lunedì 28 gennaio 2013

La storia di tre calciatori nei Lager


Nella Giornata della Memoria tre storie di calciatori italiani nei lager. Per non dimenticare.
Giornata della memoria
Giornata della memoria
Il calcio di oggi non ha memoria. Corre troppo veloce, non ha tempo per voltarsi indietro. Anche perché se ti giri perdi la palla e prendi il gol.
Il ritmo è asfissiante: corse, scatti, partite in tv, servizi sulle televisioni, polemiche di presidenti e calciomercato. E il tam tam delle radio, i taccuini dei giornalisti, le veline e le discoteche, e giù con un’altra partita. Tra uno scandalo, l’indignazione generale, le grida che chiedono forche e le amnistie basta il tempo di un caffè. E un’altra partita.

Non c’è tempo per pensare e per chiedersi che senso abbia tutto il circo. Per dare un’occhiata alla strada fatta: da dove si viene e dove si va. Memoria.
Ricordare per conoscersi, per trovare la propria identità e per non ripetere gli errori del passato.Carlo, Ferdinando e Rino: tre nomi comuni. Tre ragazzi italiani, che con il pallone tra i piedi o nella testa sono finiti nei lager nazisti.


Carlo Castellani ha 35 anni e possiede una segheria a Montelupo dopo essere stato il bomber dell’Empoli per nove stagioni capace di realizzare 62 reti con la maglia dei toscani. E’ la notte dell’8 marzo 1944: il rumore delle ruote dei camion dei fascisti rompe il silenzio e il sonno di un paese operaio; urla e stridori, lacrime e polvere alzata. Quattro giorni prima Montelupo aveva alzato la testa e aveva scioperato in massa contro il regime: un affronto insopportabile per i Camerati che decidono una punizione esemplare. Rastrellamenti, casa per casa. Carlo viene svegliato all’alba, bussano alla porta. “Stai tranquilla, resta con i bambini, vado giù io a sbrigare la faccenda: lo sanno che noi non c’entriamo niente”.
Davanti alla porta c’è Orazio. L’amico Orazio Nardini. “Cerchiamo tuo padre, dobbiamo portarlo in caserma”. “Ma mio padre è malato, non può venire! E poi cosa vorrà mai da lui il maresciallo?” Il padre di Carlo è David Castellani, conosciuto in tutta la zona per le sue posizioni antifasciste. “Va bene se vengo io al posto di mio padre in caserma a parlare con le autorità?”.
L’amico Orazio annuisce. Già, l’amico. Il camion si unisce a una schiera di altri camion e torpedoni, direzione Firenze. Il treno sbuffa, il vapore è nero come la pece. Nero come la morte che Carlo Castellani, fino al 2011 miglior cannoniere della storia empolese, troverà nel campo di concentramento di Mathausen. ”Racconta come sono morto!… Dì loro quanto ho sofferto…più di Gesù Cristo!” le ultime parole di Carlo raccolte dall’amico Aldo Rovai, compagno di campo.

Ferdinando Valletti, classe 1921, inizia a giocare nell’Hellas Verona. Con un diploma di perito industriale, nel 1938 si trasferisce a Milano con un contratto all’Alfa Romeo; oltre a lavorare continua a coltivare la sua passione calcistica con la maglia del Seregno, finché viene notato dal Milan che lo ingaggia per la stagione 1942-43. In maglia rossonera gioca mediano a fianco di un certo Giuseppe Meazza; dopo alcune amichevoli della stagione successiva si infortuna al menisco. Arrivano le milizie fasciste all’Alfa Romeo.
Alcuni compagni di fabbrica indicano Ferdinando come uno degli organizzatori dello sciopero nello stabilimento del marzo 1944. Delazione. Valletti viene arrestato e portato al carcere di San Vittore con altri ventidue operai; da lì al tristemente famoso binario 21 della Stazione Centrale il passo è breve. Lo stesso fumo di Castellani; la stessa direzione Mauthausen. Ferdinando lavora nella cava di pietre, finché viene trasferito nel sottocampo di Gusen dove viene impiegato nello scavo di gallerie sotterranee.
Finché un giorno un kapò non arriva alle baracche del campo e chiede se tra i deportati ci sia qualcuno che sa giocare a pallone, perché manca un giocatore per una partita tra sottufficiali. Il milanista Valletti non si tira indietro, anche se malconcio e denutrito e viene assoldato come riserva della squadra per un torneo. Gioca in condizioni pietose, con la divisa da detenuto, spesso scalzo come racconta la figlia Manuela, ma con le sue prestazioni si guadagna un premio: essere trasferito a lavorare nelle cucine. E’ la sua salvezza. Gli alleati lo liberano il 5 maggio 1945.

Mario Pagotto detto Rino è il terzino del grande Bologna di Weisz che dà spettacolo in Italia e in Europa: vince tre scudetti e conquista il Torneo Internazionale dell’Expo Universale a Parigi nel 1940 umiliando il Chelsea per 4-1. Rino arriva anche in Nazionale, prima che incominci l’incubo: la guerra. L’allenatore Weisz, fugge verso l’Olanda per sfuggire alle persecuzione fasciste verso gli ebrei, ma viene catturato e deportato ad Auschwitz dove verrà ucciso con tutta la sua famiglia. Rino viene catturato dai nazisti dopo l’8 settembre del 1943, dopo aver combattuto tra le fila degli Alpini, e deportato. Prima Hohenstein, quindi Bialystok in Polonia: lavori forzati, fame, condizioni disumane.

L’Armata rossa avanza e, di conseguenza, anche i prigionieri vengono spostati: Rino finisce a Odessa e, da lì, a Cernauti. Con un gruppo di ex calciatori italiani mette su una squadra che affronta rappresentative equivalenti di prigionieri di altre nazioni. Rino e i suoi vincono sempre. Da Cernuti passano a Sluzk, ma il risultato non cambia: i ragazzi di Cernuti non hanno avversari che riescano a tenere loro testa. Fino alla grande sfida, alla vera e propria partita per la vita. Rino ha organizzato un torneo tra le varie rappresentative nazionali presenti nel lager che sta riscuotendo successo tra i kapò perché permette loro di divertirsi ad assistere alle partite; l’incontro decisivo è contro la rappresentativa dell’Armata Rossa. Gli aguzzini nazisti tengono così tanto a vedere i sovietici perdere che fanno capire a Pagotto e ai suoi che, in caso di vittoria, avranno la possibilità di anticipare il ritorno a casa.
Altro che Fuga per la vittoria. Si gioca per la vita, per riabbracciare moglie e figli: “Quelli di Cernuti” vincono umiliando gli avversari per 6-2 e il 18 ottobre 1945 ritornano a casa.


Raccontare senza stancarsi mai di farlo.
Ricordare.
La memoria del calcio italiano: per non perderla più.

Emanuele Giulianelli

domenica 27 gennaio 2013

AFFRONTARE LA GIORNATA DELLA MEMORIA 2013

Affronto questo periodo con stati d'animo diversi, sono lieta che si parli di mio padre e ci si ricordi di lui e di ciò che fece con coraggio nel campo di sterminio di Mauthausen-Gusen, ma sono anche molto triste al pensiero di quello che in quel campo ha passato.
Sono trascorsi cinque anni dalla sua morte ed è come se solo ora io riuscissi a comprendere fino in fondo  tutto ciò che il mio papà ha passato, dirò di più, ora riesco a collegare alcuni suoi comportamenti con la deportazione e mi rammarico moltissimo per non averli capiti prima.
E' come se io lo avessi lasciato solo nel suo mare di ricordi e certo il campo di sterminio di Mauthausen fu centrale nel suo sentire, anche se con noi non fece mai cenno a nulla.
Solo una volta, arrivando in Val Pusteria, e prendendo possesso della sua camera d'albergo sbiancò di colpo  , chiamò me e mio marito e ci chiese di andare alla reception per fargli cambiare la stanza, ci disse con un filo di voce che la tettoia che si vedeva dalla finestra gli ricordava la prigionia....
Come ho potuto non capire che il suo cuore era sempre pesante nonostante la sua vita si fosse poi incamminata nella normalità e i suoi successi lavorativi fossero tanti e ampiamente riconosciuti?
Probabilmente non si smette mai di essere stati deportati, come non si smette mai di essere figli di deportati. Forse è così ed è inutile cercare risposte che nessuno può dare.
Il mio dovere ora è quello di far conoscere la sua storia, la sua sofferenza. Fortunatamente ho scritto un libro e fortunatamente il regista Mauro Vittorio Quattrina da quel libro ha realizzato un documentario con lo stesso identico titolo (Deportato I 57633 Voglia di non morire) entrambi resteranno a futura memoria e costruiranno un pezzetto di storia della deportazione politica italiana.
La scorsa settimana ho incontrato molti ragazzi delle scuole superiori che domani partiranno per Mauthausen con 14 pullman della provincia,  abbiamo fatto una bella  chiacchierata  e poi l'insegnate che li accompagnava raccontò che aveva conosciuto lei stessa mio padre e parlò della sua grande disponibilità verso gli altri e della sua grande comunicativa; raccontò che una volta, ricordando i suoi compagni morti,  si era commosso ed era stato circondato dai ragazzi che volevano consolarlo,  lui li aveva abbracciati con infinita tenerezza. Alla fine della conferenza aveva estratto dalla tasca un sacchetto e aveva cominciato a girare tra i banchi, ogni ragazzo poteva "pescare" un pensiero che lui stesso aveva preparato. Il gesto fu molto apprezzato.
La mia giornata della memoria volge al termine, devo ringraziare la giornalista Alessandra de Stefani che ha realizzato un bellissimo servizio su DRIBBLING SPORT, il MILAN che ha pubblicato sulla sua homepage un ricordo per mio padre e tutti gli amici che mi sono stati accanto.
Altri siti che hanno ricordato papà Valletti
TIFO MILAN
http://www.tifomilan.it/per_non_dimenticare_ferdinando_valletti-itemap-19-1621-1.htm
IL VERO MILANISTA
http://www.ilveromilanista.it/milan/27-01-2013/per-non-dimenticare-nel-giorno-della-memoria-il-milan-ricorda-ferdinando-valletti.html
STORIE DI SPORT
http://www.storiedisport.it/?p=4433




domenica 20 gennaio 2013

A DRIBBLING LA STORIA DI FERDINANDO VALLETTI



DRIBBLING - RAI 2 - SABATO 26 GENNAIO ORE 13,20 

SPECIALE  "GIORNATA DELLA MEMORIA NELLO SPORT"

si parla di 

 "DEPORTATO I 57633 VOGLIA DI NON MORIRE
la storia incredibile del deportato calciatore

In occasione della Giornata della Memoria andrà in onda uno special sullo sport e l'olocausto con una mia intervista relativamente al  mio libro  "Deportato I 57633  voglia di non morire" dal quale è stato tratto  l'omonimo documentario di Mauro Vittorio Quattrina. Oltre all'intervista, andranno in onda parti del documentario. Il documentario e il libro parlano della storia di Ferdinando Valletti, mio padre, giocatore del Milan e dirigente dell'ALFA ROMEO  che fu deportato a Mauthausen nel 1944 e che si salvò da una tragica fine anche per il fatto di essere stato costretto a giocare alcune partite di calcio  come riserva della squadra delle SS

giovedì 17 gennaio 2013

Oggi si ricorda S, Antonio Abate protettore degli animali domestici


Sant'Antonio Abate è considerato  il protettore degli animali domestici, tanto da essere solitamente raffigurato con accanto un maiale che reca al collo una campanella. Il 17 gennaio tradizionalmente la Chiesa benedice gli animali e le stalle ponendoli sotto la protezione del santo.
La tradizione deriva dal fatto che l'ordine degli Antoniani aveva ottenuto il permesso di allevare maiali all'interno dei centri abitati, poiché il grasso di questi animali veniva usato per ungere gli ammalati colpiti dal fuoco di Sant'Antonio. I maiali erano nutriti a spese della comunità e circolavano liberamente nel paese con al collo una campanella.
Secondo una leggenda del Veneto (dove viene chiamato San Bovo o San Bò, da non confondere con l'omonimo santo), la notte del 17 gennaio gli animali acquisiscono la facoltà di parlare. Durante questo evento i contadini si tenevano lontani dalle stalle, perché udire gli animali conversare era segno di cattivo auspicio.

martedì 15 gennaio 2013

LA DEPORTAZIONE NELLO SPORT

Sarà questo il tema della puntata di DRIBBLING in onda su RAI 2 alle ore 13,30 del 26 gennaio prossimo.
Tra i protagonisti della puntata (3) ci sarà anche mio papà, Ferdinando Valletti, mediano del Milan nel lontano 1943.
La storia di mio padre, raccontata nel mio libro DEPORTATO I 57633 VOGLIA DI NON MORIRE e da Mauro Vittorio Quattrina nel suo splendido documentario, sarà ripresa nella trasmissione con brani di una intervista che mi è stata fatta sabato scorso e spezzoni del documentario.
Manuela Valletti

mercoledì 2 gennaio 2013

UN LIBRO E UN FILM PER LA GIORNATA DELLA MEMORIA

Il 27 gennaio è dedicato al ricordo, alla memoria della deportazione  di tutti coloro che patirono e morirono  nei campi di sterminio. Mio padre fu fortunato e ritornò a casa. La storia della sua deportazione a Mauthausen e Gusen e della sua miracolosa salvezza la racconto nel  libro: " Deportato I 57633 voglia di non morire". 

Cliccate qui per acquistare

Come ogni anno lo propongo a tutti coloro che sono interessati a non dimenticare o a non far dimenticare alle nuove generazioni l'orrore del Nazismo. Sono anche disponibile, compatibilmente con la mia agenda, a presentare il libro nelle scuole e nei centri culturali.

Mauro Vittorio Quattrina, regista veronese, ha tratto liberamente dal libro, un bellissimo documentario che porta lo stesso titolo e che potete richiedere all'Associazione Storia Viva, l'Associazione organizza anche proiezioni con la presenza del Regista, se interessati potrete prenotare.


Dal blog del Regista Mauro Vittorio Quattrina.....

Un documentario e un libro di sicuro interesse per la Giornata della Memoria
Uno dei miei documentari di maggior successo è
"Deportato I 57633 - Voglia di non morire" che narra la storia di Ferdinando Valletti deportato al campo di Mauthausen che, cito brevemente, calciatore di buon livello (Verona Hellas e Milan) si salvò dal campo di concentramento perché, obbligato,giocò alcune partite con la squadra di calcio delle SS . Una storia unica.
Per chi volesse approffondire l'argomento può leggere il libro di Manuela Valletti Ghezzi, la figlia di Ferdinando, che ha raccolto e scritto la storia del padre. Il titolo del documentario è lo stesso del libro, dal quale ho tratto il filmato.
"Deportato I 57633 voglia di non morire".

martedì 1 gennaio 2013

I frustrati e i botti di capodanno

Ieri mattina verso le undici ero al supermercato per gli ultimi acquisti per il capodanno, mio marito mi aspettava fuori con i miei due cani al guinzaglio, improvvisamente una serie di boati in rapida successione mi ha fatto sobbalzare,  ho pensato alla mia cagnona  ho pagato in fretta e furia e sono uscita.
Lei, Flora, la mia schanuzerona, era li, attaccata a mio marito che la accarezzava,  tremava come una foglia, la scena era tanto patetica da provocare la sosta di alcuni passanti che si prodigavano per tranquillizzarla, il piccolo Strauss invece era tranquillo.
Abbiamo temuto che Flora si sentisse male, era in confusione e malferma sulle zampe, dopo qualche minuto siamo riusciti a raggiungere la nostra auto, allora le cose sono migliorate, lei è saltata sulla macchina e si è accucciata sui sedili posteriori senza più muoversi fino a casa.
Prima di raggiungere l'auto abbiamo urlato tutta la nostra rabbia nei confronti di quei quattro cretini che avevano lanciato i botti e con noi altre persone del quartiere.
Visto che la cosa mi aveva particolarmente toccato ho pensato di scrivere al Sindaco sulla sua pagina di FB per chiedere maggiori controlli da parte dei vigili e non solo a beneficio dei cani, ma anche degli anziani, dei bimbi piccoli, dei malati e delle persone sole. Ovviamente non ho ottenuto alcuna risposta da parte di Pisapia , ma ho raccolto una serie di commenti a dir poco incredibili. Accanto a chi condivideva il maggior rigore nei confronti degli appassionati dei botti, altri sostenevano che i botti sono molto divertenti e che quindi non vanno assolutamente limitati.
Davanti a tanta ignoranza, la speranza che si possa cambiare la mentalità delle masse diventa sempre più lontana. Credo che nemmeno il tragico bilancio di feriti e di morti che oggi abbiamo conosciuto serva a far cambiare idea a chi si diverte facendo chiasso e dimostrando così tutta la sua frustrazione e il suo poco rispetto per gli altri.

lunedì 31 dicembre 2012

La diligenza di Capodanno


“Mezzanotte suonò sopra il villaggio nella placida piazza solitaria… le ore sobbalzano nell’aria per la tacita volta senza raggio; recava da lontano, intanto il vento come un tintinnio garrulo d’argento, e pel villaggio solitario; errare un trotto di cavali si sentì; un cavallo vicino, ecco nitrì il gabellier si sporse per guardare; qualche finestra ancor s’illuminò e mezzanotte, lenta, risonò. La diligenza a dodici cavalli arriva con dodici signori. e tutti, presto presto, venner fuori con valige, con scatole, con scialli; e il primo, un vecchio tremulo e bonario: « Lode a Dio – esclamò – siamo in orario! » Era il trentun dicembre ed era l’ora che l’anno vecchio, curvo, se ne va, nel mare eterno dell’eternità svanisce, si disperde, si scolora, mentre vanno per ville e per tuguri baci e abbracci, brindisi e auguri.”

(Odense, 2 aprile 1805 – Copenaghen, 4 agosto 1875)fu uno scrittore e poeta danese, celebre soprattutto per le sue fiabe.

Hans Christian Andersen

venerdì 28 dicembre 2012

Lettera aperta a Benedetto XVI


Santità,
mi ritengo da sempre una pessima cattolica, e forse è proprio per questo che non riesco a comprendere l'atteggiamento del Vaticano nei confronti delle imminenti elezioni politiche Italiane, che esalta la figura del Prof. Monti quale persona che vorrebbe “far salire” la Politica alla sua più alta funzione, ossia verso il bene comune.
Il prof. Monti lo abbiamo già visto al lavoro e mi pare che la sua azione abbia avuto conseguenze disastrose nei confronti di quel “bene comune” che il Vaticano sembrerebbe auspicare. A questo punto mi chiedo cosa intenda il Vaticano per “bene comune” e se, in merito, abbiamo concezioni diverse. Se non ricordo male la Chiesa Cattolica, in una delle Costituzioni scaturite dal Concilio Vaticano II, propose la seguente definizione di bene comune:
“l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi, quanto ai singoli membri, di reggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente”.
 Le chiedo umilmente se ritiene che le azioni di governo messe in atto dal Prof. Monti siano andate nella direzione giusta, se abbiano cioè creato almeno un minimo di condizioni della vita sociale che consentano ai singoli individui che compongono il popolo italiano di raggiungere la propria perfezione. A me pare, purtroppo, che l'ex governo Monti abbia creato le condizioni perchè interi gruppi e i loro singoli membri (esodati, cassaintegrati, lavoratori dipendenti di aziende private, pensionati al minimo, piccoli artigiani, piccole partite IVA, giovani disoccupati, padri di famiglia licenziati per fallimento delle aziende in cui lavoravano, etc.) siano stati  privati addirittura della speranza di poter mai raggiungere la propria perfezione. Io credo in Dio e, credendo in Dio, credo nella divinità dell'umano essendo egli stato creato a Sua immagine e somiglianza. Ma non credo che somigliamo a Dio nelle sembianze umane, bensì nella spiritualità che è in ciascuno di noi, spiritualità che per la Chiesa Cattolica dovrebbe coincidere con l'animaIl corpo umano non è altro che l'involucro, lo scrigno che custodisce l'anima, ed è un dono divino e come tale va amato e rispettato, curato e protetto. Gesù ci insegna, nel miracolo della moltiplicazione dei pesci e dei pani, che per salvare l'anima è anzitutto necessario curare il corpo, per questo moltiplicò i pani e i pesci, in modo che la moltitudine delle persone che lo avevano seguito mangiasse a sazietà “finchè ne vollero”. Gesù voleva forse  dirci che l'anima non può raggiungere la sua perfezione se lo scrigno (il corpo umano) non è forteTogliendo il lavoro alle persone, togliendo loro la possibilità di sfamarsi, di studiare, di curarsi, si mina e si indebolisce il corpo, si scalfisce lo scrigno che custodice il bene più prezioso: “l'anima” e l'anima potrebbe esserne irrimediabilmente compromessa.... e con lei il divino potrebbe lasciare per sempre l'umano.
Santità, io faccio appello a Lei, a Lei che siede sul trono di Pietro e a Lei soltanto, e Le chiedo se oggi saremmo ancora qui a parlare di Gesù se Egli fosse stato un sobrio? Se non fosse stato così umanamente e divinamente folle da scegliere la Croce, anziché più facilmente e comodamente rinnegare il Padre Suo e Nostro come gli veniva chiesto?
Le chiedo come può il Vaticano schierarsi così spudoratamente per una parte e non per il “bene comune” come dalla Chiesa definito? Siamo forse tornati alla Babele in cui tutti parlavano e nessuno si capiva più? E' forse una follia collettiva l'epoca in cui viviamo?
Santità, torniamo alla Parola, torniamo al Verbo, ci riporti a Dio.... non ci induca ad allontarcene più di quanto stiamo già facendo.
Con somma stima e profonda speranza e se in questa mia lettera ho peccato, chiedo da peccatrice il Suo perdono, ma mi aiuti a capire e a ritrovare il lume della Fede!
Una pessima cattolica

LA GUERRA DI MONTI CONTRO L'ITALIA: SONO QUI PER ROVINARVI


L’uomo di Goldman Sachs si è dimesso con l’intento di tornare immediatamente, scompaginare il bipolarismo italiano ed instaurare l’autocrazia del grande capitale finanziario.
Egli è stato mandato a Palazzo Chigi con il compito di distruggere l’Italia, per “rifarla” in modo che possa funzionare come piace all’Europa teutonica.
Come scrive il prof. Claudio Conti dell’Università La Sapienza di Roma: “Il suo programma è sconcertante: far arretrare le condizioni di vita della stragrande maggioranza della popolazione fino al punto in cui, come da manuali di macroeconomia liberista, diventano competitive con quelle di Paesi che stanno soltanto ora approdando alla civiltà industriale”: la conferma si ha guardando quanto sta accadendo in Grecia dove i lavoratori percepiscono 3€ all'ora senza alcun diritto e intendono farli lavorare per legge 6 giorni su 7. Si tratta di un esperimento mai tentato prima in tempi di pace: obiettivi così sanguinosi, fino alla Seconda Guerra Mondiale, venivano raggiunti con una bella sequenza di stermini sui campi di battaglia e soprattutto con bombardamenti a tappeto tali da distruggere la capacità produttiva in eccesso”.
Oggi, ormai, “la guerra si introverte dunque all’interno dell’Occidente, diventa guerra alla popolazione”.
Ne parla apertamente lo stesso Monti, prima in conferenza stampa e poi in un’intervista a Lucia Annunziata: i “nemici” da battere sono la rappresentanza del lavoro, sindacati e partiti politici. La Cgil? Un’organizzazione “nobilmente arcaica”, conservatrice come il suo affannato scudiero, Vendola.
Su quest’ultima affermazione potremmo essere d’accordo anche noi!

M.V. per MFC

giovedì 27 dicembre 2012

Perchè il Vaticano appoggia Monti?

L'Osservatore Romano, organo di informazione ufficiale del Vaticano, in un articolo a firma Marco Bellizi inizia la campagna elettorale pro-Monti.
Non si domanda la Chiesa che cosa abbiano a che fare le scelte economico/finanziare del Professore con l'economia solidale e con la finanza etica, tanto agognata dal Pontefice in diverse  discorsi pubblici. Non si domanda la Chiesa come si possa elevare la politica mettendo nella  lista Monti  personaggi come Casini, Fini, Cirino Pomicino e De Mita?
La Chiesa si è presa la briga di leggere l'Agenda Monti? Lo sa la Chiesa che in quello scritto, per altro alquanto misero, la parola più ricorrente è Europa ( 25 volte) e poi a seguire  Mercato (17), Debito (14), Povertà (3), Salute (2), Accoglienza(0), Diritti (0) .....e se le parole hanno un senso, questo significa che i bisogni primari degli Italiani non sono stati minimamente considerati?
Ho sempre pensato che  la Chiesa, vista la dislocazione del Vaticano, abbia qualche ragione nel commentare ciò che accade nella vicina Repubblica Italiana, ma il discorso di Bagnasco di qualche giorno fa e l'articolo dell'Osservatore Romano di oggi, sono interventi a gamba tesa che meritano una sanzione.
Qualche giornale ieri riportava che Bagnasco avrebbe molto apprezzato l'elargizione di una ingente somma di denaro da parte del Governo Monti al Gaslini di Genova, ma non può essere solo questo il motivo di un simile sbilanciamento in suo favore.
Sappiamo ormai per certo che Monti è emanazione dei  "poteri forti" che, ovviamente, tifano per averlo al potere .... e la Chiesa di chi è l'emanazione?
Nulla a che vedere con la religione, ovviamente!

mercoledì 26 dicembre 2012

Un bel Natale


Quello di ieri è stato uno dei migliori Natale degli ultimi anni. 
Che cosa è successo? Assolutamente nulla di straordinario, ma è proprio nella normalità,  nell'avere la mia famiglia accanto e nell'aver ritrovato alcuni amici che credevo perduti, che  mia la giornata è stata straordinaria.
Non ho mai amato i regali costosi, le abbuffate culinarie, lo sfarzo e i gioielli, ho un'età nella quale si apprezzano tanto, tantissimo le piccole cose e si da il valore che meritano alle persone e ai gesti che compiono, e così ieri sera ero felice, e mentre guardavo mio marito che sonnecchiava sulla poltrona e i miei cani che dormivano a pancia in su sul grande tappeto della sala, mi dicevo:"sono una persona fortunata"!







lunedì 24 dicembre 2012

Monti, se ne vada!

Ieri mi sono presa la briga di ascoltare la "tanto attesa" conferenza stampa di Monti, inutile dire che mi sono rovinata il pranzo, ma questo finisce per essere il meno dei mali,
Tanto per cominciare non ho mai visto una persona, anche se  Primo Ministro  e senatore a vita, di tale e tanta supponenza e di altrettanta  poca chiarezza.
Il Professore ha cominciato con l'attaccare il suo predecessore accusandolo di essere incomprensibile (come se lui fosse lapalissiano), poi ha dato il benservito a Vendola e ha praticamente invitato Bersani a metterlo da parte  in funzione del fatto che sarà lui, una volta investito dal potere "divino"  a diventare  il suo Premier. Ha terminato dicendo di aver salvato l'Italia dal baratro, di essere stato bravo nell'aver "compiuto la sua missione" e altre amenità di questo genere per poi comunicare che sarà sulla sua Agenda per l'Italia che lui accetterà di diventare Premier o candidato tale. Insomma, lui non si candiderà per nessun gruppo, ma sarà il gruppo a candidarsi per lui....
A seguire le  insipide domande dei giornalisti, tutti supini, tutti cordiali, tutti troppo gentili....nessuno che abbia fatto a Monti le domande che ogni italiano trovandoselo davanti, gli avrebbe fatto:
- lei ha salvato l'Italia, ma che ne ha fatto degli Italiani caro Presidente? Lei sa che sono moltissimi gli Italiani che rasentano la povertà?
- se come lei dice,  tutto va bene, come mai tutti gli indici che denotato la forza economica di un Paese sono pesantemente peggiorati?
- Visto questi dati, vorrebbe gentilmente dirci dove sono finiti i soldi delle tasse pagate dagli Italiani
- Come mai, caro Presidente, lei ha versato nelle casse del Monte dei Paschi di Siena oltre tre miliardi di Euro ecc. ecc. ecc.
Sapete che cosa mi auguro? Che i partiti politici, ormai completamente squalificati agli occhi dei cittadini, abbiano un sussulto di orgoglio e rimandino al mittente l'Agenda e le sue nefande profezie, mi auguro che prendano coraggio, che cambino la loro rappresentanza in parlamento e che cambino registro, insomma che se la giochino per governare al meglio questo Paese, per fare i nostri interessi, prima di quelli Europei.
Mi auguro questo, ma forse o sempre troppa la  fiducia che ripongo nel prossimo, quello che è certo però, è che la fiducia in Monti mi manca completamente. Staremo a vedere!



mercoledì 19 dicembre 2012

Buon Natale a tutti voi

mercoledì 12 dicembre 2012

....dedicato a chi non c'è piu'


“Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale” 

“Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue. ”   
  (Eugenio Montale)

lunedì 10 dicembre 2012

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domenica 25 novembre 2012

Le primarie e il grande bluff

Una volta erano tipi di scuola ora invece sono legate  ai partiti e alle possibili coalizione di governo per questo povero Paese, perchè il sistema scolastico è andato a pallino.
Oggi si svolgeranno quelle del PD e prossimamente dovrebbero tenersi quelle del PDL, e fin qui niente da dire. Quello che veramente non trovo accettabile è il "grande bluff" che queste consultazioni nascondo e anche, ma non ultima, la richiesta di denaro che i vari partiti fanno ai cittadini che, bontà loro, dovrebbero recarsi a votare. Sia a destra che a sinistra vengono richiesti 2 Euro (4.000 lire) per foraggiare i partiti, quando questi sono gli stessi partiti che hanno svaligiato la Repubblica (e quindi noi), hanno saccheggiato il sistema democratico e ci hanno messo nel pasticcio che tutti conosciamo.
A quanto pare i signori in questione di destra o di sinistra che siano, hanno una faccia di bronzo spaziale, non si vergognano mai e di nulla, ma quello che potrebbe essere ancora peggio sono i cittadini che questi due euro glieli  vanno anche a  dare!
Ma ritorniamo ai brogli: il PD ha messo in piedi una grande sceneggiata, ha creato la figura di Renzi per intercettare un possibile malcontento e ha inserito anche Tabacci per una eventuale apertura al centro per le elezioni politiche, Vendola forse è il battitore libero, ma anche questo è tutto da verificare.
Il risultato è scontatissimo, vincerà Bersani e non cambierà niente. Si potrebbe proprio dire "Tanto rumore per nulla".Poi si dibatterà sul Monti o non Monti e alla fine sarà il "Monti 2 la vendetta" che da buon "liquidatore" finirà il lavoro cominciato.

Il PDL invece è sempre tra "quei che sono sospesi": " Facciamo le primarie o no?" questo è il dilemma! Se si dovessero tenere, gli undici candidati (alcuni incredibili) segnerebbero la fine del partito, se non si dovessero tenere, la fine del partito la decreterà Berlusconi con la messa in campo di una nuova forza politica tutta sua, o forse il rapporto è al contrario, ma il dato non cambia: il PDL è finito.

Un accenno a Grillo: per molto tempo ho creduto che il suo movimento fosse credibile, certamente folcroristico ma sincero, poi sono cominciate a circolare voci sul fatto che  il M5S  ha evitato una deriva fascista in una Italia allo sbando (un po' come in Grecia) e allora, riflettendo, mi son detta: "Ma vuoi vedere che anche questa è tutta una bufala messa in piedi da un grande burattinaio?"
Ai posteri l'ardua sentenza, ma, per ora, noi siamo tutti alle prese con un dilemma che a confronto di quello di Amleto è grande come una montagna : "Votare o non votare alle prossime politiche? e se la risposta fosse si: per chi?"
Buona fortuna cari Italiani!

venerdì 16 novembre 2012

La rivolta europea

Nei giorni scorsi molti giovani europei di diversi paesi in  crisi economica, sono scesi in piazza per manifestare la necessità di avere un futuro e costruire la propria vita.
La notizia è stata completamente ignorata dalla stampa nazionale, solo a sciopero avvenuto, verificata la riuscita dello stesso, si è dato conto dell'imponenza delle manifestazioni, dei disordini e delle  violenze.
Questa volta io sto con loro, con ragazzi che potrebbero essere i miei figli e che chiedono solamente di poter lavorare e di poter disegnare il loro futuro.
La mancanza di speranza è la cosa peggiore che si possa regalare ad un giovane e questo è quello che i nostri politici hanno fatto costruendo una Europa basata solo sull'economia e non sull'umanità delle scelte.
L' Europa non è mai stata unita fino ad ora, per anni ogni paese ha tirato fuori il proprio distinguo e poi lo ha messo da parte in nome dello "spread", delle scelte finanziare, delle borse in rosso, sembrava che questo fosse il collante per andare avanti, ma come si è visto,  non lo è.
Forse ora questi ragazzi europei che scendo in piazza per protestare contro questo stato di cose, sono il primo vero segnale di una Europa unita, unita nella rivolta verso un sistema che uccide l'uomo e le sue speranze.
Si, io sto con questi ragazzi perchè non sono i figli di papà del famigerato '68, i loro bisogni sono reali e palpabili. Non so come poterli aiutare, ma un modo lo troverò.
Forza figlioli, siete la speranza per un futuro che dovrà essere più umano, più civile, più a misura d'uomo, se questo futuro si chiamerà Europa vorrà dire che il nostro continente avrà trovato la forza di cambiare!

venerdì 2 novembre 2012

La giornata dei defunti: la morte si sconfigge con il ricordo


passeggiata nel bosco dell'Alpe



Ogni anno, il due di novembre, ricordiamo  tutti i nostri morti, è una data che rispetto, anche se, per la verità, la ricorrenza assume spesso il sapore di un businness per i fiorai.
Le persone care che se ne sono andare sono sempre nel mio cuore, di  ognuno di loro ho ricordi belli e tristi, ma anche i ricordi tristi sono vita vissuta e della vita si prende tutto.
Non so che cosa ci sia dopo la morte, ma so che ognuno di loro trova il modo di starmi accanto nel mio quotidiano: un profumo, una canzone, un albero vestito d'autunno, il sole che inonda la mia casa, il buio della sera, la pioggia, il vento  e perfino un piatto particolare, mi riportano alla mente episodi e immagini della nostra vita insieme.
La persona che è più presente accanto a me è mio padre, a volte mi sembra perfino di intravederlo per strada con la sua giacca blu trapuntata e la sua testa bianca che spunta da sopra la cancellata del giardino e il cuore mi batte all'impazzata.. Papà mi segue costantemente e trova il modo di farsi presente, lo ha sempre fatto nei cinque anni trascorsi senza di lui, mi è stato accanto nelle scelte più dolorose, spesso mi ha indicato la via da seguire.
Io e lui avevamo un feeling particolare, mi diceva sempre: "Tu sei come me!" ,  non davo peso a questa sua affermazione, ma ora, dopo la sua morte e con il passare degli anni,  mi rendo conto che aveva proprio ragione.
Oggi è la giornata del ricordo, sono in montagna e il sole splende, i colori dell'autunno sono meravigliosi e i sentieri nei boschi sembrano parte di una favola, sono certa che papà  questa mattina  con me  mentre facevo la mia solita passeggiata, avevo nel cuore la sua gioia di vivere e il suo entusiasmo per la natura e una sentivo una grande voglia di abbracciarlo per condividere la mia gioia. In questi luoghi io e lui abbiamo trascorso vacanze incredibili, a me bambina ha insegnato ad andare nei boschi, a trovare le sorgenti, a camminare nel giusto modo per raggiungere una vetta e a fare i cestini per i ciclamini e i bastoni colorati, in questi luoghi forse avrebbe voluto tornare da vecchio, non è stato possibile accontentarlo, ma ora si, lui è tornato, è qui con me!

Una parola anche per mia madre: se ne è andata nel 2010 e a due anni di distanza io sento il bisogno di ricordarla con tenerezza e affetto, ma non ci riesco......... spero che con il tempo io riesca a  dimenticare.

venerdì 26 ottobre 2012

Berlusconi se ne va....

In questi giorni, a seguito della decisione di Silvio Berlusconi di non candidarsi a Premier nelle prossime elezioni politiche, ho letto diverse opinioni su di lui, quasi tutte di politici, gli stessi che hanno tirato un sospiro di sollievo per la notizia e che indifferentemente da destra e da sinistra si sperticano ad elogiare "il gesto di grande generosità che ha compiuto".
Il solito giochino sporco della politica, in realtà ormai Silvio dava fastidio a molti, se non a tutti, anche nel suo partito.
Dopo quasi vent'anni di impegno politico credo che Berlusconi meriti comunque un ringraziamento se non altro per aver vivacizzato la politica ed averla resa più vicina ai cittadini, forse anche troppo vicina... nel senso che tutti noi pensavamo che i leader politici fossero degli unti dal Signore e ci siamo invece accorti che a loro dell'Italia e quindi di tutti noi non importa nulla, il fine che loro perseguono a nostre spese è uno solo, il loro profitto personale.
Mi direte che non sono tutti così, si, è vero, ma così lo sono in tanti e lo si vede tutti i giorni.
Ma torniamo a Berlusconi.... ricordo la sua discesa in campo, l'entusiasmo con cui molti di noi si sono affrettati ad attivare i club di Forza Italia e il caloroso abbraccio della folla all'annuncio della sua vittoria,
La storia si è ripetuta con fasi alterne, ma anche l'ultima volta, quella di tre anni fa, il centro destra fece il pieno dei voti grazie a lui.
Ricordo che pensai che con quella maggioranza bulgara avrebbe potuto attuare tutte le riforme promesse e invece questo non accadde ed è proprio questa la più grande "colpa" che imputo al Cavaliere. In molti ci siamo sentiti traditi, il nostro voto non era servito a nulla ancora una volta.
La colpa fu di Fini? Si, ma Berlusconi ci mise anche del suo e del loro ci misero i magistrati e i giornalisti. In poche parole l'odio verso la persona fu così efferato che non si guardò troppo per il sottile nell'invadere la sua vita privata. Lo scandalo Ruby e di seguito quello delle ragazze dell'Olgettina misero il Cavaliere KO, ma con lui andò a KO anche la credibilità del nostro Paese.
Come ho già scritto le responsabilità furono molte, ma non si badò alla credibilità del Paese quando i giornali lo sputtanarono in prima pagina e i Magistrati aprirono inchieste improponibili per infangarlo, in fondo erano fatti privati, fatti suoi, certo comportamenti poco opportuni, ma privati.
E ora siamo qui con un Premier tecnico, con una tassazione vergognosa e senza prospettiva future.... Eh si, perchè il Berlusca va a casa, ma un altro leader non ce lo abbiamo.
Speriamo nel futuro? Mah...non vedo grandi personalità affacciarsi all'orizzonte politico, il meno peggio resta Monti, ma la sua mania del rigore per il rigore spaventa.
Berlusconi se ne va... ma dietro di lui il deserto!

lunedì 15 ottobre 2012

La denuncia deve trovare un limite nella proposta


La droga del moralismo mediatico

di Arturo Diaconale
13 ottobre 2012EDITORIALI
 
Il vero limite del moralismo esasperato che domina su tutti i principali media del paese, pubblico o privati che siano, è di non poter avere alcun limite. Questo moralismo è condannato a crescere, sempre e comunque. Perché se non è alimentato di continuo perde vigore, diventa inefficace, non buca il sempre più resistente muro di indifferenza dell’opinione pubblica, non riesce a scavalcare la barriera crescente di assuefazione che le stesse incessanti campagne di moralismo hanno costruito nel paese.
Il termine assuefazione chiarisce perfettamente la natura del fenomeno. Il moralismo agisce sul corpo sociale così come una droga agisce su di un corpo fisco. Deve essere iniettato quotidianamente ed a dosi che non possono decrescere ma, al contrario, debbono aumentare progressivamente. Perché se il flusso di moralismo che viene messo in circolo nella società diminuisce, gli effetti sono immediati. Le vendite dei giornali calano, l’audience si riduce, gli introiti dei proprietari dei media scendono. E, soprattutto, l’attenzione generale tende a spostarsi dal particolare enfatizzato al generale nascosto. Cioè dagli sprechi che giustamente indignano alla ragione di questi sprechi. E poiché chi denuncia i particolari non sa dare risposte alcune ai problemi da cui derivano i particolari urticanti e scandalosi, si preferisce aumentare la dose dello scandalismo per nascondere la propria incapacità di contribuire in qualche modo alla soluzione della questione generale. 
Il fatto che lo scandalismo sia una droga mediatica che produce assuefazioni progressive su una società destinata presto o tardi fatalmente a collassare proprio a causa dell’intossicazione crescente,  non significa, però, però che gli scandali debbano essere nascosti, che la morale non vada predicata, che l’etica e la legalità non debbano essere valori da difendere e sostenere ad ogni costo.
Significa, al contrario, che la denuncia deve trova un limite nella proposta di soluzione generale del problema. E che se si pensa che l’unico modo di reagire, ad esempio, agli sprechi inaccettabili delle Regioni o della politica sia solo quello di stracciarsi le vesti in segno di suprema indignazione, vuol dire che chi distribuisce la droga del moralismo senza il limite di una qualche idea propositiva tesa ad eliminare il drammatico fenomeno è solo uno spacciatore irresponsabile. 
Si dirà che ognuno deve fare il proprio mestiere e che chi denuncia gli scandali non è affatto tenuto ad indicare come prevenirli. Il ché è vero. Ma solo in parte. Perché la denuncia degli scandali nasce dalla conoscenza di ciò che si denuncia. E chi ha la consapevolezza del fenomeno che suscita indignazione deve necessariamente contribuire a fornire qualche indicazione su come fronteggiare il fenomeno stesso. Certo, il giornalista non è un medico sociale ma non può neppure essere uno spacciatore interessato solo a vendere un numero crescente di dosi di indignazione senza sbocco al al consumatore sempre più assuefatto.
Ci deve essere , dunque, un limite. Perché senza la presenza di un qualche limite il corpo sociale va in overdose. Ed esplode non limitandosi a cancellare una classe politica che comunque andrebbe eliminata o totalmente rigenerata , ma travolgendo quelle istituzioni democratiche che consentono di poter continuare a denunciare i problemi sempre più gravi di una società sempre più complessa.
Giusto, in sostanza, denunciare le regioni fonti di sprechi. Ma dopo averle azzerate che si fa? I ricomincia da capo ? Per non cambiare nulla ed avere la possibilità di continuare a spacciare la droga mediatica?

mercoledì 10 ottobre 2012

Una pubblicità con uno schnauzer gigante

 Per la prima volta trovo uno schanuzer  in una pubblicità,  Audi è una gran macchina, ma preferisco il nero che sgomma ma ha un cuore!


sabato 6 ottobre 2012

Ferdinando Valletti, “distributore di bucce di patate”


L’escursione emotiva, scorbutica e brutale, della guerra. Preleva chiunque dalla sua tranquillità e, scaraventandolo in un terribile altrove, gli fa fare conoscenza dell’ostilità. È successo a tanti, e l’insaputa è il foglio di via che li ha trasferiti nei luoghi indesiderati pure all’inferno.
È successo a Ferdinando Valletti, mediano del Milan che ha giocato pure al fianco di Meazza. All’inizio degli anni ‘40, Valletti, veronese di nascita, veste la casacca della Milano rossonera. Nel 1944, per aver partecipato a uno sciopero con gli operai dell’Alfa Romeo, viene tratto in arresto e condotto al carcere di San Vittore. I binari della sua amara destinazione compiono però un’inquietante deviazione. Mauthausen, uno dei più orribili luoghi della seconda guerra mondiale. Valletti finisce nel lager.
Aveva fatto già parte della Brigata Garibaldi, e, inviso ai fascisti, non gli era stato perdonato di aver distribuito volantini per conto del movimento operaio in agitazione per i fatti dell’Alfa Romeo. Nel campo di concentramento, Valletti si riduce a meno di quaranta chili. Eppure, nonostante gli stenti e i vili trattamenti subiti, riesce a sopravvivere, distinguendosi per generosità e forza di volontà. Di lui racconta pure Aldo Carpi, nel suo “Diario di Gusen”, descrivendo il giovane calciatore del Milan come un bravo ragazzo, che più volte lo aveva aiutato nel lavoro e in una particolare occasione gli aveva addirittura salvato la vita.
Invece, a salvare Ferdinando, provvede il pallone. Le milizie di vigilanza nazista nei campi di sterminio erano solite organizzare, per svago e passatempo, partite di calcio tra soldati e a volte anche con prigionieri. In occasione di una di queste manca un giocatore. Uno dei militari tedeschi si ricorda di Ferdinando calciatore e decide di farlo giocare per completare il numero utile all’incontro. Valletti, nonostante pesi 39 chili e si mantenga a stento in piedi, partecipa alla partita e si guadagna la possibilità di lavorare come sguattero addetto alla distribuzione di bucce di patate ai prigionieri del campo.
Il suo nuovo lavoro gli consente di aiutare molti suoi compagni di sventura, grazie anche al fatto di poter disporre degli avanzi dei pasti riservati ai soldati tedeschi. Nel maggio del 1944 viene liberato e al suo ritorno a casa si presenta in condizioni al limite della sopravvivenza. Nel frattempo, 10 mesi prima, era nata sua figlia, Manuela, che da giornalista racconterà di lui e della sua prigionia, attraverso il libro “Deportato I 57633 Voglia di non morire”, come faranno pure Mauro Vittorio Quattrina, con l’omonimo documentario, e lo stesso Aldo Carpi, suo compagno di persecuzione.
Soprattutto, Ferdinando lo hanno raccontato come lui stesso ha fatto molti anni dopo la fine della guerra, incontrando tanti studenti per consegnare loro la sua cruenta esperienza, dopo una vita separata da una gioventù trascorsa sul campo di calcio e un’altra vissuta nei campi di sterminio. Una seconda vita, più dignitosa e rasserenante,Valletti l’ha vissuta come dirigente dell’Alfa Romeo, il luogo che negli anni della guerra gli aveva procurato l’arresto e la prigionia nei lager di Mauthausen e Gusen.
Fernando Valletti, oltre che impegnarsi per raccontare agli studenti la sua storia, ha pure realizzato progetti di assistenza per gli operai più anziani dell’Alfa Romeo, ricevendo, a causa dei suoi servigi e dei meriti riconosciutigli durante la sua permanenza forzata nei lager, diverse onorificenze. Tra queste, la più importante, la “Stella al merito del lavoro”.
Fernando Valletti se ne va nel 2007, dopo che dal 2000, a causa del morbo di Alzheimer, era stato costretto a ritirarsi definitivamente a vita privata. Valletti, calciatore del Milan nei primi anni ‘Quaranta e attivista politico, distributore di bucce di patate ai prigionieri nei lager, poi dirigente dell’Alfa Romeo. La guerra fa così, uccide tante vite, oppure ne incastra più d’una in una sola. È il suo gioco preferito.
sebastiano di paolo, alias elio goka

lunedì 17 settembre 2012

C A C C I A T O R I ......



Per una volta, dimostrate di essere "uomini veri" ... SPARATEVI!

martedì 11 settembre 2012

Vittorio Colò si è tolto la vita a 101 anni

Vittorio Colò avvia all'atletica i ragazzi delle scuole medie

Ha scelto di fermare il tempo Vittorio Colò e lo ha fatto senza esitazione nella chiesa del suo quartiere, un quartiere che è anche il mio. A novembre avrebbe compiuto 101 anni e per tutta la vita aveva praticato l'atletica, in particolare la corsa. Era stato allenatore per la mitica Atletica Riccardi sia di mio marito che di mio figlio. Come è strana la vita, due generazioni sui campi di atletica e sempre e solo lui a dare consigli a prendere i tempi, insomma un mito e non solo per la mia famiglia. 
Una fila di record del mondo e venticinque primati nazionali nella categoria Master. Sette medaglie ai Mondiali per veterani del 1997 in Sudafrica. Vittorio Colò ha corso fino al 2006 quando aveva 95 anni. L'ultimo record è di due anni prima: tre metri nel salto in lungo nella categoria over 90. 
Domenica scorsa, poco dopo mezzogiorno, è uscito dalla sua casa di via Pergine, davanti al Monte Stella al quartiere Qt8. Ha percorso poche centinaia di metri a piedi, è entrato nella chiesa dedicata a Santa Maria Nascente e s'è sparato un colpo di pistola alla testa.
Un unico, letale, proiettile dall'arma che per anni aveva regolarmente denunciato. Sul pavimento, appoggiati con ordine e cura: la carta d'identità, un foglietto con il nome e il numero del cellulare del figlio, una serie di lettere indirizzate alla famiglia. La grafia ferma, poche parole per chiedere scusa. Nessuna motivazione, solo la stanchezza - come ricorda il figlio arrivato in parrocchia assieme alla moglie - per una vita che stava presentando il conto: «Da quando aveva smesso con lo sport era iniziato un lungo malessere, non una depressione. Ma qualcosa gli mancava. Un anno fa, dopo la festa per i 100 anni, con l'Ambrogino d'Oro del Comune, sembrava essere tornato più solare. Poi il calo fisico s'era fatto sentire, non lo accettava». La sua gioventù era durata fino ai 95 anni, senza invecchiare mai, correndo a 89 anni i 100 metri in 16 secondi e mezzo. «Era la sua vita, adorava confrontare statistiche e record - spiega il figlio -. Viaggiava per il mondo e non smetteva di allenarsi». Non un eterno ragazzo, nessun patto con il diavolo. «Sapeva che il tempo non lo avrebbe risparmiato. 
Colò, nato il 9 novembre 1911 a Riva del Garda (Trento), da studente del liceo venne arruolato per il Gran premio dei giovani. Era il 1929. Una gara, poi subito la finale nazionale del pentathlon. I record regionali e gli anni nelle fila della gloriosa scuola d'atletica Quercia di Rovereto. Infine il trasferimento forzato a Milano per gli studi universitari (Chimica) e il lavoro in una grande industria. Lo stop con l'atletica «a malincuore», come racconterà lui stesso in un'intervista ad una rivista dedicata al mondo della corsa: «Arrivavo quinto o sesto nazionale, non aveva senso proseguire». Un amore interrotto, ma mai sopito. Dopo la pensione il ritorno sulla pista grazie alla storica associazione sportiva milanese Atletica Riccardi. Prima come allenatore: conseguì il «patentino» e iniziò a lavorare con i ragazzi due giorni a settimana. Inventò i corsi di avviamento all'atletica. Suo allievo è stato Andrea Colombo, finalista nella 4 x100 ai Giochi di Sydney. Poi le gare Master, una sorta di grande campionato mondiale diviso per fasce d'età. Colò le ha scalate tutte fino, appunto, alla M95 dedicata agli ultranovantenni. Vittorie, podi e record tanto da farne diventare un personaggio internazionale. Interviste, servizi fotografici, perfino la Rete che impazzisce per quello che ribattezzano «il nonno sprint». Di lui si sono innamorati anche i giornalisti sportivi del Mundo , dopo una gara in terra di Spagna. Colò è un atleta forte e invincibile, con le dovute proporzioni, come Usain Bolt o Michael Phelps. Accanto, dopo il matrimonio celebrato quando aveva cinquant'anni, la moglie Enrica. Un unico figlio, che oggi lavora in Università, due nipoti. 
Ecco, ora la sua corsa è finita davvero e a noi manca già tanto, eravamo abituati ad incontrarlo per le vie del quartiere e a ricordare con lui i bei tempi, ciao Vittorio!

lunedì 3 settembre 2012

Come nasce la Montagnetta di Milano, chiamata ufficialmente "Monte Stella"

Ho ricevuto una e-mail molto interessante, direi quasi commovente, per chi è nato e vive a Milano e a Milano ama ritrovare "pezzi di storia", in questo caso, della II Guerra Mondiale.

Scrive il Signor Giuseppe Della Valle a proposito della guerra, del suo papà e di lui:

" Mio padre è stato richiamato subito nel Giugno 1940 e fino all'8 Settembre abbandonato in una landa deserta di S.Maria Capua Vetere come telemetrista nella contraerea.
Quando è tornato aveva perso la cognizione della realtà del comune vivere. Sapeva guidare ed aveva fondamentali nozioni di meccanica pratica. Ha scelto come opportunità immediata di fare quel lavoro.

Io: nato nel 1929 aiutavo la famiglia lavorando come garzone (apprendista non esisteva ancora) in una officia elettromeccanica di Paderno Dugnano:Imparato il mestiere e cresciuto, sono andato nella raffineria di Rho(ora Fiera Campionaria) e poi all'ANIC di Ravenna.
Ora vivo a Forli. Il lavoro imparato mi ha permesso, sempre per lavoro, di girare un po' per il mondo.

Mi preme tramandare la Storia della Montagnetta perchè è molto particolare e perchè molte persone di buona volontà hanno contribuito a fare un regalo alla città, lo faccio perchè la memoria deve essere conservata....."


I STRAVACHIN

A Milano, città piatta, formata dall'alveo dei fiumi che confluivano nel Po, si erge una collinetta alta 110 metri, anomala per la morfologia del terreno: Monte Stella o “la muntagneta” . Occupa circa mezzo chilometro quadrato della zona dietro l'ippodromo/stadio di S.Siro. E' diventata una zona residenziale e da li si vede tutta Milano e l'arco alpino, nei giorni di bel tempo.

La “muntagneta” è stata fatta con le macerie di Milano prodotte dai Lancaster inglesi con i bombardamenti del 7, 12, 14,15 Agosto del '43.

La “muntagneta” è costituita da 25 milioni di metri cubi della Milano di allora. Ricordi di vita vissuta: il salotto buono, le posate del servizio, il quadro del nonno, ma anche rifiuti tossici nocivi, industriali, ospedalieri, (era stato colpito anche l'ospedale Maggiore): Il tutto senza causare inquinamento delle falde, intervento di ecologisti, proteste varie.

Il merito di aver sgombrato la città da questi milioni di metri di macerie, va dato ai “stravachin” che prendono il nome dal milanese “stravacà” che significa rovesciare.
Era un popolo di disperati, tornati dalla guerra senza più lavoro,con l'esigenza di sopravvivere e mantenere una famiglia.

Inizialmente si attrezzarono con carretti e pale, poi con autocarri ribaltabili (da cui l'etichetta di “stravachin”) rimediati all'ARAR di Livorno (un campo immenso, pieno di ogni ben di Dio), residuati bellici a basso prezzo in quanto svenduti dagli Alleati, cui non conveniva trasportarseli a casa. Era una corsa per prendersi i mezzi migliori :Dodge, Bedford, e i mitici GMC, 4 mc di cassone 3 assi e ben 10 ruote motrici



Il consumo di carburante era bestiale. Sorsero quindi attorno ai “stravachin” un'altra fauna di eclettici meccanici che sperimentavano le cose più assurde: carburatori che miscelavano acqua alla benzina, Motori del GMC (6 cilindri) munito di spruzzatori e pompa Bosh del 626
FIAT a gasolio
Ho visto l'ottimo motore Ford 8V funzionare egregiamente dopo che gli erano stati tolti 4 cilindri che consumavano benzina inutilmente.....



Arrivò il metano. Le bombole erano contingentate, l'averle creava non pochi problemi. Il rifornimento era vicino al Tirasegno, via Papa o Somalia, una fila dalle 6 di mattina.



l problema nasceva per il trasferimento dei mezzi “ARAR” da Livorno a Milano, in quanto il consumo di carburante era elevatissimo. Se si schiacciava il pedale dell'acceleratore un po' velocemente, nel carburatore veniva spruzzato un getto di benzina. Si vedevano allora
piccole vecchie automobili a metano o anche a gasogeno che trainavano enormi autocarri per portarseli a casa.


Anche mio padre, tornato a casa dopo tre anni di militare, non trovando di meglio, acquistò un vecchio camioncino Ford anni 30, lo portò da un fabbro fantasioso che lo rese ribaltabile bilanciando il cassone in modo tale che,una volta sbloccato, riusciva a ribaltarsi con una
brusca freata indietro, rovesciando il contenuto.
La manovra era abbastanza azzardata in quanto bisognava farla sul ciglio di una scarpata del terrapieno creato dagli scarichi precedenti. Aveva però i suoi vantaggi: lo scarico era immediato a differenza degli altri a pistone oliodinamici che richiedevano più tempo, cosi si poteva fare qualche viaggio in più e avere un maggior introito.

Al carico sopraintendeva”el geometra”, capocantiere improvvisato ex UMPA o dipendente
del genio civile che staccava un bigliettino, ad ogni viaggio con la cubatura ad occhio del carico Per aumentare la cubatura, venivano messe lateralmente al cassone “i spundin”: tavole di legno legate con fil di ferro che convincevano il geometra a mettere un mezzo metro cubo in più sul bigliettino. Alla sera o al fine settimana,alla consegna dei bigliettini i stravachin ricevevano “breve manu” il compenso pattuito.


La muntagneta pian piano si innalzava,raggiungere la cima era faticoso,la strada piena di buche metteva a dura prova i mezzi. I radiatori si rompevano, e per proseguire si inventò uno stratagemma: mettere qualche pugno di “farina gialda” (farina di granoturco) nel radiatore che bloccava subito la perdita per quel giorno.

Anche il metano dava problemi. I tubi in acciaio che collegavano le bombole erano saldati con ottone e borace, le sollecitazioni rompevano le saldature, l'autista, con incosciente coraggio, penetrava in una nube bianca esplosiva per chiudere subito le bombole.

I riduttori che sostituivano il carburatore, erano della Tartarini di Piacenza, a Milano non si trovavano, raggiungere Piacenza senza Autostrada del Sole e il ponte sul Po semidistrutto,era un'altra avventura.

Qualcuno riusciva ad arrangiarsi con riduttori per bombole ossiacetileniche e membrane di servofreni cannibalizzati .

Nei cortili attorno alla zona di via Imbonati -piazzale Maciacchini, sorsero le prime autofficine:elettrauto, “balestrat” ( gli automezzi militari erano fatti per portare una trentina di soldati o qualche cassa di munizioni,non macerie pagate un tot per tonnellata:le
balestre andavano rinforzate se vuoi guadagnare!) “gumat”:la qualità delle gomme era scadente. Erano rimaste al sole e al freddo per molto tempo. Se il battistrada era ancora buono,si riparavano inserendo delle toppe tenute assieme con particolari bulloni a testa arrotondata
fabbricati appositamente per quell'uso, poi radiatoristi,carrozzieri,meccanici tuttofare.

Il ritorno a casa non sempre era lieto.....,, < han sarà la discarica e devo andà alla muntagneta>.... erano notizie ferali come fosse morto qualcuno.

Non vi erano associazioni, autorità che sovraintendesse; nessuna manifestazione, sciopero per qualcosa, solo lavorare in silenzio e molte volte bestemmiare!

Solo qualcuno, non so chi, raggiunti i 110 metri, fece fermare l'innalzamento della muntagneta. Dicono che il suo peso, gravando sul terreno non sufficientemente compatto, tendesse a sollevare le case che contornavano la sua base.




Lo sgombero delle macerie non si fermò per questo. I stravachin si buttarono a riempire cave in disuso e avvallamenti attorno alla città. Molte volte pagando per poterlo fare.

In questo modo si resero disponibili molte aree che col tempo divennero edificabili con vantaggio di Milano

Giuseppe DellaValle



Ringrazio il sig. Della Valle per la sua bellissima testimonianza e per le foto che ci ha inviato, aggiungo che alla " costruzione" della montagnetta partecipò anche mio padre, allora rientrato da Mauthausen, che diresse lo scarico degli autocarri dell'Alfa Romeo, la cui fabbrica era a pochissima distanza da quella che sarebbe poi diventata una vera piccola montagna.

Manuela Valletti

mercoledì 22 agosto 2012

Il cavallo biondo

Nel prato accanto  casa mia pascola da qualche giorno un cavallo biondo. Lo vedo dal terrazzo  e spesso i miei cani intavolano con lui un gran discorso, il cavallo si avvicina allo steccano e annuisce con il capo.
Ieri ci siamo accorti che il povero animale era completamente privo di acqua, la vasca che il proprietario gli aveva piazzato accanto allo steccato era vuota.
Il minimo che potevamo fare era rifornirlo e lo abbiamo fatto conquistando la sua gratitudine.
Mi domando però chi sia questo signore che lascia un cavallo completamente solo per tanti giorni e gli nega anche l'acqua quando anche qui in montagna ci sono 36 gradi all'ombra!



domenica 19 agosto 2012

Scelte



Ho scelto di vivere in pace anche con chi non si sente in pace con me non perché questo mi faccia sentire buona o perché abbia deciso di subire le angherie degli altri.
L’ho fatto perché la ritengo una scelta intelligente.
Ho passato anni a giudicare quello che era giusto o sbagliato.
Ho lottato con tutte le mie forze per far emergere quello che secondo me era il bene, ma ho dedicato tanta energia alla rabbia, al giudizio, allo scontro.
Con il tempo mi sono resa conto che tutto questo mi teneva bloccata, ancorata al passato, impedendomi di vivere la mia vita come la volevo.
La positività e la speranza leniscono il dolore e per essere positivi occorre essere in pace e non in guerra.
Prendere atto, senza giudicare, del comportamento degli altri, e lasciare andare le cose, è un regalo che facciamo a noi stessi per coltivare e aumentare la nostra pace interiore.
Non sempre ci si riesce, ma tutte le volte che sto per caderci penso a mio padre, alla deportazione che ha subito e al perdono che ha regalato ai suoi aguzzini e soprattutto a se stesso per continuare a vivere .... e allora prendo coraggio e vado avanti per la mia strada.


giovedì 9 agosto 2012

Cani in vacanza? quest'anno SI

Mai come quest'anno il paesino dove trascorro le vacanze è stato invaso dai cani... e il bello è vedere che hanno libero accesso a tutto: bar, ristoranti, gelaterie, negozi.... occorre stare forse più attenti nelle passeggiate nei boschi. No non è un paradosso, i boschi sono molto frequentati dalla selvaggina e da guardie forestali che per non metterla in pericolo non esitano a sparare.
Su questo avrei qualche cosa da ridire, ma in ogni modo, basta tenere i cani al guinzaglio e con quello estensibile non è difficile.
Sono curiosa di sapere se " la crisi"  i cani li ha aiutati... forse si, forse la mancanza di risorse ha fatto si che le poche vacanze non consentissero la pensione per il cane, ma voglio invece credere che padroni e cani siano rimasti insieme per amore.
Forse si sono riscoperti i valori veri, forse si è pensato che anche il cane potesse farsi una vacanza.
Non ho mai avuto di questi dubbi, i nostri animali  sono sempre venuti con noi, e se a loro l'alloggio in casa o in albergo era interdetto, si cambiava casa o anche località: se li consideriamo di famiglia, loro stanno con noi.
Ecco il mio nanetto di 8 mesi che sguazza tra le foglie de bosco, è un buffoncello e va molto d'accordo con Flora... inutile dire che li amiamo moltissimo!


Solo 6 cittadini su 10 superano quiz su Milano

Quanto si conosce della storia e della cultura di Milano? Delle quasi 1600 persone che hanno partecipato al quiz online “IndovinaMI” promosso dalla Camera di Commercio di Milano (in collaborazione con Unione Confcommercio Milano), solo 6 su 10 hanno superato la prova.
Milanesi di nascita, d’adozione oppure provenienti da altre città si sono cimentati nel rispondere ad 11 domande riguardanti il capoluogo lombardo. Le domande svariavano dai temi storici a quelli artistici ed economici.
Il 98% ha risposto correttamente su quale sia il patrono di Milano, dimostrando quanto Sant’Ambrogio resti un simbolo della città. Un po’ di difficoltà sono emerse invece dalle risposte sul settore piu’ diffuso dell’economia milanese: l’indecisione era tra i servizi (la risposta corretta, data da 1 persona su 2) e il commercio (41% le risposte errate). Difficoltà anche sul creatore della statua equestre dell’Ippodromo di San Siro (Leonardo, 59% di risposte corrette), sul fondatore della Scala(Maria Teresa d’Austria, 52%) e soprattutto sulle origini storiche di Milano (solo 1 su 4 conosce i celti che fondarono la Cultura di Golasecca).

Questo articolo apparso su IL GIORNO dimostra almeno due cose: i milanesi di oggi non conoscono la storia della loro città e forse la scuola ha qualche responsabilità, chi invece milanese lo è solo di adozione non ha avuto modo di apprendere tutto sulla città che lo ospita, e qui occorre dire che l'integrazione con la nuova immigrazione è pari a zero e forse non per colpa solo degli immigrati.
Come si può amare una città che non si conosce? Un quesito per il nostro Sindaco!
Manuela Valletti.