domenica 7 luglio 2013

L' Invito all'ascolto della vita


Non mi interessa che cosa fai per vivere; voglio
sapere che cosa ti fa spasimare e se osi sognare
di andare incontro all'anelito del tuo cuore.

Non mi interessa quanti anni hai; voglio sapere
se rischieresti di passare per stupida per amore,
per un sogno, per l'avventura di essere viva.

Non mi interessa quali pianeti siano in
quadratura con la tua luna. Voglio sapere se hai
toccato il centro del tuo dispiacere, se i
tradimenti di una vita ti hanno aperta oppure ti
hanno raggrinzita e chiusa per paura di altro dolore.

Voglio sapere se riesci a sederti con la
sofferenza, la mia o la tua, senza muoverti per
nasconderla, né per sedarla, né per mandarla via.

Voglio sapere se riesci a stare con la gioia, la
mia o la tua, se riesci a ballare selvaggiamente
lasciando che l'estasi ti riempia fino alle
estremità delle dita delle mani e dei piedi senza
ricordarci di stare attenti, o di essere
realistici, né per rammentarci i limiti
dell'essere umano.

Non mi interessa se la storia che mi stai
raccontado è vera. Voglio sapere se riesci a
deludere un altro pur di essere sincera con te
stessa. Se riesci a sopportare l'accusa di
tradimento senza tradire la tua anima. Se riesci
a essere senza fede e perciò degna di fede.

Voglio sapere se riesci a vedere ogni giorno la
bellezza anche quando non è pittorica; e se
riesci a far scaturire la tua vita dalla sua
presenza.

Voglio sapere se riesci a vivere col fallimento,
il tuo e e il mio, e tuttavia, sul bordo del
lago, a gridare al plenilunio d'argento il tuo
«Sì!».

Non mi interessa sapere dove vivi o quanti soldi
hai. Voglio sapere se riesci ad alzarti dopo una
notte di dolore e di disperazione stanca e con le
ossa a pezzi e a fare ciò che va fatto per dar da
mangiare ai bambini.

Non mi interessa ciò che sai né come sei giunta
qui. Voglio sapere se starai nel centro del fuoco
con me senza tirarti indietro.

Non mi interessa dove o che cosa o con chi hai
studiato. Voglio sapere che cosa ti sostiene da
dentro quando tutto il resto crolla.

Voglio sapere se riesci a stare sola con te
stessa e se ti piace davvero la compagnia che ti
fai nei momenti vuoti.

ORIAH MOUNTAIN DREAMER ( Vecchio Indiano )

venerdì 5 luglio 2013

Mondo arabo. Rivoluzione e rivoluzioni. Siamo forse giunti alla resa dei conti?

Il generale malessere del mondo, la crisi presente in molti paesi europei, la situazione di stallo segnata dai paesi arabi nei quali troppo presto e con scarsa cognizione di causa si era parlato di “primavera”, l’incerto e contraddittorio ritorno di alcune potenze occidentali (segnatamente la Francia) a strumentalizzare i movimenti islamisti, il disagio registrato da quelle che potrebbero venir presentate come “rivolte antifondamentaliste” in Egitto e in Turchia, hanno ricondotto d’attualità presso i media una domanda per molti versi drammatica: non c’è forse ormai bisogno di una rivoluzione per ridefinire gli immensi problemi che ormai si stanno intrecciando fra loro e magari azzerarli e ricominciare? Ma è possibile tale rivoluzione? Ed è possibile che essa si verifichi sul serio in qualche parte del mondo, oppure la realtà globalizzata è tale ch’essa stessa, per riuscire, dovrebbe essere globale? Proviamo, per avviare una risposta storica a tale questione, a precisare alcuni punti.
Il concetto di “rivoluzione” è, in origine, astronomico: indica il giro completo che nel sistema solare i pianeti compiono attorno al sole per tornare al punto di partenza. Ma la parola, che per noi è ormai sinonimo di totale e sconvolgente mutamento di assetto sociopolitico, per giunta di solito rapido e violento, fu impiegata nella sua accezione attuale per la prima volta nell’Inghilterra del Seicento, col significato di un movimento che, attraverso una pratica di cambiamento radicale della situazione politica, mirava a riacquistare e a imporre di nuovo sulla terra e nella storia l’originaria condizione umana di libertà e di uguaglianza, quindi a compiere l’opera divina di Redenzione. Tale la natura del concetto di “rivoluzione” in quel movimento che alla fine del Seicento condusse al trono Guglielmo di Orange e che fu la glorious revolution.

Un centinaio di anni dopo, nella Parigi dei philosophes e dei giacobini, tutto era cambiato. Era già stato il cristianesimo a sostituire l’idea del tempo lineare, con un principio e una fine, a quella ch’era stata la tenace idea tradizionale del tempo circolare e dell’Eterno Ritorno, i cristiani ne avevano sostituita un’altra che aveva come perno l’incarnazione e come estremi la Creazione e la Fine del Mondo: tuttavia l’anno liturgico e l’anno lavorativo agrario, entrambi radicati nel ritmo circolare delle stagioni, aveva a lungo mantenuta viva nei popoli l’idea del tempo ciclico, magari corrotta dal pessimismo esiodeo e lucreziano in un susseguirsi spiraliforme di ere l’una peggiore dell’altra (d’oro, d’argento, di bronzo, di ferro), giù fino alla ferrea proles, il kali-yuga dei Veda.
Ma con la Rivoluzione si aprì un’età nuova: e, come il Carducci fa dire al Goethe all’indomani della battaglia di Valmy, una “novella istoria”. La rivoluzione inglese, per quanto giunta al termine di una lunga gestazione durante la quale si era addirittura potuto decapitare un re, nel ridefinire i patti tra il sovrano e il popolo con la nuova casa d’Orange rafforzò, rinnovandola, la monarchia. La rivoluzione, dopo i suoi primi incerti e contraddittorii inizi, al contrario non solo rovesciò il trono e l’altare e decapitò la coppia regale, ma sostituì al principio della fedeltà incrollabile alla corona e alla dinastia quello della fedeltà a qualcosa di vecchio quanto al nome, ma di nuovo quanto al concetto: la nazione. Il Settecento è difatti non solo il secolo dell’invenzione della tradizione, come l’ha definita Eric Hobsbawm, bensì anche quello dell’invenzione della nazione come realtà etno-socio-linguistico-culturale non tanto nuova in sé – di nationes già si parlava nell’impero romano e come gentes o nationes si qualificavano nelle traduzioni latine della Bibbia i popoli non-ebrei – quanto nuova nella misura in cui, fra i suoi diritti primari, le si rivendicava quello di costruire uno stato di sua esclusiva pertinenza, uno “stato nazionale”.
La Rivoluzione francese sta quindi all’inizio di un complesso e polimorfo movimento dinamico che anima e informa di sé i sue secoli presenti: afferma solennemente i principii di libertà individuale ma al tempo stesso di eguaglianza tra individui e tra qualunque tipo di forma societaria, incurante delle divergenti dinamiche che i due princìpi in realtà avviavano e della paradossale loro reciproca incompatibilità se assunti in senso assoluto, dal momento che la libertà di ciascuno uccide fatalmente l’uguaglianza, e questa non può se non affermarsi distruggendo quella. Non solo: distinguendo una liberta di (di parola, di pensiero, di espressione, di confessione religiosa, di proprietà) da una libertà da (dalla dogmatica, dall’autoritarismo, dalla tirannia, dalla fame, dalla malattia, dalla paura), si traccia privilegiando quest’ultima la strada verso l’uguaglianza non solo giuridica, bensì anche economica e sociale. In questo senso però la rivoluzione francese, sfociando nelle soluzioni “borghesi” e “liberali” di Termidoro e dell’autoritarismo militarista napoleonico, resta “incompiuta” e in parte nega se stessa – da qui le tesi di chi vorrebbe far cominciare la Restaurazione non già dalla caduta dell’imperatore dei francesi, bensì al contrario proprio dal consolato e poi dall’impero -: liberalismo e socialismo, in effetti, risultano strettamente collegati e in qualche modo complementari, o quanto meno questo il naturale esito sotto forma di reazione rispetto a quello.
Durante il XIX secolo e poi all’inizio del XX, abbiamo assistito alla corsa all’egemonia tra le potenze europee due delle quali (Francia e Inghilterra) avevano imboccato senza sostanziali esitazioni la strada capitalistica e il sistema democratico rappresentativo liberale, mentre altre due (Prussia-Germania e Austria-Ungheria) mostravano di voler accompagnare allo sviluppo capitalistico e liberistico un sistema politico fondato su forme di rappresentanza a carattere sostanzialmente consultivo e altre due ancora (impero czarista russo e impero sultaniale ottomano) apparivano intente ad affrontare i problemi della multinazionalità/pluriculturalità e della modernizzazione, per il secondo dei quali necessitavano in vari e differenti modi del sostegno finanziario, imprenditoriale e tecnologico delle potenze occidentali, in cambio accettando con certe limitazioni la loro alleanza (la Russia) o la loro penetrazione egemonica (l’impero ottomano). Frattanto, in Asia, altre compagini imperiali si stavano ponendo il problema della modernizzazione-occidentalizzazione (il Giappone, la Cina, la Persia), mentre non insensibili al fascino dell’occidente e alle idee nazionali- per loro del tutto nuove – apparivano i paesi arabi. Queste differenti e contrastanti prospettive determinavano delle fatali rotte di scontro: tra la Russia e l’Inghilterra per l’egemonia sull’Asia centrale (il Great Game); tra la Russia e la Turchia ottomana per quella sul Mar Nero e sugli Stretti (Bosforo-Mar di Marmara) in quanto la Russia czarista intendeva affacciarsi sul Mediterraneo; ancora tra la Russia e l’Austro-Ungheria per la spartizione dell’area balcanica nella quale la potenza sultaniale stava sbriciolandosi (e in quell’area la Russia intendeva non solo raggiungere anche là il Mediterraneo, ma anche proporsi come stato-guida del mondo slavo e della compagine religiosa ortodossa); tra l’Inghilterra e la Turchia in quanto Sua maestà Britannica, una volta aggiunta alle sue corone quella imperiale d’India, aveva bisogno di egemonizzare il Vicino Oriente per mantenersi libero il passaggio del Canale di Suez e assicurarsi che mai sarebbero sorte potenze sue concorrenti sulle coste settentrionali e occidentali dell’Oceano Indiano. La detenzione e il controllo sia di Gibilterra, sia di Suez, sia della fortezza di Malta, faceva intanto sì che l’Inghilterra potesse considerare il Mediterraneo un “lago britannico”: ma ciò sottintendeva la necessità di controllare in quel settore gli sviluppi navali sul piano tanto militare quanto civile e commerciale di Francia e di Spagna, e stabilire una sorta di “alleanza egemonica” con Portogallo e Italia. Infine, quando con Guglielmo II anche il capitalismo e il militarismo tedesco ebbero scelto di giocare a loro volta a fondo le carte del colonialismo africano e della corsa allo sviluppo cantieristico e nautico, quindi dell’accesso della Germania a una politica egemonica oceanica in concorrenza con l’Inghilterra, tutto sarebbe stato pronto per lo scoppio della “guerra dei Trent’anni”, quella 1914-1945, che vanno considerate congiunte in quanto la seconda rappresenta un’inevitabile prosecuzione della prima a causa degli iniqui patti di pace di Versailles alla fine di essa e dell’insorgere dei totalitarismi, che è necessario interpretare come una risposta al fallimento della gestione liberal-liberistica della “questione sociale” nata nell’Ottocento e aggravatasi nel Novecento e dell’incapacità della classe dirigente capitalistica dell’Europa occidentale di risolvere i problemi delle società di massa. A tutto ciò vanno uniti almeno tre ulteriori, decisivi fattori: primo, l’insorgere della questione petrolifera a causa degli sviluppi della tecnologia moderna e delle scoperte dei giacimenti soprattutto vicino-orientali: secondo, il progressivo affermarsi della nuova potenza statunitense con una progressiva azione egemonica sul mondo; terzo, lo sviluppo in funzione prima anticolonialistica, quindi – dopo il secondo conflitto mondiale – antineocolonialistica delle istanze di libertà e di affermazione nazionale dei nuovi paesi emersi dallo scomporsi del sistema coloniale.
Oggi, siamo pervenuti a una fase critica del cosiddetto processo di globalizzazione, avviatosi nei secoli XVI-XVIII con le grandi scoperte geografiche, le invenzioni, lo sviluppo scientifico e la prima “rivoluzione industriale” e giunto quindi alle ulteriori rivoluzioni – la petrolifera, la nucleare, la tecnologico-spaziale, al tecnologico-genetica, l’informatico-telematica – che hanno in pochi decenni sconvolto il panorama ecoantropologico e messo profondamente in discussione il rapporto, già del resto dinamico, tra uomo, cosmo e natura. D’altronde, il netto predominio dell’Europa e di quello che dal Settecento in poi si è autodefinito l’Occidente nei confronti del resto del mondo è stato caratterizzato dalla violenza e dallo sfruttamento colonialistici e dal drenaggio continuo delle ricchezze dei continenti extraeuropei messo in atto attraverso l’economia-mondo e il cosiddetto “scambio asimmetrico”. Nonostante segnali importanti come l’abolizione dello schiavismo (del resto coincidente con il crescente e sistematico sfruttamento dei ceti subalterni all’insegna di un’uguaglianza giuridico-formale che nascondeva profonde disuguaglianze), nessun occidentale pareva curarsi – al di là delle denunzie di alcuni spiriti eletti – che le premesse eticosociali delle grandi rivoluzioni settenovecentesche, con i loro valori “universali”, erano tutte disattese dalla pratica della dominazione coloniale. Contraccolpi come il diffondersi del socialismo in Asia, Africa e America latina durante la seconda metà del Novecento e l’insorgere poi del fondamentalismo musulmano, radicato nella frustrazione e nella delusione del mondo islamico nei confronti delle mancate promesse e degli inganni, erano del tutto prevedibili e sono stati storicamente parlando ovvi e legittimi. Anche se e nella misura in cui non hanno conseguito sempre e del tutto gli scopi che si erano prefissi. Al riguardo, si è obbligati a segnalare con energia un grossolano e gravissimo inganno che alcuni governi e alcuni media hanno cercato di perpetrare ai nostri danni a proposito dei movimenti musulmani cosiddetti “fondamentalisti”, ora elogiati come “combattenti della libertà” (dall’Afghanistan del tempo della guerra di liberazione antisovietica fino alle vicende del Kosovo e, più di recente, a proposito della Libia e della Siria), ora implacabilmente demonizzati com’è accaduto all’indomani dell’11 settembre 2001, una tragedia il carattere della quale resta ancora nell’ombra – nonostante la trionfalistica conclusione di troppe fasulle inchieste – e che è stata cinicamente strumentalizzata per aggredire l’Afghanistan nel 2001 e l’Iraq nel 2003, scatenando disordini, guerre civili e forme d’ingovernabilità ormai cronicizzatesi. Quelle aggressioni hanno prodotto anche autentici mostri sotto il profilo del diritto internazionale, come il carcere di Abu Ghraib dove si torturavano orribilmente i detenuti e quello di Guantanamo che continua a sussistere nonostante la sua evidente illegalità della quale è responsabile il governo degli Stati Uniti d’America. E si è altresì costretti a denunziare l’illusione e la truffa delle cosiddette “primavere arabe”, un’invenzione mediatica escogitata per giustificare in qualche modo dinanzi all’opinione pubblica mondiale la cacciata dalla Tunisia e dall’Egitto di due dittatori feroci e corrotti, entrambi amicissimi dei governi occidentali, ed elaborata in modo da mascherare la feroce repressione che alcuni governi arabi sunniti tanto religiosamente esclusivisti quanto politicamente filoccidentali (l’Arabia Saudita e gli emirati del Qatar, del Bahrein, dell’Oman) mettevano in atto per scatenare una durissima persecuzione contro i loro stessi sudditi di confessione sciita, esportando poi la fitna (guerra civile nei paesi musulmani) in direzione della Libia prima, della Siria poi, e nelle intenzioni forse perfino verso l’Iran. Ai giorni d’oggi, gli stessi governi islamistici sunniti moderati, come Turchia ed Egitto, stanno subendo nei loro paesi il contrattacco di forze che all’esterno i media presentano come “laiche”, mentre il fatto che lo stesso governo israeliano si sia dimostrato come tutt’altro che entusiasta dinanzi alla prospettiva di una vittoria delle forze ribelli in Siria (temendo non ingiustificatamente che esse una volta al potere riaprirebbero la questione del Golan, che il governo assadista di Damasco si è nella sostanza rassegnato a lasciare nelle mani d’Israele) ha preso di contropiede quegli occidentali che si erano dimostrati più nethanyahunisti di Nethanyahu, quali gli impagabili Bernard-Hénri Lévi e Magdi Allam.

Il quadro è quindi complesso, ma siamo quindi giunti forse adesso alla resa dei conti. Se per rivoluzione la Modernità ci ha abituati a intendere un radicale e profondo mutamento negli equilibri non solo giuridici, civili, economici e sociali, ma anche nelle prospettive etiche e addirittura esistenziali, possiamo dire che dopo il blocco rappresentato dalle quattro grandi rivoluzioni sociopolitiche dei secolo XVIII-XX (l’americana, la francese, la sovietica, la cinese) noi siamo oggi chiamati ad affrontare una nuova rivoluzione di portata epocale, i tratti fondamentali della quale sono due. Primo: l’eclisse per ora irreversibile delle istituzioni pubbliche, anzitutto di quelle statali, accompagnata dalla crescente importanza di lobbies multinazionali private sottratte a qualunque controllo, con la conseguente riduzione dei governi statali e delle classi politiche a “comitati d’affari” e, parallelamente, l’avanzare di un “irresistibile” (che qualcuno vorrebbe presentare come “inarrestabile”, con non disinteressato determinismo) processo di concentrazione della ricchezza, di proletarizzazione dei ceti medi e di generale impoverimento della società civile del mondo, già caratterizzata da abissali e intollerabili sperequazioni. Secondo: il passaggio – mirabilmente interpretato da Zygmunt Bauman – dalla “Modernità solida”, caratterizzata da una tensione verso l’individualismo il più possibile assoluto e dalla volontà di potenza della società occidentale, con il correlativo processo di secolarizzazione, alla “Modernità liquida” (il “Postmoderno”) nella quale questi valori e atteggiamenti sono messi in crisi, si contesta l’individualismo, rinascono forme di solidarismo, si ricercano nuovi stili qualitativi di vita, riaffiorano le esigenze religiose. Terzo: l’affacciarsi alla ribalta della storia di nuovi popoli e di nuovi stati, specie asiatici, africani e latino-americani, che contestano il carattere eurocentrico e occidentocentrico della storia così com’è stata interpretata fino ad oggi e rimettono all’Occidente il conto di un’egemonia durata mezzo millennio durante il quale i governi liberali occidentali hanno usato quegli stessi metodi che l’Occidente ha rimproverato ai totalitarismi quando essi li hanno usati all’interno della sua compagine.
La rivoluzione del futuro, quella che ci sta davanti mentre avanzano le nuove potenze del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina, cui si dovrà forse aggiungere tra non molto l’Iran), dovrà pertanto, se vorrà aver caratteristiche positive per l’intero genere umano, essere caratterizzata da due elementi: primo, una profonda ridistribuzione a livello mondiale della ricchezza, che riequilibri i rapporti internazionali e quelli interni a ciascuna compagine civile rappresentando così da sola un importante fattore di pace altrimenti inconseguibile in quanto senza giustizia sociale la pace è impensabile; secondo, una vera e propria rivoluzione sul piano dei consumi, del rapporto con l’ambiente, degli stili di vita. Questa rivoluzione potrà anche non verificarsi, oppure fallire: ma allora saremo tutti condannati.

A cura di Franco Cardin

martedì 2 luglio 2013

Le riflessioni di Carl Gustav Jung sulla morte

Riporto  una bellissima riflessione di Jung sulla morte citando le sue parole. 
Il pensiero della morte credo costituisca la più grande preoccupazione di moltissime persone specialmente quando sono avanti con l'età e comprometta molti momenti belli dell'esistenza proprio nel timore di non poter prevedere l'imprevedibile. E' proprio la consapevolezza di non poter conoscere quando si fermerà il nostro orologio biologico che dovrebbe spingerci ad apprezzare e a  godere di ogni singolo attimo che la vita ci offre. La frase di Jung "la morte come un fine e non come una fine" sta a significare che la morte non è la fine di tutto ma soltanto il traguardo ineludibile dell'esistenza fisica e dovrebbe essere vissuto senza alcun  timore  proprio per poter vivere pienamente il tempo concessoci.





"Più di una volta mi è stato chiesto che cosa io pensi della morte, di questa non dubbia fine della singola esistenza umana. (...)
Rispetto alla morte la vita ci appare come un fluire, come il cammino di un orologio caricato, il cui arresto finale è evidente. Non siamo mai tanto convinti del "fluire" della vita come quando una vita umana giunge al suo termine dinanzi ai nostri occhi; e mai si impone in modo più stringente e penoso il problema del significato e del valore della vita come quando assistiamo all'ultimo respiro che abbandona un corpo vivo sino a un attimo prima. (...)
Siamo invece a tal punto convinti che la morte sia soltanto la fine di un fluire, che di solito non ci accade di concepire la morte come uno scopo o un compimento, come si fa per le mete e i progetti di una vita giovanile, in fase ascendente.
La vita è un fluire di energia. Ma ogni processo energetico è irreversibile per principio e quindi diretto in modo univoco verso una meta: e tale meta è uno stato di riposo. (...)
Anzi la vita è quanto vi è di più teleologico; ESSA È DI PER SÈ TENDENZA A UN FINE; e il corpo vivente è un sistema di finalismi che tendono alla propria realizzazione.
La fine di ogni fluire è una meta. (...)
Ardore giovanile rivolto al mondo e alla vita e al compimento di tese speranze e di mete lontane, questo è l'esplicito finalismo della vita, che si tramuta in angoscia, in resistenze nevrotiche, in depressioni e fobie ogniqualvolta essa rimanga in qualche modo fissata al passato o indietreggi di fronte a quei rischi senza i quali le mete prefissate non possono essere raggiunte.
Pervenuto alla maturità e al vertice della vita biologica, che coincide all'incirca con la metá della sua durata, il finalismo della vita non viene meno per questo.
Con la stessa intensità e irresistibilitá con cui esso tirava in salita nella prima metà , ORA ESSO TRASCINA IN DISCESA, chè il traguardo non sta nel vertice, ma nella valle dove era iniziata l'ascesa.
La curva della vita psicologica non vuole tuttavia adattarsi a questa legge naturale.
Le discordanze possono cominciare ben presto, anche durante l'ascesa.
Uno rimane indietro rispetto ai propri anni, conserva la propria infanzia, come se non potesse staccarsi dal suolo; trattiene la lancetta e immagina che con ciò il tempo si arresti. E se alla fine è giunto con qualche ritardo alla cima, torna a fermarsi anche lì, psicologicamente; e quantunque sia evidente che sta giá scivolando dall'altra parte , si aggrappa - non fosse altro con lo sguardo che persiste a volgersi indietro- all'altezza giá raggiunta. COME LA PAURA LO TRATTENEVA PRIMA DI FRONTE ALLA VITA, COSÌ ESSA LO TRATTIENE ORA DI FRONTE ALLA MORTE.
Inoltre, essendosi attardato in salita per paura della vita, pretenderebbe ora di trattenersi sulla cima raggiunta per indennizzarsi del ritardo. Si è reso conto che la vita, nonostante tutte le resistenze l'ha spuntata su di lui, ma ciò nonostante tenta ancora di fermarla. Con ciò la psicologia di quest'uomo perde il suo terreno naturale: la sua coscienza rimane sospesa nell'aria, mentre sotto di lui la parabola scende con moto accelerato. IL TERRENO DA CUI TRAE NUTRIMENTO L'ANIMA È LA VITA NATURALE.
Chi non la segue rimane disseccato e campato in aria. Perciò molti uomini si inaridiscono con l'etá: si volgono indietro con una segreta paura della morte nel cuore. Si sottraggono, almeno psicologicamente, al processo vitale; (...).
Nella seconda metá dell'esistenza rimane vivo soltanto chi, CON LA VITA, VUOLE MORIRE.
Perchè ciò che accade nell'ora segreta del mezzogiorno della vita è l'inversione della parabola, è la NASCITA DELLA MORTE.
La vita dopo quell'ora non significa più ascesa, sviluppo, aumento, esaltazione vitale, ma morte, dato che il suo scopo è la fine. "DISCONOSCERE LA PROPRIA ETÀ" significa "RIBELLARSI ALLA PROPRIA FINE".
Entrambi sono un "NON VOLER VIVERE" ; giacchè "NON VOLER VIVERE" e "NON VOLER MORIRE"sono la stessa cosa.
DIVENIRE E PASSARE APPARTENGONO ALLA MEDESIMA CURVA.
La coscienza fa quel può per non accogliere questa verità pur incontestabile. In genere si resta attaccati al proprio passato, fermi nell'illusione di restare giovani. Essere vecchi è estremamente impopolare.
Non ci si rende conto che il " non poter invecchiare" è cosa da deficienti, come lo è il non poter uscire dall'infanzia . (...)
L'attuale durata media della vita relativamente più lunga di prima, come è stato provato statisticamente, è un prodotto della civitá. I primitivi raggiungono un'età avanzata solo eccezionalmente. (...)
È come se la nostra coscienza si fosse un poco spostata , sdrucciolando dalla propria base, e non riuscisse più a ritrovarsi completamente col tempo naturale. E pare quasi che la coscienza, per una sua alienazione, ci tragga in inganno, facendoci apparire i tempo della vita come pura illusione che può essere mutata a volontá. ( Rimane da chiedersi donde tragga la coscienza propriamente la sua capacità di essere contro natura, e che cosa significhi quel suo arbitrio.)
Così come la traiettoria di un proiettile termina al bersaglio, la vita termina nella morte, che è quindi il bersaglio, LO SCOPO DI TUTTA LA VITA. (...)
La nascita dell'uomo è densa di significato, e perchè non dovrebbe esserlo la morte? L'uomo giovane viene preparato per vent'anni e più al pieno sviluppo della sua esistenza individuale; e perché non dovrebbe per vent'anni e più preparare la sua fine? (...)
Ma che cosa si ottiene con la morte? (...)
Pare dunque che risponda meglio all'anima collettiva dell'umanità considerare la morte come un compimento del significato della vita e come scopo specifico di essa, che non come una mera cessazione priva di significato. Chi dunque si associa all'opinione illuministica rimane psicologicamente isolato e in contrasto con quella realtà umana universale a cui appartiene egli stesso. (...)
Giacchè - illuminismo o no, coscienza o no - la natura si prepara alla morte. (...)
Col passare degli anni, i pensieri della morte si fanno straordinariamente più frequenti. Lo voglio o no, l'uomo che invecchia si prepara alla morte.
Penso proprio che la natura stessa provveda a una preparazione in vista della fine.
Di fronte a ciò è indifferente, da un punto di vista obbiettivo, quel che pensi sull'argomento la coscienza individuale; ma soggettivamente fa una gran differenza se la coscienza vada di pari passo con l'anima oppure si abbarbichi a pensieri che il cuore ignora. Giacchè il non prendere posizione di fronte alla morte come scopo è nevrotico quanto il reprimere durante la giovinezza le fantasie rivolte all'avvenire.
Nella mia non breve esperienza psicologica io ho fatto una lunga serie di osservazioni su persone di cui ho potuto seguire l'attività psichica inconscia fino all'immediata prossimità della morte. In genere la fine vicina veniva indicata con i simboli con cui anche nella vita normale si allude a mutamenti di stato psicologico: SIMBOLI DI RINASCITA, MUTAMENTI DI LUOGO, VIAGGI e simili. Parecchie volte ho potuto seguire, in lunghe serie di sogni, per più di un anno, gli accenni alla morte prossima: e ciò anche quando la situazione esteriore non giustificava pensieri di tal genere. IL MORIRE COMINCIAVA DUNQUE ASSAI PRIMA DELLA MORTE EFFETTIVA.
Ciò si rivela del resto, anche più sovente, con un tipico mutamento di carattere, che può precedere di molto la morte. La morte dovrebbe quindi essere un qualche cosa di relativamente inessenziale, oppure la nostra anima non si cura affatto di quel che accade all'individuo. Pare invece che l'inconscio si preoccupi assai più del MODO come si muore: E CIOÈ SE L'ATTEGGIAMENTO DELLA COSCIENZA CORRISPONDA O NO AL MORIRE."

Jung, Anima e morte
tratto dal gruppo Carl Gustav Jung - Italia

mercoledì 26 giugno 2013

Lotta tra i poteri dello Stato: come non accorgersene

Premetto che non voglio scrivere a favore di Berlusconi, anche se ritengo la sua condanna una ingiustizia, quello che mi sta a cuore è altro, è la giustizia nel nostro Paese e la lotta tra i poteri dello Stato.
Il  processo Ruby è la goccia che ha fatto traboccare il vaso e mi meraviglio che solo un collega giornalista abbia messo a fuoco un aspetto del problema che è assolutamente grave.
Per comporre il mosaico che ci fa comprendere meglio le cose occorre risalire ai tempi di tangentopoli, in quell'anno assistemmo alla cancellazione  di una intera classe politica ad opera della magistratura di Milano, solo un partito rimase ai margini e fu il Partito Democratico (allora PDS).
Esaltati dalla cadenza allucinante  degli arresti di imprenditori e politici,  gli italiani  non si resero conto che l'intervento della magistratura aveva probabilmente un significato  prioritario rispetto a quello di fare pulizia nella corruzione, i giudici di Milano volevano creare le condizioni per portare la sinistra al Governo del Paese.
Dopo il terremoto di tangentopoli le forze politiche in campo cambiarono radicalmente, DC e PSI, i due partiti che avevano governato l' Italia  dal dopoguerra, si dissolsero e arrivò la Lega che convogliò su di se  tutti  i consensi  del nord tanto da riuscire ad eleggere un Sindaco leghista a Milano, Formentini.
Alle successive elezioni politiche scese in campo inaspettatamente Berlusconi e divenne un enorme inghippo nel programma "politico" della magistratura di Milano.... la storia è nota e arriva fino ai nostri giorni con un susseguirsi di intercettazioni, di indagini e di rinvii a giudizio per il cavaliere e per tutti coloro che in qualche modo avrebbero potuto aiutarlo, vedasi ad esempio Bertolaso.
Arriviamo ad oggi per verificare come il progetto dei magistrati milanesi non sia per nulla cambiato,  il messaggio che oggi inviano  ad una  politica spesso disattenta ed inetta, è quello di poter decidere le sorti politiche del paese, abbattendo chi non è a loro gradito per via giudiziaria.
Noi ci scandalizziamo e a ragione, ma, se ci pensate bene, che ci vuole?  Basta fare scattare un'indagine per le ammissioni del solito pentito, ad esempio, a Firenze, se a Firenze c'è un Renzi che sta sulle scatole....oppure, per contro,  affossare lo scandalo MPS a Siena per non portare alla luce nomi di personaggi  che magari sono graditi.  E poi si può usare la televisione per rincarare la dose, qualche trasmissione compiacente c'è sempre, e qualche giornalista che pubblica,  con una bella esclusiva e con dovizia di particolari,  tutte le intercettazioni  del caso, si trova sempre.
Non dobbiamo nemmeno dimenticare che i magistrati tutti si sono battuti per non modificare una virgola delle leggi che riguardano la loro attività... niente divisione delle carriere, niente blocco delle intercettazioni ...ecc ecc e che avrebbero permesso alla giustizia italiana di diventare più efficiente, più moderna  e più giusta.
A questo punto tutti noi dobbiamo capire molto bene che siamo in presenza di un potere dello Stato, quello Giudiziario, che si arroga il diritto di fare scelte politiche e le fa usando le armi che ha a sua disposizione,  siamo quindi in presenza di una grave anomalia costituzionale, uno scontro tra poteri dello Stato di estrema gravità.
In ultima analisi, questo stato di cose vanifica il voto dei cittadini e lo fa nel modo più subdolo e ingiusto possibile. Le conseguenze di questa anomalia potrebbero essere estreme.

martedì 25 giugno 2013

Il baratro della giustizia italiana

Un caro amico ha postato su FB questo post, ritengo sia molto esauriente e fotografi perfettamente la situazione della giustizia in Italia.

"Nessuno sarebbe mai stato in grado di mostrare in quale baratro stia precipitando la giustizia italiana se non la stessa magistratura.
Non alludo alle tre penose comparse togate mandate davanti alle telecamere a recitare un copione già scritto da mesi, ma a chi, a livelli ben superiori, sta realizzando con determinazione e scientificamente quello che ormai nessuno, nemmeno i compagni meno dotati di autonomia cerebrale, può fingere di non sapere: quello delle toghe è un golpe vero e proprio e chi si nasconde vigliaccamente dietro il solito dito (le sentenze non si discutono ma si rispettano) è complice ed ultimo beneficiario allo stesso tempo.
Un complotto perfetto, poco importa che non ci siano reati né prove: quando mai i tribunali speciali hanno avuto bisogno di queste sciocchezze? E quando mai le dittature si sono preoccupate di applicare la giustizia? O almeno di fingere di contare su un sistema giudiziario e su tribunali giusti ed imparziali?
Hanno gettato la maschera, mostrando il loro infame ghigno satanico, tanto sono loro a comandare nel nostro Paese, non pagheranno mai per i loro crimini contro la verità, non finiranno mai in manette, sputtanati davanti al mondo intero.
E chi osa rifiutarsi di sposare le loro tesi accusatorie viene intimidito, minacciato, trascinato al banco degli imputati. In Italia i diritti della difesa sono minacciati da questa giustizia letame, i testimoni vengono immediatamente indagati, i verdetti sono palesemente preconfezionati. Ma la sinistra tace, quando le fa comodo.
Cane non mangia cane, un PM che lavora nella stanza accanto a quella del giudice, che con lui scambia opinioni, progetti, tattiche e strategie, è normale?
Come fanno certi personaggi squallidi, maestri d'ipocrisia, a conservare fiducia nella giustizia italiana? Forse solo quando sotto la mannaia del boia ci finisce un avversario politico... Perchè solo quelli evidentemente commettono reati, oppure solo quelli non sono degni di sedere in Parlamento. Se fossero persone oneste, corrette e degne sarebbero votate nelle liste della sinistra, questo è ovvio.
E fa un discreto effetto comico vedere Vendola, l'orecchione alla pugliese, che discetta di moralità, di etica e di virtù private.
Dopodomani tutto sarà come ieri, chi ha una poltrona da difendere garantirà che le sentenze ridicole e strampalate non avranno ripercussioni sul governo Letta, chi da anni aspetta il momento di liberarsi del “nemico” (non combattendolo alle elezioni ma lasciando il compito di farlo fuori all'amica corporazione delle toghe rosse) farà fatica a nascondere il proprio meschino entusiasmo.
Il "diritto" in coma e una corporazione di incredibili fabbricanti di teoremi a stabilire i destini di questo Paese, degli italiani alla canna del gas, delle imprese in agonia e di un sistema politico che ha bisogno di ghigliottine per conquistare il potere."
E.S.

sabato 22 giugno 2013

Una speranza dalla medicina contro il gioco d'azzardo

L’AMANTADINA E’ IL PRIMO POSSIBILE FARMACO CONTRO LE LUDOPATIE


"Nella cura dell’azzardo patologico sono disponibili alcuni farmaci, ma nessuno di loro ha dimostrato di essere adatto come terapia standard. L’amantadina, invece, per la prima volta, ha davvero il potenziale di trattare la dipendenza da gioco d’azzardo. Tuttavia, siamo ancora in fase di sperimentazione e c’e’ bisogno di più dati per confermare i nostri risultati". Lo ha dichiarato Giovanni Martinotti, un ricercatore dell'Università Gabriele D'Annunzio di Chieti nel corso del 23° meeting dell’European Neurological Society (Ens) in corso a Barcellona. L’amantadina è un farmaco usato da tempo per il trattamento e la prevenzione del virus dell’influenza A e recentemente è impiegato anche contro il morbo di Parkinson. In alcuni casi persone affette da questa malattia hanno dimostrato una certa propensione al gioco patologico. Di qui l'associazione degli scenziati e se i risultati fossero confermati, si tratterebbe di una scoperta in netto contrasto con le cure sperimentate fino a ora. In particolare l’amantadina agisce sulla regione cerebrale conosciuta come nucleus accumbens, che ha avuto un ruolo chiave anche nella ricerca dei farmaci per curare altre dipendenze. In una serie di casi seguiti dagli scienziati italiani, questa sostanza avrebbe ridotto la voglia e il pensiero di giocare e anche i problemi personali associati con questa abitudine nei ludopatici. I partecipanti al test sono stati valutati utilizzando il Symptom Assessment Scale Gambling. A seguito di questo successo iniziale, Martinotti pensa che l’amantadina si potrebbe rivelare efficace non solo contro il gioco d’azzardo patologico, ma forse anche nel trattamento di disturbi simili che coinvolgono il controllo degli impulsi, come la dipendenza da shopping o la dipendenza dal web.

http://www.sanitanews.it/quotidiano/intarticolo.php?id=7438&sendid=880

mercoledì 19 giugno 2013

LA LEGGENDA DELLE LUCCIOLE

Mi è capitato di recente di rivedere dopo tanti anni un allegro girotondo di lucciole, la mente mi ha subito riportato ai miei sogni di bambina e ho provato una grande tenerezza per quegli esserini così fragili che mi regalavano ancora una volta la loro presenza.
Girovagando in rete ho trovato questa leggenda che parla proprio di loro e sono certa che la leggerete volentieri perchè in ognuno di noi c'è un po' del bimbo che era....

"Si perde nella notte dei tempi la leggenda del fiore più bello.
Il fiore che allieta le notti di tutti gli uomini insonni perché li attende sveglio d’estate quando non riescono a prendere sonno: le belle di notte.
Una notte, tanto tempo fa, un pianto lungo e sommesso si aggiungeva ai rumori dell’oscurità. Questo pianto si ripeté a lungo, finché la Luna decise di trovarne la fonte.
A lungo girò intorno a tutto il pianeta e, quando aveva ormai perso del tutto le speranze, lo scorse.
Un piccolo punto luminoso: era da lì che proveniva il pianto.
La Luna scese dal suo cocchio e si avvicinò.
Accanto ad un pozzo, ai margini del bosco, era seduta una lucciola. “Chi sei tu? E perché rattristi con il tuo pianto tutte le mie stelle? “ chiese la Luna. La lucciola spaventata alzò gli occhi e rimase stupita nel vedere il suo interlocutore.
Allora disse: “Deve scusarmi, signora Luna, non volevo mettere tristezza alle sue stelle!”
“Io sono Lumil, il principe delle lucciole!”
“Perché piangi principe Lumil?” chiese la luna.
“Si avvicina la primavera e il mio popolo comincerà a vagare per i prati e i giardini, per illuminare le calde notti” disse Lumil “Ma noi non troveremo nessuna corolla dischiusa ad attenderci. Solo tanto verde!”
“E qual è il problema? “ chiese la Luna. “Il tuo popolo, da quando è stato creato, è sempre stato il popolo della notte! Voi avete un ruolo importante: dovete illuminare, come me e le stelle, le notti degli alberi”.
“E questo compito ci onora !” rispose Lumil. “Ma, vede signora Luna, c’è un sogno che ogni lucciola ha da quando nasce: io questo sogno lo faccio da sempre!”
“E qual è questo sogno?” chiese la Luna.
“Uscire dalla nostra casa, volare in un prato e trovare, almeno per una volta, un fiore che ci attenda e poterci posare sui suoi petali!” esclamò Lumil.
“Ma è un sogno, e solo un sogno rimarrà. Buona notte signora Luna e mi perdoni se l’ho disturbata”. E così dicendo Lumil volò via.
La Luna ritornò in cielo, ma non riusciva a smettere di pensare a Lumil e al sogno delle lucciole.
Le notti passavano e il pianto di Lumil le riempiva, ma all’improvviso il pianto cessò.
Sirio, una delle stelle, andò dalla luna e le disse: “Mamma ascolta!”e la invitò a tendere l’orecchio.
“Cosa devo ascoltare?”chiese la Luna.
“Il principe triste! Questa notte il suo pianto non si sente.” rispose Sirio.
“E’ vero ! esclamò la Luna . Non odo il suo lamento!”
“E se gli fosse accaduto qualcosa?” aggiunse Sirio molto preoccupata. “Ti prego mamma va a vedere!”
E cosi fu. La Luna salì sul suo cocchio e andò in cerca del pozzo presso il quale aveva incontrato Lumil per la prima volta.
Quando lo ebbe trovato, si fermò e si avvicinò.
Ferme, vicino al pozzo, trovò tante lucciole e ad una di loro chiese:
“Cosa accade?”la risposta la rattristò.
“Il nostro principe si è ammalato. Era molto triste perché sapeva che i suoi giorni stavano finendo, e che non sarebbe mai riuscito a realizzare il sogno del suo popolo. E il dispiacere lo ha consumato.”
La Luna rimase lì ferma ad attendere di poter vedere il principe Lumil.
Quando la vide il principe disse: “Signora Luna, come mai è ritornata?Io non ho pianto questa notte!”
“Ero preoccupata per te, ragazzo mio e volevo assicurarmi che tu stessi bene!” rispose la Luna dolcemente.
“Non deve preoccuparsi per me. Il mio tempo ormai è finito.
Raggiungerò i miei antenati con un unico rimpianto: non aver potuto realizzare il sogno del mio popolo. Spero che il prossimo principe ci riesca!”
Le forze stavano abbandonando il principe delle lucciole.
Tutto il suo popolo era preso da grande tristezza.
L’amore che le lucciole dimostravano al loro principe e la dolcezza di Lumil colpirono al cuore la Luna.
“Lumil la tua luce si spegnerà presto, questo io non posso evitarlo, ma – disse la Luna – andrai via sapendo di aver realizzato il sogno del tuo popolo. Guarda……..”
La Luna si strappò una ciglia, la prese tra le mani e la posò in terra di fianco a Lumil.
Come d’incanto dalla terra cominciarono a spuntare foglie.
Le foglie presero a germogliare, d’improvviso una gemma si schiuse e fece capolino un bel fiore giallo e fucsia.
“Ecco Lumil!Questo sarà il fiore delle lucciole, per sempre, e si chiamerà come te: Lumil, che nella lingua delle lucciole significa colui che rende bella la notte!” Lumil pianse di gioia e disse: “Grazie o luminosa Luna, sarà bella di notte per il mio popolo!”
E con tutta la forza che gli rimaneva, accese la sua lucina e volò sul suo fiore. E lì si spense felice.
Da quella notte, tante volte la Luna si è levata in cielo, ma ancora oggi quando, nelle notti d’estate guarda i prati, sorride.
Ogni notte le lucciole raggiungono le belle di notte che si schiudono solo per loro e c’è soltanto una pianta, la più bella, che non permette a nessuna lucciola di sedersi sui suoi petali e illuminarla: è la pianta nata vicino al pozzo ed è la sola che non ha bisogno di luce perché nei suoi fiori vive Lumil."



martedì 11 giugno 2013

Gli esami durano tutta la vita

A ben guardare nella vita siamo costretti a dare un sacco di esami, iniziamo molto presto, addirittura a cieci anni alla fine delle elementari e poi continuiamo quando di anni ne abbiamo tredici con la licenza delle medie inferiori e via via, fino alla maturità e alla laurea, in realtà queste sono solo alcune delle prove che ci aspettano nel nostro percorso terreno e probabilmente le più semplici perchè in fondo a queste ci si può preparare per tempo.
Eppure agli esami non ci si abitua mai, ogni volta siamo colti dall'ansia, dal timore di non essere ben preparati e così riusciamo a dimostrare di saper meno di quello che in realtà sappiamo. Quando poi gli esami li danno  i nipoti allora l'ansia è ancora maggiore, pensiamo a quel povero "bambino indifeso" alle prese con quegli "orchi" di professori e la fantasia ci gioca brutti scherzi.
Nella maggior parte dei casi i bambini non sono affatto indifesi, i professori non sono orchi e alla fine gli esami sono solo il bilancio di un anno di scuola, nulla d più, ma questo lo di capisce dopo..
Sono nonna e il mio nipotino ha iniziato oggi gli esami per la licenza media, in casa eravamo tutti agitati, lui è l'unico nipotino e quindi il primo della nuova generazione che si sottopone alla "tortura". In verità il mio cuore era accanto a mio figlio, che era in trepidazione per il suo... e così la catena va avanti.
Essere nonni  è anche questo, non si è più in prima linea come quando i figli erano piccoli, ma le ansie sono moltiplicate per due.
In ogni modo Emanuele ha fatto bene il tema, dovrebbe essere andato tutto alla grande.
Vedremo domani..

sabato 8 giugno 2013

Quegli insegnanti violenti tradiscono noi genitori



Lettera di Biancamaria, mamma di una ragazza autistica

La realtà di una vita, invece, esposta ad accogliere scherno anziché dolcezza e amore.Sono entrate anche a casa mia le immagini del telegiornale sulla scuola di Vicenza, dove alcune insegnanti, tradendo la loro missione di educatrici, maltrattavano un ragazzo «speciale», con gesti inaccettabili.Non conosco il suo nome, né la sua storia, ma io oggi mi sono sentita anche un po' sua madre. 
Certo è difficile confrontarsi quotidianamente con l'autismo, ne sono consapevole, proprio per questo non si può tacere!Il muro delle emozioni che circonda questi ragazzi, deve essere abbattuto ogni giorno mattone dopo mattone, con la sola forza straordinaria che viene generata dall'amore. Distruggiamo ogni giorno i gradini dell'indifferenza con la caparbietà di genitori indomiti, prefissando traguardi da raggiungere che per altri figli neanche si porrebbero.Sono stata male pensando a lui, e ai suoi genitori che avevano affidato il proprio figlio alla massima Istituzione Educativa: la Scuola! Luogo sacro per l'apprendimento e la comprensione, «appendice» di famiglia e quindi di quotidianità. Io, mamma fortunata, ho cercato la mano di mia figlia e l'ho abbracciata dicendole che ci sarò e che vigilerò per lei, come ho fatto fin'ora, e allora, anche queste mie parole scritte, vogliono significare cura e attenzione verso chi ha maggiore bisogno.A voi Insegnanti di quel ragazzo mi rivolgo; non nascondete la vostra incapacità ad amare e a donare con le solite frasi di convenienza, «assenza di motivazioni, periodo di crisi, momento di sconforto...».Siete dei traditori, avete tradito il vostro mandato educativo e formativo, e la fiducia di un ragazzo che a voi era stato affidato. Noi siamo abituati ad «entrare nelle scarpe» dei nostri ragazzi, e sappiamo quanto bene si può fare loro con una carezza o con un bacio, a voi spero sia concesso il tempo di riflettere su questo.

venerdì 7 giugno 2013

LA CIA CI SPIA


L’agenzia per la sicurezza nazionale (NSA) e l’FBI possono controllare direttamente i server di 9 società internet Usa, estraendo video, audio e foto che consentano di seguire i movimenti delle persone e i loro contatti. A rivelarlo è il Washington Post parlando del programma Prism, nato nel 2007, che sarebbe tra le fonti primarie della NSA. Le società sono Microsoft, Yahoo!, Google, Facebook, PalTalk, Aol, Skype, Youtube e Apple.
Non avevo dubbi e mi meraviglia che alcuni ora siano esterrefatti da questa rivelazione. Da sempre la Cina, Russia e altre nazioni più attente a non farsi controllare dagli USA hanno fatto i loro motori di ricerca, i loro Social Network e addirittura i loro sistemi operativi per i computer.
Lasciare la comunicazione in mano alle grandi aziende americane significa essere colonizzati e controllati in un settore strategico come le comunicazioni e le informazioni. Non a caso i cinesi tentano, quando gli riesce, di acquistare pezzi di aziende di telefonia e comunicazioni (ad esempio con il tentativo, in questi giorni, da parte di H3G di acquistare Telecom Italia).
Le comunicazioni sono strategiche e possono essere utili in attività di spionaggio di aziende estere per favorire quelle del paese che detiene il controllo delle informazioni.
Siamo una colonia, non dobbiamo mai dimenticarcelo… e poi noi abbiamo l’innovativo digitale terrestre con cui vedere Udinese-Milan, chi ci ammazza :D

Started by Riccardo Scandellari, New Media Specialist @ NetPropaganda s.r.l.

mercoledì 29 maggio 2013

ELEZIONI AMMINISTRATIVE: GRILLO PERDE LE STELLE




Era prevedibile, Grillo ha sbagliato tutte le mosse dopo le politiche dello scorso febbraio e soprattutto ha continuato anche a proporre i suoi comizi urlati, tutti uguali, pieni di insulti per tutti, politici e istituzioni, ma senza vere novità e alla fine ha deluso il suo elettorato che, per la maggior parte, è tornato a casa, ovvero dal PD.

Non saranno i Cinque Stelle a salvare la Repubblica, questo è certo, forse non la salveranno nemmeno i soliti partiti, ma chi aveva riposto nei Grillini una speranza di cambiamento ha constatato ora che si, il cambiamento c'è stato, nel senso che i nuovi eletti si sono adeguati o si stanno adeguando ai riti della vecchia politica.

Anche questo era scontato, era solo questione di tempo, ma in molti hanno voluto provare a dare un voto che si sperava essere foriero di novità, abbiamo visto che non è stato così.

La verità è che non esistono santoni che possano portarci fuori dalla melma e, per assurdo, il nuovo governo Letta è l'unico che potrebbe fare davvero qualche cosa per il Paese: ha una solida maggioranza e l'opposizione non esiste. 

Alla fine di questo esperimento uscirà una quadro politico e istituzionale completamente diverso e solo allora la politica italiana potrà davvero cambiare. 

MVG

lunedì 27 maggio 2013

SCUOLE PARIFICATE, BALUARDO DI LIBERTA' EDUCATIVA


LE SCUOLE PARIFICATE CONTRIBUISCONO ALLA QUALITA' DEL SISTEMA SCOLASTICO NAZIONALE.

Questo è uno strano Paese, chi si batte per tutelare le libertà e i diritti degli individui impone repentini stop alle libertà già acquisite da altri: genitori ragazzi che hanno scelto la scuola parificate. La nostra costituzione contempa la libertà di istruzione, ovvero la possibilità per ogni genitore di scegliere la scuola che possa essere confacente con il suo modo di pensare, nel contempo promuove la scuola pubblica affinchè tutti i ragazzi debbano e possano studiare. Una cosa però non esclude l'altra, anzi la completa. Lo Stato dunque, nell'ambito del diritto allo studio di tutti i cittadini, provvede al sovvenzionamento di scuole private parificate che abbiano i requisiti richiesti e svolgano dunque una funzione educativa.
Apparentemente il problema sembra non esistere, ma invece esiste eccome ed è sostanzialmente di natura ideologica. La sinistra, o meglio una certa sinistra ha fatto guerra alle scuole private da sempre usado anche medoti poco ortodossi: ricordo che ai ragazzi veniva negato il fondo del diritto allo studio (che è procapite) se frequentavano una scuola privata, c'è voluto un pronunciamento giuridico perchè si ristabilisse il diritto di uguaglianza di tutti gli alunni.
Ora domandiamoci se lo Stato sia in grado di garantire ad ogni famigliae di poter scegliere la scuola che ritenga adatta ai propri ragazzi da ogni punto di vista? Direi di no, direi che lo Stato non è in grado di farlo. Diciamo allora che spesso le scuole parificate svolgo anche una funzione di supplenza la dove lo Stato non arriva a fornire un servizio richiesto. E poniamoci anche un altro quesito non meno importante, come vengono usate le risorse nelle scuole pubbliche e in quelle private, forse avremo delle sorpresa..
grafico comparatico scuola pubblica e privata
Non mi sembra che ci sia molto da discutere... lo stesso principio applicato alle scuole vale per le case di cure private e convenzionate, ci sogneremmo mai di togliere loro le sovvenzioni regionali? Tutte insieme, strutture pubbliche e private garantiscono un servizio di eccellenza nella nostra regione. Lo stesso vale per la scuola, e il ragionamento non fa una grinza.
Manuela Valletti

domenica 26 maggio 2013

IL TERRORISMO MORDE ANCORA MA HA CAMBIATO FACCIA


siamo sicuri che a Milano e a Roma non si sia trattato di terrorismo?


Davanti alla tragica sequenza di violenza incredibile e raccapricciante a cui abbiamo assistito in questo mese di maggio, dobbiamo cominciare a prendere atto che il terrorismo ha cambiato il suo modo di essere in Europa, si presenta in altra forma ma con lo stesso scopo, quello di terrorizzare le città. 
Non vogliamo certo anticipare sentenze, ma attendiamo con una certa inquietudine gli esiti delle indagini sui fatti di Milano (il picconatore) e di Roma (lo sparatore davanti a Palazzo Chigi), non sarà per caso che facciano parte della stessa catena di terrore che comprende il soldato di londra addirittura fatto a pezzi e il militare di Parigi accoltellato alla gola? 
In questi casi è meglio non dare nulla per scontato, ma quello che è certo è che il picconatore di Milano non è certamente pazzo e lo sparatore di Roma nasconde molte cose e siamo sempre dell'idea che nulla accada per caso.
Se la virata del terrorismo islamico fosse questa si avvererebbe la "profezia" di Oriana Fallaci, che in tempi non sospetti per l'Europa, sentenziò in uno dei suoi libri che nessuno di noi sarebbe stato più sicuro nella propria città e nella propria casa.
Gli islamici sono tra noi, molti di loro sono persone a modo, altre sono cellule dormienti di Al-Quaida, pronte a destarsi ad un preciso imput e a colpire indiscriminatamente, anche singole persone.. Dove siano queste cellule nessuno lo sa, si confondono con i loro connazionali che vivono in tutta Europa e questa è la loro forza. Se la nuova strategia terroristica fosse quella messa in atto con certezza a Londa e a Parigi e forse anche a Mlano e a Roma, non ci sarebbe più pace per nessuno.
Questo è un ulteriore problema legato all'immigrazione e dovrebbe allertare i nostri politici ed evitare che compiano scelte scellerate a discapito degli italiani. 
Mvg


giovedì 23 maggio 2013

INTEGRAZIONE... MA PER CHI?


Riporto il mio articolo apparso oggi su Milanometropoli.com

Cominciamo a mettere un punto fermo: sono gli immigrati a doversi integrare e non i cittadini italiani , e lo devono fare conoscendo la nostra cultura, le nostre tradizioni, la storia delle città in cui vivono e rispettando tutto questo.
Il problema non è solo italiano ma in Italia sembra che si sia presa la questione sottogamba fin dall'inizio e i risultati drammatici si vedono ora.
Con il rispetto che dobbiamo agli immigrati quali persone non possiamo non notare che tanti fatti di sangue nelle nostre città li vedono tristemente protagonisti. 
Gli accadimenti di Milano, che dimostrano una violenza inaudita, e quelli di ieri di Londra che sono a dir poco raccapriccianti, devono far allertare le istituzioni sul problema della sicurezza e sulla necessità di bloccare l'immigrazione clandestina fino a quando saranno state concordate con il resto dell'Europa leggi idonee a controllare il fenomeno. La Danimarca nei giorni scorsi ha chiuso le frontiere e l'Italia dovrebbe seguirne l'esempio. 

Purtroppo la nomina a Ministro dell'Integrazione di Cecile Kyenge non ha aiutato, il neo ministro è partita lancia in resta, dichiarando di voler arrivare ad abolire il reato di immigrazione clandestina. A parole saremmo tutti caritatevoli ma quando si governa bisogna pesare bene ciò che si dichiara e il momento per una scelta del genere non è certamente questo per via della situazione economica molto grave in cui versa il paese e la mancanza di lavoro per gli stessi italiani.

E' giunto il momento di analizzare bene il fenomeno dell'immigrazione a livello Europeo e di elaborare insieme una legge che tuteli le identità delle popolazioni dei vari Stati e nello stesso tempo elabori un programma serio di integrazione per gli immigrati.

In questo momento in Italia, e a Milano, in particolar modo, si ha la netta impressione che ad integrarsi debbano essere gli italiani, che si ritrovano in balia di bande di immigrati non proprio pacifici.

MVG 

sabato 18 maggio 2013

Storia di una "Comunità Virtuale"

L'anno era il 1999 e la rete era ben lontana dall'essere usata come lo è ora. Due webmasters girovagando sul web, scoprirono una directory che proponeva ai visitatori e agli abitanti della più bella città del mondo, in modo molto schematico, tutto quello che avrebbero trovato in rete di New York. Certo Milano non era la Grande Mela, ma i due webmaster non rinunciarono a realizzare lo stesso identico progetto per la loro città.
Accadde così che in brevissimo tempo nacque a Milano una Comunità Virtuale che, ben lungi dall'essere una sola elencazione di siti web, si proponeva come punto di riferimento per i milanesi ai quali offriva tutto di tutto.
Accanto alle attività commerciali di Milano, si potevano trovare l'elenco delle Chiese, degli Ospedali, delle Farmacie, dei servizi Comunali e poi tanti approfondimenti, come ad esempio la storia della città, le sue tradizioni, il dialetto e perfino le cose strane e particolari che rendono Milano, una città unica.
Nel giro di qualche mese il sito ebbe un grande successo e molti contributi..inserire il proprio sito nella Comunità Virtuale era a costo zero.
Sono passati ben 13 anni e la Comunità Virtuale è ancora on line,  si è arricchita di molte novità, di annunci gratuiti, di eventi particolari e di segnalazioni di ogni genere, in modo che i milanesi possano trovare tutto e sentirsi parte di una grande mondo tutto loro.Ovviamente inserire un sito in Comunità è ancora gratuito!
MVG

venerdì 17 maggio 2013

Dedicato a Milano, la mia città


Oggi piove e non è certo una novità, ma sono abituata a vedere il lato positivo delle cose e allora spero che tutta quest'acqua che cade sulla città possa lavar via le brutture che ha vissuto in quest'ultima settimana.
Il mio non è il solito lamento sul traffico caotico e sullo stress che la città porta con se, io sono veramente dispiaciuta e preoccupata per la qualità della vita che a Milano è in caduta libera sia in centro che in periferia.
Non ce l'ho con gli immigrati, molti di loro sono bravissime persone che si sono integrate con i milanesi e condividono con loro un carattere riservato e laborioso, ce l'ho e molto con chi ha lasciato che in questa città arrivassero delinquenti con il foglio di via in tasca, ma che via non sono andati... e non parlo solo dell'assassino picconatore, ma dei molti che delinquono in città, in centro e in periferia, di quelli che scippano, violentano, accoltellano, rubano; forse non sono i più, ma ci sono eccome e spesso sono stati anche segnalati alla polizia dai cittadini inermi.
Il degrado parte da questo, interi quartieri hanno cambiato volto e sono diventati piccole China Town (mi riferisco ad esempio alla zona di Piazza Prealpi), accanto ai cinesi ci sono insediamenti di africani fuori controllo che spadroneggiano mettendo assolutamente in minoranza i cittadini italiani. Ovviamente questa non è integrazione, qui si sono lasciati creare dei ghetti che sono poi difficili da controllare. 
E il Sindaco Pisapia che cosa dice di tutto questo? Appena insediato ha provveduto ad allontanare i militari che presidiavano le zone più a rischio della città, ora, dopo le accese proteste dei cittadini davanti agli immumerevoli abusi e fatti di sangue, ha piegato la testa e ha accettato il ritorno dei presidi militari per consentire alle pattuglie della PS di girare per la città e garantire maggior sicurezza. Meglio tardi che mai... Il nostro sindaco è un campione di buonismo ma ovviamente sempre a discapito dei cittadini milanesi, ha infatti stanziato dalle casse comunali 3 milioni di euro a favore dei Rom per la loro integrazione, senza ricordare che i Rom non vogliono assolutamente integrarsi, ma questo a Sinistra e Ecologia piace tanto, tantissimo. Sono caritatevoli con i soldi degli altri. 
Ma ritorniamo a Milano, una città che ora dice basta ai soprusi e che richiede maglie più stretta per i controlli sugli immigrati. Forse la legge è di difficile applicazione o forse le forze di polizia non sono adeguatamente strutturate e non hanno fondi a sufficienza, se è così vediamo di porvi rimedio, riguardiamo la legge e dotiamo le forze dell'ordine di tutti gli strumenti necessari per attuarla. 
Non mi è piaciuto sentire il programma del Ministro all'Integrazione che propone di eliminare il reato di immigrazione clandestina. E non mi è piatiuto semplicemente perchè il nostro è uno Stato Sovrano e non è terra di nessuno. Qui ci sono delle leggi che tutelano (o dovrebbero tutelare) il popolo italiano. Ci si rifà sempre alla legislazione Europea, bene.. in nessun paese europeo è stata tolto questo reato e solo in Francia è possibile che i bimbi di immigrati nati li abbiano la cittadinanza francese, ma la Francia ha altri rapporti con l'immigrazione per via dei suoi territori. 
Il problema si porrà anche qui, ma anche per questo regoliamoci come l'Unione Europea, senza fare strappi in avanti che non siamo pronti a fare.
Qui occorre prima di tutto che gli italiani riacquistino la propra identità culturale e religiosa per essere poi pronti ad accogliere gli altri. Il nostro paese è stato troppo ferito, i nostri cittadini hanno mal digerito e a ragione, le diseguaglianze di comportamento delle istituzioni nei confronti dei migranti ai quali sono stati elargiti privilegi (la pensione, la casa gratis... ecc), che stridono con i principi di equità e giustizia in presenza di immigrati regolari che devono comunque sempre attenersi alle leggi italiane.
Da Milano sono sempre partite grandi innovazioni in tutti i campi, nel 2015 avremo l'Expo Mondiale, noi non possiamo presentarci come una città in ginocchio, e gli immigrati irregolari fanno parte del problema.
da Milanometropoli.com - Manuela Valletti Ghezzi

martedì 14 maggio 2013

Kabobo ha fatto una strage


Morto anche Ermanno Masini il pensionato di 64 anni picconato dal ghanese Kabobo, ora le vittime sono tre.

E lui, Kabobo, fa lo gnorri, non risponde alle domande degli inquirenti, non conosce la lingua dice solo che ha sentito "le voci". Che cosa devono aspettarsi ora i parenti delle vittime e gli italiani tutti che sono in balia di questa situazione fuori controllo? Di regola tutti dovrebbero averere giustizia, un omicida deve andare in galera e deve restarci per tutta la sua vita. Ma forse non sarà così perchè in Italia gli immigrati sono intoccabili per via di un certo buonismo dei PM e della sinistra che procura loro anche avvocati a costo zero. In questo clima rovente il ministro per l'integrazione propone la cittadinanza automatica per i bambini di immigrati nati in Italia e la presidente della Camera Laura Boldrini, rilascia interviste dove afferma "....se è stato lui.. pagherà". Non si ha nemmeno il coraggio della verita? Come se è stato lui? E' stato lui eccome! E' il momento di dire civilmente BASTA, gli italiani devono riconquistare la loro identità, bisogna imporre a chi viene nel nostro paese di avere le carte in regola, di conoscere la lingua, di rispettare le nostre tradizioni, se vogliono diventare italiani è questo quello che devono fare. L'integrazione non viene fatta per decreto, è un processo lungo e non privo di difficoltà, ma occorre partire con il piede giusto e far rispettare le leggi esistenti. L'omicida di Milano Kabobo doveva già essere stato rimpatriato, era un violento già condannato e istradato, ma era ancora qui.

lunedì 13 maggio 2013

MILANO: BELLA E INVIVIBILE


Milano: ecco il ghanese che con il piccone in spalla si avvia a fare una strage.

Sono nata e vivo a Milano, pago le tasse, sono una cittadina rispettosa dei miei concittadini e della mia città che amo moltissimo. Ultimamente Milano è preda di un degrado "umano" senza precedenti. Non abito in centro, ma il mio quartiere e la mia zona non sono comunque una periferia problematica, o forse non lo erano e ora lo sono. La decadenza dei costumi fatta di prostituzione, di extracomunitari che chiedono denaro o vendono le loro cianfrusaglie, lo sporco sui marciapiedi e la paura, paura vera, di uscire la sera per portare fuori i cani per via degli scippi e delle violenze che sono all'ordine del giorno rendono la mia vita e quella di molti altri milanesi, molto molto sgradevole.

Il fatto di sangue di ieri è solo l'ultimo in ordine di tempo di una serie infinita di violenze. E questa sarebbe la città che con il prossimo EXPO dovrebbe diventare la capitale d'Europa? No non ci siamo.


Mi rivolgo al Sindaco di Milano e lo invito a ridurre la sua benevolenza verso i ROM, ai quali vengono destinati ingenti somme di denaro pubblico per favorirne l'integrazione, togliendo fondi al potenziamento del corpo dei vigili urbani, e ad occuparsi maggiormente dei cittadini che a Milano pagano le tasse e pretendono una città vivibile. Leggo che per i morti di ieri il Sindaco propone un minuto di silenzio. No non si può cavarsela così, non questa volta. 

Molti amici si sono rassegnati, io non mi rassegno, anch'io ho subito almeno sei furti in appartamento, ora ho messo le grate su tutte le finestre. Questa non è comunque la maniera di far vivere le persone. 

Chi ci governa a tutti i livelli, ma maggiormente il Sindaco di Milano Pisapia, ha il dovere di garantire ai cittadini la sicurezza con scelte che la favoriscano. Se, come nel nel mio caso, la maggior parte dei i furti in appartamento sono fatti dagli zingari, gente che NON VUOLE essere integrata, è ovvio che ci si deve mettere un freno. 

Se gli extracomunitari delinquono vanno rimandati a casa immediatamente senza riempire le nostre carceri e, meglio ancora, non vanno accolti indiscriminatamente,

Non mi sembra ci voglia tantissimo, solo buonsenso e rispetto per i cittadini.

giovedì 9 maggio 2013

UN UOMO LASCIATO SOLO

Oggi si ricorda l'omicidio di Aldo Moro, trentacinque anni fa il suo cadavere venne ritrovato su una R4 parcheggiata a pochi metri dai palazzi del potere: il corpo avvolto in una coperta venne mostrato in diretta a milioni di telespettatori. Moro era rannicchiato su se stesso, le gambe spezzate per consentirgli di entrare nel bagagliaio della vettura, magrissimo e con la barba incolta,  assolutamente indifeso come indifesi sono i bambini quando si fa loro del male, il suo corpo era stato crivellato di colpi, La lunga prigionia lo aveva reso fragile, su quel volto quasi irriconoscibile, non vi era più nulla dello statista rapito qualche mese prima dalle Brigate Rosse.
Sul suo caso i politici dell'epoca avevano dimostrato tutta la loro inadeguatezza, una classe politica intera protesa all'autoconservazione aveva deciso di andare avanti anche senza di lui, personaggio scomodo. Dietro la frase  "Non tratteremo mai con le BR" si nascondeva tutta la loro ipocrisia, solo il PSI di Craxi sosteneva la necessità di salvare la vita a Moro e di farlo a qualsiasi costo, ma rimase inascoltato. 



In verità erano in molti a contrastare Moro e la sua politica protesa al compromesso storico con il PCI di Berlinger, tanto è vero che l'incontro problematico fra PCI e DC spingerà l'estrema sinistra a boicottare il PCI e porterà i terroristi delle Brigate Rosse a rapire (e in seguito a uccidere) Aldo Moro proprio nel giorno del primo dibattito sulla fiducia al nuovo governo Andreotti IV (16 marzo 1978).

Quindi Moro venne lasciato nelle mani delle BR che, dopo averlo interrogato per giorni e giorni durante i quali egli scrisse svariate lettere alla famiglia e ai dirigenti del suo partito, decisero di togliergli la vita e di farne trovare il corpo con questa drammatica telefonata


Ecco due delle lettere di Aldo Moro, si disquisì molto sulla loro veridicità, alla fine furono riconosciute come scritte di suo pugno:

A Zaccagnini  segretario della DC -  24 aprile 1978, aveva scritto:  

“Non creda la Dc di aver chiuso il suo problema, liquidando Moro. Io ci sarò ancora come un punto irrinunciabile di contestazione e di alternativa, per impedire che nella DC si faccia quello che se ne fa oggi. Per questa ragione, per un’evidente incompatibilità, chiedo che ai miei funerali non partecipino né Autorità dello Stato né uomini di partito. Chiedo di essere seguito dai pochi che mi hanno veramente voluto bene e sono degni perciò di accompagnarmi con la loro preghiera e con il loro amore”

 Alla famiglia  

“Per il futuro, c’è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande di ricordi apparentemente insignificanti, in realtà preziosi. Uniti nel ricordo, vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi”. E rivolgendosi alla moglie scrive: “bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani”. Queste le ultime parole struggenti: “vorrei capire con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo, se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio sentimi sempre con te e tienimi stretto”


 A distanza di tanti anni, possiamo assolutamente dire che Aldo Moro fu lasciato solo, fu sacrificato ad una ragion di stato che oggi dimostra tutti i suoi limiti. I protagonisti di quell'epoca se ne sono andati, l'ultimo di loro, Giulio Andreotti è morto solo pochi giorni or sono. Questa classe politica  ci ha lasciato uno Stato migliore? Tangentopoli fu un bene per la Repubblica ? 
Interrogativi importanti a cui occorrerà rispondere con onestà intellettuale,  prima o poi...

venerdì 3 maggio 2013

AMICI e "AMICI"






Quante volte nella vita pensiamo di avere accanto amici fidati e poi ci accorgiamo tragicamente che non è cosi? Di solito questa amara scoperta la facciamo proprio nei momenti meno adatti, magari quando avremmo più bisogno di una mano o di una pacca sulla spalla. Gli "amici" che fuggono all'insorgenza di un qualsiasi problema che ci riguardi sono indubbiamente persone egoiste, ma altrettanto indubbiamente non sono amici.
Spesso la delusione è grande, tanto grande da mettere in discussione il nostro modo di rapportarci con gli altri, cominciamo a pensare che forse abbiamo sbagliato qualche cosa, forse avremmo fatto "all'amico" qualche torto senza neppure rendercene conto, ma non è così, dobbiamo proprio convincerci che il mondo è pieno di opportunisti e che noi siamo sfortunatamente incappati in uno di loro.

cani amici fedeli

Chi invece non ci tradirà mai? Chi quando ci sentiamo tristi avverte la nostra tristezza e si accoccola accanto a noi? Chi quando abbiamo gli occhi umidi ci riempie il visto di leccate?
Si è proprio lui, il nostro cane. E il nostro amico a quattro zampe non chiede nulla se non una carezza ed un po' di pappa, è felice di passeggiare con noi e si rallegra quando siamo allegri, ci segue ovunque e dorme vicino a noi quando dormiamo.E allora non vi pare che la differenza tra amici veri e "amici" sia evidentissima? Se siete rimasti scottati da tante persone, ricordate che il cane di casa non lo farà mai.
Non vi sto invitando ad eliminare i vostri amici umani, ma a sceglierli in base a dei criteri più rigidi si!
Facciamo una cosa, perchè non li sottoponete al giudizio del vostro cane? State tranquilli che lui non sbaglia!

lunedì 29 aprile 2013

C'E' IL GOVERNO, MA FUORI SI SPARA


Ieri il Governo Letta ha giurato e oggi si presenterà alle camere per la fiducia del Parlamento.
Durante il giuramento dei Ministri, un disperato scaricava il caricatore della sua pistola su due carabinieri e ne feriva uno in modo molto grave. Un gesto sconsiderato che mette in evidenza lo stato di disagio economico che serpeggia nel Paese ma anche l'esasperazione che fomenta questo disagio.
Ignorare l'una e l'altra cosa sarebbe un grave errore, se è vero che la povertà e la mancanza di lavoro mordono molti italiani è anche vero che i toni usati nella recente campagna elettorale e anche nei giorni immediatamente precedenti l'elezione del Presidente della Repubblica  e la nascita del Governo Letta, hanno esasperato il clima del Paese.
Non sono entusiasta per questo Governo , ma spero che faccia bene, che risolva i pasticci creati dal Governo Monti, insomma, che faccia ripartire l'Italia.
Per arrivare a questo occorre la pace sociale, occorre che  tutti si diano una calmata: il Governo lavori sodo, l'opposizione svolga il suo importante ruolo democratico nel Parlamento e non in piazza sventolando ipotetici colpi di stato che non esistono e la stampa tutta informi e non rinfocoli continuamente le polemiche. E' sufficiente guardare i vari talk show politici per constatare il ruolo negativo che esercitano sull'opinione pubblica,  tanto da diventare spesso veri e propri strumenti di odio politico e non solo. 
Quindi mi sento di fare un appello a tutti, si finisca di essere distruttivi, basta con l'odio strisciante, basta con i linciaggi morali di questo o quel personaggio,  gli Italiani hanno tanti problemi veri e non hanno bisogno di assumersi anche quelli degli altri,  la stampa ha il compito di informare,  lo faccia con equilibrio e correttezza, si accerti che  il Governo lavori e lo pungoli in questo senso. Ora abbassare i toni diventa quasi un obbligo, proviamoci.
Manuela Valletti

domenica 28 aprile 2013

ABBIAMO IL GOVERNO E ORA AVANTI TUTTA!




Il Governo Letta ha presentato ieri  la sua squadra e oggi alle 11,30 giurerà nelle mani del Presidente della Repubblica. Ho tirato un sospiro di sollievo quando ho letto i nomi dei ministri: nessuno dei soliti noti, niente D'Alema, niente Amato niente ministri che per anni hanno manovrato le leve del potere, Questi ministri sono nuovi, molti di loro sono donne, sono abbastanza giovani ed è giusto che abbiano la possibilità di dimostrare quanto valgono.
Ho fiducia in queste persone, credo che proprio perchè nuovi e giovani avranno l'entusiasmo del fare e si cimenteranno con coraggio e onestà nel loro dicastero.
Con buona pace di chi vive di ideologie e di odio, l' Italia ha ora  un governo politico ma non estremista, vogliamo dire un governo democirstiano? Si,  ma ricordiamoci anche che la Democrazia Cristiana ha portato l'Italia al miracolo economico dopo la II guerra mondiale, speriamo che anche  il Governo Letta  ci trascini fuori dalla crisi attuale, questo è l'augurio che faccio a Gianni Letta e ai suoi ministri e, se permettete, anche a noi italiani.