stretto della parola. Dove vige il dominio esclusivo della ragione positivista – e ciò è in gran parte il caso nella nostra coscienza pubblica – le fonti classiche di conoscenza dell’ethos e del diritto sono messe fuori gioco. Questa è una situazione drammatica che interessa tutti e su cui è necessaria una discussione pubblica; invitare urgentemente ad essa è un’intenzione essenziale di questo discorso.

Il concetto positivista di natura e ragione, la visione positivista del mondo è nel suo insieme una parte grandiosa della conoscenza umana e della capacità umana, alla quale non dobbiamo assolutamente rinunciare. Ma essa stessa nel suo insieme non è una cultura che corrisponda e sia sufficiente all’essere uomini in tutta la sua ampiezza. Dove la ragione positivista si ritiene come la sola cultura sufficiente, relegando tutte le altre realtà culturali allo stato di sottoculture, essa riduce l’uomo, anzi, minaccia la sua umanità. Lo dico proprio in vista dell’Europa, in cui vasti ambienti cercano di riconoscere solo il positivismo come cultura comune e come fondamento comune per la formazione del diritto, mentre tutte le altre convinzioni e gli altri valori della nostra cultura vengono ridotti allo stato di una sottocultura. Con ciò si pone l’Europa, di fronte alle altre culture del mondo, in una condizione di mancanza di cultura e vengono suscitate, al contempo, correnti estremiste e radicali. La ragione positivista, che si presenta in modo esclusivista e non è in grado di percepire qualcosa al di là di ciò che è funzionale, assomiglia agli edifici di cemento armato senza finestre, in cui ci diamo il clima e la luce da soli e non vogliamo più ricevere ambedue le cose dal mondo vasto di Dio. E tuttavia non possiamo illuderci che in tale mondo autocostruito attingiamo in segreto ugualmente alle “risorse” di Dio, che trasformiamo in prodotti nostri. Bisogna tornare a spalancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto.

Ma come lo si realizza? Come troviamo l’ingresso nella vastità, nell’insieme? Come può la ragione ritrovare la sua grandezza senza scivolare nell’irrazionale? Come può la natura apparire nuovamente nella sua vera profondità, nelle sue esigenze e con le sue indicazioni? Richiamo alla memoria un processo della recente storia politica, nella speranza di non essere troppo frainteso né di suscitare troppe polemiche unilaterali. Direi che la comparsa del movimento ecologico nella politica tedesca a partire dagli anni Settanta, pur non avendo forse spalancato finestre, tuttavia è stata e rimane un grido che anela all’aria fresca, un grido che non si può ignorare né accantonare, perché vi si intravede troppa irrazionalità. Persone giovani si erano rese conto che nei nostri rapporti con la natura c’è qualcosa che non va; che la materia non è soltanto un materiale per il nostro fare, ma che la terra stessa porta in sé la propria dignità e noi dobbiamo seguire le sue indicazioni. E’ chiaro che qui non faccio propaganda per un determinato partito politico – nulla mi è più estraneo di questo. Quando nel nostro rapporto con la realtà c’è qualcosa che non va, allora dobbiamo tutti riflettere seriamente sull’insieme e tutti siamo rinviati alla questione circa i fondamenti della nostra stessa cultura. Mi sia concesso di soffermarmi ancora un momento su questo punto. L’importanza dell’ecologia è ormai indiscussa. Dobbiamo ascoltare il linguaggio della natura e rispondervi coerentemente. Vorrei però affrontare con forza ancora un punto che oggi come ieri viene largamente trascurato: esiste anche un’ecologia dell’uomo. Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli ascolta la natura, la rispetta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana.

Torniamo ai concetti fondamentali di natura e ragione da cui eravamo partiti. Il grande teorico del positivismo giuridico, Kelsen, all’età di 84 anni – nel 1965 – abbandonò il dualismo di essere e dover essere. (Quindi ha aggiunto a braccio: “Mi consola di pensare che a 84 anni si possa ancora dire qualcosa di ragionevole” – risate e applausi dei parlamentari). Aveva detto che le norme possono derivare solo dalla volontà. Di conseguenza, la natura potrebbe racchiudere in sé delle norme solo se una volontà avesse messo in essa queste norme. Ciò, d’altra parte, presupporrebbe un Dio creatore, la cui volontà si è inserita nella natura. “Discutere sulla verità di questa fede è una cosa assolutamente vana”, egli nota a proposito.
5 Lo è veramente? – vorrei domandare. È veramente privo di senso riflettere se la ragione oggettiva che si manifesta nella natura non presupponga una Ragione creativa, un Creator Spiritus?

A questo punto dovrebbe venirci in aiuto il patrimonio culturale dell’Europa. Sulla base della convinzione circa l’esistenza di un Dio creatore sono state sviluppate l’idea dei diritti umani, l’idea dell’uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge, la conoscenza dell’inviolabilità della dignità umana in ogni singola persona e la consapevolezza della responsabilità degli uomini per il loro agire. Queste conoscenze della ragione costituiscono la nostra memoria culturale. Ignorarla o considerarla come mero passato sarebbe un’amputazione della nostra cultura nel suo insieme e la priverebbe della sua interezza. La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma – dall’incontro tra la fede in Dio di Israele, la ragione filosofica dei Greci e il pensiero giuridico di Roma. Questo triplice incontro forma l’intima identità dell’Europa. Nella consapevolezza della responsabilità dell’uomo davanti a Dio e nel riconoscimento della dignità inviolabile dell’uomo, di ogni uomo, questo incontro ha fissato dei criteri del diritto, difendere i quali è nostro compito in questo momento storico.

Al giovane re Salomone, nell’ora dell’assunzione del potere, è stata concessa una sua richiesta. Che cosa sarebbe se a noi, legislatori di oggi, venisse concesso di avanzare una richiesta? Che cosa chiederemmo? Penso che anche oggi, in ultima analisi, non potremmo desiderare altro che un cuore docile – la capacità di distinguere il bene dal male e di stabilire così un vero diritto, di servire la giustizia e la pace. Grazie per la vostra attenzione.


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giovedì 22 settembre 2011

Cattelan, un artista di poche parole!

Il suo primo lavoro pubblico a Milano risale al 1994 quando raccolse le macerie del PAC causate da una bomba mafiosa (con tanto di cadavere) e le esportò a Londra e a Parigi a testimonianza della tradizione italiana di quegli anni, creando non poco imbarazzo tra le istituzioni.
Poi ci sono stati i tre bambini/fantoccio impiccati a una quercia secolare di Piazza XXIV Maggio, sempre a Milano, nel 2004. Il lavoro fu distrutto da un fanatico dopo soltanto 24 ore dall'inaugurazione.




Da qualche tempo, L.O.V.E., un maestoso dito medio, è sistemato in Piazza Affari a Milano e di questi tempi sembra non portare bene averlo messo li, proprio davanti alla Borsa.
L'assessore alla Cultura, Stefano Boeri, raccoglie l'opinione dei cittadini proprio ai piedi della scultura e i pareri sull'opportunità di accettare l'opera offerta dall'artista a patto che rimanga in piazza Affari, sono contrastanti. «Il mio orientamento - spiega l'assessore - è stato fin dall'inizio quello di accettare la donazione, ma ho capito che questa opera pone molti problemi sull'utilizzo dello spazio pubblico».
Entro la fine del mese Boeri dovrà portare una delibera in giunta. «E i pareri dei milanesi - assicura - incideranno moltissimo». Ma se su Facebook «l'85 % dei cittadini si è espresso per lasciare il Dito dov'è», il sondaggio volante nella piazza è molto più variegato. Un centinaio i milanesi arrivati per dire la loro o per ascoltare. C'è chi lo definisce un insignificante dito medio, chi un'opera d'arte bella e perfettamente collocata. Chi lo vede volgare, chi provocatorio, chi ironico, chi offensivo. Per qualcuno è uno sberleffo della Borsa alla città. Per altri è il contrario. Alcuni segnalano il problema dei costi per spostarlo, nel frattempo il gigantesco dito medio sembra guardarci tutti negli occhi e apostrofarci con un "ma va a da via i ciap" in perfetto dialetto milanese.
Prossimo appuntamento davanti al monumento a Pertini di Aldo Rossi, un altro monumento da sempre contestato dai cittadini.

Vogliamo provare a fare un sondaggio?  Mandatemi il datemi il vostro parere su :Volete che L.O.V.E. rimanga in Piazza Affari o no?

domenica 18 settembre 2011

Benjamin Fondane e il dovere della memoria

Il dovere della memoria è dolorosamente presente in Benjamin Fondane, intellettuale e poeta poco conosciuto del XX secolo, ebreo romeno-francese. I versi che riporto furono da lui composti sulla soglia della camera a gas.

"Verrà un giorno, senza dubbio, in cui il poema letto
si troverà davanti ai vostri occhi. Non chiede
nulla! Dimenticatelo, dimenticatelo! Non è
che un grido, che non si può inserire in un poema
perfetto, avevo il tempo di finirlo?
Ma quando voi calpesterete questo mazzo di ortiche
che sono stato io, in un altro secolo,
in una storia che per voi sarà superata,
ricordate solo che ero innocente
e che, come voi, mortali di quel giorno
ho avuto, anch’io, un volto segnato
dalla collera, dalla pietà e dalla gioia,
un volto d’uomo, semplicemente!"


Devo la conoscenza di Benjamin Fondane all'amica Michaela Colucci, incontrata nel mio nuovo gruppo su FB BINARIO 21 DEPORTATI NEI LAGER NAZISTI che in tre giorni ha avuto quasi 300 adesioni e si è arricchito di bellissimi contributi.

lunedì 12 settembre 2011

Una scultura, un uomo e una storia


La nuova scultura del Maestro Melaranci, dedicata a mio padre Ferdinando Valletti  deportato a Mauthausen  e Gusen per 18 mesi. Si tratta di un'opera bellissima e altamente simbolica che l' Associazione Ferdinando Valletti e la a mia famiglia hanno l'onore di ricevere.

A breve sarà disponibile il mio nuovo libro "DEPORTATO I 57633 VOGLIA DI NON MORIRE con la storia dettagliata della deportazione di mio padre. 
Ferdinando Valletti  tornò a casa nell'agosto del 1945 e ricominciò a vivere rinnovando la sua fiducia nel genere umano, nonostante tutto quello che gli era accaduto. 

sabato 10 settembre 2011

Ricordando l'11 settembre 2001


Sembrava un giorno come gli altri quell'11 settembre di dieci anni fa, invece per quello che accadde a New York il mondo non fu più lo stesso.
Ricordo perfettamente il filmato incredibile trasmesso da Rete 4 nel primo pomeriggio, il viso sconvolto di Emilio Fede e il telefono che squillava per confermare una notizia che a prima vista sembrava una scena da film. Davanti ai miei occhi le Torri Gemelle di New York venivano prima attraversate da un aereo impazzito, prendevano fuoco e crollavano  a pochi minuti l'una dall'altra. La seconda notizia incredibile era legata al dirottamente di un aereo di linea verso Washington... dove si sarebbe schiantanto?
A mia volta presi il telefono e chiamai mio marito, era attonito, anche lui incollato al televisore e poi via via chiamai tutte le persone che mi erano care per condividere la notizia di  una tragedia davvero troppo troppo grande.
Tra una pausa e l'altra dei collegamenti con New York, mia figlia ed io uscimmo per portare fuori il cane, ci ritrovammo nel parco come due automi con una grande paura, quella della reazione degli Stati Uniti. Che avrebbe fatto Bush? Potevamo essere prossimi ad un terza guerra mondiale? Non fu così.
Quello che accadde poi farà parte per sempre dei ricordi di tutti noi: la perdita di moltissime vite umane, i meravigliosi ed eroici pompieri, il grande Sindaco Giuliani, il Presidente Bush tra la folla e i civilissimi newyorkesi, distrutti ma solidali con i parenti delle vittime... e poi la lotta al terrorismo, la guerra in Iraq e in Afghanistan con molti altri morti, anche italiani, e finalmente l'uccisione di Osama Binladen.
Oggi a Ground Zero c'è una grande Memorial e altre torri stanno per essere terminate, ma noi  abbiamo visto quelle persone lanciarsi nel vuoto e sentiti i loro messaggi e non dimenticheremo. La libertà è un valore assoluto, nessuno può minacciare di togliercela con azioni di violenza e terrore, se terremo alta la guardia e  avremo ben chiari i valori che condividiamo con gli  altri popoli  il terrorismo alla fine sarà sconfitto.

giovedì 8 settembre 2011

L'8 settembre delle vecchie zie

L’Italia è un cavallo scosso che ha perduto il suo cavaliere. Per me­tà fu imprudente il fantino, per metà gli resero impossibile la monta. Il ca­vallo corre smarrito, si ferma, procede a caso, ma il palio continua. Una volta, quando il Paese si scopriva orfano o ab­bandonato, ricorreva alle vecchie zie, come diceva Longanesi. Le vecchie zie invocate per salvarci erano l'America e la Chiesa, ma anche le Banche, la Confindustria, il Sindacato, i Militari o i suoi succedanei, i Magistrati. Ma oggi anche loro sono inguaiate; e la zia Em­ma, la zia Susanna e la zia Ilda non so­no un rimedio alla brutta situazione, semmai un sintomo della medesima. Non solo Papà governo e Mamma poli­­tica, ma anche le Zie sono dentro la cri­si e hanno perso credibilità.

Le vecchie zie erano un bene rifugio, Aldo Palaz­zeschi le descrisse nelle Sorelle Mate­rassi (si chiamavano Teresa e Carolina come le mie care, vecchie zie). Resta il Nonno Giorgio, ma i nonni al Quirina­le fanno prediche inutili, come disse un suo grande predecessore, Einaudi. Mai come quest'anno si sente aria di 8 settembre, data ricorrente del nau­fragio nazionale con spappolamento interno. Si rompono le righe, c'è chi fugge, chi tradisce, chi infierisce, chi patisce. Ma sarebbe assurdo arrender­si a invasori ignoti, firmando armistizi con gli spettri. Non siamo alla morte della patria, come si disse dell'8 set­tembre '43, forse stiamo uscendo dal tunnel. Però siamo un paese spaesato, allo sbando. Il cavallo è scosso, i fanti­ni litigano tra loro e pensano solo alla sella. Campa cavallo che merda cresce.
Marcello Veneziani


lunedì 5 settembre 2011

Quando Vasco fa del male.....


Vasco Rossi, da qualche tempo con problemi di salute, ha rilasciato una intervista a Vanity Fair in cui afferma che se avesse avuto il cancro non si sarebbe curato e ha aggiunto:“Antidolorifici ai Caraibi, ecco quello che avrei fatto. Perché non voglio soffrire, voglio morire allegro”
Questa affermazione non è piaciuta per nulla agli oncologi e così Umberto Tirelli, che dirige il prestigioso Dipartimento di oncologia dell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano, non fa sconti e dalle pagine del Corriere della Sera attacca il cantante.

Numeri alla mano, Tirelli contesta duramente le parole di Vasco Rossi perché possono apparire un invito rivolto ai malati di cancro a “non essere trattati ed eventualmente guariti dalla loro malattia oncologica”.

L’oncologo è durissimo perché, anche se quella espressa è un'opinione personale del cantante, Vasco non ha tenuto in considerazione il fatto di essere un personaggio pubblico.

Tirelli sottolinea che ogni giorno lavorativo a circa 1.000 italiani viene diagnosticato un tumore. “In Italia sono circa 2.200.000 le persone che vivono con il cancro di cui circa 1.285.000 sono lungo sopravviventi”, chiarisce l’oncologo aggiungendo che sono persone considerate guarite con un’aspettativa di vita pari a quella di chi non ha contratto la malattia.

Lo scienziato non risparmia nulla a Vasco Rossi e spara un’ulteriore bordata quando ricorda al cantante che i Caraibi non sono certo alla portata delle tasche di tutti i pazienti malati di cancro, tra i quali probabilmente molti suoi fan.

“Un cattivo maestro per quanto riguarda la droga e un pessimo maestro per quanto riguarda l’oncologia: questo è Vasco Rossi”, conclude Tirelli augurandosi la guarigione del rocker di Zocca. E io sono completamente d'accordo con lui, quando si è famosi bisogna pesare le parole che si dicono!

domenica 4 settembre 2011

Alle fronde dei salici

Ho riletto questa splendida poesia di Quasimodo, si riferisce al periodo Nazista e con una serie di  metafore racconta di oppressione, di religione e di dolore in una Italia che allora era la Patria da liberare!

"Alle fronde dei salici"

E come potevano noi cantare
Con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull'erba dura di ghiaccio, al lamento
d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

Salvatore Quasimodo


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mercoledì 31 agosto 2011

Stranieri in Italia : perchè?

Ricevo e pubblico volentieri questa lettera che ho ricevuto da un lettore perchè pone questioni che credo interessino a tutti soprattutto oggi che "la coperta è proprio stretta"-


Cara Manuela 
Dopo le sommosse (banlieue) in Francia e le rivolte recenti in Inghilterra, quando è prevista la rivolta degli stranieri in Italia.
Fra qualche mese? fra un anno? Quando?
I disoccupati stranieri (dati 2010) sono 274.121,-
Le famiglie straniere che risultano in difficoltà sono 58,8%.
Perché si continua a dire che gli stranieri servono perché fanno i lavori che non vogliono fare più gli italiani?
Gli imprenditori stranieri (si fa per dire) sono 628.221.In realtà sono venditori ambulanti, negozi, bar ecc.
Stranieri che non producono niente ma consumano sanità,scuole, assistenza, maternità.
Risorse che vengono sottratte ai lavoratori e pensionati italiani alla gente italiana indigente.
L'altro aspetto negativo: lo straniero, che lavora, è per l'industria i trasporti ecc. in funzione di crumiraggio. L'imprenditore in molti casi preferisce lo straniero più docile più disponibile ad accettare le ingiustizie.
Ora si dovranno sottrarre altre risorse agli italiani perche bisogna ampliare le carceri
che ospitano il 75%  di stranieri.
Non si riesce capire perchè i "buoni" Sinistra, Sindacati, Clero (per me sono demagogici, nemici del buon senso) siano così animosi di accogliere gli stranieri che, troppi, alla fine danneggiano di più gli stranieri stessi.
Per non parlare delle bande giovanile che cominciano a rifondersi nelle grandi città, Ho letto su Milano qualcosa di molto preoccupante.
I figli degli stranieri, amesso che i loro genitori abbiano voglia di lavorare, loro saranno dei lavoratori o degli sbandati?
Per aver posto, in una assemblea della CGIL pensionati, quessta domanda:
"Dato che ci sono molti disoccupati italiani non è il caso di far venire meno stranieri."
La risposta dell'assemblea in  un coro  fu :"Razzista Razzista"
Io me ne sono andato, non sono più iscritto alla CGIL ne al PD.
Cara Manuela non ho detto tutto e probabilmente non bene.
Comunque sarei contento di sentire un tuo pensiero sull'argomento.

Ciao  R.B.- Verona

Caro R.B., ti rispondo molto volentieri perchè le tue domande sono di molti, soprattutto ora che la nostra Italia è in grande difficoltà. Noto una mancanza nelle numerosi situazioni elencate ed è quella degli sbarchi a Lampedusa che in questo momento sono  fuori controllo e per i quali i denari da spendere sono molto ingenti.
La situazione degli stranieri in Italia è certamente complessa ed è stata inizialmente presa sottogamba dai nostri politici nazionali e comunali. In nome di una benefica evoluzione della nostra società in multietnica (chissà poi perchè) si sono lasciati entrare nel nostro Paese cani e porci, gente che lasciava la propria patria per effettiva necessità, ma anche per aver commesso reati (mi riferisco soprattutto ai paesi dell'est). Le principali città sono state le prime a dare l'allarme per le condizioni di invivibilità che denunciavano i cittadini. Davanti a questa nuova emergenza italiana i politici erano del tutto impreparati e hanno legiferato in base alle loro ideologie (a favore la sinistra con i cattocomunisti - contro la destra) ma in entrambi i casi non erano stati messi in campo gli strumenti per attuare quanto le nuove leggi prevedevano. Sarebbe stato forse utile dare uno sguardo ai comportamenti europei davanti all'immigrazione, nessun altro paese ha aperto le frontiere come noi.
Naturalmente tra gli immigrati c'erano persone veramente ansiose di costruirsi un futuro (nel Veneto ad esempio) e si sono dati da fare per imparare il lavoro che gli veniva offerto, altri sono stati sfruttati e sottopagati (al sud) e tutti gli altri sono diventati solo un peso, un altro peso per un Paese che ricco non è. Questi ultimi si sono buttati nella delinquenza e sono finiti in carcere.
Come potrai capire non ho nulla contro gli stranieri, ma concordo con te quando dici che se non si mettono in atto tutte le misure per offrire loro un lavoro, una vita decente e una casa,sarebbe meglio, molto meglio non illuderli e suggerire loro di rimanere nella propria terra.
Il problema comunque sta sempre a monte: una classe politica che non decide, o che decide secondo le proprie convenienze politiche  e un Clero che non ha ben chiaro il concetto di carità e che forse vuole anch'esso fare proseliti.
Se si vuole affrontare davvero questo problema occorre coinvolgere l'Europa e varare leggi comunitarie prive di spinte ideologiche  e dell'influenza della Chiesa.
Spero di essere stata esauriente. 
Un caro saluto
Manuela

venerdì 26 agosto 2011

Oggi ricordiamo la piccola Sarah Scazzi

L'orrenda fine di Sarah, la ragazzina di Avetrana di 15 anni, non permette a nessuno di dimenticare. Sarah è stata tradita da persone che amava teneramente, da queste persone è stata uccisa e gettata in un pozzo esattamente un anno fa.

Cosa accadde il 26 agosto 2010
Dopo la denuncia di scomparsa di Sarah, partono le indagini. Si seguono le piste più disparate: dalla fuga volontaria al rapimento, dal sequestro di persona all'ipotesi di un maniaco sessuale conosciuto via internet. L'epilogo sarà ben più drammatico. Sarah non è sparita. Il pomeriggio del 26 agosto è giunta a casa Misseri, ma non ne è più uscita viva. Quel che resta del suo corpo, viene ritrovato nella notte tra il 6 e il 7 ottobre, in un pozzo-cisterna in contrada Mosca, nelle campagne di Avetrana.

La confessione di Michele Misseri
Michele Misseri, zio di Sarah, messo alle strette dai carabinieri dopo la denuncia pubblica (il 29 settembre) del rocambolesco ritrovamento del cellulare della nipote nelle campagne, crolla. Confessa il delitto, ma ben presto la sua versione dei fatti non convice gli inquirenti. Così, pezzo dopo pezzo, la procura di Taranto scoprirà che dietro la morte della bambina di Avetrana c'è una orribile storia di famiglia, quella dei Misseri, cugini per parte di madre, che la piccola Sarah frequentava come una seconda casa. A distanza di otto mesi dal delitto, la verità investigativa che emergerà sarà inquietante.

Per i pm i killer sono Sabrina e Cosima
Sarah sarebbe stata uccisa da Sabrina e dalla madre Cosima dopo l'ennesima lite tra Sabrina e Sarah che si erano invaghite entrambe di un amico comune, Ivano Russo. Michele avrebbe eliminato il cadavere, aiutato da un fratello e un nipote. Ora, a un anno esatto dal delitto, a rischiare il processo ci sono 13 imputati. Per altri tre la posizione è stata stralciata in attesa che ci sia almeno la sentenza di primo grado.

Lunedì 29 dinanzi al gup del Tribunale di Taranto Pompeo Carriere si terrà la prima udienza preliminare, fissata con decreto d'urgenza perchè il 14 ottobre scadono i termini di custodia cautelare per uno dei principali imputati, Sabrina Misseri. Intanto, Avetrana ricorderà Sarah con una messa che si terrà nella chiesa madre alle 19.30

martedì 23 agosto 2011

Alex, il cane morto di crepacuore

In una società che ignora i sentimenti e le buone azioni il piccolo Alex brilla di luce propria. 
Ecco la cronaca della sua ultima giornata.

E' morto dopo aver vegliato la sua padrona, in attesa che qualcuno arrivasse. Protagonista della vicenda, avvenuta a Calderara di Reno, alle porte di Bologna, un bulldog  di nome Axel, che ha abbaiato oltre un'ora, per chiamare aiuto per la sua padrona che stava morendo. Quando i soccorsi sono arrivati, chiamati dai vicini allertati da quegli strazianti latrati, era troppo tardi. Il cane è poi morto, probabilmente di crepacuore.
Carabinieri e personale di Bologna Soccorso sono intervenuti intorno alle 4 della scorsa notte, chiamati dai vicini che avevano segnalato un incessante guaito di un cane provenire da uno degli appartamenti. Dopo avere suonato invano il campanello e sentito i lamenti dell'animale, i militari hanno contattato un parente della pensionata che, nel giro di pochi minuti, è arrivato con le chiavi.

Entrati in casa, hanno trovato, disteso sul pavimento, il corpo ormai senza vita della donna, malata di cuore e stroncata probabilmente da un arresto cardiocircolatorio, e il cane che guaiva accanto a lei.

Durante tutto il tempo in cui il personale del 118 ha verificato e poi accertato il decesso della donna, Axel non si è mai allontanato dalla padrona. Poi si è improvvisamente accasciato a sua volta ed è morto. Di crepacuore, secondo i medici.

lunedì 22 agosto 2011

Quel brutto vizio di copiare

Sono molti coloro che si attribuiscono la paternità di un'opera o di parte di essa e invece approfittano della buona fede del pubblico o degli studenti facendo dei miseri copia-incolla da libri, filmati e altro. I più alla fine vengono smascherati.. E' quello che è capitato ad un esimio professore, nonchè editorialista di Repubblica

Umberto Galimberti copia. Ora non lo dice più solo il Giornale. La 'condanna' arriva niente meno che dall'Università Ca' Foscari, che ha inoltrato richiamo formale all'esimio professore per la mancata citazione delle fonti nella redazione di alcuni suoi testi scientifici. Lo smacco, in realtà, era nell'aria da tempo. Al Senato accademico, infatti, era giunta una segnalazione riguardo alla poco simpatica abitudine dell'editorialista di Repubblica di "copiare e incollare" testi altrui nei propri saggi. Ca'Foscari ha reso ora noto che l'Advisory board ha concluso l'esame della segnalazione. La procedura - informa l'Ateneo - si è conclusa "con un richiamo affinchè il docente voglia adeguarsi nella redazione dei testi scientifici all'uso sistematico della citazione delle fonti secondo la prassi condivisa e consolidata nel campo della ricerca nazionale e internazionale". "Abbiamo affrontato con serietà e tempestività questa vicenda - spiega il rettore, Carlo Carraro -. Così come abbiamo scelto di valutare con attenzione l'originalità dei lavori dei nostri studenti attraverso l'introduzione del software anti-plagio, allo stesso modo esaminiamo con cura i lavori dei suoi docenti. Il nostro obiettivo è quello di garantire la qualità della produzione scientifica dell'ateneo". Il prorettore alla valutazione, Agostino Cortesi, aveva chiesto alla fine di maggio a Galimberti una memoria scritta in risposta alle accuse di "clonazione libraria". Il docente aveva risposto l'8 giugno con un documento in cui precisava la sua posizione, chiarendo "gran parte degli episodi attribuitigli" e dimostrando - conclude l'Ateneo veneziano - di aver "già provveduto a correggere in edizioni successive dei volumi le omissioni nelle citazioni".

da "Il Giornale"

sabato 20 agosto 2011

‎"Chi non conosce la Verità è uno sciocco, ma chi conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"!!!!


(Bertolt Brecht)


Mai frase  fu più azzeccata di questa e riguarda ognuno e tutti allo stesso modo!

mercoledì 17 agosto 2011

La crisi, l’euro e l’ennesima inutile stangata


Le radici dell’attuale crisi mondiale vanno, a mio parere, cercate nel sistema monetario internazionale. Cominciamo con quella che era (e forse ancora è) la moneta regina degli scambi internazionali: il dollaro americano. Dopo la svalutazione della sterlina di fine 1967 e il successivo scioglimento del Consorzio dell’oro (Gold Pool, l’organismo che avrebbe dovuto mantenere fisso il prezzo dell’oro a $35 l’oncia), il sistema monetario internazionale smise di essere un Gold Exchange Standard (sistema a cambio aureo) e divenne un dollar standard, un sistema basato sul dollaro. La decisione di Nixon del 15 agosto 1971 di abolire la convertibilità del dollaro in oro fu solo un atto notarile, l’attestazione che le riserve auree degli Stati Uniti non erano sufficienti a garantire la convertibilità in oro di tutti i dollari in circolazione. Comunque sia, da quasi mezzo secolo il dollaro è il principale strumento di riserva delle banche centrali e il mezzo di pagamento internazionale più diffuso.
La creazione della moneta unica europea ha gradualmente eroso la supremazia internazionale del biglietto verde. Come già ricordato, il dollaro ha perso il 15% rispetto all’euro negli ultimi 12 mesi e il 10% rispetto a tutte le altre monete. Questo calo del dollaro ha avuto conseguenze benefiche sull’economia americana: anche se le esportazioni degli USA rappresentano solo il 10% del pil americano, la loro crescita ha rappresentato il 50% del tasso di sviluppo di quel paese nello stesso periodo. D’altro canto, il tasso d’inflazione interno americano negli ultimi dieci anni è rimasto inferiore al 3%; si può quindi avere una moneta forte all’interno e debole all’esterno.
Il discorso sull’euro è diametralmente opposto: si è notevolmente apprezzato sull’estero (non solo nei confronti del dollaro), con danno notevole per le esportazioni di quasi tutti i paesi dell’eurozona, e continua ad avere un potere d’acquisto interno molto al di sotto di quello previsto dalle parità di Maastricht. Non credo ci sia una persona in Italia disposta a sostenere che un euro ha lo stesso potere d’acquisto che avevano 2.000 lire; a voler essere di manica larga, un euro “vale” non più di mille lire. Con due milioni di lire al mese si campava anche decorosamente, con mille euro certamente no.
Entrambi i fattori – alto valore esterno, basso valore interno – sono recessivi: il primo penalizza le esportazioni e incoraggia le importazioni, il secondo, deprimendo il potere d’acquisto delle famiglie, riduce i consumi. Aumentare le tasse in questa situazione è semplicemente demenziale perché rende ancora meno probabili le possibilità di crescita e, invece, rende molto più plausibile la possibilità di un ristagno se non addirittura di una recessione.
I tedeschi, che sono i maggiori beneficiari dello spostamento della domanda di riserve dal dollaro all’euro, orgogliosi della solidità dei loro titoli di Stato, si ritengono autorizzati ad imporre una bigotta e stolta politica “di rigore” agli altri membri dell’eurozona, indebolendo la credibilità dell’intera costruzione monetaria europea attraverso l’acquisto di titoli pubblici degli stati membri e la creazione di moneta.
Sono stati organi europei a imporre la vergognosa, inutile e iniqua manovra che il governo ha annunciato e lo hanno fatto per salvare le capre dell’euro e i cavoli dell’assistenzialismo di Stato.
Stando così le cose, non mi vergogno affatto per avere sempre avversato, con considerazioni “tecniche” non “politiche”, l’introduzione dell’euro: salvo la Germania, questa moneta comune sta uccidendo l’economia di quasi tutti gli altri paesi. Il governo italiano si ripromette di difendere l’assistenzialismo di stato fino alla morte dell’ultimo contribuente, quello tedesco vuole salvare l’euro forte anche se ciò dovesse comportare il fallimento della maggior parte dei paesi che lo usano! C’è solo da sperare che entrambi questi sciagurati propositi vengano frustrati dagli eventi.
dal Blog Antonio Martino

sabato 13 agosto 2011

Bechis' Blog: con questa manovra mi autosospendo da elettore di ...

Bechis' Blog: con questa manovra mi autosospendo da elettore di ...: "Da ieri sera l’Italia è arrivata al primo posto nel mondo. Nell’attimo di un decreto legge ha scalato tutti i posti della classifica ed ..."

martedì 2 agosto 2011

Il coraggio della sincerità

Si mente per apparire migliori, per nascondere una debolezza, per giustificare un errore, uno sbaglio. Si mente per il senso di colpa che si può provare, si mente anche quando si chiede scusa, quando non si è compreso veramente l’accaduto. Si mente perché è più semplice, più facile che argomentare, spiegare. Meno faticoso. Tuttavia si può mentire in ogni circostanza, ma non con se stessi. Le facciate non servono, non si può fingere con quello che sentiamo, con la verità che dentro conosciamo fin troppo bene. E si rimanda, si rimanda per non affrontare le proprie responsabilità, si rimanda, si rimanda sempre. Meglio nascondersi nell’ipocrisia che guardare in faccia la realtà. Solo che poi i conti non tornano, poi manca qualcosa, poi ci si sente a disagio e tutto quello che si vorrebbe diviene ineluttabilmente irrealizzabile, perché si è perso troppo tempo, perché si è imbrogliato troppo e a lungo. Certo, l’onestà richiede coraggio. Richiede impegno, richiede un confronto continuo, d’altronde per pretendere correttezza, bisogna essere i primi ad offrirne. Io ho preferito scegliere di essere come sono e non va poi così male vivere senza indossare maschere. C'è stato un periodo della mia vita nel quale la scelta della verità mi è costata molto, moltissimo in termini affettivi, ma alla fine ha pagato.

martedì 26 luglio 2011

Un bell'articolo sulla deportazione di Ferdinando Valletti

La storia di mio padre viene sostanzialmente modificata  nei tempi, nei luoghi e nei ruoli del protagonista dai documenti recentemente acquisiti e che lo riguardano. Questo articolo è stato scritto per il giornale trimestrale e quindi preparato lo scorso aprile, è  pubblicato in coincidenza con la ricorrenza triste della morte del mio papà. Il libro aggiornato sarà messo in vendita in settembre e avrà lo stesso titolo di quello precedente DEPORTATO I 57633 VOGLIA DI NON MORIRE. La prima edizione sarà ritirata dalle librerie.


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domenica 24 luglio 2011

L’IMPREVEDIBILE RICHIAMO DEL CONFESSIONALE

È domenica. La giornata si preannuncia calda e luminosa. È ancora presto, sono solo in chiesa. Tra poco, allegri, chiassosi arriveranno i bambini per la messa. Non l’ho vista entrare, sbuca all’improvviso una donna giovane e bella. Chiede gentilmente di confessarsi. Si inginocchia ma, per lungo tempo, rimane silenziosa. Poi, lentamente, inizia a piangere senza singhiozzare. Abbasso la testa, rispettoso. Sento che il mistero avvolge entrambi quando la signora inizia a balbettare: “ Sono una prostituta… mi stavo recando a lavorare. Il mio posto è al di là della strada provinciale. Siamo in tante, per lo più straniere. Io sono italiana. Non so perché mi sono fermata…forse la campana. Lei non può immaginare il dramma che si nasconde dietro quelle donnine falsamente allegre…”. Ancora lacrime. Tante. Un fiume da riempire un calice.
C’è in ogni uomo e in ogni donna una dignità che nemmeno il peccato più oscuro riesce a cancellare. Gli rimane appiccicata addosso come la sua stessa pelle. Don Mazzolari scrive che “ basta essere uomo per essere un povero uomo”. È vero anche il contrario: basta essere uomo per essere un grande uomo.
La signora mi racconta la sua storia. La vita con lei è stata ingiusta e prepotente, le ha presentato un conto salatissimo per debiti mai contratti. La via di Emmaus è affollata di gente delusa e amareggiata. Occorre, però, tenere gli occhi bene aperti, perché il Risorto, discreto, silenzioso, si aggira nei paraggi. Con passo felpato ti viene accanto, ti tende la mano, ti tiene compagnia. Ti svela il mistero della vita e spezza con te il pane del coraggio e della gioia. Sulla strada che scende verso Gerico, invece, insidiosi, si nascondono i briganti. Col tempo cambiano il vestito e il nome, ma il loro intento è sempre quello di poterti derubare. Anche qui, però, non mancano mai samaritani buoni e misericordiosi pronti a risollevarti dalla polvere. Una donna provata e scoraggiata è inginocchiata davanti a un prete. Una giovane che tanti hanno cercato per strappare alla sua carne un piacere avvilente e proibito. Essa piange il suo peccato sperando solo di uscire dall’inferno che la imprigiona e che qualche ingenuo - o furbo? - vorrebbe legalizzare. Nessuna donna – tranne casi di tutt’ altra natura – sceglie di umiliarsi ai bordi di una strada, alla mercè di sconosciuti viziosi che bramano il suo corpo e ammazzano la sua anima. Forse tutte, inconsciamente, aspettano qualcuno che venga a liberarle dalla infernale bolgia.
Il tempo scorre. La chiesa comincia a riempirsi di ragazzi. Sono tanti e fanno confusione. La signora ne approfitta per asciugar le lacrime e prendere congedo. La benedico. Rimane per la Messa. Ripenso al sacramento della confessione, un vero tesoro, a volte non compreso. È, invece, il momento di un incontro unico e misterioso tra un cuore che si mette a nudo di fronte a un altro cuore. Cor ad cor loquitor, il cuore parla al cuore. Al cuore del Maestro certamente, ma anche a quello di chi, indegnamente, lo rappresenta. È, molte volte, il momento che vede ritornare a galla fratelli e sorelle sprofondati negli abissi del peccato e della disperazione. Si confessano gli sposi felici alla vigilia delle nozze e i moribondi prima di inabissarsi nel Mistero. Si confessavano i nostri soldati nelle trincee fetide e ghiacciate. Si sono confessati i santi. Si confessa il Papa. Una sorella, triste e scoraggiata, domenica si è gettata ai piedi del suo Signore. Forse temeva di essere giudicata, allontanata. Come alla donna del Vangelo, invece, Gesù, fissandola negli occhi, le ha sussurrato dolcemente: “ Figlia, i tuoi peccati sono stati perdonati. Va e non peccare più! ”.

Padre Maurizio PATRICIELLO

sabato 23 luglio 2011

Alda Merini e la sua poesia

"Io trovo i miei versi intingendo il calamaio nel cielo, "La miglior vendetta? La felicità. Non c'è niente che faccia più impazzire la gente che vederti felice" così scriveva in due sue celebri frasi  quella grande poetessa che è Alda Merini. Lei il cielo lo ha cercato molto e infine lo ha trovato, sono stati anni di grande sofferenza e di solitudine ma alla fine in quel cielo ha potuto intingere la sua penna.
Spesso riscopro nelle sue poesie, sempre molto realistiche, a volte crude, situazioni vissute, gioie e dolori comuni. 
Alda Merini rivive con i suoi scritti grazie all'impegno delle due figlie che le hanno regalato un sito che è proprio come era lei: semplice, sincero, pieno di tanti consigli per chi li sa cogliere.




La verità e sempre quella,
la cattiveria degli uomini
che ti abbassa e ti costruisce
un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l’amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofi


Altre poesie sul suo sito personale
http://www.aldamerini.it/

Avviso ai naviganti

Qualcuno si lamenta di ritrovarsi al centro di polemiche via internet, a questo signore suggerisco di evitare di cacciarvisi nelle polemiche. Nessuno può pretendere di scrivere sul proprio sito peste e corna nei confronti di terze persone senza provocarne la reazione, tanto più che il tenore dei suoi scritti è triviale e ampiamente dimostrabile.

Qualcun' altra invece fa la santarellina, lei non sa nulla, lei è tanto mite e brava poverina, ma scrive a mio figlio che  "dovrebbe prendere provvedimenti" perchè io sarei " una pettegola"... dimentica di inviare a mio figlio ciò che ha scritto suo marito nei miei confronti (sarei una baldraccona, una demente, una senza cervello, mi devo preparare ad avere una malattia invalidante, ho uno tresca con suo fratello e via di questo passo). Eviti la gentile signora di farsi scudo del marito, se vuole parlare con me mi telefoni, anche io avrei  una bella notizia  da darle, così bella da farla rimanere a bocca aperta, solo che visto che è un po' scabrosa, non la divulgo ai quattro venti.. per ora....ma è certamente una notizia con tanto di prova scritta!

Quindi ricapitolando, se si desidera rispetto per se, il rispetto lo si porti agli altri, "non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te" questo mi diceva sempre mio padre, una regola di vita a cui tutti dovrebbero far riferimento!

Dedicato a papà Ferdinando


Caro papà sono quattro anni che ci hai lasciato e ci manchi tantissimo, ti dedico questo bellissimo brano del Vangelo perchè tu per  noi tutti sei stato una "vite" possente e generosa  e le tue parole sono rimaste in noi e lo rimarranno per sempre. Un bacio grande papà!


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 15,1-8.
«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. 
Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 
Voi siete gia mondi, per la parola che vi ho annunziato. 
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. 
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. 
In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. 

giovedì 21 luglio 2011

Ultima Cena - Virtual History

Notizia per chi ha come me la fortuna di avere la fede  e di  amare l'arte 

Dopo il grande successo di "Virtual History - Roma", Mondadori presenta la seconda uscita della collana: "Virtual History - Ultima Cena" che ci permette di entrare letteralmente nel capolavoro di Leonardo ricostruito in 3d per scoprirne i segreti. La App mediante una serie di soluzioni tecnologiche studiate ad hoc definisce un nuovo rapporto con l’opera d’arte. 

Le coraggiose soluzioni prospettiche, i celebri gesti degli apostoli, le luci realistiche e scenografiche, daranno forma ad una serie di macchine interattive che rendono possibile una nuova forma di contatto con il grande genio del Rinascimento.Utilizzando iPad si apre un rapporto diretto con l’Ultima Cena di Leonardo, si può letteralmente “toccarla con mano”. Il dipinto ci appare con tutte le ferite causate dalla sua storia tormentata, ma mantiene una straordinaria potenza espressiva. Come in una macchina del tempo torneremo alla fine del Quattrocento, sull’impalcatura costruita da Leonardo, di fronte all’intonaco bianco, tra i colori e i disegni preparatori, per rivivere uno dei più straordinari momenti creativi della storia. La soluzione immersiva “Bubble Viewer”, trasformando iPad in una sorta di telescopio, ci permette di entrare nel dipinto, di esplorare la stanza prospettica ideata da Leonardo proiettata attorno a noi, di sederci di fronte agli apostoli e di procedere oltre ad essi, fino a raggiungere il paesaggio visibile dalle finestre sullo sfondo. Una esperienza interattiva senza precedenti per scoprire in modo nuovo uno dei più grandi capolavori della storia dell’umanità.
...Altro




Occhi puntati sulle No Profit a Roma e in tutta Italia

Circoli culturali evasori del fisco: sembra quasi incredibile venire a conoscenza di una circostanza simile, ma è avvenuta realmente nel Lazio, come è emerso da un’accurata indagine dellaDirezione Provinciale romana della nostra amministrazione finanziaria, la quale si è concentrata soprattutto su alcuni enti di tipo non commerciale (le verifiche complessive sono state ben 63), mettendo in luce un’evasione tributaria addirittura superiore ai sette milioni di euro. Come è stato possibile tutto questo? L’Agenzia delle Entrate è riuscita a sfruttare nel migliore dei modi le cosiddette “interrogazioni selettive”: si tratta, nello specifico, degli strumenti di accertamento ideali per il mondo no-profit, ma il tutto è stato impreziosito anche dalle banche dati delle stesse onlus e da mezzi esterni come ad esempio il web e le pubblicità di stampo commerciale. L’insieme di tali pratiche ha prodotto un risultato importante, vale a dire una vera e propria attività alberghiera con tanto di ville sul litorale, banchetti nuziali piuttosto lussuosi, cerimonie e molti altri eventi che con la cultura avevano poco a che fare.
Inoltre, nella maggior parte dei casi gli stessi circoli erano letteralmente “mascherati” da enti sportivi. Per il successo delle verifiche, inoltre, il fisco ha pianificato con la massima cura e attenzione la propria attività, rivolgendosi nei riguardi dell’intero settore del no-profit (le organizzazioni senza scopo di lucro quindi): è proprio per questo motivo che il denaro recuperato è stato piuttosto ingente, circa 1,25 milioni di euro che sono stati scoperti in relazione ai proventi non dichiarati e altri sei milioni, i quali sono invece riferibili alle evasioni e alle elusioni vere e proprie.
Di fatto, questi enti esistevano come circoli culturali soltanto sulla carta, cioè da quanto risultava all’interno dell’atto costitutivo, ma poi il tipico esercizio di questa categoria (soprattutto a carattere associativo) non veniva svolto praticamente mai: la natura delle società era commerciale e quindi il regime agevolato non era di loro competenza.

martedì 19 luglio 2011

Il ricatto morale

A chi non è mai capitato di subire un ricatto morale? Di solito sono i più infami e i più dolorosi per chi li subisce, ma si può porvi rimedio, leggete come in questo interessantissimo articolo della dott.sa Maini apparso sul sito www.benessere.com


Il ricatto morale

E' una potente forma di manipolazione in cui una persona a noi vicina minaccia, in modo diretto o indiretto, di punirci se non facciamo quello che vuole. In genere questo tipo di ricatto è messo in atto proprio dalle persone che ci sono più vicine e con le quali abbiano strette relazioni:
possono essere genitori, coniugi, figli, amici, datori di lavoro, colleghi; in genere si tratta di persone alle quali teniamo e che vogliono ottenere da noi qualcosa che contrasta o non risponde appieno ai nostri sentimenti, progetti, aspettative.

Nel suo libro Emotional Blackmail (letteralmente ricatto emozionale), Susan Forward sostiene che comunque venga espresso il ricatto, il messaggio sottostante è chiaro ed è: se non mi darai quello che voglio te la farò pagare . Si tratta sicuramente di un messaggio che intristisce la vita, in quanto sovente genera paura, senso di colpa, ansia e ci spinge a muoverci in una direzione che non è esattamente quella che vorremmo o quella più vicina ai nostri profondi desideri.
Ma come è possibile tutto questo?
In genere il ricattatore è una persona per noi importante, una persona che ci conosce molto bene e sa perfettamente quali sono i nostri punti deboli: in questo senso è facile che, per ottenere ciò che vuole, faccia leva sulla nostra paura di perdere la relazione o di entrare in conflitto, sul nostro senso del dovere, ricordandoci ad esempio quanto ha fatto per noi e quanto noi dovremmo essergli debitori, e infine sull'indurre in noi il senso di colpa, facendoci sentire responsabili per il suo malessere.
Da questo punto di vista è facile capire come sovente la punizione ventilata dal ricattatore consista nella possibilità di compromettere la relazione nella quale siamo impegnati e a cui teniamo , nella possibilità di perdere stima e valore agli occhi della persona che ci è vicina e che in modo velato ci sta ricattando, nel farci sentirci egoisti, malvagi, freddi e indifferenti se non accettiamo di fare quello che ci viene chiesto.
Sebbene non tutti i ricattatori abbiano lo stesso stile è importante sottolineare che lo sfondo comune sul quale si muovono è la paura : paura di perdere la persona a cui tengono, paura del cambiamento, paura di essere respinti, paura di perdere potere all'interno della relazione.Nello specifico, qual è lo stile dei ricattatori? In base alle loro modalità d'azione, Forward distingue quattro categorie di ricattatori: punitivi , autopunitivi , vittime e seduttori .

I punitivi Ci fanno sapere esattamente quello che vogliono e le conseguenze a cui andremo incontro se non saremo accondiscendenti. Tipiche espressioni di questo tipo di ricattatori sono ad esempio: Se accetti quel lavoro me ne vado, Se mi lasci non vedrai più i bambini Se non accetti di fare gli straordinari scordati pure la promozione.
Gli autopunitivi Mettono in atto ricatti più sottili e fanno leva sulla nostra compassione e il nostro sentirci responsabili per loro. Il loro ricatto si esplica nell'informarci che se non facciamo quello che vogliono ne saranno così turbati da non riuscire più a comportarsi normalmente. In questo senso possono anche minacciare di danneggiare la loro vita, di farsi del male, mettere in pericolo la loro salute e felicità.
Le vittime Non fanno minacce e neppure minacciano di farsi del male, tuttavia ci tengono a farci sapere in modo inequivocabile che se non facciamo quello che vogliono, loro soffriranno e la colpa sarà solo nostra.
I seduttori Si tratta del tipo più subdolo di ricattatori: sono quelli che ci incoraggiano, ci promettono amore o denaro o carriera e poi ci chiariscono che, se non ci comportiamo come vogliono loro, non riceveremo nulla.
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In realtà non ci sono confini netti fra i diversi tipi di ricatto e in genere i ricattatori sono molto abili nel mascherare la pressione alla quale ci sottopongono al punto che, quando l'avvertiamo, tendiamo piuttosto a mettere in dubbio la nostra percezione di quello che sta accadendo, piuttosto che il comportamento del nostro avversario.
A questo proposito, spesso esiste addirittura un'enorme differenza tra quello che oggettivamente fa un ricattatore, e il modo benevolo e pieno di tenerezza, con il quale egli interpreta le proprie azioni. In questo senso è quasi inevitabile sentirsi confusi, disorientati, pieni di rabbia; è facile sentirsi a disagio, avere la percezione di dover modificare la situazione nella quale ci si trova e ripromettersi costantemente di farlo, salvo poi cedere al ricatto e sentirsi sempre più spesso usati e defraudati della propria libertà. In questi frangenti, si corre il rischio di avere dubbi sulla propria capacità di fare quello che veramente si vuole e che fa star bene, di perdere fiducia nella propria determinazione e si finisce con il mettere in discussione la propria autostima.
Tuttavia perché un ricatto si verifichi è necessaria la partecipazione di due persone: un ricatto morale non può funzionare senza la partecipazione della vittima , partecipazione che si esplica nel lasciare che il ricatto accada e si ripeta più volte. Si tratta comunque di una partecipazione più o meno consapevole e in ogni caso sofferta . Infatti a volte non ci si rende conto di essere imbrigliati in questo tipo di dinamica, altre volte si può essere consapevoli del ricatto, ma non riuscire comunque a farvi fronte in quanto tocca i nostri punti deboli e ci costringe a reagire secondo modalità che sono state apprese a partire da esperienze già vissute e che favoriscono il perdurare del ricatto. Alcuni di questi punti deboli sono, ad esempio:

un bisogno eccessivo di approvazione da parte delle persone a cui vogliamo bene che ci spinge a fare quello che ci chiedono seppur sia diverso da quello che effettivamente vorremmo.
il bisogno di mantenere la pace ad ogni costo evitando qualsiasi tipo di conflitto.
la tendenza ad assumersi troppe responsabilità per la vita degli altri che ha sovente per corollario il sentirsi in colpa per qualsiasi cosa minacci il benessere della persona con cui siamo in relazione.
la tentazione di rinunciare al proprio benessere e ai propri desideri pur di non veder soffrire la persona che amiamo ; quest'ultima, forse più delle altre, è una dinamica che porta a restare imprigionati nei bisogni psicologici dell'altro perdendo la capacità di analizzare i problemi e la possibilità di capire come risolverli al meglio.
In ogni caso è forse opportuno sottolineare che in genere i ricattatori non sono dei mostri. Sovente infatti il ricatto morale nasce all'interno di una relazione importante ricca di aspetti buoni e positivi e i ricattatori raramente sono spinti dalla cattiveria, il più delle volte, come si è visto, agiscono sull'onda di una profonda paura. In questo senso il ricatto morale diventa il loro modo di difendersi da sentimenti dolorosi e spaventosi. Come si è visto si tratta di una modalità relazionale sicuramente nociva: in primo luogo per la persona ricattata, a lungo andare per la relazione stessa e quindi anche per il ricattatore . Da quanto detto, appare evidente quanto sia importante uscire da questa modalità relazionale.

Come uscirne Il primo passo è quello di riconoscere cosa sta succedendo e rendersi conto di trovarsi implicati nelle modalità relazionali di un ricatto morale; il secondo passo è dato dal cercare di capire quali sono le profonde motivazioni da cui traggono origine tali modalità e infine è essenziale cercare di correggere i comportamenti che ci fanno star male.
In tale processo è assolutamente essenziale fare chiarezza , quindi definire la propria posizione all'interno della relazione, mettere in luce i sentimenti che si provano, affermare ciò di cui si ha bisogno, indicare ciò che si è o non si è disposti ad accettare, dare la possibilità all'altro di esprimersi allo stesso modo e quindi lasciare all'altro la possibilità di scegliere liberamente ciò che intende fare rispetto al perdurare della relazione stessa, accettando poi le sue decisioni.
Da questo punto di vista è essenziale saper accettare il cambiamento, saper rischiare e tollerare che un comportamento adeguato possa anche avere come risultato immediato, seppur provvisorio, un disagio ancora maggiore rispetto a quello già esperito; tutto questo in vista di un maggior benessere personale e di un miglior funzionamento delle relazioni nelle quali siamo implicati.

Facebook e le bugie con le gambe corte!

Sono particolarmente lieta dell'opportunità che offre FB di scaricare tutti i file che riguardano la propria attività sul social network, ho appena prelevato i 35 MB che mi riguardano e che sono parecchio interessanti.
Potrò ricostruire diversi passaggi di discorsi avvenuti in chat, sulla bacheca e nelle email in  una vicenda molto spiacevole relativa a due persone  di una ignoranza abissale  che fortunatamente ho cancellato dalle mie amicizie  dopo aver scoperto che vivevano di menzogne.
Fortunatamente e una volta per tutte, le bugie hanno le gambe corte e alla fine la verità viene sempre a  galla nonostante i vari esorcismi che, come da tradizione, ritornano al mittente...
(chi ha orecchie per intendere intenda!)

mercoledì 13 luglio 2011

Il magico panorama di Lanzo d'Intelvi


domenica 3 luglio 2011

CHE BEFFA, CHE BEFFA, CHE BEFFA, MA NOI NON MOLLIAMO!

di Mario Giordano
Lo confesso: sono rimasto molto deluso. Avevo sperato fino all’ultimo che nella manovra entrasse una “tassa sulle sanguisughe”, come vi ho raccontato il documento era stato preparato fin nei minimi dettagli. Ma all’ultimo si è deciso di farlo saltare. E di far pagare, ancora una volta, solo i pensionati normali, cioè quelli che prendono 1400 euro al mese, dopo aver lavorato una vita, e che i privilegi non sanno dove stanno di casa.

Sarà anche, come sostiene qualcuno, un intervento limitato, sarà solo un blocco alla crescita autmatica e non un taglio dell’assegno Inps, ma resta il fatto che le uniche misure che riguardano la previdenza vanno a colpire i cittadini comuni, mentre i Paperoni previdenziali, i privilegiati da 90mila euro al mese se la spassano felici. E magari ridono alle spalle di tutti gli altri. Dov’è finito l’intervento sulle indennità degli ex parlamentari? Dove è finito l’intervento sulle indennità degli ex consiglieri regionali? Dove è finito il contributo di solidarietà sulle pensioni oltre i 10mila euro al mese?

Ve lo confesso: sono deluso. C’era la possibilità di dare un segnale diverso, si è scelto di non farlo. Ma questo, se possibile, mi conferma ancora di più nella convinzione che la lotta contro i privilegi previdenziali è giusta. E doverosa. Che non si può mollare. L’amarezza è tanta, cari amici, ma non ci si può rassegnare. Statemi vicino e avanti tutta contro le sanguisughe! (In questi giorni per esempio molti consigli regionali stanno affrontando il tema dei vitalizi… Potremo scoprirne delle belle….)

Caro Mario,
riporto il tuo pezzo perchè provo la tua stessa grande delusione. Ho rivisto il discorso di Berlusconi dall'assise del Pdl, riguardo ai privilegi della casta il Premier ha detto che creeranno  "una commissione che studi il comportamento degli altri stati Europei", ed è stato a quel punto che ho ricordato una frase di Craxi che ho verificato essere verissima nel corso degli anni... " Quando si vuole affossare  un problema si crea una commissione parlamentare!" 
Mi sono cadute le braccia. E non era finita li  perchè il giorno dopo è arrivata l'ignobile stretta sulle pensioni, una provvedimento che non avrebbero nemmeno dovuto ipotizzare. Ma che persone sono questi politici? Quanto riescono ad essere iniqui? Non hanno vergogna di nulla, ma i cittadini si vergognano di loro.

venerdì 1 luglio 2011

Francofonte: ucciso in lager nazista, figli lo cercano per 67 anni

Tornate al paese spoglie di Giuseppe Mineo, classe 1909
Francofonte – Sono tornate a Francofonte, dopo le lunghissime ricerche del figlio Luciano e del nipote che porta il suo nome, le spoglie di Giuseppe Mineo francofontese nato il 29 maggio del 1909, giovanissimo padre di due figli in tenera età - Luciano, appunto, e Salvatrice - che lasciò gli affetti e la sua città natale per combattere il secondo conflitto mondiale, durante il quale fu ucciso in un campo di concentramento per mano nazista.
Dalla lontana data della sua partenza solo notizie confuse, poi la conferma ufficiale della sua morte, avvenuta a Berlino l’11 marzo del 1944. A seguire la disperazione della giovane moglie, il desiderio dei due piccoli orfani di guerra di riportare almeno i resti mortali del proprio padre a casa, che solo oggi si è realizzato.
Ad accogliere la teca proveniente dal Cimitero Militare Italiano i commossi familiari, i due figli ormai anziani, di 73 e 76 anni, i tre nipoti , Giuseppe, un altro Giuseppe e Vincenza, i pronipoti e molte autorità civili e militari del territorio. A suffragare il momento del ritorno la messa officiata nella Chiesa Madre da padre Salvatore Musso.
“E’ stato un momento importantissimo e molto commovente per la nostra famiglia – spiega il nipote Giuseppe – mio padre aveva espresso la volontà di riportare a casa il suo papà scomparso prematuramente, io ho cercato di far avverare questo suo desiderio, avviando le ricerche che hanno poi portato alla restituzione delle spoglie. Ringrazio per il contributo offertoci l’Amministrazione Comunale nella persona del Sindaco Giuseppe Castania, l’Esercito Italiano, Il Ministero della Difesa, e per la disponibilità mostrata l’Ambasciata Italiana a Berlino”.
Fonte: Siracusa news 30 giu. 2011

martedì 28 giugno 2011

APPELLO AL NUOVO SINDACO PER IL BINARIO 21

E' necessario coinvolgere immediatamente Giuliano Pisapia sulle scelte che verranno attuate per la realizzazione del Memoriale della Shoah al Binario 21 della Stazione Centrale di Milano.
I deportati politici che da quel binario vennero deportati nei campi di sterminio nazisti, e furono tantissimi, hanno pieno diritto di essere ricordati in quel luogo tanto quanto i deportati di religione ebraica.
Fino ad ora questa scelta di civiltà non è stata chiaramente esplicitata, ora chiederemo un impegno del nuovo Sindaco di Milano, molto sensibile a questo argomento, lo farà l'Associazione Culturale Ferdinando Valletti, ma anche molte altre entità che operano in questo ambito.

Riporto un appassionato intervento di Giovanna Massariello in occasione di una visita al Binario 21 per le celebrazioni della Giornata della Memoria:


Milano, Binario 21 - Intervento di Giovanna Massariello
Parlo in nome dell’ANED, della quale faccio parte come figlia di Maria Arata, un’antifascista, deportata politica, di appartenenza socialista, matr. n.77314 nel campo, noto anche a Liliana Segre, di Ravensbrück, l’inferno delle donne, al quale sopravvisse senza avervi smarrito la speranza negli uomini, la fede, l’amore per la vita e per la contemplazione della natura. E’scomparsa nel 1975 all’età di 62 anni, tre giorni dopo avere assolto al dovere della testimonianza con la scrittura dei suoi ricordi. Ringrazio per l’invito che dà voce ad una componente vasta dell’universo concentrazionario, quello dei deportati politici: nella società italiana più di 30.000 triangoli rossi conobbero la deportazione nei lager della morte e dell’annientamento ottenuti attraverso il lavoro massacrante, l’esposizione alla fame e al freddo. Si sa che nell'inverno del 1944-45 i sopravvissuti furono sottoposti alle marce della morte che avrebbero dovuto portare sempre più a ovest le migliaia di superstiti-testimoni della ferocia nazifascista, dato l’avanzare da est dell’Armata Rossa. Sino al 5 maggio, data della liberazione dell’ultimo campo (Mauthausen) le probabilità di sopravvivenza si assottigliavano per la severità delle temibili e ricorrenti selezioni, legate anche al sovrappopolamento crescente dei campi, in cui arrivavano gli Häftlinge dei campi evacuati.In questo luogo, in cui Liliana Segre depone ogni anno parole umane e vere, è dunque giusto che i deportati politici possano testimoniare la loro condivisione della memoria con lei e unire al ricordo delle vittime ebree quello di coloro che furono perseguitati perché dissero NO.Molti politici partirono anch’essi dal binario 21, il più delle volte verso Fossoli, come nel caso di Poldo Gasparotto, militante del partito d’Azione, comandante delle forze resistenziali a Milano, torturato a San Vittore, internato a Fossoli e poi ucciso il 22 giugno su ordine del Comando SS di Verona. Egli ha lasciato una precisa testimonianza del mortifero luogo in cui ci troviamo e delle operazioni che vi si svolgevano.Nel suo diario descrive: “Sbarchiamo nei sotterranei della stazione centrale, dove colla solita gentilezza veniamo introdotti e subito rinchiusi-sempre in 45-in un vagone merci dove, anche se non fossimo al buio, non è possibile trovare né un fiasco d’acqua né un bugliolo o alcunché di simile. Ci accoccoliamo, si può ben dire, gli uni sugli altri e, nel calore soffocante, e nel tanfo, attendiamo.Le ore non passano mai, in compenso passa un ferroviere e audacemente apre tre finestrini, protetti da grate, sulle testate del vagone. Dopo complicate manovre, spostandosi sui binari lateralmente, anche il nostro vagone raggiunge il grande ascensore, e viene issato alla stazione centrale, dove i tedeschi si accorgono dell’apertura dei finestrini e li richiudono. Siamo desolati, il senso di soffocazione aumenta…”.Ma di qui partirono anche treni diretti a Mauthausen, per esempio nel caso di Angelo Ratti qui presente, superstite di Gusen. Partì il 4 marzo 1944 ed arrivò il 13 marzo. Con lui tra gli altri, in quel convoglio Roberto Camerani di cui avete conosciuto nelle scuole la mitezza della testimonianza. Uno dei deportati che più si è speso nelle scuole.Molti di quelli che scelsero di dire NO, erano in ancora giovanissima età, come Italo Tibaldi, giunto sedicenne a Mauthausen e che ha dedicato tutta la sua vita alla ricostruzione dei convogli che dall’Italia repubblichina scaricavano la merce umana nei lager e che continuarono a partire sino all’ultimo. Basti citare il trasporto del 22 marzo 1945 da Bolzano con arrivo il 24 marzo 1945. Dobbiamo dire ai giovani che i “triangoli rossi” erano donne e uomini che si assunsero la responsabilità delle loro scelte e andarono incontro alla deportazione e molto spesso alla morte.Scelsero di esprimere il loro dissenso rispetto ad altre scelte politiche quali quelle delle discriminazioni ‘razziali’, codificate da leggi approvate e votate. Dobbiamo ricordare che i politici dissero di no scegliendo la strada del confino, dei tribunali speciali, della prigione, dell’arresto, delle torture finalizzate a ottenere la denuncia della rete cospirativa e resistenziale alla quale appartenevano. Dissero di no. Ne sapevano qualcosa le suore del carcere di S.Vittore che si prestarono a loro rischio e pericolo a fare da staffetta con biglietti e notizie tra il carcere e le famiglie e i resistenti.E’ in atto il riconoscimento dell’opera svolta da Suor Enrichetta Alfieri nel carcere di San Vittore. Un’umile suora che fu poi sbattuta, una volta scoperta, nella cella più fonda e più buia di cui lei stessa ignorava l’esistenza. Come non sottolineare la tragica divaricazione tra i comportamenti di un’umile suora e le parole negazioniste che in questi giorni ci hanno reso inquieti, hanno ferito noi tutti, donne e uomini liberi, credenti e non credenti, perché erano parole e comportamenti provenienti da chi dovrebbe esercitare un alto e responsabile magistero spirituale?E’ altrettanto grave l’irriconoscenza del mondo politico attuale proprio nei confronti di chi ha restituito dignità alle istituzioni democratiche, di chi ha fatto sì che anche l’oppositore più arrogante avesse la possibilità di esprimersi nel contesto di un disegno costituzionale nato dal sacrificio di moderni eroi quali gli uomini e le donne uscite dai campi. Ma ogni generazione ha il proprio compito: a noi che crediamo nei valori che le nostre madri e i nostri padri hanno trasmesso spetta di raccogliere in un’unica memoria la storia dell’antifascismo, della Resistenza italiana, della persecuzione ebraica, della deportazione e della cosiddetta ‘soluzione finale’, senza permettere che vengano scissi come qualcuno desidera, i rapporti di causalità tra le responsabilità del fascismo e i crimini che a partire da questa stazione e da tante altre stazioni vennero scientemente pianificati e burocraticamente organizzati. Si tratta di rivendicare per ogni uomo l’appartenenza alla specie umana. Già nel 1947 Robert Antelme , partigiano e deportato francese, sottolineava lo specifico grido nato dall’umanità dei campi con queste parole:«Gli eroi che conoscevamo della storia o della letteratura, sia che abbiano gridato l’amore, la solitudine,l’angoscia dell’essere e del non essere, la vendetta o che si siano eretti contro l’ingiustizia o l’umiliazione, non crediamo tuttavia siano mai stati spinti a esprimere come sola ed estrema rivendicazione, il sentimento ultimo di appartenenza alla specie.Dire che allora ci si sentiva contestati come uomini, come individui della specie, può sembrare un sentimento retrospettivo, un sentimento di cui solo poi si ebbe chiara coscienza. Eppure, è questo il sentimento che fu più continuamente vissuto, ed è quello, esattamente quello che gli altri volevano. La negazione della qualità d’uomo provoca una rivendicazione quasi biologica di appartenenza alla specie umana».

domenica 26 giugno 2011

La scure di Tremonti sui costi della politica!

L'annuncio di Tremonti c'è stato ed è stato messo in rete. Verranno tagliati i costi della politica e i privilegi dei parlamentari, verranno eliminate le rendite a vita  e molto altro a partire dalla prossima legislatura.
La rete è un testimone molto scomodo e implacabile che da ai cittadini il controllo sulla vita parlamentare. Vedremo se Tremonti avrà la forza di portare i provvedimenti in aula e se i parlamentari avranno il coraggio di votarli, se non lo avranno pubblicherò nomi e cognomi di chi chiede i sacrifici agli Italiani, ma tiene per se denari e privilegi inimmaginabili.
Vuoi vedere che dopo tante battaglie il risultato arriva?

lunedì 20 giugno 2011

Giovinezza e vecchiaia sono stati della mente....


"La Giovinezza non è un periodo della vita, è uno stato di mente, è la tempera della volontà, è una qualità della immaginazione, il vigore delle emozioni, la predominanza del coraggio sulla timidezza, del desiderio d'avventura sull'apatia. Nessuno invecchia solo per il fatto d'aver vissuto un numero di anni, l'individuo invecchia perchè ha disertato i suoi ideali. Gli anni arrugano la pelle, ma abbandonando l'entusiasmo si raggrinza l'animo. Preoccupazioni, dubbi, pusillanimità, paura e disperazione: questi sono i lunghi anni che fanno piegare il capo e inceneriscono lo spirito.

Siano settanta o sedici, vi è in ogni cuore l'amore per lo stupendo, la dolce meraviglia delle stelle e la brillantezza delle cose e dei pensieri, la coraggiosa sfida degli eventi, l'immancabile infantile curiosità e la gioia di vivere. Tu sei giovane come la tua fede e vecchio quanto il tuo dubbio, sei giovane come la confidenza in te stesso e vecchio quanto le tue paure, giovane come le tue speranze e vecchio quanto il tuo abbandono.

Fin quando il tuo cuore riceve messaggi di bellezza, di gioia, di coraggio, di grandezza e di potenza, sia dalla terra che dall'Uomo o dall'Infinito, tu sarai giovane.

Quando i fili sono tutti recisi e il tuo cuore è ricoperto dalla neve del pessimismo e dal ghiaccio del cinismo, allora tu sei vecchio davvero e il buon Dio abbia misericordia della tua anima."

Dalla pergamena conferita al Generale Douglas Mac Arthur, Comandante Superiore delle Forze delle Nazioni Unite in Corea, a riconoscimento del Suo operato. (Aprile 1951)

domenica 19 giugno 2011

I privilegi dei parlamentari.Cominciamo da qui a tagliare!!!!

Ho ricevuto via email questa lettera con la preghiera di farla girare, non so se le cifre siano corrette, ma chi è parlamentare potrà eventualmente dire la sua in proposito. Davanti a tanti interventi taglia tasse che sembrano impossibili da realizzare, suggerirei al Ministro Tremonti di partire da un provvedimento concreto, quello di tagliare drasticamente i privilegi dei parlamentari!
La lettera diceva che si stanno raccogliendo le firme per l'abolizione di questi privilegi, non so chi lo stia facendo, ma spero di scoprirlo presto.... per aderire!!!!
Mi pongo una domanda: tutti i signori deputati che parlano dei problemi delle famiglie italiane e si riepiono le tasche in questo modo sulle loro spalle, non si vergognano????
Ecco il testo della lettera:

MANDIAMOLI A LAVORARE:

Sull'Espresso di qualche settimana fa c'era un articoletto che spiega che recentemente il Parlamento ha votato all'UNANIMITA'e senza astenuti (ma và?!) un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa ¤ 1.135,00 al mese.

Inoltre la mozione e stata camuffata in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali.

STIPENDIO Euro 19.150,00 AL MESE STIPENDIO BASE circa Euro 9.980,00 al mese
PORTABORSE circa Euro 4.030,00 al mese (generalmente parente o familiare)
RIMBORSO SPESE AFFITTO circaEuro 2.900,00 al mese
INDENNITA' DI CARICA(da Euro 335,00 circa a Euro 6.455,00)TUTTI ESENTASSE
+ TELEFONO CELLULARE gratis
+ TESSERA DEL CINEMA gratis
+ TESSERA TEATRO gratis
+ TESSERA AUTOBUS - METROPOLITANA gratis
+ FRANCOBOLLI gratis
+ VIAGGI AEREO NAZIONALI gratis
+ CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE gratis
+ PISCINE E PALESTRE gratis
+ FS gratis
+ AEREO DI STATO gratis
+ AMBASCIATE gratis
+ CLINICHE gratis
+ ASSICURAZIONE INFORTUNIgratis
+ SSICURAZIONE MORTEgratis
+ AUTO BLU CON AUTISTA gratis
+ RISTORANTE gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per Euro 1.472.000,00).

Intascano uno stipendio e hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento mentre obbligano i cittadini a 35 anni di contributi (41 anni per il pubblico impiego !!!)
Circa Euro 103.000,00 li incassano con il rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), più i privilegi per quelli che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della Camera.
(Es: la sig.ra Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l'auto blu ed una scorta sempre al suo servizio)
La classe politica ha causato al paese un danno di 1 MILIARDO e 255 MILIONI di EURO.
La sola camera dei deputati costa al cittadino Euro 2.215,00 al MINUTO !!

Si sta promovendo un referendum per l' abolizione dei privilegi di tutti i parlamentari............queste informazioni possono essere lette solo attraverso Internet in quanto quasi tutti i massmedia rifiutano di portarle a conoscenza degli italiani.....

DIFFONDETE!!!

sabato 18 giugno 2011

I messaggi dal passato

"......L'idea della raccolta delle storie di vita degli ex deportati nei lager è germogliata molto tempo fa ed è rimasta a lungo sommersa. L'idea è stata saggiata  con Guido Quazza, Sandro Galante Garrone,Manlio Mangini e ripetutamente con Maria Laura Marchiaro.
La raccolta delle storie di vita, la più rilevante per numero di interviste che a detta degli esperti, non avrebbe riscontro in Italia e all'estero( oltre 192), ha avuto molti benefici aspetti. Giovani studiosi che prima non avevano affrontato l'argomento, hanno rivolto il loro interesse alla deportazione, sono stati istituiti corsi universitari e sono state assegnate tesi di laurea. E se un giorno "i testimoni spariranno" non dovremo temere che "il nazismo diventi una favola"......
Da un documento di Ferdinando Valletti - 1980

venerdì 17 giugno 2011

Verità e Giustizia per Paola Romano!


La Siremar – Tirrenia

oltre ai debiti non onora neanche i morti
Paola Romano era una carissima amica di famiglia, una persona veramente speciale. Paola morì tragicamente  in seguito allo schianto terribile dell'aliscafo della Siremar (Tirrenia) sulla banchina del porto di Trapani. L'aliscafo era un mezzo di trasporto di linea  che collegava Marettimo a Trapani, era  l'11 agosto del 2007 e lei fu l'unica vittima di quel gravissimo incidente.                          

A distanza di 4 anni  Paola non  ha ancora avuto giustizia e la sua morte  non è stata ancora risarcita. 
Venerdì 24 giugno, Serena Romano, la sorella di Paola,  parteciperà alla trasmissione “Mi manda Rai 3” (in onda a partire dalle 21,00) nella quale verranno affrontati gli inquietanti retroscena di questa vicenda e messi in guardia i vacanzieri che con l’avvicinarsi dell’estate utilizzeranno traghetti e aliscafi. Nel malaugurato caso di un incidente grave, infatti, per essere risarciti potrebbero essere costretti a ricorrere ad avvocati e giudici: con tutti gli aggravi di spesa, di strazio e senso di impotenza che si aggiungono al dolore della perdita di una persona cara e senza, per questo, ottenere un risultato. 

Per avere maggiori notizie sull'incidente occorso a Paola e sulle incredibile vicende che riguardano la Siremar vi invito a visitare il blog Amici di Paola

mercoledì 15 giugno 2011

Tutto su Google Panda, la nuova frontiera di Google

Certamente in questi ultimi mesi avrete sentito parlare di Google panda. Ebbene, rappresenta l’ultima frontiera del posizionamento di casa Google: un sofisticato algoritmo che classifica i siti web in base alla qualità dei loro contenuti.

L’obiettivo ufficiale dichiarato da Google è quello di identificare tutti quei siti che forniscono contenuti “scarsi” (che perciò non danno agli utenti un reale servizio in termini di utilità) e porli in posizione di svantaggio rispetto agli altri.

Quali sono quindi le variabili introdotte da Google? Eccone alcuni in sintesi.

Vengono penalizzati i contenuti scarsi o superficiali. A quanto pare Google darà un vero e proprio giudzio editoriale sui contentuti pubblicati; i contenuti, per godere di un buon posizionamento dovranno essere di qualità.
Qualità è meglio di quantità. I siti riportanti accurate analisi, punti di vista condivisibili e che sviluppano tematiche in maniera chiara ed esaustiva saranno privilegiati rispetto a quelli che presentano un testo breve, imbottito di parole chiave.
Pubblicità sì, ma non troppa. Alcuni indicatori sapranno rilevare le pagine che presentano un rapporto sproporzionato fra advertising e contenuti effettivi.
uovo ruolo dell’utente.
La SEO ormai non è più un semplice insieme di indicazioni che è opportuno seguire, ormai è una pratica che richiede sempre più professionalità e una ricerca continua della qualità. Un mondo in continua evoluzione col quale dover fare i conti… e con cui è meglio farli bene!


2) tutte le notizie che vuoi durante il prossimo il Seo Web Marketing Experience 2011

.. e voi che cosa aspettaste ad iscrivervi !!!!

sabato 11 giugno 2011

Grandinata incredibile su Milano


ORE 17,20 - MILANO

GRANDINATA INCREDIBILE!
Anche questo fa spettacolo......



venerdì 10 giugno 2011

SHOAH: CNN, LA PRIMA LETTERA DI HITLER SULL'ANTISEMITISMO

Antisemitismo e nazismo allo stato embrionale, quando erano solo un'idea, ma gia' una follia. E' datata 16 settembre 1919 la prima lettera scritta dal giovane Adolf Hitler che inneggia all'odio per gli ebrei. A riportarla e' la Cnn, spiegando che l'originale della missiva, nota come 'lettera Gemlich' dal nome del superiore cui il soldato Hitler la indirizzo', e' stata acquistata dal Centro Simon Wiesenthal che la esporra' al Museo della Tolleranza di Los Angeles. Secondo gli esperti si tratta del primo documento scritto da Hitler sul popolo ebraico. Un pezzo storico dunque, valutato circa 150 mila dollari.

E' ''uno dei documenti piu' importanti di tutta la storia del Terzo Reich'', ha affermato il rabbino Marvin Hier, direttore del centro Wiesenthal, nel corso della confernza stampa di presentazione a New York. ''Entfernung der Juden'', ''La rimozione degli ebrei'': e' uno dei passi piu' importanti della missiva secondo Hier perche' il Fuhrer, ha precisato, ''nella lettera lo definisce l'obiettivo finale del governo''.
(ASCA)