sabato 20 giugno 2015

I GIUSTI DEL MONDO AMANO GLI ALBERI E NON IL CEMENTO


Il giardino dei Giusti oggi. Milano Monte Stella
Da un lato le migliaia di firme di cittadini milanesi che chiedono il rispetto del parco urbano del Monte Stella e della sua architettura in sintonia con il QT8 (quartiere a firma 

dell'Arch. Piero Bottoni) che nel nuovo Giardino dei Giusti promosso dalla Associazione Gariwo vedono solamente una violazione del verde pubblico e un sovradimensionamento di cemento assolutamente inaccettabili.  Dall'altro un appello dell'Associazione Gariwo a favore del nuovo Giardino per il quale si sono scomodate grandi firme milanesi.
In merito all'appello della associazione Gariwo abbiamo sentito il Presidente della Commissione Ambiente del Consiglio di Zona 8, Enrico Fedrighini dei Verdiche sostiene la posizione dei cittadini e mette in discussione la competenza specifica di chi ha firmato l'appello:
"Leggo oggi sul Corriere che l'Associazione Gariwo per controbattere all'ondata di firme da parte di architetti, urbanisti e paesaggisti che chiedono di salvare il Monte Stella e l'attuale Giardino dei Giusti dai muraglioni di cemento progettati dall'architetto Valabrega, ha scritto un appello a difesa del progetto di Valabregacon le firme di eminenti personaggi come Gino Rigoldi, Umberto Veronesi, Andrèe Ruth Shammah, Salvatore Natoli.....CONTINUA A LEGGERE

martedì 16 giugno 2015

DODICI ORE DELLA MIA GIORNATA


Questo racconto di vita, scritto quando mio papà era ancora vivo, ha vinto un premio dal Corriere della Sera. Il tema erano 12 ore della giornata. . L' ho ritrovato sul computer e ve lo propongo, ditemi se vi ci rispecchiate.


DODICI ORE 
Suona la sveglia. Mario, chiama Gio, nostra figlia. Abbiamo i minuti contati. Guardo il Tg5 in attesa del mio turno per il bagno. Mario porta fuori Rhoda, la nostra cagnona, Gio prepara il caffè. 
Ci sediamo al tavolo della cucina, due fette biscottate intinte nella nera e fumante miscela,due biscotti al cane, uno sguardo rapido alla posta elettronica e siamo tutti pronti per uscire. 
L’auto, la lotta per il parcheggio.Ci sarà la fiera o no? Cerco le righe blu, non ho il pass e rischio la multa. Pazienza. 
Lascio Gio al lavoro, rientro e rassetto la casa. Forse sarà una giornata normale. Ho imparato che con un padre ammalato di Alzheimer nessuna giornata può essere normale, ma ci spero ugualmente.
Una scampanellata fa abbaiare Rhoda. Mio padre mi si para davanti, vuole uscire. Sono solo le nove e mia madre non controlla più il suo iperattivismo. Non può uscire da solo. 
Riesco a farlo tornare di sopra. Due minuti dopo si ripete esattamente la stessa scena e la mia angoscia cresce, mi dico che questa malattia ha travolto le nostre vite. 
Alle dieci i miei genitori escono per fare un po’di spesa ai negozietti del QT8, il nostro quartiere da sempre. 
Davanti all’unica stecca di negozi hanno giocato e sono cresciuti i miei figli e ora lo stesso luogo protegge la vecchiaia dei miei genitori.
Il quartiere è pieno di anziani, brava gente che si conosce da una vita. La malattia di mio padre è certamente nota ai più. Superato il primo imbarazzo per il mostro chiamato Alzheimer, molti di loro cercano di essere amichevoli con lui e non si stupiscono più se dice di aver giocato con Gullit. La loro umanità contribuisce a fare di questo luogo l’unico in cui vorrei vivere.
Porto Rhoda sulla Montagnetta, cammino per i bellissimi viali, i colori della primavera mi fanno compagnia, le corse della mia cagnona mi mettono di buonumore, chiacchiero con gli altri padroni di cani e dimentico i miei problemi. Penso che la felicità non è mai troppo lontana da noi, anche oggi l’ho trovata. 
La ricreazione è finita, rientro a casa. Mia madre mi racconta puntigliosamente i peggioramenti della malattia. Non ricorda che questo povero vecchio è mio padre e che io ne soffro già la perdita. Minimizzo:“Mamma,lascia perdere, il papà è malato,”. La sua risposta è sempre:“Dovresti provare tu”. Vorrei gridarle che sono piena di dolore anch’io, ma le faccio solo una carezza.
Mi metto al computer per sbrigare un po’ di lavoro.Il tempo passa in fretta, devo uscire nuovamente per recuperare mia figlia. Percorro nuovamente la circonvallazione, “la strada più brutta del mondo” a detta di mio nipote ed è subito pomeriggio.
Mio padre si perde in ascensore, lo recupero seguendo il percorso luminoso della cabina. Mi dice che vorrebbe che noi si andasse con lui a giocare a pallone. Per fortuna arriva Raul, il filippino. Escono insieme, li vedo allontanarsi e mi si stringe il cuore. Il pallone rimbalza sul marciapiede e loro sembrano due ragazzi felici. So che si fermano davanti alla chiesa, in un gran prato a fare qualche tiro. Forse mio padre ricorda di aver giocato nel Milan o forse No. Ma certo si diverte come un bambino.
Il pomeriggio mi concedo con Gio un caffè in pasticceria. Rhoda viene sempre con noi, i suoi sono 50 chili di amore prezioso. Al rientro a casa troviamo Mario, una mezz'ora per parlarci e mio padre scende nuovamente per chiedere di essere invitato a cena. La cosa si ripete ormai tutte le sere e non abbiamo più risposte, a volte lo faccio rimanere a volte non posso travolgere la mia famiglia più di quanto già lo sia.
Più tardi mi raggomitolo sul divano in cerca di protezione. Rhoda mi lecca le mani, giò legge, Mario è al computer. 
Dormire? Per me è diventato difficile, ma ci provo.
Manuela Valletti
Milano 2005

lunedì 15 giugno 2015

Perchè abbiamo paura dei migranti

Arrivano via mare, qualche volta ce la fanno, altre volte  muoiono annegati, ma noi abbiamo il dovere morale di aiutarli. Quante volte ognuno di noi ha mostrato preoccupazione e anche fastidio per l'arrivo indiscriminato dei migranti? Direi tante. Non ci spaventano però il colore della loro pelle, la loro religione o la loro cultura, siamo preoccupati per il loro futuro in Italia e per le scelte inique fatte dal governo che assegna loro denaro e servizi che molti italiani in difficoltà non hanno. Forse, più realisticamente, siamo preoccupati di avere un governo che non informa e non può o non vuole, organizzare equamente la permanenza degli immigrati nel nostro Paese.
Ieri, davanti alle immagini del naufragio nel canale di Sicilia e all'opera incessante dei nostri soccorritori qualche cosa in noi è cambiato. Novecento morti hanno lasciato il segno e così, sentendo le storie di queste povere persone, abbiamo capito che non ci sarà blocco navale che tenga, non ci sarà niente che li possa fermare, nei loro Paese ci sono guerre, fame, sfruttamento e disperazione ed è per questo che loro fuggono e continueranno a fuggire e lo faranno a qualsiasi costo.

domenica 14 giugno 2015

NON SIAMO BUONISTI, MA REALISTI E ONESTI.... NOI!

Milano abbandonata al degrado. Immigrati allo sbando in Stazione Centrale tra escrementi e povere cose sparse ovunque, adesso in un negozio tutto vetri sempre in stazione, il Sindaco che travolto dalla situazione, ha uno scatto di rabbia con una giornalista di Sky, alla quale dice:"Perchè non li ospitate a Sky?", ecco questo è il quadro dello stato in cui versa Milano, perchè anche in altre parti della città ci sono bivacchi, nei parchi e nella stessa piazza Duca D'Aosta.

Se ci fosse stato bisogno di una verifica sulla efficienza dei nostri governanti direi che questa situazione non consente dubbi in proposito, siamo governati da una squadra di incapaci e di superficiali che fanno annunci e nulla altro.
Ieri abbiamo saputo che Alfano si è perso 50mila immigrati: chi siano, dove se ne siano andati, non è dato sapere, potrebbero essere terroristi islamici e lui se li è persi.
Chi da anni lancia l'allarme immigrazione viene bollato come razzista perhè è facile fare i buonisti cn i soldi degli altri, dei cittadini in questo caso. E' bello fare i buonisti quando ci si arricchisce con i contributi alle coop rosse proprio sulla testa di questi poveri cristi, ora la situazione è scoppiata e forse non sarà più recuperabile. Per questo disastro qualcuno dvrà pagare, altro che piano B, come dice Renzi, ci bastava un solo piano, quello del buonsenso.
Due parole ai cugini francesi che respingono i migranti che in treno cercano di raggiungere i parenti in Francia: non vi smentite mai, vergognatevi!

venerdì 5 giugno 2015

MAFIA CAPITALE: MANGIA MANGIA A SPESE DEGLI ITALIANI E DEGLI IMMIGRATI

Mafia Capitale: il vergognoso mangia mangia sugli immigrati non è solo a Roma

centro accogliena Mineo

Ma davvero pensate che questo schifoso mangia mangia su chi ha bisogno sia solo a Roma? Sono certa che questo schifo esista in tutte le regioni dove gli immigrati vengono "accolti", per carità ci saranno anche centri seri, guidati da gente onesta, ma i più speculano su questi poveri cristi che secondo loro "devono essere accolti e aiutati". Ci credo che spingano perchè l'Italia diventi un bacello africano, pensate quanti soldi si faranno loro a spese nostre, poveri cretini, obbligati all'accoglienza. E' tutto talmente chiaro, basta scoltare le intercettazioni pubblicate ieri sui giornali.

C'è da chiedersi chi potrebbe porre fine a questo ignobile mercato? Chissà se un magistrato era davanti alla televisione ieri sera quando a Virus un poliziotti in servizio nel più grande centro di accogliena europeo, quello di Cara di Mineo, denunciava in diretta le malefatte dei dirigenti del centro che accoglievano immigrati senza documenti per poi richiederne la sovvenzione, nonostante loro fossero fuggiti in 700 la notte stessa del loro arrivo.
preghiera centro Mineo
Chissà se qualche magistrato si metterà una mano sulla coscienza e deciderà di bloccare con un procedimento gli sbarchi, e di far riaccompagnare i profugni al mittente, perchè,badate bene, i mittenti ci sono e sono nel nostro paese.I mittenti sono in tutti i maggiori partiti e anche nelle associazioni religiose e laiche, le indagini di Roma lo mostrano chiaramente. Gli unici partiti esenti da questo malaffare paiono essere la Lega e il Movimento 5 Stelle.
Cari poltici, care associazioni laiche e cattoliche che vi spartite il bottino (riferimento intercettazioni inchiesta Mafia Capitale)l'Italia non può più accogliere nessuno, l'Italia non puòpiù alimentare le vostre voglie di denaro, l'Italia forse è finita anche per colpa vostra!

mercoledì 13 maggio 2015

FIRMATE PER I DIRITTI DEI MALATI DI ALZHEIMER

Le persone ammalate di questa terribile malattia non hanno diritti quando vengono ricoverati in ospedale o quando fanno una visita o un esame, sono messi ai margini della società semplicemente perchè non ricordano, non sanno più parlare o camminare, nessuno tiene conto che soffrono di una malattia, molti pensano che si tratti di un invecchiamento mal gestito.
PER AIUTARE LORO E LE LORO FAMIGLIE FIRMATE LA DICHIARAZIONE DI GLASGOW ORA TRADOTTA IN ITALIANO E ADOTTATA IN TUTTE EUROPA TRANNE CHE IN ITALIA.

mercoledì 6 maggio 2015

La Cina e i suoi insediamenti africani, una realtà di cui nessuno parla

Recentemente ho scoperto che sono almeno 10 anni che la Cina sta colonizzando l'Africa con il bene placido dei diversi dittatori africani che in cambio ricevono denaro contante e rifornimenti di armi, ho trattato l'argomento su questo articolo uscito oggi su Blastingnews. 

Lo ritengo interessante  e collegato in qualche modo con l'esodo degli africani verso l'Europa e l'Italia in particolare, se volete leggerlo cliccate qui

La Cina invade l'Africa e gli Africani emigrano in Italia

domenica 3 maggio 2015

I balck bloc potevano essere fermati

I delinquenti che hanno devastato Milano potevano e dovevano essere fermati preventivamente.
Molti giorni prima era noto a tutti che  sarebbero arrivati in città, io stessa ho scritto diversi articoli su questo pericolo, perchè di pericolo si trattava e lo abbiamo visto con i nostri occhi,
Chi ha il compito di garantire la sicurezza deve prevenire i reati e non attendere che avvengano ordinando alle forze dell'ordine di non"toccare i manifestanti" nemmeno con un dito.

Pur sapendo nessuno ha pensato di fare qualche cosa? Ma in che Paese viviamo ?

Perchè le risposte sono due: o siamo nelle mano di ministri incompetenti o queste violente fanno piacere a qualcuno. 
Ma chi sono i black bloc? Sentite cosa diceva il Presidente Cossiga:


".......Ci sono casi in cui il seme del caos è occultamente 
 
 interrato dalle mani della politica che con amorevole zelo lo

 innaffierà fino a vederne spuntare i frutti desiderati."



E allora domandiamoci chi sono questi delinquenti vestiti di 

nero che compaiono ogni volta che c'è una manifestazione

importante in ogni parte del mondo? Hanno denaro, sono 

organizzati e si muovono con estrema sicurezza, chi c'è 

dietro di loro?




martedì 28 aprile 2015

Il Milan avrà il suo nuovo stadio

il nuovo stadio del Milan



La Fondazione Fiera ha approvato il progetto presentato dalla A.C. Milan per la realizzazione del suo nuovo stadio nell'area Portello e precisamente nei padiglioni 1 e 2 della Fiera Milano.
Nonostante la feroce opposizione dei  cittadini della zona pare che il progetto andrà in porto.
Per saperne di più e per vedere il progetto del nuovo stadio del Milan CLICCATE QUI

domenica 26 aprile 2015

Montagnetta di San Siro : ora fa parte della storia del dopoguerra di Milano


La nostra bellissima Montagnetta, o meglio il Monte Stella, ora ospita una targa posta dal Comune di Milano che certifica le sue origini e le sue origini fanno parte della storia della città.
L'area dove ora sorge il bellissimo parco avrebbe in orogine dovuto ospitare un lago che era nel progetto di Piero Bottoni per il suo quartiere sperimentale, il QT8, ma le cose andarono diversamente.....

Ecco come nacque la Montagnetta di Milano


La nascita del Monte Stella, subito dopo la II guerra mondiale

venerdì 24 aprile 2015

VERTICE UE SULL'IMMIGRAZIONE, UN FALLIMENTO


Ma quando la smetteranno di raccontarci fandonie? Non siamo stupidi e abbiamo il vezzo di informarci sulle notizie  che i politici vogliono farci ingoiare.
E' quello che ho fatto dopo aver visto la conferenza stampa di Renzi a fine vertice: non ci hanno concesso nulla se non aiuti economici e una nave, ma i migranti, quelli che giungono sulle nostre coste, continueranno ad arrivare e sono in tutto e per tutto affar nostro.

Ho affrontato l'argomento in questo articolo pubblicato oggi su Blastering News.

giovedì 23 aprile 2015

NO GLOBAL: attacco al potere di EXPO 2015

Nell'articolo che qui riporto, troverete il programma di manifestazioni di protesta che i NO GLOBAL, NO EXPO, ANTAGONISTI e chi più ne ha più ne metta, hanno intenzione di tenere a Milano nei giorni di inaugurazione, i primi giorni di maggio.
L'articolo non contesta le ragioni dei No Global, contesta i metodi e su questa linea mi trova d'accordo. Che l' EXPO sia quello che non dovrebbe essere è palese, che gli scandali scaturiti nei suoi dintorni siano una vergogna, che più che "alimentare il pianeta" gli organizzatori si "auto alimentino" mi pare del tutto evidente, quello che non posso accettare è che i contestatori ambiscano a creare il caos e a devastare la città in nome di una idea.

I cittadini di Milano non hanno responsabilità, spesso, se non sempre, hanno subito disagi per la realizzazione di questo Expo e ora rischiamo di vedersi devastare negozi, vie, monumenti.

Ragazzi miei, non avrete ragione solo perchè urlate di più, cercate il confronto sulle idee e non dei manganelli e delle bombe carta.

martedì 21 aprile 2015

Non possiamo far altro che aiutarli


L'Italia sta discutendo animatamente sulla questione immigrazione, la paura è all'ordine del giorno perchè aver paura di qualche cosa che ritieni un pericolo non è vietato e devo dire che nessuno si è preso la briga di informare i cittadini italiani di ciò che ha prodotto questo esodo di massa verso le nostre coste, se questo fosse stato fatto forse gli italiani avrebbero capito che l'occidente ha una gravissima responsabilità verso gli abitanti dell'Africa, certo non di tutti, ma di molti.
Ho trattato questo argomento in un articolo pubblicato oggi su BLASTINGNEWS, leggetelo e lasciate i vostri commenti.
Manuela Valletti


ecco perchè......

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domenica 19 aprile 2015

Una tragedia che poteva essere evitata

Cari lettori,
inizio da oggi la mia collaborazione con Blastingnews, purtroppo il mio primo articolo riguarda la tragedia del Canale di Sicilia, una disgrazia che probabilmente avremmo potuto evitare.
Ecco il mio articolo, leggetelo e magari commentatelo, ne sarò lieta.

http://it.blastingnews.com/cronaca/2015/04/tragedia-nel-canale-di-sicilia-naufragio-di-un-barcone-con-settecento-miigranti-a-bordo-00355241.html

giovedì 9 aprile 2015

Meno ipocrisia e più fatti per i campi rom

E' scoppiata una polemica per una dichiarazione di Salvini sui campi Rom e in seguito al fatto che lui ha usato la parola zingaro è stato incredibilmente sospeso da FB..... 

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Dal dizionario: 
zingaro
[zìn-ga-ro] o [ẓìn-ga-ro] ant., region. zìnganopop. zìnghero


A s.m. (f. -ra)


1 Appartenente a un popolo nomade originario dell'India nordoccidentale, diffusosi nel corso dei secoli in molti paesi asiatici, in Europa, in Egitto e in altri luoghi dell'Africa mediterranea, caratterizzato da tratti somatici quali il colorito bruno-olivastro e i capelli e gli occhi particolarmente scuri, e da ricche tradizioni culturali, che si esprimono soprattutto nella musica e nella danza: una carovana di zingari; l'accampamento degli zingari
|| Fare vita da zingaro, trasferirsi di continuo da un luogo a un altro
|| Furbo come uno zingaro, assai furbo
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Quanto sopra tanto per chiarire, ma vorrei puntualizzare anche che negli anni 1980, quando ero consigliere a Milano, ho assistito personalmente alla distruzione dei campi Rom da parte della forza pubblica, venivano impiegate le ruspe e le baracche venivano rase al suolo. I nomadi venivano poi spostati in campi attrezzati per una migliore sistemazione.

I campi Rom sono vietati in  Europa e chi li vuole mantenere in italia è solo un grande ipocrita, come si può consentire a delle persone di vivere in simili condizioni?  Che poi queste persone delinquano, rubino, spaccino droga e proprio per questo si permettano macchinoni lussuosi, antenne paraboliche molto oro è solo un inciso.....

Chi non vuole radere al suolo i campi Rom, non propone niente altro per migliorare la vita dei molti italiani che vivono accanto agli insediamenti e non riescono nemmeno a garantire l'ordine pubblico, si dia ai nomadi la possibilità di avere delle case popolari a seguito di una regolare domanda, come la si da ai cittadini italiani e vedremo che cosa faranno.

Meno ipocrisia e più fatti dunque, questa volta gli italiani hanno capito il perchè e il per come degli atteggiamenti buonisti della sinistra, il cerchio si chiude se consideriamo quante sono le attività delle cooperative sociali rosse attorno ai campi rom e ai campi di accoglienza degli immigrati.

giovedì 19 marzo 2015

L'OBIETTIVO DELL'ATTENTATO DI TUNISI

L'ipotesi di Tony Capuozzo: "Nell'attentato di Tunisi gli italiani obiettivo principale"

A sostenere l'ipotesi è il giornalista Tony Capuozzo: ecco cosa ha scritto su Fb
"Grande inadeguatezza della politica e dell'informazione italiana: più che un attacco alla Tunisia, fragile democrazia alla cui difesa Terra! ha dedicato le sue puntate confinate nella notte, quello del Bardo è stato un attacco all'Italia. Due navi da crociera erano approdate a La Goulette ed era prevedibile che comitive di turisti andassero al Bardo. Noi contiamo - nonostante il silenzio della Farnesina - il sangue italiano. Ma anche i tedeschi, gli spagnoli, i polacchi, i colombiani erano probabilmente su quelle navi. Sono stati danni collaterali. Si voleva colpire l'Italia per le posizioni sulla Libia, per le incaute dichiarazioni di Pinotti e Gentiloni, per l'esercitazione al limite delle acque territoriali libiche. Se le cose stanno così si spiega l'imbarazzo della politica, e la solidarietà pilatesca del governo verso la Tunisia. Il cui coraggio è testimoniato dalla gente in piazza in queste ore contro il terrorismo islamico. Coraggio di guardare in faccia le cose che a noi manca."

mercoledì 18 marzo 2015

«Milano può competere con il mondo» parola di Libeskind

Riporto un articolo apparso su Il Giornale, in cui  Libeskind, dall'alto della sua posizione, si dice entusiasta di Milano, concordo con lui sul fatto che Milano sia una gran bella città ma faccio notare che il tessuto sociale della metropoli si è fortemente snaturato, i poveri sono più poveri e i ricchi più ricchi. Sul fatto poi che le strutture messe in piedi per EXPO, abbiano migliorato la città mi rende molto dubbiosa e non solo per una questione di età. Alcune piazze sono oggettivamente belle (Piazza Aulenti) altre molto meno, è mancata una integrazione dolce tra il nuovo e il vecchio, integrazione che avrebbe dato valore ad entrambi gli stili. ma si sa, chi governa Milano non ama la storia.
Manuela Valletti


«Stavo camminando per una stradina nel centro di Milano quando ho avuto una visione, sculture che avrebbero potuto definire un luogo, uno spazio» racconta Daniel Libeskind, che firma le quattro sculture tecnologiche, commissionate da Siemens per Expo.
«Dalla tecnologia all'arte il passo può essere breve» per Federico Golla, presidente e ad di Siemens Italia.
Le opere ispirate «alle ali di un uccello e al volo della mente» animeranno la piazza Italia producendo suoni ed emissioni luminose. Le monumentali eliche in alluminio, alte 10 metri e pesanti 14 tonnellate, sono state montate ieri mattina agli angoli della piazza nel cuore del sito espositivo. «Ero a cena con l'architetto Libeskind, quando mi ha raccontato della sua visione - aggiunge Giuseppe Sala, amministratore unico di Expo 2015 spa - insieme abbiamo chiamato il presidente di Siemens, Golla, per renderlo partecipe di questa idea. Tre giorni dopo eravamo a Monaco per dare avvio al progetto. È stato incredibile». Oltre che con le sculture, Siemens sarà presente a Expo con la Smart Grid sviluppata con Enel: un software basato su tecnologia Cloud, che sarà la colonna portante della infrastrutture tecnologica dell'esposizione.
Libeskind è entusiasta di Expo e del tema: «Sono orgoglioso di lavorare per Expo e di far parte del gruppo di promozione dell'evento, che credo sarà un successo. Così reputo il tema scelto “Nutrire il pianeta, energia per la vita” straordinario. I milanesi sono scettici, ma ora nel mondo il messaggio dell'evento si sta diffondendo e tutti iniziano a parlarne».
Milano? «È una città bellissima, viva e contemporanea, che si è arricchita di opere contemporanee veramente belle. É in grado di competere con il mondo». L'architetto non nasconde l'ambizione che le sculture «volanti» vengano conosciute in tutto il mondo, «portate in giro per diffondere il messaggio culturale» di Expo. «Io sono milanese e mi piacerebbe che un'opera rimanesse in città» scherza Sala. Se dovesse scegliete una collocazione per le sue eliche l'archistar con la passione per il Bel Paese sceglierebbe un luogo di periferia: «il centro è già ricco di bellezze, sceglierei un luogo densamente abitato, grigio, che non ha un'identità precisa, che potrebbe diventare così un punto di attrazione culturale».

martedì 3 marzo 2015

ALZHEIMER: UN VIDEO PER CHIEDERE AIUTO

Alcune associazioni di parenti di malati di Alzheimer che si aiutano tra di loro tramite Facebook (Gruppo Alzheimer Tolentino e Alzheimer chi dice che non si può fare nulla) hanno deciso di fare un video con il volto dei loro familiari per chiedere aiuto, un aiuto concreto per poter andare avanti. 

In Italia questa malattia viene quasi ignorata dalle istituzioni,  i malati sono accuditi esclusivamente dalle famiglie o da qualche nosocomio dove genitori e nonni finiscono quando in casa non si riesce 
più ad andare avanti per mancanza di denari (le terapie costano), per sfinimento psico fisico, per mancanza di supporto psicologico,

La grande dignità di questo appello e i visi dei malati dovrebbe far breccia nel  nostro Ministro della Salute, queste persone  chiedono in sostanza assistenza domiciliare qualificata, terapie riabilitative fisiche 
e cognitive e centri di aiuto e di ascolto.

Nel nostro Paese i malati di Alzheimer sono 600.000 e sono in costante aumento, credo valga proprio la pena che tutti noi ci si dia da fare per dare una mano, per fare in modo che le istituzioni se ne 
facciano carico. E' un problema di tutti.

I VOLTI DELL'ALZHEIMER

lunedì 16 febbraio 2015

BENEDETTO XIII ha rinunciato volontariamente ? I dubbi di A. Socci


“Ho conosciuto personalmente numerosi preti internati nelle prigioni e nei gulag staliniani. Sacerdoti che sono tuttavia rimasti fedeli alla Chiesa… conducendo una vita degna alla sequela di Cristo, loro divino Maestro”.
Si presenta così l’arcivescovo cattolico Jan Pawel Lenga, vescovo emerito di Karaganda (Kazakhistan) in una lettera accorata che in queste ore rimbalza su vari siti cattolici dall’America all’Italia.

IL TESTIMONE

“Io stesso” prosegue “ho compiuto gli studi in un seminario clandestino nell’Unione Sovietica, lavorando con le mie mani per guadagnarmi il pane quotidiano. Sono stato ordinato prete in segreto, di notte, da un Vescovo che aveva a sua volta sofferto a causa della sua fede. Dopo il mio primo anno di sacerdozio sono stato espulso dal Tagikistan ad opera del Kgb”.
Monsignor Lenga, che ha partecipato a due Sinodi con Giovanni Paolo II, sente il dovere di esprimersi “circa la crisi attuale della Chiesa Cattolica”. E ha scelto “la forma della lettera aperta, dato che qualsiasi altro metodo di comunicazione si scontrerebbe con un muro di silenzio totale e con la volontà di ignorare”.
Il vescovo precisa: “Sono del tutto cosciente delle possibili reazioni alla mia lettera aperta. Ma la voce della mia coscienza non mi permette di tacere, mentre l’opera di Dio viene oltraggiata”.
Egli ricorda infatti la lezione degli apostoli martiri, per cui bisogna “obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”.
Spiega che “oggi diventa sempre più evidente come in Vaticano attraverso la Segreteria di Stato si è intrapresa la via del politicamente corretto”.
E che si propaga il “modernismo” cosicché gli stessi vescovi non hanno più voce “per difendere la fede e la morale”.
E aggiunge: “In tutti i settori della Chiesa si nota una significativa riduzione del ‘sacrum’. È lo ‘spirito del mondo’ che conduce i pastori”.
Eppure “i pastori sono tenuti – che piaccia loro o no – ad insegnare tutta la verità su Dio e sull’uomo”.
Ma – si chiede – dove sono oggi quelli “che annunciano alle genti chiaramente ed in modo comprensibile i pericoli, minacciosi, che scaturiscono dalla perdita della fede e da quella della salvezza?”
Sono rari perché, secondo questo pastore, la scelta “di nuovi vescovi e persino di cardinali, a volte rispecchia più i criteri di una certa ideologia o anche gli imperativi di gruppi molto distanti dalla Chiesa. Allo stesso modo la benevolenza dei mass media sembra essere un criterio importante”.
Bisogna essere da loro ritenuti “aperti e moderni” e non “troppo santi”.
Purtroppo neanche Benedetto XVI, in cui il vescovo Lenga sperava, è riuscito a invertire questa rotta disastrosa.
Egli aggiunge queste parole: “È difficile credere che Papa Benedetto XVI abbia rinunciato in piena libertà al suo compito di successore di Pietro. Questo papa è stato il capo della Chiesa, ma i suoi collaboratori  praticamente non hanno applicato il suo insegnamento, anzi sono state passate sotto silenzio o bloccate  le sue iniziative”.
Così oggi, conclude l’eroico vescovo, la Chiesa si trova in una situazione drammatica.
Non è un caso che sia un uomo che ha vissuto le persecuzioni comuniste ad avere il coraggio di esprimere pubblicamente dubbi sulla piena libertà della “rinuncia” di Benedetto XVI.
Parole dirompenti che mettono inevitabilmente in discussione la validità della stessa rinuncia (che ha proprio la libertà come requisito essenziale).
Questi dubbi circolano sempre di più in tutte le curie e a volte emergono a sorpresa.
Come il 7 gennaio scorso quando il quotidiano dei vescovi, “Avvenire”, sempre sorvegliatissimo, a pagina 2 pubblicò una stupefacente lettera dove si puntava il dito contro quegli “ambienti che, per i soliti motivi di potere e sopraffazione, hanno tradito e congiurato per eliminare papa Ratzinger, pur riconosciuto ‘fine teologo’, e l’hanno spinto alla rinuncia”.

AL CONCISTORO

Il mistero di quella rinuncia e della decisione di Ratzinger di restare tuttavia “papa emerito” – cosa mai accaduta in duemila anni e cosa mai spiegata sotto il profilo teologico e canonistico – si è riproposto visivamente anche ieri, al Concistoro in San Pietro (guarda caso papa Benedetto viene chiamato a presenziare ad ogni atto che implica la giurisdizione pontificia…).
Pur in là con gli anni il papa emerito è apparso in forma. Le sue buone condizioni del resto erano già state illustrate giovedì scorso, con un’intervista al Corriere della sera, dal suo segretario, monsignor Georg Gaenswein che è anche Prefetto della Casa pontificia di Francesco.
Gaenswein, per far apparire “normale” una situazione che invece è totalmente anomala, ha ribadito (o ha dovuto ribadire) di nuovo una sorta di “excusatio non petita”, cioè che il papa “ha preso la sua decisione in modo libero, senza alcuna pressione”.
E poi ha ripetuto che si è dimesso perché “le forze del corpo e dell’animo venivano meno”.
Non è per nulla credibile che (a meno di fortissime pressioni) vengano meno le forze dell’animo in un uomo di Dio come Benedetto il quale fin dall’inizio ha confessato pubblicamente la sua certezza nell’aiuto di Dio (“non sono solo, chi crede non è mai solo…Dio mi sostiene e mi porta”). Il Vicario di Cristo poi gode di un’assistenza straordinaria del Cielo.
Ma è anche assurdo dire che si sia dimesso per la banale diminuzione delle forze fisiche.
Anzitutto perché lo stesso Gaenswein si contraddice in quella medesima intervista dove spiega che il papa emerito, a due anni dalla rinuncia, sta sempre bene in salute (salvo “qualche fastidio alle gambe, ogni tanto”) e “la sua mente è formidabile”: legge, scrive, studia, prega, sbriga la corrispondenza, riceve persone, fa ogni giorno la sua passeggiata e suona il pianoforte.
Cosicché non si vede come possa essersi dimesso per ragioni fisiche.
Peraltro invecchiare è normale per ogni papa e il Dio dei cristiani – ci ha insegnato Ratzinger – si compiace di vincere la forza del mondo con l’apparente debolezza dei suoi  apostoli.
Del resto è naturale attendersi da un papa che lasci a Dio la scelta di quando chiamarlo a sé, come ha testimoniato Giovanni Paolo II.

DUBBI

Infine Ratzinger sa benissimo che nella tradizione della Chiesa la rinuncia per invecchiamento non si è mai verificata ed è anche gravata da un giudizio morale molto negativo.
Il cardinal Fagiolo, canonista di fiducia di Giovanni Paolo II, sentenziò: “Di certo in maniera tassativa e assoluta il Papa non potrà mai dimettersi a motivo della sola età”.
Tutti ribadiscono che occorre un motivo gravissimo per la rinuncia altrimenti l’atto, pur valido, è moralmente colpevole.
Secondo il canonista Carlo Fantappiè la rinuncia al Papato può avvenire solo “in casi davvero eccezionali e per il bene superiore della chiesa”. Questa è “la condizione per rinunciare all’ufficio senza cadere in colpa grave davanti a Dio”.
Dunque per buon senso e per rispetto verso Benedetto XVI non si può ridurre la ragione della sua rinuncia all’invecchiamento.
Proprio il fatto che sia stato lui stesso a dare questa (debole) motivazione ufficiale dovrebbe indurre a porsi delle domande, visto che egli non ignora di certo il diritto canonico.
Del resto se aveva subito pressioni non poteva certo dirlo in maniera esplicita visto che così avrebbe invalidato l’atto a cui era costretto.
E poi egli ha anche dichiarato che era “ben consapevole della gravità di questo atto” e non poteva certo definirlo “grave” se fosse stato un normale pensionamento.
Si ricordi che fin dal suo insediamento Benedetto aveva affermato: “Pregate per me perché io non fugga per paura davanti ai lupi”.
E’ lecito chiederci chi fossero i “lupi” e cosa volessero.
Però sarebbe un grossolano errore pensare che il papa sia fuggito: egli ha scelto di autorecludersi in Vaticano, dichiarando che “la mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo”.
Infatti è rimasto “papa emerito” perché – ebbe a dire in un’altra intervista Gaenswein – “ritiene che questo titolo corrisponda alla realtà”.


Antonio Socci

martedì 3 febbraio 2015

Il Presidente ha giurato, viva il Presidente...


Non mi voglio dilungare sulla cronaca del discorso del Presidente Mattarella durata 40 minuti circa e interrotto da 45 applausi, dico solo che di discorsi simili, più o meno, ne abbiamo sentiti tanti. Vero è che il Presidente non ha poteri e quindi che altro poteva dire? Chi vivrà vedrà!
 Certo mi sarebbe piaciuto per una volta sentire un Presidente autonomo, una persona che dicesse al Parlamento: "Ora sbrigatevi ad approvare una legge elettorale decente, vuoi siete stati eletti con una legge anticostituzionale e io ho il dovere di sciogliere il Parlamento. Quando il nuovo Parlamento sarà eletto mi dimetterò anch'io io per lo stesso vostro motivo, voglio che l'Italia possa scegliere da chi farsi legittimamente rappresentare".
Si, mi sarebbe davvero piaciuto, ma di uomini così corretti e determinati si è perso lo stampo!

Staremo a vedere che farà Sergio Mattarella, come si comporterà con i partiti, se approverà tutto ciò che gli propineranno  o sceglierà di essere davvero il custode della costituzione, ma soprattutto se opererà per i cittadini.
E' vero che la speranza è l'ultima a morire, ma di questi tempi è difficile anche sperare.

Economia Europea : aspettiamoci il peggio

Riporto un articolo di   Carlo Lottieri sull'economia Europea, un articolo molto interessante che vale la pena leggere

L’Europa è tornata a Keynes. Aspettiamoci il peggio

Ops.....
I tamburi hanno rullato a lungo, annunciando una radicale inversione di tendenza. A seguito della grave finanziaria che dagli Usa (legata ai suprime e alle politiche monetarie) si è presto trasferita in Europa (dove è in relazione piuttosto con gli alti debiti pubblici), hanno finito per avere la meglio quanti hanno voluto rilanciare il ruolo dello Stato nell’economia e moltiplicarne la capacità d’intervento. Non è difficile capire il perché di tutto ciò. C’erano in gioco interessi, certamente, ma anche fattori culturali. Pure in quella remota provincia dell’Impero che è l’Italia, lontana dai centri nevralgici, moltissimi economisti si sono costruiti sulla macroeconomia keynesiana e per anni hanno sofferto in silenzio. Negli anni passati, infatti, ben pochi si erano rivolti a loro per avere indicazioni sul da farsi.
Ora siamo tornati a Keynes e le prospettive politiche dell’Europa – dalla Grecia di Syriza alla Spagna di Podemos – sembrano proprio legate al caratteristico illusionismo di chi pensa che si possa – al tempo stesso – spendere denaro pubblico e costruire un futuro di crescita. Avvisaglie ce n’erano già state e molte, ben prima che la sinistra radicale conquistasse la scena. Negli scorsi anni nel Regno Unito, di fronte alle difficoltà di un settore finanziario nella bufera, il governo londinese non aveva trovato niente di meglio da fare che nazionalizzare (si pensi alla Northern Rock) e anche negli Stati Uniti si sono seguite queste logiche. I maxi-salvataggi sono stati moltissimi e insieme alla volontà di tenere artificiosamente bassi i tassi di interesse – sulla scia di un Giappone che peraltro è in una crisi di cui non si vede la fine – hanno finito per radicalizzare difficoltà che, altrimenti, si sarebbero già superate.
In questi anni, insomma, si sono accantonati tutti i capisaldi dell’economia liberale: iniettando soldi pubblici nei mercati ed evitando il fallimento delle società malgestite. Oltre a ciò, si è pensato di deresponsabilizzare le varie economie, creando meccanismi di stabilizzazione monetaria che nei fatti scaricano sui virtuosi le cattive scelte di chi, invece, dovrebbe pagare il prezzo dei propri errori. Ora ad Atene si annuncia il blocco delle privatizzazioni e si innalza il salario minimo. Una demagogia antiliberale che in questi anni è stata spesso utilizzata anche dalla destra, si pensi a Sarkozy, ora è gestita con maestria dalle forse dell’altermondialismo entrate nella stanza dei bottoni. Non ne verrà nulla di buono.
Lo statalismo dei moderati (conservatori o laburisti) ha aperto la strada allo statalismo dei radicali: l’estrema sinistra in Spagna e Grecia, e forse l’estrema destra in Francia. E tutto questo mentre Mario Draghi ha deciso di abbandonare ogni politica di rigore monetario e punta di fatto a monetizzare progressivamente i debiti pubblici. Ma è ragionevole ritenere che un’iniezione di denaro pubblico emerso dal nulla possa aiutarci a uscire dal guado? Per nulla. Al contrario, bisogna ripartire dai fondamentali e ricreare quelle condizioni istituzionali che possono rimettere in sesto il mercato. E allora bisogna avere una moneta forte e stabile, una proprietà tutelata, una bassa tassazione, un ordine giuridico che tuteli i contratti e una burocrazia ridotta ai minimi termini. Ma non riusciremo a contenere l’espansione delle regole e dell’intrusione dei funzionari se non ridurremo la pressione fiscale. Poteri che sopravvivono sottraendo il 50% e più della ricchezza devono avere sotto controllo l’intera società. Non ci sarà “sburocratizzazione” dell’Europa senza la fine del fiscalismo selvaggio che oggi domina la scena.
Lasciare Keynes e tornare al mercato, per giunta, significherebbe rimettere in piedi un sistema sanzionatorio. In altre parole, è necessario che chi ha gestito malamente un’azienda fallisca. Ma è pure necessario che la Grecia si faccia carico dei propri errori, che gli italiani si guardino nello specchio. Perché solo se chi sbaglia ne risponde ed esce di scena, il sistema può risanarsi e indurre gli operatori a operare correttamente.
Il problema è che la risposta “più Stato” nasce da un’interpretazione erronea di quanto è successo nell’ultimo decennio. Come per la crisi del ’29, si ritiene di essere dinanzi ad una crollo del capitalismo, ignorando in tal modo il ruolo giocato dalla Fed e dalle politiche pubbliche.
Come hanno evidenziato i commenti successi al quantitative easing della Bce, pochi però sembrano consapevoli che se il costo del denaro non è definito dal mercato, ci sono da attendersi crisi a ripetizione. Qualcuno ricorda la bolla finanziaria, legata non all’immobiliare, ma alle dot-com informatiche? Anche allora si accusarono gli operatori finanziari (certo colpevoli di comportamenti imprevidenti), ma non si puntò il dito contro chi – la banca centrale americana – aveva tenuto una politica iper-espansiva e quindi aveva indotto a compiere quegli investimenti. Di qui all’Atlantico il guaio maggiore sta nel fatto che gli europei si sono innamorati del modello “renano” e del welfare State: dimenticando il micidiale differenziale della crescita che da decenni ci separa dall’America, e questo nonostante lo statalismo e gli errori di Kennedy e Nixon, di Bush e Obama.
L’Europa allora non è un modello, ma invece ha bisogno di ripensarsi alla svelta: ne va della possibilità di avere un futuro.

Nota Esplicativa : L'economia keynesiana è una scuola di pensiero economica basata sulle idee di John Maynard Keyneseconomista britannico vissuto a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo.
Keynes ha spostato l'attenzione dell'economia dalla produzione di beni alla domanda, osservando come in talune circostanze la domanda aggregata è insufficiente a garantire la piena occupazione. Di qui la necessità di un intervento pubblico statale a sostegno della domanda, nella consapevolezza che altrimenti il prezzo da pagare è un'eccessiva disoccupazione e che nei periodi di crisi, quando la domanda diminuisce, è assai probabile che le reazioni degli operatori economici al calo della domanda producano le condizioni per ulteriori diminuzioni della domanda aggregata. Da qui la necessità di un intervento da parte dello Stato per incrementare la domanda globale anche in condizioni di deficit pubblico (deficit spending), che a sua volta determina un aumento dei consumi, degli investimenti e dell'occupazione.
Questa teoria si oppone alle conclusioni della cosiddetta economia classica, sostenitrice invece della capacità del mercato di riequilibrare domanda e offerta grazie alla legge di Say.
Un particolare aspetto di questa dottrina economica è il keynesismo militare che teorizza un aumento della produzione industriale a scopi militari come fattore di sviluppo economico.
I pilastri della teoria keynesiana sono:

sabato 31 gennaio 2015

Sergio Mattarella è il dodicesimo Presidente della Repubblica: Buon lavoro a lei, signor Presidente

SERGIO MATTARELLA
Ma chi è il nuovo capo dello Stato? Viene descritto come una persona schiva e riservata. Democristiano di lungo corso, è un politico siciliano nato a Palermo nel 1941, figlio del già ministro Bernardo e fratello di Piersanti, ucciso dalla mafia nel gennaio 1980 mentre ricopriva la carica di presidente della Regione Siciliana.
Vedovo, ha tre figli (uno di loro ha fatto politica in Sicilia ed è stato candidato alle primarie per la segreteria regionale nel 2009 appoggiato da Bersani; un altro lavora al ministero della Funzione pubblica ed è capo dell’ufficio legislativo di Marianna Madia).
È stato deputato dal 1983. Nel 2006 ha ricoperto l'incarico di ministro dei rapporti con il Parlamento, ministro della Pubblica istruzione nel sesto governo Andreotti, da cui si dimise nel 1990 a causa dell’approvazione della legge Mammì sulla disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato in Italia e ministro della Difesa.
È stato l'artefice della nascita del Partito Popolare italiano negli anni successi a Tangentopoli. Dal 2011, è giudice della Corte costituzionale.
Ha abolito la leva obbligatoria e il suo nome è legato alla legge elettorale, il Mattarellum, adottata dal 1994 al 2001 e poi rimpiazzata dal Porcellum. 

venerdì 30 gennaio 2015

Gli italiani non ne possono piu

Italiani sempre più euroscettici: 4 su 10 vorrebbero uscire dall'euro Secondo il Rapporto Eurispes, inoltre, nel 2014 "il 45% dei cittadini si trasferirebbe all'estero se ci fossero le condizioni" 

Quattro italiani su dieci pensano che sarebbe meglio uscire dall'euro. Il dato emerge nel Rapporto Eurispes 2015, che segnala anche che "nel 2014 la quota di delusi dalla moneta unica si attestava al 25,7%". Il 55,5% degli euroscettici è convinto che il Paese debba uscire dall'euro perché sarebbe il motivo principale dell'indebolimento della nostra economia. Inoltre, il 45% degli italiani si trasferirebbe all'estero se ci fossero le condizioni. Italiani sempre più euroscettici: 4 su 10 vorrebbero uscire dall'euro In aumento le rateizzazioni delle spese mediche - Aumentano le rateizzazioni per far fronte a spese mediche. Secondo l'Eurispes, nel 2014 il 46,7% degli intervistati ricorre alle rate per pagare cure mediche, si tratta di un incremento di 24,3 punti percentuali rispetto al 2013. Si pagano a rate anche automobili (62,4%), elettrodomestici (60,4%), computer e telefonini (50,3%). Usura in forte crescita: reati aumentati del 219% in E-R - 

Sono non meno di 200mila i commercianti coinvolti in rapporti di usura. Inoltre, poiché ciascuno si indebita con più strozzini, le posizioni debitorie sono oltre 600 mila e in almeno 70 mila casi il debito è stato contratto con associazioni per delinquere di stampo mafioso finalizzate all'usura. Lo afferma il rapporto Eurispes, che cita dati secondo i quali gli usurai attualmente in attività sarebbero 40mila e di questi molti operano al nord Italia. 

 Le vittime dell'usura però non sono solo commercianti: anzi, negli ultimi 5 anni il 52% dei soggetti che si sono rivolti agli ambulatori della Federazione delle associazioni antiracket e antiusura sono persone con un reddito fisso, le famiglie della porta accanto. L'indagine Eurispes attesta che il 71,5% degli intervistati ha dovuto assistere a una riduzione della propria capacità di far fronte alle spese e fare acquisti con proprie entrate e il 32,3% ha dovuto addirittura ridurre le spese mediche. L'usura, poi, dilaga al centro nord: in Emilia Romagna in particolare i reati di usura sono aumentati del 219% tra il 2011 e il 2013 e un trend crescente mostrano anche Lombardia e Lazio. 

 Eurispes: "Stato sopravvive nutrendosi dei propri cittadini" - E' funesto il presidente di Eurispes, Gian Maria Fara, durante la presentazione del Rapporto annuale. Mentre la crisi continua a mordere, spiega, "lo Stato sopravvive nutrendosi dei propri cittadini e delle proprie imprese, cioé della società che lo esprime, con evidente miopia". E si chiede: "Che cosa accadrà quando non ci sarà più nulla di cui nutrirsi?". "Mentre l'economia va a rotoli e la società vive un pericoloso processo di disarticolazione - ha aggiunto Fara - assistiamo al trionfo di un apparato burocratico onnipotente e pervasivo, in grado di controllare ogni momento e ogni passaggio della nostra vita". Da qui l'allontanamento dalle istituzioni dei cittadini italiani, che prosegue 'indisturbato' da anni. La cartella clinica del paziente Italia è piena zeppa di diagnosi gravi, avverte l'Eurispes.

testo da TGCOM24

mercoledì 28 gennaio 2015

Le cento facce del Male


I musulmani non appartengono ad un’unica confessione religiosa, si ispirano tutti ad Allah ed al profeta Maometto (Muhammad) ma si distinguono nettamente tra loro:
Sunniti, che sono la grande maggioranza in quasi tutti i paesi islamici.
bī Ṭālib, cugino e genero di Muḥammad, e dei suoi figli al-Ḥasan b. ʿAlī e, più in particolare, di al-Ḥusayn b. ʿAlī.
Kharigiti, un tempo abbastanza diffusi, specialmente in Nordafrica, Iraq e Penisola Araba, si dividevano in numerosi sottogruppi – sufriti, Azraqiti, Najadāt, Nukkariti – di cui sussistono solo gli Ibaditi.
Di derivazione islamica maconsiderati eterodossi sono invece:
Gli Alawiti, appartenenti a una setta minoritaria d'ispirazione sciita duodecimana ma con forti tratti gnosticheggianti. Sono presenti soprattutto in Turchia dove rappresentano almeno il 15% della popolazione. Esprime il gruppo dirigente in Siria fin dall'epoca del Presidente Ḥāfiẓ al-Asad.
Drusi, sorti in età fatimide, all'epoca dell'Imàm al-Hākim e presenti in Libano, nella regione montagnosa dello Shūf, in Siria (Golan, Gebel Druso) e Israele.
Gli appartenenti all'Aḥmadiyya di Qādyān (India settentrionale) e Lahore (Pakistan), fondata da Mirza 
Bahá'í, a loro volta gemmati dal Babismo, costretti dalla Rivoluzione Islamica dell'Iran a rifugiarsi in India e in Occidente (soprattutto Canada e Stati Uniti).
La Nation of Islam presente negli Stati Uniti, di ispirazione sunnita ma molto eterodossa.
l'Ahl-e Haqq.
Sikh, presenti in India, sono nati dopo Muhammad e ritengono validi alcuni punti del credo islamico (tra cui il monoteismo). 
Sono considerati tuttavia appartenenti a una religione completamente distaccata dall'Islam, e non una sua setta.

questo documento è stato trovato i rete

giovedì 8 gennaio 2015

L' ISLAM CHE UCCIDE IN UN'EUROPA SENZA RADICI


Oggi è una giornata triste per me. 
Nonostante quello che dicono i soliti buonisti accoglienti, noi siamo ormai certi che i terroristi ce li abbiamo in casa siano essi islamici o italiani votati alla causa (questi ultimi sono almeno 50 e per fare una strage ne bastano due)...Per un'Europa come la nostra, senza alcuna unità sostanziale se non quella monetaria (con le conseguenze che vediamo ogni giorno) e totalmente sprovveduta, sarà difficilmente in grado di reagire.come dovrebbe e dove dovrebbe per fermarli.

In passato sono stati molti gli appelli di grandi personaggi affinchè l'Unione Europea riscoprisse le sue radici cristiane e ne facesse tesoro, riscoprisse i valori che l'anno fatta nascere e che hanno animato per secoli i popoli che la compongono,. tutti questi appelli sono stati inascoltati in nome di una  libertà apparente che in realtà era solo disinteresse per i veri problemi dei cittadini  a favore di interessi marcati per il Dio soldo. 

In questo terreno arido e squallido, in una assoluta mancanza di valori riconosciuti,  l'islamismo integralista ha trovato terreno fertile e ha reclutato senza difficoltà  giovani inglesi, francesi, tedeschi, spagnoli, italiani magari islamici di seconda generazione oramai nazionalizzati europei, o anche non islamici, giovani che cercavano un ideale giusto o sbagliato che fosse, giovani che volevano battersi per qualche cosa in cui credevano davvero.Questi giovani sono pronti a colpire il vecchio continente con atti terroristici spinti alle estreme conseguenze anche per loro.

Noi persone normali, cittadini europei con gli occhi bene aperti sul mondo, chi dobbiamo ringraziare per questo stato di cose? Nessuno è privo di responsabilità, nemmeno noi che abbiamo avuto la sola colpa di votare qualcuno che ci rappresentasse, perchè è proprio vero che chi vota persone corrotte ne diventa complice. Certo le nostre colpe non sono paragonabili a quelle, gravissime, dei governanti assolutamente inadeguati che si occupano solo di bilanci e di conti da far quadrare e giocano con l'economia dei diversi Paesi incuranti dei danni che provocano alla gente e ai giovani lasciati allo sbando senza alcuna speranza per il futuro.

Lattentato di Parigi, l'ultimo di tanti in ordine di tempo, potrebbe forse segnare una sorta di riscossa, un recupero di consapevolezza di quello che vorremmo diventasse l'Europa. Se ciò non dovesse accadere prevedo conseguenze preoccupanti per la nostra libertà, e per la sopravvivenza del vecchio continente.