sabato 27 aprile 2013

LETTA E IL GOVERNO CHE VERRA'

Enrico Letta è in dirittura di arrivo, forse oggi scioglierà la riserva e poi si procederà al giuramento suo e dei ministri, forse già lunedì il nuovo esecutivo andrà alle Camere per la fiducia.
I partiti direttamente coinvolti in questo nuovo e attesissimo governo sembra abbiano trovato un accordo onorevole in nome del bene del bene del Paese.
Certo questo scandalizza chi vive di ideologia sia a sinistra che a destra, solo che a sinistra l'ideologia ha un solo nome e lo ha da vent'anni, quello di Silvio Berlusconi.
Il premio Nobel Dario Fo ieri si è esibito in un attacco meschino e inqualificabile a Renato Brunetta dimostrando chi dei due è veramente piccolo.
Una buona parte del PD si scandalizza per l'accordo con il PDL e non pensa che gli scandalizzati siamo noi cittadini se a 60 giorni dalla elezioni proprio loro non sono riusciti a fare un governo.
Gianni Letta ha avuto coraggio, si è messo in gioco con generosità e lo stesso hanno fatto Berlusconi e Monti e se loro sono il vecchio, io dico benvenga!
Chi ha invece grida ai quattro venti di volere il nuovo in particolare Grillo e la sua band non potrà non notare che la sola cosa che questi sanno fare è protestare, non accettano di "spocarsi le mani" solo e unicamente per assistere al crollo dei vecchi partiti. Questa volta però hanno sbagliato i calcoli, il nuovo governo andrà lontano e farà quello che all'Italia serve, saranno loro a diventare una delle solite vetuste opposizioni che non propongono nulla di costruttivo e, con buona pace dei loro estimatori, piano piano spariranno.

venerdì 26 aprile 2013

25 aprile 2013 - Ferdinando Valletti


25 aprile 2013 - Ferdinando Valletti

pubblicato da tonyface  che ringrazio di cuore!



Ogni anno questo blog FESTEGGIA il 25 APRILE.
Quest'anno ALBERTO GALLETTI ci regala una preziosa, interessantissima e stupenda testimonianza di LOTTA legata al CALCIO.

Ho trovato questa storia mentre scartabellavo sul web in cerca di materiale pallonaro sui mezzi di informazione britannici.
Come sapete sono allergico alla politica, a tutte le sue fottutissime imposizioni e naturalmente anche alla tirannide.
La dedico a voi càsula nella ricorrenza del 25 aprile.


Ferdinando Valletti nacque a Verona il 5 aprile 1921. Giocò per l’ Hellas Verona e il Seregno in Serie B prima di essere acquistato dalMilan con cui giocò nelle stagioni 1942/43 e 1943/44.
Centrocampista difensivo, giocò coi rossoneri insieme al grande Meazza, dati i tempi, lo stipendio del Milan non bastava , trovò così impiego all’Alfa Romeo come operaio.
Venne arrestato e deportato per aver aderito allo sciopero del marzo 1944, prima a Mauthausen e poi a Gusen, dove finì nella famigerata ‘squadra del cemento’ uno spietato reparto di lavori forzati per costruzioni di gallerie in cui si moriva di stenti A causa delle condizioni disumane e gli immani carichi di lavoro, aveva solo 22 anni e sparì da Milano lasciando la moglie in attesa di un figlio che non immaginava nemmeno l’esistenza dei lager e non sapeva dove fosse finito.

La sua dimestichezza col pallone venne notata nel campo di concentramento e una guardia gli chiese un giorno se sapesse giocare a foot-ball, ‘si’ - rispose Valletti-, ‘sono un giocatore del Milan’. La guardia per niente commossa gli concesse un provino, ‘se ci accorgiamo che hai mentito ti fuciliamo sul posto’ fu la risposta.
Valletti sostenne il provino, quasi privo di forze date le condizione disumane in cui viveva all’interno del campo, ma riuscì a convincere gli osservatori con una prestazione di grande sacrificio e venne così inserito in una squadra formata da guardie delle SS di stanza nel campo del lager.
Grazie a questa nuova posizione ottenne un posto di lavoro nelle cucine e soprattutto accesso al cibo e un occhio di riguardo da parte delle autorità.

Fece tutto ciò che fu nelle sue possibilità per aiutare altri prigionieri, procurando loro cibo di nascosto, salvò molte vite umane, tra cui quella del pittore Aldo Carpi che lo citò nel suo tristissimo ‘Diario di Gusen’.

Venne liberato il 5 maggio 1945 dalle truppe alleate e fece ritorno a Milano, nonostante la condizione di ‘privilegio’ pesava 35 chili, il suo peso forma al Milan era di 70kg, ritrovò la moglie e una figlia di dieci mesi.
Smise di giocare e tornò all’Alfa Romeo dove divenne dirigente e rimase fino al ritiro e alla pensione nel 1978. Fu insignito dell’ Ambrogino d’oro nel 1976 e della Stella al Merito del Lavoro nel 1979.
Morì nel 2007 a 86 anni, malato di Alzahimer.

NELLE FOTOUna formazione del Milan nel periodo bellico, F.Valletti è il quarto in piedi da destra, il terzo accosciato da sinistra è Meazza

F. Valletti (con la valigetta in mano) fotografato nell’immediato dopoguerra col capitano del Milan Giuseppe Antonini, il primo in piedi a sinistra è il grande Gunnar Nordahl 

martedì 23 aprile 2013

Lo schiaffo del Presidente

Ieri Giorgio Napolitano ha giurato la fedeltà alla Nazione e ha rivolto dalle Camere il suo discorso agli Italiani e ai politici presenti in aula.
Un discorso straordinario che ha sferzato i partiti accusandoli di sordità, incapacità, irresponsabilità e continue autoassoluzioni, ha rivolto le sue accuse a tutti, ma in special modo a PD e Grillini, invitandoli a non contrapporre la piazza alle istituzioni, visto che anche loro sono in parlamento. Un discorso storico, soprattutto se si considera che il Presidente alla bella età di 88 anni, si è dimostrato lucidissimo e con un amore per le istituzioni straordinario.
Ha invitato i partiti a formare immediatamente un governo di collaborazione nazionale perchè il Paese ne ha estremo bisogno, pena lo scioglimento immediato del Parlamento. Avranno capito i partiti, avranno compreso che le loro beghe interne non vanno scaricate sulle istituzioni? Speriamo.
Napolitano si è commosso e ha commosso il popolo italiano, onorato di avere un Presidente di altissimo valore come lui e una persona in cui credere, e in questo periodo non è poco!

sabato 20 aprile 2013

Il Presidente impossibile




Grillo e il suo movimento cinque stelle giocano sporco.
Il progetto di Grillo è quello di mandare a casa tutti, quindi se il Pd, o quello che resta del Pd, dovesse cadere nella trappola del voto a Rodotà, il governo non nascerà mai, 
Dopo la caduta rovinosa e indecorosa di Romano Prodi, (auspicata, per la verità, da tutto il Paese), il PD ha un unico modo per ostacolare Grillo che è il suo competitor elettorale, ed è una elezione presidenziale condivisa con il centro destra e i montiani, che consenta al partito di dare un governo al Paese e di ricomporsi prima del voto. 
Mi pare che la Cancellieri potrebbe essere una buona base di discussione e una buona candidatura. Auguriamoci che pur in fase di decomposizione, il PD non perda anche la dignità. 

mercoledì 17 aprile 2013

BOSTON, su la testa!


Due bombe sono esplose alla maratona di Boston, proprio vicino al traguardo e hanno trasformato una festa in una scena di  cruenta di distruzione.
Tre morti e centinai di feriti sono il bilancio di queste esplosioni e tutto ciò ha fatto ripiombare l'America in un film purtroppo già visto, quello dell'attacco terroristico.
La patetica storia del piccolo Martin di 8 anni, morto mentre correva incontro al papà e le molte altre vicende strazianti delle persone a cui hanno dovuto amputare gli arti contribuiscono ad alimentare una paura che dalla strage dell'11 settembre non si è mai veramente superata.
Chi sono gli attentatori di Boston? Non si sa, Si sa che hanno usato bombe rudimentali, addirittura pentole a pressione imbottite di chiodi e metallo, ma non si può, per il momento, collegare la strage a nessun gruppo terroristico, potrebbe addirittura trattarsi di terrorismo interno.
Boston è da sempre un simbolo  per gli Stati Uniti, la città più europea degli USA, l'emblema  del conservatorismo, forse è proprio questo che ha fatto scattare l'attacco.
Di una cosa occorre essere certi, Boston non  subirà supinamente e non si farà travolgere dalla paura. Io sono con Boston.

sabato 13 aprile 2013

A volte....





A volte cerchi pietre.

A volte cerchi farfalle.

A volte cerchi fiori.

A volte cerchi la verità.

Ma ricorda sempre: la bellezza sta nel cercare, non in ciò che riesci a trovare

martedì 9 aprile 2013

Margaret Thatcher : semplicemente straordinaria


Margaret Thatcher - nel 1975, 1985, 1987 e 2008


Margaret Thatcher se ne è andata ieri, molti di noi hanno conosciuto gli anni dei suoi governi e anche le pesanti contestazioni di era oggetto, ma hanno di certo apprezzato ed ammirato la sua fermezza e il suo coraggio, mi rendo conto però che sono molti quelli che non l'hanno "conosciuta" e allora tenterò di tracciarne un semplice ritratto.e 

Margaret Thatcher, nata nel 1925, è stata il più longevo primo ministro britannico in tempi moderni e la prima donna a guidare una grande democrazia occidentale. Ha vinto tre elezioni consecutive e ha trascorso un totale di 11 anni a Downing Street, da maggio 1979 a novembre 1990.
La società britannica è cambiata in modo drastico nel corso degli anni della Thatcher, l'industria pesante è stata chiusa ed è nata la nuova economia di libero mercato. La sua filosofia politica domina ancora oggi la politica britannica, ma i critici dicono che i cambiamenti che lei ha voluto hanno creato arrivati ​​ una società più divisa e la distruzione delle tradizionali comunità operaie.
Margaret Thatcher in collaborazione con il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, ha sperimentato una nuova forma di libero mercato conservatoristico, che da allora ha messo radici in tutto il mondo.Il suo sostegno per le riforme del presidente sovietico Gorbaciov ha probabilmente accelerato la fine della guerra fredda e la diffusione della democrazia nell'Europa dell' Est..
La più giovane di due figlie, Margaret Hilda Roberts è nata nel 1925 a Grantham, una piccola città nella parte orientale dell'Inghilterra. Suo padre, Alfred, possedeva un negozio di alimentari ed è stato coinvolto nella politica locale. Frequentò un liceo per sole ragazze, prima di studiare chimica all'università di Oxford. Ha poi studiato da avvocato, specializzato in tasse. Ha sposato il miliardario uomo d'affari Denis Thatcher e dal quale ha avuto due gemelli - Carol e Mark.
Lei doveva la sua passione per la politica al il padre di Alfred, che era nel consiglio locale a Grantham. A Oxford nel 1940 metà, è diventata il primo presidente donna dell'associazione conservatore dell'università.Nel 1959, all'età di 34 anni, è stata eletta deputato, per la sede di Finchley nord di Londra, in un'epoca in cui le donne in politica erano ancora una rarità.
Dopo che i Tories persero le elezioni del 1974, nel partito si tentò di elaborare un approccio diverso e a sopresa lei sconfisse il signor Heath nelle elezioni 1975 Quattro anni più tardi fu eletto primo ministro con una maggioranza di 43 Comuni.
Quali sono stati i momenti chiave dei suoi primi anni al potere?
La signora Thatcher era determinata a rilanciare l'economia in difficoltà della Gran Bretagna, ma la sua scelta della medicina - spremitura inflazione e giro di vite sulla spesa pubblica - portò a una flessione di gran lunga peggiore rispetto a quello che era stato previsto. La disoccupazione sali di sopra i tre milioni e molti colossi della Gran Bretagna i chiusero. Nel 1981 si crearono disordini interni. Il suo rifiuto di fare una inversione di marcia - come aveva fatto il suo predecessore Ted Heath - preva preludere la sconfitta alle prossime elezioni. La guerra delle Falkland - quando inviò una forza navale con il compito di riprendere il Sud Atlantico, isole invase da Argentina - e i guai dei Labour aiutarono la sua vittoria e la sua seconda elezione.
Margaret Thatcher è stata rieletta nel 1983 Ma il suo secondo mandato ha visto più tumulto - tra cui una delle controversie industriali più lunghe e più amare della storia britannica, lo sciopero dei minatori nel 1984. Nel mese di ottobre dello stesso anno, con lo sciopero ancora in corso, l'IRA ha tentòdi uccidere la signora Thatcher e il suo gabinetto bombardando il suo hotel durante la conferenza del partito conservatore a Brighton.L'economia del Paese migliorò verso la fine del suo secondo mandato con le riforme del libero mercato e la vendita dei beni dello Stato
La signora Thatcher tornò a Downing Stree per la terza volta con una maggioranza di 102 voti, diventando il primo ministro con il mandato più lungo in assoluto del 19 ° secolo. Il suo terzo mandato è stato caratterizzato da una linea sempre più difficile per l'Europa, e la continuazione delle riforme economiche con le privatizzazioni e la crescita della proprietà privata.
Come ha fatto la sua premiership giunta al termine?
In uno degli episodi più drammatici nella storia politica, Margaret Thatcher è stata espulsa dai suoi parlamentari stessi tre anni dopo la sua vittoria elettorale del 1987, tra la rabbia dell'opinione pubblica per un nuovo sistema fiscale per il governo locale, soprannominata la poll tax. Le dimissioni di un suo fedelissimo ministro degli Esteri Geoffrey Howe, oltre alla sua posizione sempre più scettica sull'Europa, determinarono la sua caduta. Non ha mai perso una elezione generale.
Le principali riforme della Thatcher e la sua eredità
Cercò di domare l'inflazione attraverso la politica economica monetarista, limitò il a potere sindacale, svendette i monopoli a titolarità nazionale, liberalizzò il mercato azionario e introdusse ill diritto-to-buy per gli inquilini comunali.
La Gran Bretagna sarebbe probabilmente uno stato molto diverso senza Margaret Thatcher. Le sue riforme coraggiose del libero mercato e la riduzione del potere del sindacato - che hanno causato tante controversie nel 1980 - sono ora accettati come saggezza convenzionale da tutti i principali partiti politici inglesi. L'asse della politica britannica si è spostato a destra grazie al suo governo. E ' una icona globale per le donne in politica e, con Ronald Reagan, una delle figure di spicco della destra politica.

domenica 7 aprile 2013

VALLETTI: FROM THE SAN SIRO TO GUSEN


VALLETTI: FROM THE SAN SIRO TO GUSEN


THE NAME FERDINANDO VALLETTI MIGHT NOT STAND OUT AMIDST THE ILLUSTRIOUS HISTORY OF AC MILAN, BUT HIS STORY IS ONE OF THE MOST INCREDIBLE. FROM THE SAN SIRO TO GUSEN, PAUL GRECH TELLS THE STORY OF A PLAYER WHO SURVIVED THE HORRORS OF MUSSOLINI'S ITALY.

Although inconsequential when compared to the horrors that were inflicted elsewhere, the Second World War robbed a whole generation of footballers of the finest years of their career.  Those who went to war as young men returned to find that they only had a few years left in their legs and yet they were the lucky ones.  Others either didn't return at all or else didn't have the strength to continue playing.
Unlike many, however, it was during the war that Ferdinando Valletti played the most important games of his life in a setting that was as distant from the stadia of the Serie A as possible. 
A defensive midfielder of some promise, he began playing for Hellas Verona, then in the Serie B, when just seventeen before moving to Milan to work as an engineer at the Alfa Romeo factory. 
There he began playing for Third Division side Seregno where he caught the eye of AC Milan's coaching staff, eventually joining the rossoneri at the start of the 1942-43 season.  With them he played alongside a certain Giuseppe Meazza before injuries cut short his season.  Despite this, the future for him seemed full of promise.

HE PLAYED ALONGSIDE A CERTAIN GIUSEPPE MEAZZA BEFORE INJURIES CUT SHORT HIS SEASON.  DESPITE THIS, THE FUTURE FOR HIM SEEMED FULL OF PROMISE.

All that changed one night in March 1944 with a knock on his door.  Some work colleagues had named him as one of those behind a strike at the factory and that was enough to get Valletti arrested.  He was taken to the San Vittorio prison along with twenty two others and, eventually, the Mauthausen concentration camp.
There he was put to work in a quarry before being transferred to Gusen, working in constructing underground tunnels. Then, one day, the prisoners were asked if there was anyone good at football because the prison officials need an extra player; it was an incredible piece of luck and one that Valletti did not waste.
Despite being severely undernourished, he plays and impresses in the most important game of his life.  His reward is a life-saving transfer to work in the camp's kitchens.
"Football saved his life," confirms his daughter Manuela Valletti.  "It seems surreal that in a concentration camp, while people were dying, the SS played football but that is what happened."
"He was asked whether he could play football and put himself forward even though he weighed just 39kg.  He was thrown in to play without any shoes on and in his prison slacks.  If he hadn't played he would have been killed but he did and won a place on the kitchen staff.  There he found a way to help others by passing on some food."  The Italian painter Aldo Carpi, another Gusen detainee, name-checked Valletti on a number of occasions in his Gusen Diaries indicating him as one who helped save his life on a number of occasions.

ALL THAT CHANGED ONE NIGHT IN MARCH 1944 WITH A KNOCK ON HIS DOOR.  SOME WORK COLLEAGUES HAD NAMED HIM AS ONE OF THOSE BEHIND A STRIKE AT THE FACTORY AND THAT WAS ENOUGH TO GET VALLETTI ARRESTED

Valletti passed away in 2007 and to the end remained reluctant to talk about his experiences.  "He never spoke about what happened. I remember that once I went with him to meet some people who now I know where others who were deported from Alfa Romeo.  He left me to play in the garden because he didn't want to distress me."

"He had a box with all the material that he had collected on Mauthausen which he kept hidden away. I only discovered that shortly before his death."
Of those stories that Manuela heard, the one that she enjoyed most was that of her father's return home.  "It was the first time we met each other.  He had been taken away when my mother was pregnant and returned when I was ten months old.  He didn't even know whether he had a son or a daughter.  He always told me that as soon as he saw me he started crying with joy.  This bond between us remained and we always understood each other."

One thing that was never the same upon his return was his ability to play football.  "He needed treatment and couldn't play any more.  But he got in touch with some of his old teams and even was manager of some Serie C sides."
Despite the horrors that he had witnessed, Manuela says that "my father was an optimist, full of energy who always wanted to help others.  Even at work at Alfa Romeo (where he returned after the war) he was greatly loved by those who worked for him because he understood their problems and always looked to improve their conditions."

It was arguably that optimism that kept him fighting to survive during the war.  Not for nothing that when Manuela came to write his life story she titled the book "Deportato I57633: Voglia di Non Morire" (Deported I57633: A Wish to Not Die).
"For me it is a duty to talk about it," she says about the reason behind her writing this book.  "A lot of those who were deported are now dead and only a few survive till this day.  Their children and grand children cannot let the horrors of these extermination camps be forgotten.  Till I can I will keep on reminding people in any way that I am allowed to."
That book also served so that AC Milan realised that Ferdinando Valletti had been on their books and eventually the club's official historian took part in a number of remembrance day ceremonies.
Despite this acknowledgement, Manuela would like a little bit more; "I'd love it if Milan could put up a commemorative plaque in his memory at the San Siro Stadium".
Words by Paul Grech
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venerdì 29 marzo 2013

Cristo morto per noi o in noi?




Il Venerdì Santo mi riporta sempre all'infanzia, al rito della visita delle Chiese e alla dolorosa compassione per quel Cristo che pare addormentato ma ha il capo incoronato di spine e il costato insanguinato. Ogni anno il rito si ripete e il passare degli anni non ha cambiato il mio sentire... oggi sostando davanti a Gesù deposto dalla croce ho provato la stessa compassione di allora ma rispetto ad allora ho provato anche tanto sgomento per un Cristo che muore innocente e che oggi più che mai non suscita clamore e indignazione. Cristo vittima silente degli uomini proprio come le tante donne assassinate in questi anni, le piccole vittime dei pedofili, i vecchi picchiati negli ospizi, e tutti coloro che soffrono a causa della crudeltà umana senza che nessuno raccolga il loro grido di dolore. Viene da chiedersi se Cristo sia morto per noi o sia morto in noi. In questa giornata, pensiamoci!

domenica 24 marzo 2013

Due Papi, tra storia e profezia

Oggi 23 marzo 2013 a Castel Gandolfo si sono fraternamente incontrati due Papi viventi, Papa emerito Benedetto XVI e Papa Francesco. Le immagini sono cariche di storia, i due Vescovi di Roma sono in perfetta concordia, si scambiano abbracci, pregano insieme e offrono l'impressione di una Chiesa rassicurante a tutto il mondo.



In realtà le dimissioni di Benedetto XVI hanno destabilizzato parecchie coscienze e, pur ampiamente motivate dallo stato di decadimento fisico di Papa Ratzinger, sono giunte dopo un periodo alquanto inquietante per la Chiesa, frastornata da scandali (Pedofilia, Ior, Vatileax) e dalle azioni del Corvo, identificato nel cameriere personale del Pontefice.
Benedetto XIV oggi avrà certamente provveduto ad informare il suo successore Francesco di tutte le notizie che potranno essergli utili per cambiare radicalmente il Vaticano, nonostante questo  e nonostante la figura illuminata di Padre Bergoglio, sono in molti a vedere negli accadimenti di questi ultimi mesi l'avverarsi di alcune profezie inquietanti.

Katharina Emmerick (monica agostiniana)  profetizzò, il 13 maggio 1820, un falsa chiesa con due papi: “Vidi anche il rapporto tra i due papi… Vidi quanto sarebbero state nefaste le conseguenze di questa falsa chiesa…”vidi una strana chiesa che veniva costruita contro ogni regola…vidi una strana chiesa che veniva costruita là (a Roma). Non c’era niente di santo in essa. .. Ho visto ogni genere di persone, cose, dottrine ed opinioni…Vidi cose deplorevoli: stavano giocando d’azzardo, bevendo e parlando in chiesa; stavano corteggiando le donne. Ogni sorta di abomini venivano perpetrati là. … Vidi anche degli ebrei che si trovavano sotto il portico della chiesa…” Queste profezie di Catarina Emmeric combaciano con Francesco, il sesto papa della chiesa conciliare. Francesco è stato ordinato sacerdote nel 1969 e si può partire dal presupposto che sia sacerdote. La consacrazione episcopale della chiesa conciliare invece è un rito dubbioso, forse invalido come le consacrazioni anglicane. Dunque Francesco probabilmente non è neache vescovo. L’ostilità di Francesco verso la santa Messa tradizionale e l’abito ecclesiastico; la sua apertura ecumenica a musulmani, protestanti ed ebrei; il suo rifiuto dei tradizionalisti che grossolanamente identifica con i fondamentalisti; il suo concetto spiritualistico della chiesa “essenzialmente spirituale” che ricorda l’eresia dell’era pneumatica di Goacchino da Fiore; di conseguenza la riduzione dei sacramenti a meri “gesti del Signore che non sono prestazioni o territori di conquista di preti o vescovi”: tutto questo è predetto da Katharina Emmerick nella visione de “la strana e falsa chiesa con due papi”

San Malachia, vescovo di Armagh nel XII secolo, avrebbe redatto una lista di 112 brevi frasi in latino che alcuni ritengono una premonizione sulla fine del mondo. Convocato nel 1139 a Roma da Papa Innocenzo II, avrebbe avuto una visione di futuri papi. La lista fu pubblicata nel 1595 da uno storico benedettino, Arnold de Wyon. I 112 pontefici sarebbero raffigurati da un motto in latino, da papa Celestino II (1143-1144) fino alle fine dei tempi, anche se alcuni motti sono generici e anteriori alla comparsa della profezia stessa.Secondo questa profezia, Papa Benedetto XVI sarebbe il penultimo della lista e l'elenco si concluderebbe con un Papa descritto come "Petrus Romanus", il cui pontificato coinciderebbe con la distruzione della città eterna e la fine del mondo. Chi è "Petrus Romanus"? Tutti gli indizi portano al camerlengo, che guida la Chiesa in assenza del papa. L'attuale camerlengo è il cardinal Pietro Tarcisio Bertone, nato a Romano Canavese. Semplice coincidenza?
Ovviamente nessuno è in grado i avere certezze, solo il tempo darà delle risposte. Ciò che è certo e che occorre registrare è l'incontro storico di oggi, siamo chiamati a viverlo in diretta e a tenerlo a mente, se non altro per dire ai posteri, noi c'eravamo.


sabato 23 marzo 2013

Il Santo Padre non è una macchietta...



In questi giorni la stampa si cimenta in un esercizio pericoloso quello di mettere a "nudo" il Papa elencando elencare le diversità che lo differenziano dai Pontefici tradizionali, si guardano le sue scarpe, il suo abbigliamento, i suoi gesti e si racconta del suo tifo calcistico e del suo andare in metropolitana come di eventi eccezionali che lo rendono un "Papa umile e semplice".Padre Bergoglio lo è umile e semplice ma è e rimane il Santo Padre, il Vicario di Cristo in terra e non merita di essere inondato da questa marea di incenso profano proprio per quello che rappresenta. 



Papa Francesco non è la macchietta che tanta stampa vuole dipingere,ma una persona a cui si deve rispetto sia per l'età che per il ruolo che svolge. In quest'epoca così dissacrante si tenta di dissacrare anche il Pontefice e questo, credetemi non gli rende giustizia.
Manuela Valletti 

lunedì 18 marzo 2013

Il bisogno di credere

Papa Francesco piace.. attorno a lui si è raccolta una gran folla di gente, ma anche di politici e giornalisti tutti intenti a magnificare l'uomo dimenticando  che fino a qualche ora prima della sua elezione al soglio pontificio, i loro interessi erano altri, per esempio denigrare la Chiesa,  intervistare il "corvo" per accedere ai segreti di Vatileaks  e individuare tra i cardinali giunti per il Conclave, le connivenze con i preti  pedofili e via di questo passo.
Che cosa è accaduto di così straordinario per cui tutto il male che avevamo individuato tra le mura Vaticane è stato dimenticato e per il nuovo Papa non c'è che affetto e preghiere?
Per cercare di comprendere quanto è successo dobbiamo ritornare alle nostre radici cattoliche, alla nostra affezione alla Chiesa e  al  bisogno irrinunciabile di credere che è di ogni essere umano. 
Osservando il Papa che si comporta come farebbe ogni buon parroco, lo abbiamo sentito vicino a noi e abbiamo riconquistato le sicurezze della nostra infanzia, un ritorno a quelle piccole cose e gesti che eravamo soliti fare: le preghiere con la nonna, la scuola con le suore, il velo in testa per entrare in Chiesa in segno di rispetto, la Comunione alle 6 di mattina  rigorosamente a digiuno.... Allora la Chiesa era parte della nostra vita, era una istituzione come la famiglia e la frequenza alla messa domenicale non era nemmeno da mettere in discussione e lo stato di "cattolico non praticante", tanto di moda ora,  era incomprensibile.
Con l'andar del tempo le nuove generazioni hanno cominciato a pensare che "non era giusto iniziare i figli alla religione cattolica", poi avrebbero scelto loro... e in nome di una libertà religiosa che era in realtà una scelta di comodo (nessuno impedisce ad un giovane di cambiare religione se lo desidera) e di disimpegno anche educativo verso i figli.
E così si è caduti  in uno pseudo ateismo che ha influito anche pesantemente e negativamente  sulla nostra società: assenza di valori, assenza di morale, assenza di tolleranza..  in sostanza una società arida, solo proiettata all'avere e non all'essere.
Certo anche la Chiesa ci ha messo del suo in questo crollo verticale della fede, non ha saputo affrontare il  cambiamento dei tempi, ha perso la sfida con una Europa laicista e si è lasciata travolgere dagli scandali. Papa Francesco entra in scena a questo punto e alla gente non pare vero di poter ricominciare a credere, si presenta come il Papa dei poveri e annulla immediatamente con i suoi gesti il ricordo degli sfarzi  e dell'ingordigia del Clero.
Possiamo solo augurarci che si tratti di vero cambiamento, che Francesco vada avanti senta intoppi, perche   siamo tutti pronti  a credere con lui in una Chiesa povera e vicina alla gente. 

domenica 17 marzo 2013

Povertà, semplicità, sobrietà e retorica

Povertà, semplicità, sobrietà.... in questi giorni ho sentito  all'infinito queste tre parole, le ho sentite, direi a proposito, sulla bocca del nuovo Pontefice, ma anche sulle bocche non altrettanto "qualificate" dei Presidenti di Camera e Senato nel loro discorso di insediamento. 
Ora non vorrei che i due politici si fossero lasciati influenzare da Papa Francesco al quale "piacerebbe una Chiesa povera" (e tutti ci auguriamo che passi dal dire al fare), perchè purtroppo una Italia povera esiste già e non è riempendosi la bocca di frasi fatte e retoriche che i problemi del nostro Paese si risolveranno.
Le mode sono pericolose e certo si raggiunge il cuore dei cittadini dicendo che d'ora in avanti Camera e Senato saranno a disposizione per ascoltare i loro problemi, che gli ultimi saranno i primi ad essere ascoltati, che il Mediterraneo dovrà diventare un ponte verso l'Africa, che la violenza sulle donne cesserà e che si farà luce sulle stragi di Stato insabbiate da 50 anni.... ma questi bellissime enunciazioni sono destinate a restare lettera morta semplicemente perchè i Presidenti di Camera e Senato hanno il solo compito di far funzionare i due rami del Parlamento e non certo di legiferare o peggio di diventare un centro di ascolto parrocchiale. 
Eppure  queste enunciazioni  sono state salutate da applausi fragorosi dei parlamentari di sinistra e dei Grillini  che in quanto a libri dei sogni sono maestri.
I nostri due "eroi " Boldrini e Grasso, i predicatori del momento  se ne andranno come neve al sole, insieme ai Grillini e a tutti coloro che continuano inesorabilmente a prendere per i fondelli gli Italiani.
Si tornerà a votare e questa volta cari concittadini vedete di non fare cavolate!

venerdì 15 marzo 2013

"38-45: La memoria del male" e la strada del bene



La classe V U dell'Istituto Superiore Statale "Publio Virgilio Marone" di Salerno che ha partecipato al concorso "38-45: La memoria del male"   ha elaborato il tema "Ferdinando Valletti, un uomo (non) comune"  e ha vinto il primo premio !
L'iniziativa era patrocinata dall'Ordine Nazionale dei Giornalisti, dal Rotary Club Salerno, dal Parco della Memoria Salerno e Diariosette.

Sono veramente commossa. Ringrazio studenti e professori per il loro prezioso lavoro che si è tradotto in un ricordo straordinario di mio padre. La via del bene ha sempre il sopravvento!


mercoledì 13 marzo 2013

Francesco annunciato da un gabbiano


Nell'attesa del nuovo Pontefice sul comignolo della Cappella Sistina  si è posato un gabbiano, indifferente alla pioggia battente è rimasto appollaiato forse presagendo la fumata bianca che poco dopo ha annunciato al mondo l'elezione del nuovo Papa, l'argentino Jorges Maria Bergoglio.

La piazza guardava con curiosità a quel pennuto, qualcuno si limitava a constatare: «Se il gabbiano sta lì vuol dire che non hanno acceso la stufa".  Poi, come era venuto, il gabbiano se ne è andato  e subito dopo il comignolo ha cominciato a fumare bianco, una lunga e rassicurante fumata bianca accolta dalla gente con una ovazione. 
Il nuovo Papa poco dopo si affacciava dalla loggia centrale di S,Pietro, aveva scelto di essere Francesco I, un nome che da solo era il programma per un pontificato.

martedì 12 marzo 2013

Quel "fil di fumo" nell'era della rete

La piazza San Pietro è già stracolma di folla e il Conclave è appena iniziato, abbiamo assistito davanti alla TV al giuramento dei 115 Cardinali e alla loro  entrata nella Cappella Sistina, poi con grande solennità, le porte sono state chiuse   e ora tutto il mondo aspetta che da quel comignolo direttamente collegato con la Cappella esca del fumo bianco a significare che il nuovo Papa è stato eletto e ha accettato l'incarico.
I riti pomposi della Chiesa fatti di grandi gestualità  un po' fuori dal tempo, si affidano ad un esile filo di fumo bianco per comunicare a tutti i credenti " Habemus Papam".



A quel fumo bianco o nero che sia,  siamo tutti affezionati perchè, diciamo la verità,  è indicibile l'emozione che ci regala quel vecchio comignolo quando inizia a fumare, pensate che sono state create delle  Apps  per vedere direttamente sul proprio cellulare "la diretta dal camino" e pare che siano state scaricate a migliaia.

E allora aspettiamo fiduciosi, per un momento dimentichiamo tutte le brutture che vengono da oltre Tevere e godiamoci l'avvenimento, poi avremo tempo di capire se i Cardinali hanno avuto coraggio o se anche loro, come politici che ci deliziano della loro presenza, cambiano perchè tutto resti come prima.


domenica 10 marzo 2013

L'Italia muore, deputati e senatori fate un GOVERNO!

E' unanime il disappunto per come stanno andando le cose nei palazzi del potere. Da tutta la nazione si levano le proteste e le angosce per la mancanza di lavoro, per le tasse eccessive, per anziani e  giovani abbandonati al loro destino e lo spettacolo che ci viene offerto dai politici è veramente sconfortante, anzi direi profondamente incivile.
Come è possibile in un momento così grave anteporre gli interessi di un partito, nella fattispecie il PD che ha una piccola maggioranza e quindi ha il dovere di fare proposte, a quello della nostra Italia?
Sembra di vivere in un incubo, ogni giorno qualche persona si toglie la vita, ma nello stesso tempo i politici continuano a girare con le auto blu, i manager pubblici a godersi i loro stipendi milionari, i politici a vaneggiare di astruse alleanze.
Forse la lezione Grillo non è bastata, forse il PD spera di essere completamente cancellato dal panorama politico, forse ha in se il seme dell'autodistruzione.
Non mi rammarico certo per questo ma invito i Parlamentari eletti di PD e PDL a prendere una iniziativa parlamentare per formare un Governo che possa intervenire per abbassare le tasse, eliminare i costi della politica,cambi la legge elettorale e poi, una volta messo il Paese in sicurezza, ci porti al voto.
Parlamentari  uscite dallo schema dei partiti di destra e di sinistra e dimostrate di non essere stati votati per nulla. Ricordate che non avete vincolo di mandato e siete stati eletti per governare. FATELO!

giovedì 7 marzo 2013

Il bene cammina sulle sue gambe!

E' di oggi la notizia che sta per concludersi presso l'Ateneo di Salerno il "Percorso della memoria 2012-13" iniziato il 18 novembre scorso con  la trasmissione radiofonica "38-45- La memoria del male", il 15 marzo prossimo si terrà infatti presso l'Aula Magna dell'università salernitana  il convegno "L'industria di Caino" a conclusione della bella iniziativa.

L’incontro sarà caratterizzato dalla proiezione di un documentario, dalla testimonianza di ex deportati campani presenti in Ateneo e dall’esibizione degli studenti del Conservatorio Statale di musica “Nicola Sala” di Benevento. I giovani del conservatorio sono stati i vincitori, con il CD “Le Note della Memoria: la musica ‘spezzata’ della Shoah”, curato dal Maestro Rossella Vendemia, del premio 2012 “I Giovani ricordano la Shoah”. 
La giornata si concluderà con la premiazione delle scolaresche che hanno partecipato al concorso “38-45: La memoria del male”.
Oggetto del concorso è stata la realizzazione di un elaborato, in forma scritta o multimediale, su uno degli argomenti del format di Unis@und: 
• L’industria di Caino; 
• Le leggi razziali in Italia; 
• La Shoah; 
• Lo sterminio di Rom, omosessuali e disabili; 
Il caso Valletti;
• I fratelli di Campagna; 
• La cultura della memoria in Germania;
• La verità infoibata.
Per info:
Segreteria organizzativa
dott.ssa Alessandra Gonzales
tel. 089969194
mail: agonzales@unisa.it


Ed è così che il caso di mio papà, Ferdinando Valletti il  deportato calciatore,  e la sua bellissima storia  è arrivato anche a Salerno a seminare il bene, cosa che mio padre ha fatto di certo quando era a Mauthausen, ma anche per il resto della sua vita laboriosa.

Grazie!

mercoledì 6 marzo 2013

IL PD PENSA AL PARTITO E NON AL PAESE

Probabilmente tra una decina di giorni Bersani si presenterà in Parlamento per ottenere la fiducia per un Governo minoritario, il suo. 
Mi viene da pensare con un pizzico di cattiveria che trattandosi di Bersani, il governo non poteva che essere di minoranza, ma andando oltre le battute, quello che sta per accadere è molto grave e dimostra senza dubbio alcuno che la lezione elettorale non ha insegnato nulla al PD.
Dagli italiani arriva un messaggio inequivocabile che suona così: "non ci interessano più destra e sinistra, quello che serve all'Italia è un governo stabile che riduca le tasse, rifinanzi le imprese, riduca i costi della politica, ristabilisca una nuova politica europea, dopo di che si potrebbe anche votare".
Il PDL è consapevole della delicatezza del momento ed è disponibile, il PD invece ricerca pervicacemente una alleanza con il M5S, alleanza impossibile proprio per le finalità del movimento.
Il sonno della ragione non è finito, i messaggi chiarissimi degli elettori vengono ignorati, quello che conta è il partito, prima di tutto il partito. E poi si dice che il comunismo è finito!

martedì 26 febbraio 2013

Sembra che la lezione non sia bastata

Ieri sono arrivati i risultati elettorali, naturalmente si sono registrati degli sconvolgimenti notevoli: destra e sinistra praticamente alla pari, i Grillini sono diventati il più grande partito italiano e si sono suicidati i molti piccoli partitini che cercavano posti di potere.
Il dibattito elettorale di ieri, al consolidarsi delle posizioni citate sopra, i partiti hanno lungamente dibattuto su chi aveva vinto, sulla guerra delle percentuali, sulle reciproche colpe....nessuno, dico nessuno, ha colto il fatto che gli italiani stanno male e si sono rotti le scatole delle loro beghe da bottega.
Con  questi presupposti alle prossime elezioni, che non si faranno attendere a lungo, Grillo avrà la maggioranza assoluta.
Basterebbe accordarsi tutti su tre punti importanti: DIMEZZARE IL NUMERO DEI PARLAMENTARI - ELIMINARE I RIMBORSI ELETTORALI - CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE.
Fatto questo tutti a votare di nuovo.
Ma i partiti lo capiranno?

domenica 24 febbraio 2013

AL VOTO SENZA VOGLIA DI VOTARE

Non mi era mai capitato di andare a votare con tanta riluttanza come in questa consultazione elettorale. Nei giorni scorsi ho pensato e ripensato sull'opportunità di votare uno schieramento o l'altro, le perplessità sono state tantissime ma poi ho scelto e spero di non aver sbagliato,  la cosa certa però è che comunque vada ,perderemo tutti.
Non uscirà da queste elezioni quel rinnovamento che tutti noi vorremmo, ci saranno novità, anche grosse, ma  probabilmente non positive e temo fortemente che il nuovo parlamento non sarà in grado di governare e che quindi torneremo a votare abbastanza presto.
E nel frattempo? Nel frattempo vedremo la nostra economia scendere sempre più in basso, saremo sfiduciati dall'Europa, i nostri titoli di stato avranno una grossa flessione, il lavoro non ci sarà, le ditte continueranno a chiudere... questa è la prospettiva realistica che abbiamo davanti.
Chissà se chi oggi si è affidato alla folla per risolvere i problemi si è posto questi interrogativi o se invece l'idea di avere un Barabba a disposizione l'ha talmente entusiasmato da non porsi il problema..
Mi dispiace per l'Italia e per gli italiani, almeno per quelli che ci credono ancora, mi dispiace ancora di più per i nostri vecchi... loro hanno combattuto e creato una Italia bellissima e sana, noi la stiamo distruggendo, dico noi, perchè purtroppo abbiamo i politici che ci meritiamo.
Sempre e comunque in alto i cuori!

lunedì 18 febbraio 2013

Il Papa e le sue condizioni di salute

Vi propongo questo delicato e toccante articolo su BenedettoXVI, l'ho letto con molta commozione, spero vi faccia piacere.


L'ULTIMO COLLOQUIO DEL PONTEFICE CON IL SUO BIOGRAFO
Il Papa e le sue condizioni di salute
«Sono la fine del vecchio e l'inizio del nuovo»
«L'udito era calato, l'occhio sinistro non vedeva più, il corpo smagrito: i sarti faticavano a tenere il passo con nuovi abiti»


Benedetto XVI con il suo biografo Peter Seewald (Afp)
Il nostro ultimo incontro risale a ben dieci settimane fa. Il Papa mi aveva accolto nel Palazzo Apostolico per proseguire i nostri colloqui finalizzati al lavoro sulla sua biografia. L'udito era calato; l'occhio sinistro non vedeva più; il corpo smagrito, tanto che i sarti facevano fatica a tenere il passo con nuovi abiti. È diventato molto delicato, ancora più amabile e umile, del tutto riservato. Non appare malato, ma la stanchezza che si era impossessata di tutta la sua persona, corpo e anima, non si poteva più ignorare.
Abbiamo parlato di quandoha disertato dall'esercito di Hitler; del suo rapporto con i genitori; dei dischi su cui imparava le lingue; degli anni fondamentali sul «Mons doctus», il monte dei dotti di Freising dove da 1.000 anni l'élite spirituale del Paese viene introdotta ai misteri della fede. Qui aveva tenuto le sue primissime prediche davanti a un pubblico di scolari, da parroco aveva assistito gli studenti e nel freddo confessionale del Duomo aveva dato ascolto alle pene della gente.Ad agosto, durante un colloquio a Castel Gandolfo, durato un'ora e mezzo, gli avevo chiesto quanto lo avesse colpito l'affare Vatileaks. «Non mi lascio andare a una sorta di disperazione o di dolore universale - mi ha risposto - semplicemente mi appare incomprensibile. Anche considerando la persona (Paolo Gabriele, ndr ), non capisco cosa ci si possa aspettare. Non riesco a penetrare la sua psicologia». Sosteneva tuttavia che l'evento non gli aveva fatto perdere la bussola né gli aveva fatto sentire la stanchezza del suo ruolo, «perché può sempre accadere». L'importante per lui era che nell'elaborazione del caso «in Vaticano sia garantita l'indipendenza della giustizia, che il monarca non dica: adesso me ne occupo io!».

Mai lo avevo visto così esausto, così prostrato. Con le ultime forze rimaste aveva portato a termine il terzo volume della sua opera su Gesù, «il mio ultimo libro», come mi ha detto con sguardo triste al momento dei saluti. Joseph Ratzinger è un uomo incrollabile, una persona capace sempre di riprendersi rapidamente. Mentre due anni addietro, malgrado i primi disturbi dell'età, appariva ancora agile, quasi giovanile, ora percepiva ogni nuovo raccoglitore che approdava sulla sua scrivania da parte della Segreteria di Stato come un colpo.
«Cosa ci si deve ancora aspettare da Sua Santità, dal Suo pontificato?», gli ho chiesto. «Da me? Da me non molto. Sono un uomo anziano e le forze mi abbandonano. Penso che basti ciò che ho fatto». Pensa di ritirarsi? «Dipende da cosa mi imporranno le mie energie fisiche». Lo stesso mese ha scritto a uno dei suoi dottorandi che il successivo incontro sarebbe stato l'ultimo. Pioveva a Roma, nel novembre del 1992, quando ci incontrammo per la prima volta nel Palazzo della Congregazione per la dottrina della fede. La stretta di mano non era di quelle che ti spezzano le dita, la voce piuttosto insolita per un «panzerkardinal», mite, delicata. Mi piaceva come parlava delle questioni piccole, e soprattutto delle grandi; quando metteva in discussione il nostro concetto di progresso e chiedeva di riflettere se davvero si potesse misurare la felicità dell'uomo in base al prodotto interno lordo.

Gli anni lo avevano messo a dura prova. Veniva descritto come un persecutore mentre era un perseguitato, il capro espiatorio da chiamare in causa per ogni ingiustizia, il «grande inquisitore» per antonomasia, una definizione azzeccata quanto spacciare un gatto per un orso. Eppure nessuno l'ha mai sentito lamentarsi. Nessuno ha sentito uscire dalla sua bocca una cattiva parola, un commento negativo su altre persone, nemmeno su Hans Küng. Quattro anni dopo abbiamo trascorso insieme molte giornate, per parlare del progetto di un libro sulla fede, la Chiesa, il celibato e l'insonnia. Il mio interlocutore non camminava in giro per la stanza, come fanno abitualmente i professori. Non c'era in lui la minima traccia di vanità, né di presunzione. Mi colpivano la sua superiorità, il pensiero non al passo coi tempi ed ero in qualche modo sorpreso di udire risposte pertinenti ai problemi del nostro tempo, apparentemente quasi irrisolvibili, tratte dal grande tesoro di rivelazione, dall'ispirazione dei padri della Chiesa e dalle riflessioni di quel guardiano della fede che mi sedeva di fronte. Un pensatore radicale - questa era la mia impressione - e un credente radicale che tuttavia nella radicalità della sua fede non afferra la spada, ma un'altra arma molto più potente: la forza dell'umiltà, della semplicità e dell'amore.
Joseph Ratzinger è l'uomo dei paradossi. Linguaggio sommesso, voce forte. Mitezza e rigore. Pensa in grande eppure presta attenzione al dettaglio. Incarna una nuova intelligenza nel riconoscere e rivelare i misteri della fede, è un teologo, ma difende la fede del popolo contro la religione dei professori, fredda come la cenere.

Così come egli stesso è equilibrato, così insegnava; con la leggerezza che gli era propria, con la sua eleganza, la sua capacità di penetrazione che rende leggero ciò che è serio, senza privarlo del mistero e senza banalizzare la sacralità. Un pensatore che prega, per il quale i misteri di Cristo rappresentano la realtà determinante della creazione e della storia del mondo, un amante dell'uomo che alla domanda, quante strade portino a Dio, non ha dovuto riflettere a lungo per rispondere: «Tante quanti sono gli uomini».
È il piccolo Papa che con la matita ha scritto grandi opere. Nessuno prima di lui, il massimo teologo tedesco di tutti i tempi, ha lasciato al popolo di Dio durante il suo Pontificato un'opera altrettanto imponente su Gesù né ha redatto una cristologia. I critici sostengono che la sua elezione sia stata una scelta sbagliata. La verità è che non c'era un'altra scelta. Ratzinger non ha mai cercato il potere. Si è sottratto al gioco degli intrighi in Vaticano. Conduceva da sempre la vita modesta di un monaco, il lusso gli era estraneo e un ambiente con un comfort superiore allo stretto necessario gli era completamente indifferente.
Ma restiamo alle presunte piccole cose, spesso molto più eloquenti delle grandi dichiarazioni, dei congressi e dei programmi. Mi piaceva il suo stile pontificale; che il suo primo atto sia stata una lettera alla Comunità ebraica; che abbia tolto la tiara dallo stemma, simbolo anche del potere terreno della Chiesa; che ai sinodi vescovili chiedesse di parlare anche agli ospiti di altre religioni - anche questa una novità.
Con Benedetto XVI per la prima volta l'uomo al vertice ha preso parte al dibattito, senza parlare dall'alto verso il basso, bensì introducendo quella collegialità per la quale si era battuto nel Concilio. Correggetemi, diceva, quando presentava il suo libro su Gesù che non voleva annunciare come un dogma o apporvi il sigillo della massima autorità. L'abolizione del baciamano è stata la più difficile da attuare. Una volta ha preso per un braccio un ex studente che si inchinava per baciare l'anello, dicendogli: «Comportiamoci normalmente». Tante prime volte. Per la prima volta un Papa visita una sinagoga tedesca (e successivamente più sinagoghe nel mondo di tutti i papi prima di lui messi assieme). Per la prima volta un Papa visita il monastero di Martin Lutero, un atto storico senza eguali.

Ratzinger è un uomo della tradizione, si affida volentieri a ciò che è consolidato, ma sa distinguere quello che è davvero eterno da quello che è valido solo per l'epoca da cui è emerso. E se necessario, come nel caso della messa tridentina, aggiunge il vecchio al nuovo, poiché insieme non riducono lo spazio liturgico, bensì lo ampliano.
Non ha fatto tutto giusto, ma ha ammesso gli errori, anche quelli (come lo scandalo Williamson) di cui non aveva alcuna responsabilità. Di nessun fallimento ha sofferto di più che di quello dei suoi preti, anche se da prefetto aveva già avviato tutte le misure che consentivano di scoprire i terribili abusi e punire i colpevoli. Benedetto XVI se ne va, ma la sua eredità resta. Il successore di questo umilissimo Papa dell'era moderna seguirà le sue orme. Sarà uno con un altro carisma, un proprio stile, ma con la stessa missione: non incentivare le forze centrifughe, ma coloro che tengono insieme il patrimonio della fede, che restano coraggiosi, annunciano un messaggio e fanno una testimonianza autentica. Non è un caso che il Papa uscente abbia scelto il Mercoledì delle Ceneri per la sua ultima grande liturgia. Vedete, vuole dimostrare, era qui che vi volevo portare fin dall'inizio, questa è la via. Disintossicatevi, rasserenatevi, liberatevi dalla zavorra, non fatevi divorare dallo spirito del tempo, non perdete tempo, desecolarizzatevi! Dimagrire per aumentare di peso è il programma della Chiesa del futuro. Privarsi del grasso per guadagnare vitalità, freschezza spirituale, non da ultimo ispirazione e fascino. E bellezza, attrattiva, in fondo anche forza, per far fronte a un compito diventato tanto difficile. «Convertitevi», così disse con le parole della Bibbia quando segnò la fronte di cardinali e abati con la cenere, «e credete al Vangelo».«Lei è la fine del vecchio - chiesi al Papa nel nostro ultimo incontro - o l'inizio del nuovo?». La sua risposta fu: «Entrambi».

Peter Seewald

venerdì 15 febbraio 2013

L'era dei demoni, tra profezia e realtà

Da Fatima a Malachia, per tutti i grandi veggenti la rinuncia del capo della Chiesa avrebbe gettato il mondo nelle tenebre: "La città dei sette colli cadrà"

Le dimissioni del Papa, il meteorite, le profezie: l'era dei demoni
foto scattata da un giornalista dell'Ansa nel giorno della rinuncia del Papa

Un fulmine colpisce la cupola di San Pietro, mentre finisce il giorno in cui papa Benedetto XVI annuncia al mondo la propria decisione di dimettersi. Una foto immortala il fatto e diventa, rapidamente, l’immagine-simbolo dell’evento storico. E anche il simbolo di una diffusa sensazione di cataclismi incombenti. Perché le dimissioni papali ben si associano a interpretazioni apocalittiche per il futuro prossimo venturo. E quindi stanno fioccando le citazioni di profezie, visioni premonitrici, interpretazioni cabalistiche e complottistiche.

Vengono riesumate visioni terrificanti di un «Vescovo vestito di bianco», il Pontefice probabilmente, che arranca su un colle coperto di rovine e di cadaveri, su cui anche lui troverà la morte, così come si legge nelle descrizioni del terzo segreto di Fatima, rivelato dalla Vergine Maria ai tre pastorelli portoghesi nel 1917.

«Anche per la Chiesa verrà il tempo delle sue più grandi prove. Cardinali si opporranno a cardinali; vescovi a vescovi. Satana marcerà in mezzo alle loro file, e a Roma ci saranno cambiamenti». Questo si annuncia appunto nell’ultima profezia di Fatima e la cronaca di oggi può facilmente creare nessi con quanto sta succedendo tra le mura vaticane. Un leitmotiv ricorrente in occasione di decesso di un Pontefice - ma già adattato ad un Papa dimissionario - è quello attribuito a San Malachia e perciò definito profezia di Malachia. Un elenco di 112 motti che sarebbero attribuibili ad altrettanti pontefici a partire da Celestino II. Benedetto XVI era il 111°. Il prossimo, quindi, esaurirebbe la lista, Pietro Romano. Dopo, più niente: nell’interpretazione millenaristica della lista, il prossimo Pontefice sarebbe quindi l’ultimo prima del secondo ritorno di Cristo e della successiva fine del mondo.

Nella profezia di Malachia si legge dunque che l’ultimo Papa, Petrus Romano, siederà sul soglio pontificio nel corso dell’ultima persecuzione della Chiesa. Al termine del suo papato, «la città dai sette colli cadrà, e il giudice tremendo giudicherà il suo popolo». Il giorno del giudizio, insomma. Qualcuno parla già del prossimo pontefice come «il papa nero», che nella profezie di Nostradamus sarebbe l’ultimo prima dell’apocalisse. Ma attenzione: in nessuna centuria di Nostradamus si parla del papa nero. E non c’è alcun riferimento a tale profezia nella lista di San Malachia.

Quando poi è stato proprio un Pontefice ad avere visioni apocalittiche sul futuro della Chiesa non si può non rimanerne profondamente colpiti. Il 13 ottobre 1884 papa Leone XIII finì di celebrare la Santa Messa nella cappella vaticana. Poi restò immobile per almeno dieci minuti.

Ridestandosi da quel momento di immobilità, il Papa si precipitò verso il suo ufficio senza dare la minima spiegazione a chi era vicino a lui e che l’aveva visto divenire livido. Leone XIII compose immediatamente una preghiera a san Michele Arcangelo, dando istruzioni perché fosse recitata ovunque al termine di ogni Messa bassa. Successivamente il Papa darà la sua testimonianza raccontando (sinteticamente) di aver udito Satana e Gesù e di aver avuto una terrificante visione dell’inferno : «Ho visto la terra avvolta dalle tenebre e da un abisso, ho visto uscire legioni di demoni che si spargevano per il mondo per distruggere le opere della Chiesa ed attaccare la stessa Chiesa che ho visto ridotta allo stremo. Allora apparve San Michele e ricacciò gli spiriti malvagi nell’abisso. Poi ho visto San Michele Arcangelo intervenire non in quel momento, ma molto più tardi, quando le persone avessero moltiplicato le loro ferventi preghiere verso l’Arcangelo». Significativo che nel 1994, Papa Giovanni Paolo II abbia chiesto che questa preghiera tornasse ad essere recitata, affinché «la preghiera ci fortifichi per la battaglia spirituale... Papa Leone XIII  ha certamente avuto un vivo richiamo di questa scena quando ha introdotto in tutta la Chiesa una speciale preghiera a San Michele Arcangelo. Chiedo a tutti di non dimenticarla e di recitarla per ottenere aiuto nella battaglia contro le forze delle tenebre e contro lo spirito di questo mondo». Il nove febbraio scorso Mjriana, una delle veggenti di Medjugorie, si trovava per un incontro a Trieste. Nel parlare dei contenuti del nuovo messaggio che la Madonna le avrebbe riferito, c’è anche questa frase: «Figli miei, quello che ho iniziato a Fatima, terminerò a Medjugorje, il mio cuore trionferà... questo tempo, è un tempo di decisioni. Cari figli, anche oggi in modo particolare vi invito a pregare per i miei sacerdoti, per i miei diletti, a pregare per i Vescovi e per il Santo Padre. Pregate, cari figli, per i miei pastori, pregate più che mai».
Da "Libero"




martedì 12 febbraio 2013

Da "L'ARENA DI VERONA" L'ARTICOLO SU FERDINANDO VALLETTI


mercoledì 6 febbraio 2013

MA NOI PER CHI VOTIAMO?

Siamo bombardati dalle parole dei politici, politici che, per altro, la maggior parte degli Italiani detesta... Non ci si salva più, sono in ogni trasmissione televisiva, su ogni radio, sui giornali di gossip, insomma, ovunque e dal loro scranno ci propongono le  ricette per il risanamento dell'Italia, parole vecchie, slogan stantii, programmi desueti che si scontrano con il gravissimo malessere degli Italiani che quando possono e quando ci riescono, gli vomitano in faccia la loro rabbia.
l'Italia è un gran bel Paese e gli Italiani sono veramente persone civili se limitano il loro disagio alla protesta, in altri luoghi, davanti a tanto disastro, a tanta corruzione e a tanto ladrocinio, interi  popoli si sono sollevati e hanno cacciato i politici corrotti a calci nel sedere.
I politici italiani  non conoscono la dignità, l'onestà e l'amor di patria,  guardano prima di tutto al loro interesse, alle loro tasche e poi, forse, a quelle del popolo che li ha eletti. 
Non credo ci sia rimedio a questo nemmeno con le elezioni. Dopo il voto le facce cambieranno, ma gli interessi rimarranno gli stessi .... il sistema è marcio in ogni ambito ed è assolutamente impensabile che una classe politica qualsiasi essa sia, voglia autoeliminarsi.
Noi dovremo comunque votare, dovremo provarci e allora proviamo a fare un ragionamento per vedere che possibilità abbiamo.
Potrebbe servire votare Grillo? Istintivamente direi di si, sarebbe un modo per scardinare il sistema.. ma chi è Grillo? Chi rappresenta? Ormai non è più possibile credere che chi si candida sia in buonafede. 
Si potrebbe votare la Lega? Forse, al nord  sarebbe certamente un bene, ma questo voto funzionerebbe solo  se a vincere fosse il centrodestra. 
E' innegabile che i partiti che propongono ancora tasse sono il PD e Monti, quindi forse sarebbe meglio non considerarli per evitare di essere, come si suol dire "artefici  in negativo del proprio destino".
Crediamo alla proposta di Berlusconi sulla restituzione dell'IMU? Non saprei, ma forse tra tutti è quello che ci farebbe ritornare qualche soldo nelle tasche, per il resto però non metto la mano sul fuoco. 
Come vedete siamo in un bel caos e il voto è alle porte, ormai mancano 20 giorni e in questo lasso di tempo potrebbe accadere di tutto. 
Fatemi avere le vostre opinioni e poco prima del voto tireremo le somme insieme.

lunedì 4 febbraio 2013

AMATELI ESAGERATAMENTE I VOSTRI CANI



di Manuela Valletti Ghezzi

Tempi duri quelli che stiamo vivendo... mille preoccupazioni, mille problemi, il lavoro che manca, i mutui da pagare, i servizi che scarseggiano e in mezzo a tutto questo trambusto lui il nostro amico cane, l'unico che al mattino ci salta sul letto per darci il buongiorno o che ci fa le feste quando rientriamo a casa e magari non abbiamo per nulla voglia di ridere..

Riflettiamo un attimo proprio su questo... ma siamo consapevoli del bene che i nostri animali ci vogliono? E, soprattutto, siamo consapevoli di quanto bene ci faccia la loro vicinanza? Magari non ci pensiamo o ci pensiamo quando se ne vanno, ma quella leccatina che ci danno al mattino, quel loro accucciarsi vicino a noi quando vediamo la tv, e quelle feste del tutto gratuite al nostro rientro, non sono per nulla fatti scontati, sono la bellissima conseguenza del loro grande amore per noi. Provate a pensare solo per un attimo come sarebbe triste il vostro rientro a casa o il vostro risveglio senza di loro.. come saremmo tutti molto più poveri e non potremmo farci nulla perchè l'amore non si compra, l'amore è un regalo e se ce lo abbiamo teniamocelo stretto.

Un'altra bella cosa che i cani fanno per noi è "costringerci" a portarli a spasso... una bella camminata nel parco, qualche incontro piacevole con altri padroni di cani, lo scambio di due parole, sono cose importanti per la nostra salute e non solo fisica. Quante volte siamo tristi o preoccupati ma "dobbiamo" portare fuori il cane e lo facciamo magari con qualche fatica... ma al ritorno siamo più sereni e sollevati? Tante volte, proprio tante e a volte con loro che ci trotterellano al fianco sparisce anche la fatica, basta tirar loro una palla e ci ritorna il sorriso!

E allora se siamo consapevoli di tutto questo non lesiniamo il nostro amore, amiamoli i nostri cani, amiamoli esageratamente e senza freni.. che ci importa del giudizio degli altri, quasi sempre gente che non ama gli animali e che qindi è lontanissima dal nostro sentire? Coccoliamoli alla grande, cerchiamo di ricambiare quello che loro fanno per noi senza paura di lasciarci andare... sapeste quanti baci sul naso ho dato ai miei cani.... e non sapete come sono felice quando lo faccio!

Se vi lascerete andare con loro, l'affetto che vi danno si moltiplicherà, si sentiranno amati.. che c'è di più bello di essere felici in due?

 Manuela, Flora e Strauss

mercoledì 30 gennaio 2013

Ciao Anna.....

Cara Anna,
te ne sei andata alla chetichella e mi hai lasciato senza parole, proprio tu che eri una allegrona non hai potuto fare nemmeno una battuta su quello che ti stava capitando. Una crisi respiratoria ti ha portato via per sempre e pensare che avevo ancora tante cose da dirti e tanti ricordi da condividere.......
Ma forse ora non devo affannarmi per farti sapere che ti voglio bene e che già mi manchi tantissimo, tu lo sai, ora lo sai benissimo.....
Ciao Anna  e  buon  viaggio