domenica 28 dicembre 2014

Oroscopo del 2015: l'Italia rischia la bancarotta

In base alle previsioni correnti, nel 2015 l’economia italiana uscirà dalla recessione, a partire dal secondo trimestre, con una minima ripresa della crescita del Pil tra lo 0,3% e lo 0,7% trainata prevalentemente da fattori esterni. Contenti? Meglio essere attenti: il 2015 sarà un anno supercritico perché il sistema economico è vicino ai limiti di tenuta: migliaia di piccole aziende industriali, commerciali ed artigiane, nonché di professionisti, che finora hanno resistito a tre anni di crisi pesante del mercato interno hanno i bilanci destabilizzati e, senza novità positive, non potranno continuare l’attività. D’altra parte, il sistema è ancora sufficientemente vitale per sopravvivere, riprendendosi, se avrà un minimo di ossigeno. In tal senso vedo l’economia italiana, nel 2015, in bilico tra crollo finale e ripresa. Quali condizioni favorirebbero l’esito migliore?
L’Italia ha perso la sovranità economica e monetaria perché la ha conferita ad un agente europeo che non è disegnato per tornargliene una parte nei momenti di bisogno. Infatti la politica italiana non può stimolare l’economia in crisi con spesa in megadeficit, non può battere moneta né può svalutarla. In tale gabbia ha la sola facoltà sovrana di modificare la politica fiscale. Ma se abbassa le tasse deve anche tagliare la spesa per mantenere l’equilibrio di bilancio imposto dai trattati europei siglati irriflessivamente dai nostri governi precedenti, si espone al rischio, oltre che di dissensi destabilizzanti, di un impatto deflazionistico aggravante nel breve termine. Tale impatto sarebbe, in teoria, bilanciabile da un forte impulso alla fiducia con la conseguenza di portare i risparmi dalla cassetta ai consumi. Ma non è pensabile che un’azione così destatalizzante e forte sia fattibile da una maggioranza di sinistra. In sintesi, l’Italia non ha e la sua politica attuale non vuole usare quei mezzi sovrani di stimolazione economica che hanno portato rapidamente, per esempio, America e Regno Unito fuori dalla crisi, ora ambedue in boom. Per tale motivo la minima ripresa italiana del 2015 sarà trainata solo dall’esterno: euro basso che facilita export e importazione di turismo e costi energetici in riduzione. Ma nel saldo statistico che proietta una minima ripresa nel 2015, tali condizioni esterne daranno un segno più al Pil aggregato mentre continuerà la recessione del mercato interno perché non stimolato. E molti soggetti economici affonderanno pur nello scenario di ripresa. Questo il punto non ancora detto nelle cronache. Per tenerli a galla ci vorrà un minimo ritorno della fiducia che aumenti almeno il fenomeno della "ripresa passiva" che è iniziato nel 2014.
Per ottenerlo, il governo dovrebbe fare due azioni d’emergenza che potrebbe attuare pur nei limiti tecnici e politici detti sopra: (a) fondo di ripatrimonializzazione delle imprese con bilanci destabilizzati in forma di prestito con ritorno in 15-20 anni; (b) estensione del Fondo statale di garanzia (non di spesa) per il credito alle aziende in modo da coprire almeno il 70% di un prestito bancario. Potrebbe bastare per confermare un rimbalzo attorno allo 1% del Pil nel 2015, metà per fattori esterni e metà per tenuta del mercato interno, pur in costanza di una pressione fiscale abnorme e di regole lavorative che non incentivano le assunzioni. In sostanza, basterebbe sostenere l’accesso al credito per aiutare la tenuta degli attori economici in difficoltà.
Enfatizzo questo punto perché non credo che il governo di sinistra possa e voglia fare altro di stimolativo. E perché osservo che la liquidità resa disponibile dalla Bce per imprese e famiglie non sta arrivando a loro per problemi di merito di credito. Quindi un sostegno statale d’emergenza, fatto più di garanzie che di spesa, per sostenere tale merito mi sembra la cosa più razionale da raccomandare ad un governo sinistroverso per l’interesse di tutti. Ovviamente la (mini)ripresa italiana senza vera stimolazione interna dipende tutta da condizioni favorevoli esterne. Al momento gli analisti assumono che: 1) la Bce, superando le paturnie tedesche, trovi un modo per comprare eurodebiti e in tal modo sia svalutare l’euro sia garantire di fatto il debito italiano che senza tale sostegno verrebbe classificato come destinato all’insolvenza cosa che farebbe saltare il sistema bancario italiano e renderebbe inutile il suggerimento qui enfatizzato; 2) l’aumento della liquidità in euro bilanci la riduzione di quella in dollari in modo da mantenere la pressione sulla pompa di capitale che tiene artificialmente alte le Borse globali nonostante una crescita mediocre della domanda globale (3,1%). Speriamo, auguri.
di Carlo Pelanda . il giornale

martedì 9 dicembre 2014

Loris era anche figlio nostro e non abbiamo saputo proteggerlo





Da ieri sera la mamma di Loris Andrea è in stato di fermo per l'omicidio del suo bambino. Questa giovane donna sostiene di essere innocente ma ci sono tali e tanti indizi contro di lei che farebbe bene a confessare, e poi a casa c'è un altro bimbo più piccolo di Loris e almeno lui va protetto.
Questa vicenda è orribile perchè è stato ucciso un bambino con crudeltà e con crudeltà è stato scaraventato in un canale ancora vivo. Possiamo per una volta dire sinceramente che anche le mamme italiane posso essere criminali e che attorno a questa mamma problematica (aveva tentato di suicidarsi più volte) la società non ha messo in atto alcuna protezione. La gente del paese sapeva che il bimbo era abitualmente maltrattato, ma se era così perchè non sono intervenuti gli assistenti sociali? Forse il piccolo Loris poteva essere salvato se fosse stato allontanato dalla madre che verso di lui forse provava del rancore.
Insomma finiamola di voltarci dall'altra parte se vediamo un piccolo in difficoltà, Loris era anche figlio nostro e non siamo stati in grado di proteggerlo.

lunedì 8 dicembre 2014

Maledetti politici, state scherzando con il fuoco


Ho letto oggi su Libero l'ipotesi di Pansa sull'evolversi della situazione italiana, in sostanza lui dice che lo scandalo romano di Mafia Capitale trascinerà a fondo anche il governo Renzi e che Napolitano, oramai alla fine del suo mandato, manderà a fare il presidente del consiglio un militare, un Generale del Carabinieri..... e questo sarebbe, sempre secondo Pansa, l'inizio di una dittatura.

Possiamo pensare o sperare che questo in Italia non avvenga, dopo il periodo fascista dal quale siamo usciti con una guerra mondiale, l'idea dovrebbe essere scartata a priori, ma la gente è stufa di questi politici, è stufa di vedere che si mantengono i loro privilegi mentre il paese affonda, sono stanchi di assistere al loro delinquere e ai loro affari con la mafia, la camorra e via dicendo. Il Paese va male, va malissimo, è inutile che vi dica il perchè, se siete cittadini come me lo sapete benissimo, lo vedete tutti i giorni nelle vostre città, gli italiani sono vessati in tutto, dalle tasse, alla delinquenza, alla mancanza di lavoro, all'immigrazione selvaggia e a questo punto l'ipotesi di una dittatura che rimetta tutto a posto forse sarebbe anche auspicata da molti. E poi occorre dire che non ho mai visto un sistema così corrotto come il nostro che si autodistrugga per cambiare, questa è pura utopia e prende sempre più quota l'ipotesi che solo una rivolta sistemerebbe le cose. Per evitare spargimenti di sangue mi sento di invitare i politici ad andarsene ora, subito. Vogliamo esercitare il nostro diritto di voto, è il solo diritto che forse possiamo esercitare se loro i fanno da parte, se non lo faranno credo proprio che una deriva autoritaria sia dietro l'angolo.

Votate il Sondaggio su Libero, voi come la pensate ? 

domenica 30 novembre 2014

Ricordando Fernando Pessoa nell'annivesario della morte




Quel che mi duole non è ciò che esiste nel cuore,
 ma quelle cose belle che mai esisteranno...
 Sono le forme senza forma che passano senza che il dolore 
le possa conoscere e sognarle l'amore. 
Sono come se la tristezza fosse un albero e, a una a una, 
cadessero le sue foglie tra il solco e la nebbia.


da "Il libro dell'inquietudine" di Fernando Pessoa



La Biografia di Fernando Pessoa

Fernando Antonio Nogueira Pessoa, poeta e scrittore portoghese, nasce il 13 giugno 1888 a Lisbona. L'antica capitale portoghese che ha visto il poeta venire alla luce lo riaccoglie dopo l'adolescenza trascorsa a Durban, in Sudafrica, nel momento in cui sboccia la sua carriera di intellettuale.
In realtà il precoce talento di Pessoa si è già manifestato in tenera età, nel momento in cui i bambini imparano a scrivere ed i geni compongono le prime opere. A sei anni scrive lettere che invia a sé stesso, una sorta di dialogo interiore fissato su carta, con lo pseudonimo di Chevalier de Pas, uno dei tanti della sua vita.

La passione per la scrittura non svanisce e pochi anni dopo, al rientro in Portogallo, dona al mondo capolavori di prosa e poesia, insieme a traduzioni e critiche letterarie, senza mai rinunciare alla riservatezza, o al mistero, che lo contraddistingue.
Fernando Pessoa si rivela, infatti, al pubblico in controluce, dando alle stampe solo alcuni dei suoi capolavori e facendo ricorso ad un'infinità di pseudonimi per mettere a nudo i lati del suo carattere avendo però la premura di coprirli con eteronomi dei quali crea dettagliate biografie.
Il bouquet dei suoi alterego è celebre, avendo dato vita anche a numerose speculazioni sulla sfaccettata personalità del geniale autore portoghese, speculazioni peraltro alimentate dallo stesso Pessoa che mette nero su bianco il profondo rapporto intrecciato con i suoi eteronimi.
Attraverso le sue opere pure noi siamo entrati in intimità con il futurista Alvaro de Campos, con Bernardo Soares, di cui abbiamo letto i pensieri nel Libro dell'Inquietudine, con Ricardo Reis, strenuamente ancorato alle tradizioni e con tutti gli altri Fernando Pessoa che hanno vissuto nelle opere del maestro portoghese.
Il grande talento di Pessoa si è spento ad appena quarantasette anni, il 30 novembre del 1935, in seguito a problemi epatici.
L'eredità che ci lasciato uno fra i maggiori poeti del Novecento è però immensa, musa ispiratrice di tanti letterati e cantautori e fonte di gioia per i tanti lettori che si sono emozionati leggendo le sue poesie ed i suoi romanzi ed hanno scolpito nella loro memoria i celebri aforismi.
Tra le sue opere più famose nel nostro paese ricordiamo certamente il Libro dell'inquietudine, le Poesie di Alvaro de Campos e le Lettere alla fidanzata, tre pietre miliari della sua ricca produzione artistica.

giovedì 20 novembre 2014

Eutanasia nascosta? molti anziani la cercano ogni giorno per la solitudine


Si comincia con il ridurre quantità e qualità del cibo, chiudere o anche solo allentare i rubinetti dell'acqua, sospendere farmaci indispensabili. E la morte arriva, come un crudele abbandono da parte di chi si prende cura di te.
«È un fenomeno che esiste e la società è chiamata a farsi carico di questa nuova realtà, che purtroppo si va diffondendo» spiega il professor Giovanni Meola, ordinario di neurologia alla Statale, primario di neurologia al Policlinico San Donato, presidente della sezione milanese dell'Associazione medici cattolici. Aggiunge: «Per noi che viviamo ai confini con la Svizzera, dove ci sono cliniche in cui prevale tutt'altra mentalità, l'influenza culturale è potente».
L'Amci si riunirà sabato a Milano presso le Suore di Maria bambina per dibattere questo tema, sempre più di attualità. Il titolo del convegno è «I bisogni dell'anziano» e alla giornata di studi parteciperanno esperti del calibro dei professori Alfredo Anzani, del San Raffaele, e Carlo Vergani, del Policlinico. Anche Papa Francesco di recente ha parlato di «falsa compassione», figlia della «cultura dello scarto», che si spinge all'eutanasia nascosta in famiglia e negli ospedali. Attenzione - dicono i medici dell'Amci -, nel giro di pochi anni in Lombardia ci troveremo 3-400mila anziani da curare: «Ma non sono malati, sono anziani. Essere anziani non è una malattia».
Eppure, ammette lo stesso professor Meola, spesso il carico di solitudine è pesante, così come le difficoltà per le famiglie, anche perché il modello di cura dell'anziano è antiquato e scorretto: «Ma sono contrario all'eutanasia nascosta: noi dobbiamo affrontare il problema e non eliminarlo. E la soluzione è in un nuovo approccio alla cura, più moderno e al passo con la scienza». Per essere concreti? «Un bambino, un giovane, un adulto, di solito ha una sola patologia. Invece con gli anziani dobbiamo approfondire la polipatologia: i danni degli anziani coinvolgono più organi. Serve un approccio multifattoriale, più moderno, ma anche affascinante e ricco di prospettive per tutti, perché prevede una visione olistica: siamo un tutt'uno dal punto di vista fisico, psicologico, spirituale».
Mandarli tutti da uno psicologo? Il professor Meola nicchia: «Non hanno tutti bisogno di uno psicologo, ma di vivere in un ambiente sereno e non sentirsi un rifiuto. Spesso è sufficiente una corretta alimentazione, ricca di proteine, attività fisica e una terapia cognitiva. Non grandi cose: uno stimolo della memoria che possono fare conoscenti e amici. Parole crociate, libri, giochi, ipad, internet, corsi dove vengono stimolati, sono medicine molto efficaci». E poi il dialogo, il rispetto e l'ascolto da riscoprire: «Ritrovare il gusto di stare con un anziano. Soprattutto se saggio, ci può aiutare, dare consigli, essere un faro di saggezza». Insomma, amare i nostri vecchi.
La rivoluzione riguarda le famiglie ma anche le strutture sanitarie: «Siamo in presenza di un popolo di vecchi e dobbiamo entrare nell'ottica di un'assistenza continua. Bisogna ptenziare i medici di base: la maggior parte dei malati finisce al pronto soccorso e potrebbe essere gestito dal medico. E il medico di base deve essere educato a dare il giusto valore alle polipatologie e incentivare le visite a domicilio». Infine, ma non meno importante: «Non ghettizzare, se possibile, in case di riposo: lasciarli nei loro contesti familiari. Se si entra nell'ottica che le famiglie hanno un aiuto economico da Comuni e Stato, può essere una strada più semplice».
da un articolo de IL GIORNALE

lunedì 17 novembre 2014

Troppa violenza in tutto




Abbiamo appena trascorso una settimana all'indice della violenza, su tutto e su tutti, perfino la pioggia è stata di una violenza devastante sul territorio martoriato del nostro Paese. 
L'Italia non ce la fa più, i cittadini sono esasperati per i moltissimi immigrati messi a casaccio in periferie giù duramente provate e giustamente si ribellano, i lavoratori rivendicano i loro diritti al lavoro e si fanno sentire e poi ci sono omicidi e suicidi che sono diventati ordinaria amministrazione, per non parlare delle violenze sugli anziani nelle case di riposo e sui bimbi nelle scuole materne... che cosa sta capitando alla nostra Italia, siamo diventati un popolo senza valori? 
Il mio pensiero è che ci hanno fatto diventare così perchè ogni giorno vediamo che chi ci governa e dovrebbe rappresentare le Istituzioni non ha alcuna moralità, ruba e truffa impunemente e se ne frega della miseria che vede intorno a se, vediamo una giustizia che non è giusta per niente, che giudica innocenti delinquenti incalliti e li manda luberi, vediamo i nostri figli senza lavoro e tanti furbi che il lavoro se lo creano sulle spalle degli altri. 
Penso che se chi ha contribuito a far nascere questa nostra democrazia potesse vedere quello che ne è sortito si dispererebbe, come ci disperiamo oggi noi, qui in questo nostro Paese.
manuela valletti 
tags: Italia, violenza, furti, lavoro, ruberie, ingiustizie, immigrazione, sfascio

lunedì 3 novembre 2014

BRITTANY MAYNARD E' MORTA, VIVA BRITTANY MAYNARD

E’ morta Brittany Maynard, la 29 enne americana colpita da un cancro in fase terminale che aveva annunciato di voler mettere fine alla sua vita, Toccanti le ultime parole della ragazza, consegnate al mondo attraverso il suo blog: 

«Le persone più felici sono quelle che si fermano ad apprezzare e a ringraziare la vita. Se cambiamo i nostri pensieri, cambiamo il nostro mondo! Amore e pace a tutti voi». 


Brittany era malata di cancro al cervello e ha scelto di togliersi la vita sabato scorso. La giovane ha voluto esprimere una nota di profondo ringraziamento a tutti i suoi «cari, intelligenti, meravigliosi amici». Persone che la ragazza ha definito necessari «come l’acqua» durante la sua vita e la sua malattia, per la comprensione, il sostegno e l’esperienza condivisa di vita. Brittany si era trasferita dalla baia di San Francisco all’Oregon appositamente per giovare delle leggi che in questo Stato consentono la “dolce morte”.

Questa la cronaca di ciò che è accaduto e che era stato minuziosamente programmato dalla ragazza,
Questa mattina apprendendo della sua morte, mi sono commossa, ho pensato alla grande consapevolezza di questa ragazza, al dolore composto di suo marito e dei suoi genitori e poi mi sono detta che Brittany era stata davvero coraggiosa e con lei i suoi cari.
Ha scelto (perchè lo ha potuto fare) di morire con dignità, di non essere travolta da una morte dolorosa, di essere presente attivamente al suo trapasso.

In Italia la scelta di questa coraggiosa ragazza non è permessa e me ne rammarico, le leggi di questo paese sono prive di compassione e di umanità, la sola eutanasia possibile è quella che si può scegliere per il proprio animale domestico, per evitargli di soffrire troppo, una scelta umana per un amico fedele che in famiglia abbiamo dovuto fare  per la nostra  adorata cagnolona Rhoda, eravamo tutti accanto a lei , il suo muso sul mio grembo e tante, tante carezze. E' stato straziante ma Rhoda non ha sofferto e questo è quello che conta. 

E allora, ciao BRITTANY, con il tuo coraggio ci hai insegnato che qualche volta si può scegliere anche di non soffrire, forse più di qualche volta!



domenica 26 ottobre 2014

Reagan oggi salverebbe l'Italia

IL GRANDE PRESIDENTE AMERICANO, ARTEFICE DI SCELTE ECONOMICHE DI GRANDE VALORE PER IL SUO PAESE, SAREBBE IN GRADO OGGI DI SALVARE IL NOSTRO PAESE...




ECCO LE SUE IDEE:
Nessuna nazione nella storia è sopravvissuta a un gettito fiscale oneroso che raggiunge un terzo del suo reddito nazionale. Oggi, 37 centesimi di ogni dollaro guadagnato in questo Paese sono la parte che l'esattore pretende per sé; ciò nonostante il nostro governo continua a spendere 17 milioni di dollari al giorno in più di quanto incameri.
Per ventotto degli ultimi trentaquattro anni non siamo riusciti a pareggiare il bilancio preventivo di spesa.
LIBERTÀ E l'idea che il governo sia soggetto al popolo, che non abbia altra fonte di potere che non sia il popolo sovrano, è ancor oggi l'idea più nuova e originale che sia mai apparsa nella lunga storia delle relazioni dell'uomo con l'uomo. Ed è proprio il problema che si pone con questa elezione: se noi crediamo nella nostra capacità di autogovernarci o se invece intendiamo abbandonare la Rivoluzione Americana e confessare che una piccola élite intellettuale di una capitale lontana sia in grado di pianificare le nostre vite al posto nostro meglio di quanto sappiamo fare noi stessi.
STATALISMO I «pieni poteri di un governo centralizzato» furono esattamente la cosa che i nostri Padri Fondatori volevano evitare il più possibile. Essi sapevano che i governi non controllano le cose. Un governo non può controllare l'economia se non controllando le persone. E sapevano che, quando un governo si dispone a farlo, deve usare la forza e la coercizione per ottenere quanto si propone. Quei Padri Fondatori sapevano anche che, al di fuori delle funzioni che legittimamente competono a esso, uno Stato non riesce a fare nulla bene o con uguale parsimonia quanto il settore privato dell'economia al suo posto.
PIANIFICAZIONE Per trent'anni abbiamo cercato di risolvere il problema della disoccupazione tramite programmi governativi e più i progetti falliscono, più i pianificatori progettano.
RICCHEZZA Vi sono troppe persone che, quando vedono un uomo grasso accanto a uno magro, pensano che il primo abbia acquisito la sua prosperità necessariamente ai danni del secondo. Ecco allora che sperano di risolvere il problema dell'indigenza tramite l'intervento dello Stato e di programmi governativi. Ora, se la risposta da dare al problema fosse effettivamente intervento governativo e Stato assistenziale — e ne abbiamo fatto esperienza per quasi trent'anni — non sarebbe stato lecito aspettarsi che, almeno una volta in tutto questo tempo, il governo ci avesse fatto il punto della situazione? Ogni anno ci avrebbero comunicato i dati relativi al declino dei numeri relativi ai bisognosi e al fabbisogno di case popolari. In realtà è vero il contrario. Ogni anno il fabbisogno aumenta e aumenta ancora di più il costo degli interventi.
BUROCRAZIA Nessun governo ha mai deciso volontariamente di autoridursi. E così, una volta varati, i programmi governativi non scompaiono mai più. Di fatto, non si è mai visto su questa terra qualcosa di più vicino alla vita eterna di un dipartimento governativo. Tra funzionari e impiegati federali si raggiunge il numero di due milioni e mezzo di persone; ove poi s'includa il numero di quelli che operano a livello comunale e di Stato, si scopre che il governo impiega un sesto dell'intera forza lavoro della nazione. Questi bureau che proliferano con le loro migliaia di regolamenti ci sono già costati molte delle nostre salvaguardie costituzionali.
SOCIALISMO Ora, non sono necessari l'esproprio o la confisca della proprietà privata per imporre a un popolo il socialismo. Che importanza volete che abbia il titolo di possesso di un'azienda o di una proprietà se lo Stato detiene un potere di vita e di morte su quell'azienda o su quella proprietà? Un tale apparato è già in vigore. Lo Stato è, infatti, in grado di addossare un capo d'accusa su qualunque società esso scelga di perseguire. Ogni uomo d'affari ha la sua storia di molestie da raccontare. Da qualche parte si è insinuata una qualche forma di perversione. I nostri diritti naturali e inalienabili sono considerati alla stregua di un'elargizione dello Stato, e la libertà non è mai stata così fragile, così vicina allo sfuggirci di mano come in questo momento.
FONTE: IL GIORNALE

giovedì 23 ottobre 2014

Parenti serpenti anche per Sordi


Finalmente è stato aperto il testamento lascito dalla sorella del popolare attore, tutto il suo patrimonio andrà alla fondazione museo a lui intitolata, niente di straordinario se consideriamo che i Sordi non avevano parenti stretti. Il testamento redatto dal  notaio Alfredo Maria Becchetti,  il 21 aprile del 2011 alla presenza della sorella dell'attore, Aurelia, deceduta all’età di 97 anni tra l’11 e il 12 ottobre scorso, è stato pubblicato ieri.
 "L’attesa per la pubblicazione - spiega in una nota Becchetti - è dipesa dalla necessità di ottenere l’estratto del certificato di morte della signorina Aurelia, consegnato dall’Ufficio Anagrafe del Comune di Roma al notaio solo questa mattina".
"La Fondazione Museo Alberto Sordi, regolarmente riconosciuta - aggiunge - è stata costituita in data 31 marzo 2011 ed ha quale scopo principale la istituzione e la gestione del Museo Alberto Sordi. Il Presidente della Fondazione era la Signora Aurelia Sordi. Il contenuto del testamento verrà comunicato secondo le forme di legge all’erede nominato, il quale, oltre ai beni mobili, denaro e titoli, erediterà la storica villa di Via Druso 45 e le quote di capitale della società 'Campus Biomedico' di Roma, detenute dalla signorina Sordi".
Peccato che nel periodo che va dalla more di Aurelia all'apertura del testamento i parenti di Sordi si siano improvvisamente palesati e siano aumentati sempre di numero, anche per l'Albertone nazionale i parenti sono quanto mai serpenti.

domenica 12 ottobre 2014

La FIAT se ne va e l'Italia resta con le pive nel sacco

Ho il dente avvelenato con la FIAT,  devo ammetterlo, la mia famiglia Alfista da sempre, non ha digerito la cessione gratuita di ALFA ROMEO alla fabbrica torinese e alla conseguente chiusura della gloriosa ALFA a Milano, ad Arese e a Pomigliano, però il fatto che dopo 115 anni la FIAT lasci Piazza Affari e sbarchi a Wall Street non mi va proprio giù.
E poco mi importa di sapere quello che avrebbe pensato l'Avvocato Agnelli  come scrive il Corriere della Sera e sapete perchè? Perchè questi Agnelli, tutti loro,  hanno vissuto sulle spalle degli italiani per troppi anni per avere il diritto di andarsene e di portare la fabbrica all'estero.
Dopo aver svuotato il mercato automobilistico italiano con l'acquisizione e la distruzione di  marchi come LANCIA, MASERATI, INNOCENTI e ALFA ROMEO grazie alla compiacenza  veramente poco velata, di molti politici amici ( non dimenticate il ruolo di Senatore del Cav. Agnelli e di Ministro degli Esteri della sorella che per me si è da sempre configurato, questo si, come un conflitto di interessi, e il ruolo devastante di Romano Prodi) la FIAT non si vergogna nemmeno un po' di lasciare l'Italia e quindi di togliere lavoro agli italiani in un momento in cui il lavoro si cerca come la manna. Dicono che passeranno l'Alfa Romeo alla Ferrari, ma  a chi lo vogliono raccontare...
Mi si dirà che gli interessi sono interessi e che la FIAT persegue quelli del nuovo gruppo che ha creato, ma il prestigio  di un gruppo sul mercato è anche determinato dalla sua correttezza verso chi  ha dato tanto per la sua crescita, ossia gli Italiani che hanno sempre pagato per mantenere in piedi la fabbrica torinese  milioni di ore di cassa integrazione.
Occorre però dire che la FIAT non si è dimostrata all'altezza,  teconologicamente parlando,  delle marche che ha avuto in "dono", prendiamo un esempio eclatante e forse non troppo noto, dovete sapere che gli stampi originali  dei  motori della gloriosa ALFA ROMEO sono stati tenuti dalla FIAT fino al 2002 e poi sono stati rotti e rottamati, da quell'epoca le Alfa montano infatti motori Fiat. Miglior sorte è toccata al  motore Alfa Romeo boxer montato sull'Alfa Sud, che  è stato invece venduto in toto ( brevetto e stampi) alla Subaru  che lo monta  sulle sue auto con immensa soddisfazione dei suoi clienti.
Per tutto questo  auguro alla FIAT di trovare in America quello che merita.

"Il Motore boxer Alfa Romeo è stato un propulsore a benzina con 4 cilindri, prodotto dalla casa automobilistica di Arese dal 1971al 1997 . Il monoblocco era in ghisa e le due teste in lega d'alluminio. Raffreddato ad acqua, era alimentato da uno o duecarburatori (doppio corpo) oppure, per i motori ad iniezione, da un sistema Bosch LE 3.1 Jetronic. Di questa tipologia di motore boxer sono state commercializzate sette versioni, montate longitudinalmente rispetto al cambio.
Va inoltre ricordato, che l'Alfa Romeo è stata la prima casa automobilistica al Mondo, a realizzare un motore boxer a 12 cilindri, il quale aveva una cilindrata di 1.500 cc ed era sovralimentato, del prototipo Alfa Romeo tipo 512 Gran Premio del 1940.
Ha poi sviluppato questa tecnologia nelle competizioni, applicandolo prima alla 33 da corsa, e successivamente in Formula 1. Nel 1977 conquistò il Mondiale Marche con il prototipo 33 SC 12 (con telaio in lega d'alluminio), spinto dal 12 cilindri boxer di tre litri già montato sulla 33 TT 12, ma con potenza portata ad oltre 520 CV, per una velocità che oltrepassava i 350 km/h. Nell'ultima gara del campionato 1977, sul circuito di Salisburgo, l'Alfa portò al debutto un’interessante versione turbo del boxer 12 cilindri, con cilindrata ridotta a 2.134 cm³ e l'elevata potenza di 640 CV."

mercoledì 8 ottobre 2014

Volete tutelare il lavoro? Cominciate a rispettarlo

Oggi a Milano ci sono i rappresentanti della UE, i diversi primi ministri Europei e anche il nostro Premier Renzi, si riuniscono alla Fiera Milano City.Questo evento, indubbiamente importante, ha fatto si che già negli scorsi giorni il quartiere adiacente sia stato praticamente chiuso al traffico per tutelare la commissione Europea al lavoro sul lavoro. 
Scusate il bisticcio di parole, ma oggi, il giorno clou dell'evento, tutta la zona risulta chiusa al traffico e allora la domanda sorge spontane: perchè non dirottare questi grossi calibri sulla Fiera di Milano Rho, struttura creata ad oc per fiere ed esposizioni, invece di mettere in ginocchio un settore della città con i suoi negozi e i suoi supermercati?
Non sono forse lavoratori anche loro, non hanno diritto di aprire i loro negozi e di avere i loro clienti e magari riuscire a vendere in tempi come questi, tanto difficili?
Se si vuole tutelare il lavoro, lo si faccia fino in fondo, senza boicottare chi ce l'ha.
Consideriamo anche che in concomitanza all'evento ci sono manifestazioni di protesta che contribuiscono ad aumentare il caos...
Insomma direi che con il paraocchi non si va da nessuna parte, le continue riunioni non ci faranno ritrovare la produttività e soprattutto il mancato rispetto per i cittadini, in questo caso lavoratori, ci fa solo pensare che chi ci governa vive in un mondo dove i problemi di lavoro non esistono.
Naturalmente questo vale anche per Landini e i vari No Tav che dimostrano..

domenica 21 settembre 2014

ALZHEIMER questo sconosciuto....





Oggi 21 settembre si celebra in tutto il mondo la giornata mondiale dell'Alzheimer, in tutto il mondo tranne che in Italia, qui nessun titolo di giornale ricordo la terribile malattia.
E pensare che l'Alzheimer si combatte con l'informazione e la prevenzione, conoscere per sapere e per capire anche come approcciarsi ai malati, di solito persone anziane, di solito i nostri genitori o quelli dei nostri amici, persone che ci hanno cresciuto e aiutato per tutta la vita e che a un certo punto non si ricordano più di noi.
Loro forse non ci riconoscono più, ma noi sappiamo chi sono e lo sappiamo bene, quindi l' ipocrisia di dire.... tanto con capisce niente.... tanto non sa chi sono...... mettiamolo al ricovero non se ne accorgerà nemmeno,,,, e facezie di questo tipo, non sono accettabili.
Le persone malate hanno diritto ad essere curate al meglio, accudite al meglio e rispettate, soprattutto rispettate, sono persone e non entità astratte, non ricordano il presente, ma il passato è un bagaglio che conservano intatto.
Mi spiace che il nostro Paese si qualifichi sempre per la sua assenza e che questo ovviamente comporti una assenza molto grave anche nell'assistenza qualificata ai malati, nel supporto ai caregiver, le persone che quotidianamente accudiscono i malati (spesso familiari), 
L' Alzheimer deve essere sconfitto e per far questo occorre finanziare la ricerca, l'Alzheimer deve essere neutralizzato e per far questo occorre mettere in campo una grande solidarietà tra tutti gli attori, l'Alzheimer non deve annientare i nostri cari e per far questo occorre imparare a comunicare con loro in tutti i modi. 
Ora in Italia ci sono 650mila malati, nel 2050 questa cifra sarà quadruplicata, come possiamo non fare nulla? Come possiamo far finta di niente.
Vergogna Italia

Manuela Valletti

martedì 9 settembre 2014

STORIA DI ZITA E DOVIGLIO

Il collega  Maurizio Dalla Palma mi ha permesso di pubblicare questa bella storia di vita vissuta che riguarda i suoi nonni  ed è uno spaccato del periodo della guerra, in particolare di quell' 8 settembre che ha provocato lo sbandamento di tanti soldati Italiani.

La vicenda  ha per protagonisti un uomo e una donna di altri tempi, persone temprate dalla fatica di una vita  operosa, persone che oggi probabilmente non si trovano più. Ai loro sacrifici dobbiamo la nascita della repubblica. Non vi nascondo che quando leggo di queste atti di eroismo e guardo al nostro Paese oggi, mi si stringe il cuore. Hanno lottato e sofferto per noi, ma ne è valsa la pena? 

STORIA DI ZITA E DOVIGLIO, SEPARATI PER 2 ANNI DALLA GUERRA

L'armistizio dell'8 settembre '43 divide i miei nonni. Lui prigioniero, lei sola a casa, senza sapere dove fosse il marito. Vite parallele che potevano non incontrarsi più

L’8 settembre 1943, il giorno in cui l’Italia ha firmato l’armistizioed è uscita dalla guerra, i miei nonni materni sono stati divisi. Separati. Per quasi 2 anni non ricevono notizie l’una dell’altro. E mia nonna non sapeva se mio nonno «viveva o era morto». Fino alla conclusione del tutto imprevedibile, diversissima da La vita è bella di Roberto Benigni.
Sono tutti e due emiliani, i miei nonni. Lui, Doviglio (forse una alterazione del nome Duilio dovuta allo spirito libero e anarchico degli emiliani), soldato dell’esercito italiano, viene catturato dai tedeschi, diventati nostri avversari, e rinchiuso per oltre 18 mesi in un campo di prigionia. Lei, Zita (ha il nome di una vip di quando è nata: l’ultima imperatrice d’Austria), rimane a casa con un figlio piccolo, una figlia in arrivo, e tanti problemi da affrontare.
Per Zita e Doviglio, iniziano 2 vite separate, due storie parallele di un film.
Nei giorni successivi all’armistizio la caserma in cui si trova mio nonno viene attaccata dai tedeschi. Lui mi ha raccontato (nell’estate in cui avevo 16 anni? O è stato durante l’università, quando per un mese ho dormito dai miei nonni?) che c’è stata resistenza dei nostri militari, si è sparato, e dentro la cucina dove lui si trova vengono lanciate granate: per non essere investito dall’esplosione e dai frammenti di metallo, si getta sotto un grande mastello di legno.
Mia nonna viene a sapere della cattura del marito. Insieme a suo padre, con il pancione di una donna all’ottavo mese di gravidanza, raggiunge in bicicletta su strade di campagna la stazione ferroviaria del paese in cui vive e prende un treno per andare dove mio nonno è stato visto l’ultima volta, forse a Modena, forse a Verona, non l’ho mai chiesto. Lei ricorda una grande area recintata con filo spinato, le torri di vedetta per sorvegliare i prigionieri, le mitragliatrici puntate. Chiede a chi si può chiedere, ma di mio nonno nessuna traccia.
«Da quel giorno, per quasi 2 anni, io non ho saputo se tuo nonno viveva o era morto. Qualcuno mi ha detto di aver visto il suo corpo in un fosso. Altri giuravano che era stato deportato inGermania».

Ma Doviglio è vivo, viene fatto mettere in riga con altri italiani davanti a luride baracche, graduati tedeschi passano davanti a loro perché stanno cercando qualcuno che sappia fare una certa cosa. Urlano una parola che mio nonno non sa: bäcker! bäcker!
Lui chiede intorno: «Cosa vuol dire bäcker?». «Vuol dire panettiere». «Ma io so fare il pane!». E alza svelto la mano.
Sarà la sua fortuna nei mesi estivi in cui nel forno si raggiungono 50 gradi e nei mesi invernali quando fuori c’è la neve e la temperatura scende ben sotto lo zero. Non è esposto alle intemperie, fa un lavoro sopportabile e può mangiare, senza essere visto, qualche boccone del prodotto che prepara. Ne porta un po’ anche ai compagni che sono là fuori, pezzetti di pagnotta che lui chiude in un piccolo sacchetto e nasconde negli abiti, sotto il cavallo dei pantaloni, per sfuggire alle perquisizioni.
Intanto Zita è rimasta sola con prima uno e poi due figli piccoli. Un giorno un aereo militare (dei tedeschi? Degli americani?) spara raffiche di mitragliatrice sulla strada inghiaiata che lei sta percorrendo in bici per tornare a casa, cade, rotola in un fosso, batte la testa e rimane svenuta. Dopo molte ore («alle nove di sera, era buio e a casa piangevano perché pensavano che fossi stata uccisa») riprende i sensi e torna a casa. Il figlio maschio le viene incontro: «Mamma, mentre non c’eri è passato Pippo». Pippo è il nome dell’aereo che di notte bersaglia le case con le luci accese.
Un giorno Doviglio si sveglia con un forte dolore al ventre, nella parte bassa, a destra. Trema e ha la febbre. Non ce la fa questa mattina a raggiungere il forno. E ha paura. Sa cosa succede ai prigionieri che si ammalano e cadono ai lati dei percorsi nel campo di prigionia, ha visto come i soldati tedeschi mettono fine sul posto alle loro sofferenze.
Ma Doviglio vuole vivere.
E si fa venire un’idea. Nel viale che porta al forno vede passare un alto graduato («uno di quelli che avevano gli occhi che sembravano di fiamma»), si mette sull’attenti e grida «Heil Hitler!». Il tedesco si ferma di colpo, si avvicina, gli chiede cos’ha. E mio nonno, non so quante volte me l’abbia raccontato, mormora quelle due o tre parole di tedesco che volevano dire, mi scusi, se posso, dolore, male qui. E quel militare lo accompagna all’ospedale del campo, dove mio nonno viene operato d’appendicite e fa una breve convalescenza. «Vedi» mi diceva da bambino «Se non fossi stato svelto, se fossi come questo o quell’altro, sarei morto».
C’è una partigiana che va spesso a casa di mia nonna per farsi consegnare del cibo necessario a chi combatte in clandestinità. Prende latte, zucchero, burro. Ma mia nonna, oltre una certa misura, non può dare, perché ha due figli piccoli. Litigano spesso e un giorno Zita fa rotolare dai gradini dell’ingresso la partigiana, che si gira e la minaccia:
«Torno e ti uccido».
Mia nonna è in preda all’angoscia, è una donna rimasta sola e si domanda come fermare quel pericolo. Attraverso conoscenti, entra in contatto con un suo ex compagno della quinta elementare, un ragazzo che era diventato un capo partigiano. Che le dice: per questa volta faccio trasferire quella donna, ma la prossima volta devi stare attenta.
È arrivato il momento in cui mio nonno si deve mettere in marcia con migliaia di altri prigionieri lungo strade innevate. Vanno a Ovest, verso il cuore della Germania che sta crollando. Non so se sia perché i tedeschi stanno spostando la popolazione dei campi di prigionia verso il cuore dell’impero o se questo sia avvenuto dopo l’arrivo dei sovietici, che hanno sconfitto i nazisti. Mio nonno è in marcia e un giorno, a una sosta, con un altro compagno, scivola non visto fuori dalla strada, raggiunge una casa di campagna e trova due donne tedesche che, impietosite, danno agli uomini da mangiare. «C’erano polli e galline» mi ha detto Doviglio. Forse anche i figli, i mariti, i padri di quelle donne sono stati inghiottiti dalla guerra.
Un giorno Zita, che per quasi 2 anni non ha saputo se Doviglio «viveva o era morto», riceve una lettera che dice: suo marito, tornerà dalla Germania il tal giorno.
L’incontro avviene alla stazione dei treni. Lui scende: è smagrito, smunto, pesa meno di 40 chili. Mia mamma, nemmeno due anni,  nata un mese dopo l’armistizio del 1943, ricorda di essersi spaventata alla vista di quell’uomo tutto pelle e ossa che dicevano essere il suo papà. Lui ha lo stomaco rimpicciolito di due, tre volte. Per mesi Doviglio potrà nutrirsi solo con brodo, zuppe e liquidi, per anni non potrà mangiare la pasta, e ai festeggiamenti per il suo ritorno quasi muore per aver bevuto un sorso di liquore al momento del brindisi. Zita abbraccia Doviglio, si stringono. Ci sono lacrime, naturalmente. Poi lui la guarda, vede che la moglie, per farsi bella, ha accorciato i capelli dalla parrucchiera. E si arrabbia.
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Se ho raccontato questa storia è perché è la storia di 700.000 militari italiani e delle loro mogli, madri, figlie, rimaste per quasi 2 anni sole, dopo l’armistizio dell’8 settembre, senza sapere «se lui viveva o se era morto».
Ha conservato la sua forza. A volte la vita si fa difficile e provo angoscia per il futuro. In quei momenti ripenso alla storia dei miei cari nonni, Zita e Doviglio. E ritrovo il coraggio.
Di  • in SOCIETÀ  


martedì 2 settembre 2014

Bye Bye dollaro, Russia e Cina commerciano nelle valute nazionale


Bye Bye dollaro, Russia e Cina commerciano nelle valute nazionali
La Banca Centrale della Russia e la Banca Popolare della Cina hanno convenuto sulla realizzazione di swap in proprie valute nazionali, ossia sulle transazioni che prevedono l’acquisto e la vendita contemporanei della valuta in un paese in cambio della valuta dell’altro paese.
Il progetto di accordo sugli swap valutari è stato concordato, ma la Banca Centrale della Russia e la Banca Popolare della Cina non forniscono ancora commenti sull’eventuale volume del programma degli swap valutari. Per il momento non sono stati annunciati neanche i termini di lancio di questo programma. Intanto è ovvio che le parti cercheranno di non impantanarsi per troppo tempo in procedure formali. I regolatori, infatti, hanno già inviato il relativo segnale: l’accordo aprirà alle compagnie russe l’accesso agli yuan e, altresì, l’accesso ai rubli per i loro partner cinesi.
L’accordo raggiunto tra i regolatori dei due paesi è anche un nuovo segnale agli USA sul fatto che sullo sfondo delle sanzioni occidentali la Russia e la Cina costruiscono un modello di cooperazione chiamato ad emarginare il dollaro dalla circolazione, sostiene Serghej Khestanov, direttore amministrativo del gruppo Alor:
Il rafforzamento delle pressioni occidentali sulla Russia porta naturalmente all’estensione dei legami commerciali ed economici della Russia con altri paesi, in primo luogo con quegli asiatici. In maggio è stato stipulato il 30-ennale contratto per la fornitura del gas russo alla Cina. Dopo di ciò è diventato chiaro che il vettore degli interessi economici della Russia si stia spostando dall’Occidente verso l’Oriente. Ciò, ovviamente, suscita il malcontento dei maggiori paesi occidentali.
Le sanzioni adottate dall’Occidente contro la Russia in relazione alla presa di posizione di Mosca sull’Ucraina hanno portato all’aumento del peso, già senza questo grande, dello yuan tra le compagnie russe. In luglio il volume delle vendite yuan-rubli è salito del 52% rispetto a giugno. Il 31 luglio è stato raggiunto il migliore risultato in tutto il periodo di vendite di questa coppia valutaria sul mercato russo. Stando ad Aleksandr Salićkij dell’Istituto dell’economia mondiale e delle relazioni internazionali presso l’Accademia delle scienze della Russia, questa tendenza andrà su di giri:
Involontariamente dipenderemo sempre di più dalla Cina. Si tratta di una tendenza oggettiva di sviluppo dell’economia mondiale. La Cina è già una grandissima potenza commerciale. Andrà inevitabilmente aumentando l’incidenza delle merci che vi acquisteremo. Di conseguenza, anche nel nostro export, grazie agli ultimi grandi contratti sul gas e sul petrolio, crescerà la quota dei prodotti forniti. In questo caso è importante prevedere che le nostre compagnie del settore del petrolio e del gas accettino sempre più yuan per i propri prodotti forniti verso la Cina. Una delle vie di aumento dell’interesse delle compagnie russe verso tali modalità di pagamento potrebbe consistere nella loro crescente presenza sul mercato interno cinese. Ciò consentirebbe di aumentare sensibilmente il volume delle operazioni effettuate in yuan e in rubli ed eliminerebbe il dollaro dalla circolazione in questo segmento.
Stando agli esperti, per gli USA gli avvenimenti in Ucraina sono soltanto un pretesto per applicare sanzioni contro la fornitura alla Russia delle attrezzature per l’estrazione degli idrocarburi. Gli USA mirano a ritagliare la mappa delle risorse energetiche del mondo dove la Russia svolge un ruolo dominante. A sua volta, la Russia vuole rispondere agli americani con la graduale rinuncia al dollaro nelle operazione di compravendita degli idrocarburi. Il passaggio ai pagamenti in valute nazionali con la Cina, India, Iran e Turchia, e in rubli con l’Unione Europea, priverebbe gli USA di uno uno strumento di influenza, qual è il dollaro, su questo mercato. Ciò creerebbe un nuovo spazio per svincolarsi dall’egemonia della valuta americana.

Per saperne di più: http://italian.ruvr.ru/2014_09_02/Si-sviluppa-il-commercio-in-valute-nazionali-6824/
Fonte; La Voce della Russia

USA e Ucraina nascondono la verità sul Boeing malese


Una voce da Tokio, USA e Ucraina nascondono la verità sul Boeing malese

Il tema dell’abbattimento in Ucraina dell’aereo malese è scomparso quasi completamente dai media occidentali. Nell’intervista alla MIA “Rossiya Segodnya” il noto giornalista giapponese Kadzuo Kobajasi fa notare che gli USA e l’Ucraina non sono interessati a rivelare le informazioni di cui dispongono sull’incidente temendo che ciò invaliderebbe le accuse mosse alla Russia.

- Il fatto più sorprendente è che gli USA e il governo ucraino non presentino alcuna prova. Ciò è strano. Se gli USA dichiarano che l’aereo è stato abbattuto da un missile “Buk” russo o dalle milizie ucraine con il sostegno dei russi, allora Washington e Kiev dovrebbero essere interessate a fornire prove a conferma di tali tesi. Ma, a mio parere, il punto è che il governo ucraino dispone del set completo di dati relativi all’incidente del Boeing ma non vuole renderli di pubblico dominio. Questo è, certo, solo il mio punto di vista personale, ma è probabile che l’Ucraina non possa rendere noti questi dati perché, in tal caso, diventerà ovvia l’inconsistenza dei tentativi di accollare alla Russia la responsabilità dell’abbattimento del Boeing. Forse la responsabilità dell’incidente del Boeing va addossata all’Ucraina? Non dispongo, certo, di prove della colpa dell’Ucraina ma tutto questo caso mi sembra molto strano.
- Perché adesso si sono zittiti i paesi che subito dopo l'incidente accusavano attivamente la Russia?
- Proprio perché non è stata presentata alcuna prova della colpa della Russia. Se avessero delle prove, avrebbero messo in campo i dati sia sul Boeing che sul caccia Su notato vicino all’aereo di linea malese.
- Come si svilupperanno ulteriormente gli avvenimenti?
- Non so che dire. È ovvio che se i dati di cui dispongono gli USA e le autorità ucraine dimostrano chiaramente che il Boeing malese non è stato abbattuto da gruppi filorussi, ciò inficerà completamente i motivi per le accuse e per le sanzioni contro la Russia. A mio parere, è proprio questo che non vogliono gli USA e l’Ucraina. Non sono interessati a rendere di pubblica ragione questi dati che risulterebbero essere in contrasto con tutto ciò che gli USA e l’Ucraina hanno finora detto e fatto. Pertanto i dubbi rimangono. Proprio per questo motivo la Russia dovrebbe presentare al pubblico internazionale testimonianze ancora più dettagliate in merito a questo caso.
Le milizie del sud-est dell’Ucraina hanno preso sotto il proprio controllo la maggior parte della zona dell’incidente del Boeing in cui sono perite 298 persone. Ma i militari ucraini continuano i bombardamenti d’artiglieria del territorio di precipitazione dell’aereo come se cercando di distruggere le prove materiali e di intralciare la conduzione di un’indagine oggettiva capace di stabilire i responsabili dell’incidente. A quanto risulta, la risposta alla domanda sul vero responsabile non serve né a Kiev, né a Bruxelles, né ai media occidentabili che poco tempo fa accusavano i “separatisti filorussi” e Mosca di abbattimento dell’aereo.
Kadzuo Kobajasi non è l’unico giornalista occidentale che mette in dubbio la tesi della responsabilità della Russia nella tragedia del Boeing malese. Il numero di coloro che la pensano così diventa sempre più grande.

martedì 12 agosto 2014

Tributo a Robin Williams, un uomo che ci ha fatto ridere, ma anche piangere!

Ci sono momenti in cui il mondo si unisce per piangere la scomparsa di una persona davvero meravigliosa. Oggi è una di quelle volte.
Annunciato dall'account di  NBC Bay  su Twitter, abbiamo scoperto questa sera che l'attore e comico Robin Williams  di 63 anni , è stato  trovato morto nella sua casa di Tiburon, in California.
 Robin ha portato risate nei nostri cuori e nelle case per decenni. Perdere un individuo tale gioioso è una vera tragedia. Sono moltissime le persone che piangeranno la sua perdita..

ADDIO CAPITATO.. MIO CAPITANO!

martedì 5 agosto 2014

Quando sarò vecchia...

Questa poesia di  Jenny Joseph propone un modo di invecchiare molto accattivante, la perdita dei freni inibitori che hanno condizionato la nostra vita da sempre! La trovo liberatoria!



Quando sarò vecchia mi vestirò di viola
con un cappello rosso che non si intona e non mi dona
e spenderò la mia pensione in brandy e in guanti estivi
e in sandali di satin, e poi dirò che non abbiamo soldi per il burro.
E mi siederò sul marciapiede quando sarò stanca
e arrafferò gli assaggi nei negozi e premerò i campanelli degli allarmi

e farò scorrere il mio bastone lungo tutte le inferriate
e mi rifarò della sobrietà della mia gioventù.
Uscirò in pantofole sotto la pioggia
e raccoglierò i fiori nei giardini degli altri
e imparerò a sputare.
Potrai indossare terribili camicie e ingrassare
e mangiare tre libbre di salsicce in una sola volta
o solo pane e sottaceti per una settimana
e accumulare nelle scatole penne e matite e sottobottiglia da birra e cianfrusaglie.

Ma ora dobbiamo mettere vestiti che ci rendano sobri
e pagare l’affitto e non imprecare per strada
e dare il buon esempio ai bambini.
Dobbiamo avere amici a cena e leggere i giornali.

Ma forse dovrei cominciare a fare un po’ di pratica adesso?
Così la gente che mi conosce non rimarrà troppo scioccata e sorpresa
quando d’improvviso sarò vecchia e comincerò a vestirmi di viola.

 Jenny Joseph