martedì 21 aprile 2015

Non possiamo far altro che aiutarli


L'Italia sta discutendo animatamente sulla questione immigrazione, la paura è all'ordine del giorno perchè aver paura di qualche cosa che ritieni un pericolo non è vietato e devo dire che nessuno si è preso la briga di informare i cittadini italiani di ciò che ha prodotto questo esodo di massa verso le nostre coste, se questo fosse stato fatto forse gli italiani avrebbero capito che l'occidente ha una gravissima responsabilità verso gli abitanti dell'Africa, certo non di tutti, ma di molti.
Ho trattato questo argomento in un articolo pubblicato oggi su BLASTINGNEWS, leggetelo e lasciate i vostri commenti.
Manuela Valletti


ecco perchè......

.



domenica 19 aprile 2015

Una tragedia che poteva essere evitata

Cari lettori,
inizio da oggi la mia collaborazione con Blastingnews, purtroppo il mio primo articolo riguarda la tragedia del Canale di Sicilia, una disgrazia che probabilmente avremmo potuto evitare.
Ecco il mio articolo, leggetelo e magari commentatelo, ne sarò lieta.

http://it.blastingnews.com/cronaca/2015/04/tragedia-nel-canale-di-sicilia-naufragio-di-un-barcone-con-settecento-miigranti-a-bordo-00355241.html

giovedì 9 aprile 2015

Meno ipocrisia e più fatti per i campi rom

E' scoppiata una polemica per una dichiarazione di Salvini sui campi Rom e in seguito al fatto che lui ha usato la parola zingaro è stato incredibilmente sospeso da FB..... 

---------------------------------------------------------------------------------------------
Dal dizionario: 
zingaro
[zìn-ga-ro] o [ẓìn-ga-ro] ant., region. zìnganopop. zìnghero


A s.m. (f. -ra)


1 Appartenente a un popolo nomade originario dell'India nordoccidentale, diffusosi nel corso dei secoli in molti paesi asiatici, in Europa, in Egitto e in altri luoghi dell'Africa mediterranea, caratterizzato da tratti somatici quali il colorito bruno-olivastro e i capelli e gli occhi particolarmente scuri, e da ricche tradizioni culturali, che si esprimono soprattutto nella musica e nella danza: una carovana di zingari; l'accampamento degli zingari
|| Fare vita da zingaro, trasferirsi di continuo da un luogo a un altro
|| Furbo come uno zingaro, assai furbo
--------------------------------------------------------------------------------------

Quanto sopra tanto per chiarire, ma vorrei puntualizzare anche che negli anni 1980, quando ero consigliere a Milano, ho assistito personalmente alla distruzione dei campi Rom da parte della forza pubblica, venivano impiegate le ruspe e le baracche venivano rase al suolo. I nomadi venivano poi spostati in campi attrezzati per una migliore sistemazione.

I campi Rom sono vietati in  Europa e chi li vuole mantenere in italia è solo un grande ipocrita, come si può consentire a delle persone di vivere in simili condizioni?  Che poi queste persone delinquano, rubino, spaccino droga e proprio per questo si permettano macchinoni lussuosi, antenne paraboliche molto oro è solo un inciso.....

Chi non vuole radere al suolo i campi Rom, non propone niente altro per migliorare la vita dei molti italiani che vivono accanto agli insediamenti e non riescono nemmeno a garantire l'ordine pubblico, si dia ai nomadi la possibilità di avere delle case popolari a seguito di una regolare domanda, come la si da ai cittadini italiani e vedremo che cosa faranno.

Meno ipocrisia e più fatti dunque, questa volta gli italiani hanno capito il perchè e il per come degli atteggiamenti buonisti della sinistra, il cerchio si chiude se consideriamo quante sono le attività delle cooperative sociali rosse attorno ai campi rom e ai campi di accoglienza degli immigrati.

giovedì 19 marzo 2015

L'OBIETTIVO DELL'ATTENTATO DI TUNISI

L'ipotesi di Tony Capuozzo: "Nell'attentato di Tunisi gli italiani obiettivo principale"

A sostenere l'ipotesi è il giornalista Tony Capuozzo: ecco cosa ha scritto su Fb
"Grande inadeguatezza della politica e dell'informazione italiana: più che un attacco alla Tunisia, fragile democrazia alla cui difesa Terra! ha dedicato le sue puntate confinate nella notte, quello del Bardo è stato un attacco all'Italia. Due navi da crociera erano approdate a La Goulette ed era prevedibile che comitive di turisti andassero al Bardo. Noi contiamo - nonostante il silenzio della Farnesina - il sangue italiano. Ma anche i tedeschi, gli spagnoli, i polacchi, i colombiani erano probabilmente su quelle navi. Sono stati danni collaterali. Si voleva colpire l'Italia per le posizioni sulla Libia, per le incaute dichiarazioni di Pinotti e Gentiloni, per l'esercitazione al limite delle acque territoriali libiche. Se le cose stanno così si spiega l'imbarazzo della politica, e la solidarietà pilatesca del governo verso la Tunisia. Il cui coraggio è testimoniato dalla gente in piazza in queste ore contro il terrorismo islamico. Coraggio di guardare in faccia le cose che a noi manca."

mercoledì 18 marzo 2015

«Milano può competere con il mondo» parola di Libeskind

Riporto un articolo apparso su Il Giornale, in cui  Libeskind, dall'alto della sua posizione, si dice entusiasta di Milano, concordo con lui sul fatto che Milano sia una gran bella città ma faccio notare che il tessuto sociale della metropoli si è fortemente snaturato, i poveri sono più poveri e i ricchi più ricchi. Sul fatto poi che le strutture messe in piedi per EXPO, abbiano migliorato la città mi rende molto dubbiosa e non solo per una questione di età. Alcune piazze sono oggettivamente belle (Piazza Aulenti) altre molto meno, è mancata una integrazione dolce tra il nuovo e il vecchio, integrazione che avrebbe dato valore ad entrambi gli stili. ma si sa, chi governa Milano non ama la storia.
Manuela Valletti


«Stavo camminando per una stradina nel centro di Milano quando ho avuto una visione, sculture che avrebbero potuto definire un luogo, uno spazio» racconta Daniel Libeskind, che firma le quattro sculture tecnologiche, commissionate da Siemens per Expo.
«Dalla tecnologia all'arte il passo può essere breve» per Federico Golla, presidente e ad di Siemens Italia.
Le opere ispirate «alle ali di un uccello e al volo della mente» animeranno la piazza Italia producendo suoni ed emissioni luminose. Le monumentali eliche in alluminio, alte 10 metri e pesanti 14 tonnellate, sono state montate ieri mattina agli angoli della piazza nel cuore del sito espositivo. «Ero a cena con l'architetto Libeskind, quando mi ha raccontato della sua visione - aggiunge Giuseppe Sala, amministratore unico di Expo 2015 spa - insieme abbiamo chiamato il presidente di Siemens, Golla, per renderlo partecipe di questa idea. Tre giorni dopo eravamo a Monaco per dare avvio al progetto. È stato incredibile». Oltre che con le sculture, Siemens sarà presente a Expo con la Smart Grid sviluppata con Enel: un software basato su tecnologia Cloud, che sarà la colonna portante della infrastrutture tecnologica dell'esposizione.
Libeskind è entusiasta di Expo e del tema: «Sono orgoglioso di lavorare per Expo e di far parte del gruppo di promozione dell'evento, che credo sarà un successo. Così reputo il tema scelto “Nutrire il pianeta, energia per la vita” straordinario. I milanesi sono scettici, ma ora nel mondo il messaggio dell'evento si sta diffondendo e tutti iniziano a parlarne».
Milano? «È una città bellissima, viva e contemporanea, che si è arricchita di opere contemporanee veramente belle. É in grado di competere con il mondo». L'architetto non nasconde l'ambizione che le sculture «volanti» vengano conosciute in tutto il mondo, «portate in giro per diffondere il messaggio culturale» di Expo. «Io sono milanese e mi piacerebbe che un'opera rimanesse in città» scherza Sala. Se dovesse scegliete una collocazione per le sue eliche l'archistar con la passione per il Bel Paese sceglierebbe un luogo di periferia: «il centro è già ricco di bellezze, sceglierei un luogo densamente abitato, grigio, che non ha un'identità precisa, che potrebbe diventare così un punto di attrazione culturale».

martedì 3 marzo 2015

ALZHEIMER: UN VIDEO PER CHIEDERE AIUTO

Alcune associazioni di parenti di malati di Alzheimer che si aiutano tra di loro tramite Facebook (Gruppo Alzheimer Tolentino e Alzheimer chi dice che non si può fare nulla) hanno deciso di fare un video con il volto dei loro familiari per chiedere aiuto, un aiuto concreto per poter andare avanti. 

In Italia questa malattia viene quasi ignorata dalle istituzioni,  i malati sono accuditi esclusivamente dalle famiglie o da qualche nosocomio dove genitori e nonni finiscono quando in casa non si riesce 
più ad andare avanti per mancanza di denari (le terapie costano), per sfinimento psico fisico, per mancanza di supporto psicologico,

La grande dignità di questo appello e i visi dei malati dovrebbe far breccia nel  nostro Ministro della Salute, queste persone  chiedono in sostanza assistenza domiciliare qualificata, terapie riabilitative fisiche 
e cognitive e centri di aiuto e di ascolto.

Nel nostro Paese i malati di Alzheimer sono 600.000 e sono in costante aumento, credo valga proprio la pena che tutti noi ci si dia da fare per dare una mano, per fare in modo che le istituzioni se ne 
facciano carico. E' un problema di tutti.

I VOLTI DELL'ALZHEIMER

lunedì 16 febbraio 2015

BENEDETTO XIII ha rinunciato volontariamente ? I dubbi di A. Socci


“Ho conosciuto personalmente numerosi preti internati nelle prigioni e nei gulag staliniani. Sacerdoti che sono tuttavia rimasti fedeli alla Chiesa… conducendo una vita degna alla sequela di Cristo, loro divino Maestro”.
Si presenta così l’arcivescovo cattolico Jan Pawel Lenga, vescovo emerito di Karaganda (Kazakhistan) in una lettera accorata che in queste ore rimbalza su vari siti cattolici dall’America all’Italia.

IL TESTIMONE

“Io stesso” prosegue “ho compiuto gli studi in un seminario clandestino nell’Unione Sovietica, lavorando con le mie mani per guadagnarmi il pane quotidiano. Sono stato ordinato prete in segreto, di notte, da un Vescovo che aveva a sua volta sofferto a causa della sua fede. Dopo il mio primo anno di sacerdozio sono stato espulso dal Tagikistan ad opera del Kgb”.
Monsignor Lenga, che ha partecipato a due Sinodi con Giovanni Paolo II, sente il dovere di esprimersi “circa la crisi attuale della Chiesa Cattolica”. E ha scelto “la forma della lettera aperta, dato che qualsiasi altro metodo di comunicazione si scontrerebbe con un muro di silenzio totale e con la volontà di ignorare”.
Il vescovo precisa: “Sono del tutto cosciente delle possibili reazioni alla mia lettera aperta. Ma la voce della mia coscienza non mi permette di tacere, mentre l’opera di Dio viene oltraggiata”.
Egli ricorda infatti la lezione degli apostoli martiri, per cui bisogna “obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”.
Spiega che “oggi diventa sempre più evidente come in Vaticano attraverso la Segreteria di Stato si è intrapresa la via del politicamente corretto”.
E che si propaga il “modernismo” cosicché gli stessi vescovi non hanno più voce “per difendere la fede e la morale”.
E aggiunge: “In tutti i settori della Chiesa si nota una significativa riduzione del ‘sacrum’. È lo ‘spirito del mondo’ che conduce i pastori”.
Eppure “i pastori sono tenuti – che piaccia loro o no – ad insegnare tutta la verità su Dio e sull’uomo”.
Ma – si chiede – dove sono oggi quelli “che annunciano alle genti chiaramente ed in modo comprensibile i pericoli, minacciosi, che scaturiscono dalla perdita della fede e da quella della salvezza?”
Sono rari perché, secondo questo pastore, la scelta “di nuovi vescovi e persino di cardinali, a volte rispecchia più i criteri di una certa ideologia o anche gli imperativi di gruppi molto distanti dalla Chiesa. Allo stesso modo la benevolenza dei mass media sembra essere un criterio importante”.
Bisogna essere da loro ritenuti “aperti e moderni” e non “troppo santi”.
Purtroppo neanche Benedetto XVI, in cui il vescovo Lenga sperava, è riuscito a invertire questa rotta disastrosa.
Egli aggiunge queste parole: “È difficile credere che Papa Benedetto XVI abbia rinunciato in piena libertà al suo compito di successore di Pietro. Questo papa è stato il capo della Chiesa, ma i suoi collaboratori  praticamente non hanno applicato il suo insegnamento, anzi sono state passate sotto silenzio o bloccate  le sue iniziative”.
Così oggi, conclude l’eroico vescovo, la Chiesa si trova in una situazione drammatica.
Non è un caso che sia un uomo che ha vissuto le persecuzioni comuniste ad avere il coraggio di esprimere pubblicamente dubbi sulla piena libertà della “rinuncia” di Benedetto XVI.
Parole dirompenti che mettono inevitabilmente in discussione la validità della stessa rinuncia (che ha proprio la libertà come requisito essenziale).
Questi dubbi circolano sempre di più in tutte le curie e a volte emergono a sorpresa.
Come il 7 gennaio scorso quando il quotidiano dei vescovi, “Avvenire”, sempre sorvegliatissimo, a pagina 2 pubblicò una stupefacente lettera dove si puntava il dito contro quegli “ambienti che, per i soliti motivi di potere e sopraffazione, hanno tradito e congiurato per eliminare papa Ratzinger, pur riconosciuto ‘fine teologo’, e l’hanno spinto alla rinuncia”.

AL CONCISTORO

Il mistero di quella rinuncia e della decisione di Ratzinger di restare tuttavia “papa emerito” – cosa mai accaduta in duemila anni e cosa mai spiegata sotto il profilo teologico e canonistico – si è riproposto visivamente anche ieri, al Concistoro in San Pietro (guarda caso papa Benedetto viene chiamato a presenziare ad ogni atto che implica la giurisdizione pontificia…).
Pur in là con gli anni il papa emerito è apparso in forma. Le sue buone condizioni del resto erano già state illustrate giovedì scorso, con un’intervista al Corriere della sera, dal suo segretario, monsignor Georg Gaenswein che è anche Prefetto della Casa pontificia di Francesco.
Gaenswein, per far apparire “normale” una situazione che invece è totalmente anomala, ha ribadito (o ha dovuto ribadire) di nuovo una sorta di “excusatio non petita”, cioè che il papa “ha preso la sua decisione in modo libero, senza alcuna pressione”.
E poi ha ripetuto che si è dimesso perché “le forze del corpo e dell’animo venivano meno”.
Non è per nulla credibile che (a meno di fortissime pressioni) vengano meno le forze dell’animo in un uomo di Dio come Benedetto il quale fin dall’inizio ha confessato pubblicamente la sua certezza nell’aiuto di Dio (“non sono solo, chi crede non è mai solo…Dio mi sostiene e mi porta”). Il Vicario di Cristo poi gode di un’assistenza straordinaria del Cielo.
Ma è anche assurdo dire che si sia dimesso per la banale diminuzione delle forze fisiche.
Anzitutto perché lo stesso Gaenswein si contraddice in quella medesima intervista dove spiega che il papa emerito, a due anni dalla rinuncia, sta sempre bene in salute (salvo “qualche fastidio alle gambe, ogni tanto”) e “la sua mente è formidabile”: legge, scrive, studia, prega, sbriga la corrispondenza, riceve persone, fa ogni giorno la sua passeggiata e suona il pianoforte.
Cosicché non si vede come possa essersi dimesso per ragioni fisiche.
Peraltro invecchiare è normale per ogni papa e il Dio dei cristiani – ci ha insegnato Ratzinger – si compiace di vincere la forza del mondo con l’apparente debolezza dei suoi  apostoli.
Del resto è naturale attendersi da un papa che lasci a Dio la scelta di quando chiamarlo a sé, come ha testimoniato Giovanni Paolo II.

DUBBI

Infine Ratzinger sa benissimo che nella tradizione della Chiesa la rinuncia per invecchiamento non si è mai verificata ed è anche gravata da un giudizio morale molto negativo.
Il cardinal Fagiolo, canonista di fiducia di Giovanni Paolo II, sentenziò: “Di certo in maniera tassativa e assoluta il Papa non potrà mai dimettersi a motivo della sola età”.
Tutti ribadiscono che occorre un motivo gravissimo per la rinuncia altrimenti l’atto, pur valido, è moralmente colpevole.
Secondo il canonista Carlo Fantappiè la rinuncia al Papato può avvenire solo “in casi davvero eccezionali e per il bene superiore della chiesa”. Questa è “la condizione per rinunciare all’ufficio senza cadere in colpa grave davanti a Dio”.
Dunque per buon senso e per rispetto verso Benedetto XVI non si può ridurre la ragione della sua rinuncia all’invecchiamento.
Proprio il fatto che sia stato lui stesso a dare questa (debole) motivazione ufficiale dovrebbe indurre a porsi delle domande, visto che egli non ignora di certo il diritto canonico.
Del resto se aveva subito pressioni non poteva certo dirlo in maniera esplicita visto che così avrebbe invalidato l’atto a cui era costretto.
E poi egli ha anche dichiarato che era “ben consapevole della gravità di questo atto” e non poteva certo definirlo “grave” se fosse stato un normale pensionamento.
Si ricordi che fin dal suo insediamento Benedetto aveva affermato: “Pregate per me perché io non fugga per paura davanti ai lupi”.
E’ lecito chiederci chi fossero i “lupi” e cosa volessero.
Però sarebbe un grossolano errore pensare che il papa sia fuggito: egli ha scelto di autorecludersi in Vaticano, dichiarando che “la mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo”.
Infatti è rimasto “papa emerito” perché – ebbe a dire in un’altra intervista Gaenswein – “ritiene che questo titolo corrisponda alla realtà”.


Antonio Socci

martedì 3 febbraio 2015

Il Presidente ha giurato, viva il Presidente...


Non mi voglio dilungare sulla cronaca del discorso del Presidente Mattarella durata 40 minuti circa e interrotto da 45 applausi, dico solo che di discorsi simili, più o meno, ne abbiamo sentiti tanti. Vero è che il Presidente non ha poteri e quindi che altro poteva dire? Chi vivrà vedrà!
 Certo mi sarebbe piaciuto per una volta sentire un Presidente autonomo, una persona che dicesse al Parlamento: "Ora sbrigatevi ad approvare una legge elettorale decente, vuoi siete stati eletti con una legge anticostituzionale e io ho il dovere di sciogliere il Parlamento. Quando il nuovo Parlamento sarà eletto mi dimetterò anch'io io per lo stesso vostro motivo, voglio che l'Italia possa scegliere da chi farsi legittimamente rappresentare".
Si, mi sarebbe davvero piaciuto, ma di uomini così corretti e determinati si è perso lo stampo!

Staremo a vedere che farà Sergio Mattarella, come si comporterà con i partiti, se approverà tutto ciò che gli propineranno  o sceglierà di essere davvero il custode della costituzione, ma soprattutto se opererà per i cittadini.
E' vero che la speranza è l'ultima a morire, ma di questi tempi è difficile anche sperare.

Economia Europea : aspettiamoci il peggio

Riporto un articolo di   Carlo Lottieri sull'economia Europea, un articolo molto interessante che vale la pena leggere

L’Europa è tornata a Keynes. Aspettiamoci il peggio

Ops.....
I tamburi hanno rullato a lungo, annunciando una radicale inversione di tendenza. A seguito della grave finanziaria che dagli Usa (legata ai suprime e alle politiche monetarie) si è presto trasferita in Europa (dove è in relazione piuttosto con gli alti debiti pubblici), hanno finito per avere la meglio quanti hanno voluto rilanciare il ruolo dello Stato nell’economia e moltiplicarne la capacità d’intervento. Non è difficile capire il perché di tutto ciò. C’erano in gioco interessi, certamente, ma anche fattori culturali. Pure in quella remota provincia dell’Impero che è l’Italia, lontana dai centri nevralgici, moltissimi economisti si sono costruiti sulla macroeconomia keynesiana e per anni hanno sofferto in silenzio. Negli anni passati, infatti, ben pochi si erano rivolti a loro per avere indicazioni sul da farsi.
Ora siamo tornati a Keynes e le prospettive politiche dell’Europa – dalla Grecia di Syriza alla Spagna di Podemos – sembrano proprio legate al caratteristico illusionismo di chi pensa che si possa – al tempo stesso – spendere denaro pubblico e costruire un futuro di crescita. Avvisaglie ce n’erano già state e molte, ben prima che la sinistra radicale conquistasse la scena. Negli scorsi anni nel Regno Unito, di fronte alle difficoltà di un settore finanziario nella bufera, il governo londinese non aveva trovato niente di meglio da fare che nazionalizzare (si pensi alla Northern Rock) e anche negli Stati Uniti si sono seguite queste logiche. I maxi-salvataggi sono stati moltissimi e insieme alla volontà di tenere artificiosamente bassi i tassi di interesse – sulla scia di un Giappone che peraltro è in una crisi di cui non si vede la fine – hanno finito per radicalizzare difficoltà che, altrimenti, si sarebbero già superate.
In questi anni, insomma, si sono accantonati tutti i capisaldi dell’economia liberale: iniettando soldi pubblici nei mercati ed evitando il fallimento delle società malgestite. Oltre a ciò, si è pensato di deresponsabilizzare le varie economie, creando meccanismi di stabilizzazione monetaria che nei fatti scaricano sui virtuosi le cattive scelte di chi, invece, dovrebbe pagare il prezzo dei propri errori. Ora ad Atene si annuncia il blocco delle privatizzazioni e si innalza il salario minimo. Una demagogia antiliberale che in questi anni è stata spesso utilizzata anche dalla destra, si pensi a Sarkozy, ora è gestita con maestria dalle forse dell’altermondialismo entrate nella stanza dei bottoni. Non ne verrà nulla di buono.
Lo statalismo dei moderati (conservatori o laburisti) ha aperto la strada allo statalismo dei radicali: l’estrema sinistra in Spagna e Grecia, e forse l’estrema destra in Francia. E tutto questo mentre Mario Draghi ha deciso di abbandonare ogni politica di rigore monetario e punta di fatto a monetizzare progressivamente i debiti pubblici. Ma è ragionevole ritenere che un’iniezione di denaro pubblico emerso dal nulla possa aiutarci a uscire dal guado? Per nulla. Al contrario, bisogna ripartire dai fondamentali e ricreare quelle condizioni istituzionali che possono rimettere in sesto il mercato. E allora bisogna avere una moneta forte e stabile, una proprietà tutelata, una bassa tassazione, un ordine giuridico che tuteli i contratti e una burocrazia ridotta ai minimi termini. Ma non riusciremo a contenere l’espansione delle regole e dell’intrusione dei funzionari se non ridurremo la pressione fiscale. Poteri che sopravvivono sottraendo il 50% e più della ricchezza devono avere sotto controllo l’intera società. Non ci sarà “sburocratizzazione” dell’Europa senza la fine del fiscalismo selvaggio che oggi domina la scena.
Lasciare Keynes e tornare al mercato, per giunta, significherebbe rimettere in piedi un sistema sanzionatorio. In altre parole, è necessario che chi ha gestito malamente un’azienda fallisca. Ma è pure necessario che la Grecia si faccia carico dei propri errori, che gli italiani si guardino nello specchio. Perché solo se chi sbaglia ne risponde ed esce di scena, il sistema può risanarsi e indurre gli operatori a operare correttamente.
Il problema è che la risposta “più Stato” nasce da un’interpretazione erronea di quanto è successo nell’ultimo decennio. Come per la crisi del ’29, si ritiene di essere dinanzi ad una crollo del capitalismo, ignorando in tal modo il ruolo giocato dalla Fed e dalle politiche pubbliche.
Come hanno evidenziato i commenti successi al quantitative easing della Bce, pochi però sembrano consapevoli che se il costo del denaro non è definito dal mercato, ci sono da attendersi crisi a ripetizione. Qualcuno ricorda la bolla finanziaria, legata non all’immobiliare, ma alle dot-com informatiche? Anche allora si accusarono gli operatori finanziari (certo colpevoli di comportamenti imprevidenti), ma non si puntò il dito contro chi – la banca centrale americana – aveva tenuto una politica iper-espansiva e quindi aveva indotto a compiere quegli investimenti. Di qui all’Atlantico il guaio maggiore sta nel fatto che gli europei si sono innamorati del modello “renano” e del welfare State: dimenticando il micidiale differenziale della crescita che da decenni ci separa dall’America, e questo nonostante lo statalismo e gli errori di Kennedy e Nixon, di Bush e Obama.
L’Europa allora non è un modello, ma invece ha bisogno di ripensarsi alla svelta: ne va della possibilità di avere un futuro.

Nota Esplicativa : L'economia keynesiana è una scuola di pensiero economica basata sulle idee di John Maynard Keyneseconomista britannico vissuto a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo.
Keynes ha spostato l'attenzione dell'economia dalla produzione di beni alla domanda, osservando come in talune circostanze la domanda aggregata è insufficiente a garantire la piena occupazione. Di qui la necessità di un intervento pubblico statale a sostegno della domanda, nella consapevolezza che altrimenti il prezzo da pagare è un'eccessiva disoccupazione e che nei periodi di crisi, quando la domanda diminuisce, è assai probabile che le reazioni degli operatori economici al calo della domanda producano le condizioni per ulteriori diminuzioni della domanda aggregata. Da qui la necessità di un intervento da parte dello Stato per incrementare la domanda globale anche in condizioni di deficit pubblico (deficit spending), che a sua volta determina un aumento dei consumi, degli investimenti e dell'occupazione.
Questa teoria si oppone alle conclusioni della cosiddetta economia classica, sostenitrice invece della capacità del mercato di riequilibrare domanda e offerta grazie alla legge di Say.
Un particolare aspetto di questa dottrina economica è il keynesismo militare che teorizza un aumento della produzione industriale a scopi militari come fattore di sviluppo economico.
I pilastri della teoria keynesiana sono:

sabato 31 gennaio 2015

Sergio Mattarella è il dodicesimo Presidente della Repubblica: Buon lavoro a lei, signor Presidente

SERGIO MATTARELLA
Ma chi è il nuovo capo dello Stato? Viene descritto come una persona schiva e riservata. Democristiano di lungo corso, è un politico siciliano nato a Palermo nel 1941, figlio del già ministro Bernardo e fratello di Piersanti, ucciso dalla mafia nel gennaio 1980 mentre ricopriva la carica di presidente della Regione Siciliana.
Vedovo, ha tre figli (uno di loro ha fatto politica in Sicilia ed è stato candidato alle primarie per la segreteria regionale nel 2009 appoggiato da Bersani; un altro lavora al ministero della Funzione pubblica ed è capo dell’ufficio legislativo di Marianna Madia).
È stato deputato dal 1983. Nel 2006 ha ricoperto l'incarico di ministro dei rapporti con il Parlamento, ministro della Pubblica istruzione nel sesto governo Andreotti, da cui si dimise nel 1990 a causa dell’approvazione della legge Mammì sulla disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato in Italia e ministro della Difesa.
È stato l'artefice della nascita del Partito Popolare italiano negli anni successi a Tangentopoli. Dal 2011, è giudice della Corte costituzionale.
Ha abolito la leva obbligatoria e il suo nome è legato alla legge elettorale, il Mattarellum, adottata dal 1994 al 2001 e poi rimpiazzata dal Porcellum. 

venerdì 30 gennaio 2015

Gli italiani non ne possono piu

Italiani sempre più euroscettici: 4 su 10 vorrebbero uscire dall'euro Secondo il Rapporto Eurispes, inoltre, nel 2014 "il 45% dei cittadini si trasferirebbe all'estero se ci fossero le condizioni" 

Quattro italiani su dieci pensano che sarebbe meglio uscire dall'euro. Il dato emerge nel Rapporto Eurispes 2015, che segnala anche che "nel 2014 la quota di delusi dalla moneta unica si attestava al 25,7%". Il 55,5% degli euroscettici è convinto che il Paese debba uscire dall'euro perché sarebbe il motivo principale dell'indebolimento della nostra economia. Inoltre, il 45% degli italiani si trasferirebbe all'estero se ci fossero le condizioni. Italiani sempre più euroscettici: 4 su 10 vorrebbero uscire dall'euro In aumento le rateizzazioni delle spese mediche - Aumentano le rateizzazioni per far fronte a spese mediche. Secondo l'Eurispes, nel 2014 il 46,7% degli intervistati ricorre alle rate per pagare cure mediche, si tratta di un incremento di 24,3 punti percentuali rispetto al 2013. Si pagano a rate anche automobili (62,4%), elettrodomestici (60,4%), computer e telefonini (50,3%). Usura in forte crescita: reati aumentati del 219% in E-R - 

Sono non meno di 200mila i commercianti coinvolti in rapporti di usura. Inoltre, poiché ciascuno si indebita con più strozzini, le posizioni debitorie sono oltre 600 mila e in almeno 70 mila casi il debito è stato contratto con associazioni per delinquere di stampo mafioso finalizzate all'usura. Lo afferma il rapporto Eurispes, che cita dati secondo i quali gli usurai attualmente in attività sarebbero 40mila e di questi molti operano al nord Italia. 

 Le vittime dell'usura però non sono solo commercianti: anzi, negli ultimi 5 anni il 52% dei soggetti che si sono rivolti agli ambulatori della Federazione delle associazioni antiracket e antiusura sono persone con un reddito fisso, le famiglie della porta accanto. L'indagine Eurispes attesta che il 71,5% degli intervistati ha dovuto assistere a una riduzione della propria capacità di far fronte alle spese e fare acquisti con proprie entrate e il 32,3% ha dovuto addirittura ridurre le spese mediche. L'usura, poi, dilaga al centro nord: in Emilia Romagna in particolare i reati di usura sono aumentati del 219% tra il 2011 e il 2013 e un trend crescente mostrano anche Lombardia e Lazio. 

 Eurispes: "Stato sopravvive nutrendosi dei propri cittadini" - E' funesto il presidente di Eurispes, Gian Maria Fara, durante la presentazione del Rapporto annuale. Mentre la crisi continua a mordere, spiega, "lo Stato sopravvive nutrendosi dei propri cittadini e delle proprie imprese, cioé della società che lo esprime, con evidente miopia". E si chiede: "Che cosa accadrà quando non ci sarà più nulla di cui nutrirsi?". "Mentre l'economia va a rotoli e la società vive un pericoloso processo di disarticolazione - ha aggiunto Fara - assistiamo al trionfo di un apparato burocratico onnipotente e pervasivo, in grado di controllare ogni momento e ogni passaggio della nostra vita". Da qui l'allontanamento dalle istituzioni dei cittadini italiani, che prosegue 'indisturbato' da anni. La cartella clinica del paziente Italia è piena zeppa di diagnosi gravi, avverte l'Eurispes.

testo da TGCOM24

mercoledì 28 gennaio 2015

Le cento facce del Male


I musulmani non appartengono ad un’unica confessione religiosa, si ispirano tutti ad Allah ed al profeta Maometto (Muhammad) ma si distinguono nettamente tra loro:
Sunniti, che sono la grande maggioranza in quasi tutti i paesi islamici.
bī Ṭālib, cugino e genero di Muḥammad, e dei suoi figli al-Ḥasan b. ʿAlī e, più in particolare, di al-Ḥusayn b. ʿAlī.
Kharigiti, un tempo abbastanza diffusi, specialmente in Nordafrica, Iraq e Penisola Araba, si dividevano in numerosi sottogruppi – sufriti, Azraqiti, Najadāt, Nukkariti – di cui sussistono solo gli Ibaditi.
Di derivazione islamica maconsiderati eterodossi sono invece:
Gli Alawiti, appartenenti a una setta minoritaria d'ispirazione sciita duodecimana ma con forti tratti gnosticheggianti. Sono presenti soprattutto in Turchia dove rappresentano almeno il 15% della popolazione. Esprime il gruppo dirigente in Siria fin dall'epoca del Presidente Ḥāfiẓ al-Asad.
Drusi, sorti in età fatimide, all'epoca dell'Imàm al-Hākim e presenti in Libano, nella regione montagnosa dello Shūf, in Siria (Golan, Gebel Druso) e Israele.
Gli appartenenti all'Aḥmadiyya di Qādyān (India settentrionale) e Lahore (Pakistan), fondata da Mirza 
Bahá'í, a loro volta gemmati dal Babismo, costretti dalla Rivoluzione Islamica dell'Iran a rifugiarsi in India e in Occidente (soprattutto Canada e Stati Uniti).
La Nation of Islam presente negli Stati Uniti, di ispirazione sunnita ma molto eterodossa.
l'Ahl-e Haqq.
Sikh, presenti in India, sono nati dopo Muhammad e ritengono validi alcuni punti del credo islamico (tra cui il monoteismo). 
Sono considerati tuttavia appartenenti a una religione completamente distaccata dall'Islam, e non una sua setta.

questo documento è stato trovato i rete

giovedì 8 gennaio 2015

L' ISLAM CHE UCCIDE IN UN'EUROPA SENZA RADICI


Oggi è una giornata triste per me. 
Nonostante quello che dicono i soliti buonisti accoglienti, noi siamo ormai certi che i terroristi ce li abbiamo in casa siano essi islamici o italiani votati alla causa (questi ultimi sono almeno 50 e per fare una strage ne bastano due)...Per un'Europa come la nostra, senza alcuna unità sostanziale se non quella monetaria (con le conseguenze che vediamo ogni giorno) e totalmente sprovveduta, sarà difficilmente in grado di reagire.come dovrebbe e dove dovrebbe per fermarli.

In passato sono stati molti gli appelli di grandi personaggi affinchè l'Unione Europea riscoprisse le sue radici cristiane e ne facesse tesoro, riscoprisse i valori che l'anno fatta nascere e che hanno animato per secoli i popoli che la compongono,. tutti questi appelli sono stati inascoltati in nome di una  libertà apparente che in realtà era solo disinteresse per i veri problemi dei cittadini  a favore di interessi marcati per il Dio soldo. 

In questo terreno arido e squallido, in una assoluta mancanza di valori riconosciuti,  l'islamismo integralista ha trovato terreno fertile e ha reclutato senza difficoltà  giovani inglesi, francesi, tedeschi, spagnoli, italiani magari islamici di seconda generazione oramai nazionalizzati europei, o anche non islamici, giovani che cercavano un ideale giusto o sbagliato che fosse, giovani che volevano battersi per qualche cosa in cui credevano davvero.Questi giovani sono pronti a colpire il vecchio continente con atti terroristici spinti alle estreme conseguenze anche per loro.

Noi persone normali, cittadini europei con gli occhi bene aperti sul mondo, chi dobbiamo ringraziare per questo stato di cose? Nessuno è privo di responsabilità, nemmeno noi che abbiamo avuto la sola colpa di votare qualcuno che ci rappresentasse, perchè è proprio vero che chi vota persone corrotte ne diventa complice. Certo le nostre colpe non sono paragonabili a quelle, gravissime, dei governanti assolutamente inadeguati che si occupano solo di bilanci e di conti da far quadrare e giocano con l'economia dei diversi Paesi incuranti dei danni che provocano alla gente e ai giovani lasciati allo sbando senza alcuna speranza per il futuro.

Lattentato di Parigi, l'ultimo di tanti in ordine di tempo, potrebbe forse segnare una sorta di riscossa, un recupero di consapevolezza di quello che vorremmo diventasse l'Europa. Se ciò non dovesse accadere prevedo conseguenze preoccupanti per la nostra libertà, e per la sopravvivenza del vecchio continente.

domenica 28 dicembre 2014

Oroscopo del 2015: l'Italia rischia la bancarotta

In base alle previsioni correnti, nel 2015 l’economia italiana uscirà dalla recessione, a partire dal secondo trimestre, con una minima ripresa della crescita del Pil tra lo 0,3% e lo 0,7% trainata prevalentemente da fattori esterni. Contenti? Meglio essere attenti: il 2015 sarà un anno supercritico perché il sistema economico è vicino ai limiti di tenuta: migliaia di piccole aziende industriali, commerciali ed artigiane, nonché di professionisti, che finora hanno resistito a tre anni di crisi pesante del mercato interno hanno i bilanci destabilizzati e, senza novità positive, non potranno continuare l’attività. D’altra parte, il sistema è ancora sufficientemente vitale per sopravvivere, riprendendosi, se avrà un minimo di ossigeno. In tal senso vedo l’economia italiana, nel 2015, in bilico tra crollo finale e ripresa. Quali condizioni favorirebbero l’esito migliore?
L’Italia ha perso la sovranità economica e monetaria perché la ha conferita ad un agente europeo che non è disegnato per tornargliene una parte nei momenti di bisogno. Infatti la politica italiana non può stimolare l’economia in crisi con spesa in megadeficit, non può battere moneta né può svalutarla. In tale gabbia ha la sola facoltà sovrana di modificare la politica fiscale. Ma se abbassa le tasse deve anche tagliare la spesa per mantenere l’equilibrio di bilancio imposto dai trattati europei siglati irriflessivamente dai nostri governi precedenti, si espone al rischio, oltre che di dissensi destabilizzanti, di un impatto deflazionistico aggravante nel breve termine. Tale impatto sarebbe, in teoria, bilanciabile da un forte impulso alla fiducia con la conseguenza di portare i risparmi dalla cassetta ai consumi. Ma non è pensabile che un’azione così destatalizzante e forte sia fattibile da una maggioranza di sinistra. In sintesi, l’Italia non ha e la sua politica attuale non vuole usare quei mezzi sovrani di stimolazione economica che hanno portato rapidamente, per esempio, America e Regno Unito fuori dalla crisi, ora ambedue in boom. Per tale motivo la minima ripresa italiana del 2015 sarà trainata solo dall’esterno: euro basso che facilita export e importazione di turismo e costi energetici in riduzione. Ma nel saldo statistico che proietta una minima ripresa nel 2015, tali condizioni esterne daranno un segno più al Pil aggregato mentre continuerà la recessione del mercato interno perché non stimolato. E molti soggetti economici affonderanno pur nello scenario di ripresa. Questo il punto non ancora detto nelle cronache. Per tenerli a galla ci vorrà un minimo ritorno della fiducia che aumenti almeno il fenomeno della "ripresa passiva" che è iniziato nel 2014.
Per ottenerlo, il governo dovrebbe fare due azioni d’emergenza che potrebbe attuare pur nei limiti tecnici e politici detti sopra: (a) fondo di ripatrimonializzazione delle imprese con bilanci destabilizzati in forma di prestito con ritorno in 15-20 anni; (b) estensione del Fondo statale di garanzia (non di spesa) per il credito alle aziende in modo da coprire almeno il 70% di un prestito bancario. Potrebbe bastare per confermare un rimbalzo attorno allo 1% del Pil nel 2015, metà per fattori esterni e metà per tenuta del mercato interno, pur in costanza di una pressione fiscale abnorme e di regole lavorative che non incentivano le assunzioni. In sostanza, basterebbe sostenere l’accesso al credito per aiutare la tenuta degli attori economici in difficoltà.
Enfatizzo questo punto perché non credo che il governo di sinistra possa e voglia fare altro di stimolativo. E perché osservo che la liquidità resa disponibile dalla Bce per imprese e famiglie non sta arrivando a loro per problemi di merito di credito. Quindi un sostegno statale d’emergenza, fatto più di garanzie che di spesa, per sostenere tale merito mi sembra la cosa più razionale da raccomandare ad un governo sinistroverso per l’interesse di tutti. Ovviamente la (mini)ripresa italiana senza vera stimolazione interna dipende tutta da condizioni favorevoli esterne. Al momento gli analisti assumono che: 1) la Bce, superando le paturnie tedesche, trovi un modo per comprare eurodebiti e in tal modo sia svalutare l’euro sia garantire di fatto il debito italiano che senza tale sostegno verrebbe classificato come destinato all’insolvenza cosa che farebbe saltare il sistema bancario italiano e renderebbe inutile il suggerimento qui enfatizzato; 2) l’aumento della liquidità in euro bilanci la riduzione di quella in dollari in modo da mantenere la pressione sulla pompa di capitale che tiene artificialmente alte le Borse globali nonostante una crescita mediocre della domanda globale (3,1%). Speriamo, auguri.
di Carlo Pelanda . il giornale

martedì 9 dicembre 2014

Loris era anche figlio nostro e non abbiamo saputo proteggerlo





Da ieri sera la mamma di Loris Andrea è in stato di fermo per l'omicidio del suo bambino. Questa giovane donna sostiene di essere innocente ma ci sono tali e tanti indizi contro di lei che farebbe bene a confessare, e poi a casa c'è un altro bimbo più piccolo di Loris e almeno lui va protetto.
Questa vicenda è orribile perchè è stato ucciso un bambino con crudeltà e con crudeltà è stato scaraventato in un canale ancora vivo. Possiamo per una volta dire sinceramente che anche le mamme italiane posso essere criminali e che attorno a questa mamma problematica (aveva tentato di suicidarsi più volte) la società non ha messo in atto alcuna protezione. La gente del paese sapeva che il bimbo era abitualmente maltrattato, ma se era così perchè non sono intervenuti gli assistenti sociali? Forse il piccolo Loris poteva essere salvato se fosse stato allontanato dalla madre che verso di lui forse provava del rancore.
Insomma finiamola di voltarci dall'altra parte se vediamo un piccolo in difficoltà, Loris era anche figlio nostro e non siamo stati in grado di proteggerlo.

lunedì 8 dicembre 2014

Maledetti politici, state scherzando con il fuoco


Ho letto oggi su Libero l'ipotesi di Pansa sull'evolversi della situazione italiana, in sostanza lui dice che lo scandalo romano di Mafia Capitale trascinerà a fondo anche il governo Renzi e che Napolitano, oramai alla fine del suo mandato, manderà a fare il presidente del consiglio un militare, un Generale del Carabinieri..... e questo sarebbe, sempre secondo Pansa, l'inizio di una dittatura.

Possiamo pensare o sperare che questo in Italia non avvenga, dopo il periodo fascista dal quale siamo usciti con una guerra mondiale, l'idea dovrebbe essere scartata a priori, ma la gente è stufa di questi politici, è stufa di vedere che si mantengono i loro privilegi mentre il paese affonda, sono stanchi di assistere al loro delinquere e ai loro affari con la mafia, la camorra e via dicendo. Il Paese va male, va malissimo, è inutile che vi dica il perchè, se siete cittadini come me lo sapete benissimo, lo vedete tutti i giorni nelle vostre città, gli italiani sono vessati in tutto, dalle tasse, alla delinquenza, alla mancanza di lavoro, all'immigrazione selvaggia e a questo punto l'ipotesi di una dittatura che rimetta tutto a posto forse sarebbe anche auspicata da molti. E poi occorre dire che non ho mai visto un sistema così corrotto come il nostro che si autodistrugga per cambiare, questa è pura utopia e prende sempre più quota l'ipotesi che solo una rivolta sistemerebbe le cose. Per evitare spargimenti di sangue mi sento di invitare i politici ad andarsene ora, subito. Vogliamo esercitare il nostro diritto di voto, è il solo diritto che forse possiamo esercitare se loro i fanno da parte, se non lo faranno credo proprio che una deriva autoritaria sia dietro l'angolo.

Votate il Sondaggio su Libero, voi come la pensate ? 

domenica 30 novembre 2014

Ricordando Fernando Pessoa nell'annivesario della morte




Quel che mi duole non è ciò che esiste nel cuore,
 ma quelle cose belle che mai esisteranno...
 Sono le forme senza forma che passano senza che il dolore 
le possa conoscere e sognarle l'amore. 
Sono come se la tristezza fosse un albero e, a una a una, 
cadessero le sue foglie tra il solco e la nebbia.


da "Il libro dell'inquietudine" di Fernando Pessoa



La Biografia di Fernando Pessoa

Fernando Antonio Nogueira Pessoa, poeta e scrittore portoghese, nasce il 13 giugno 1888 a Lisbona. L'antica capitale portoghese che ha visto il poeta venire alla luce lo riaccoglie dopo l'adolescenza trascorsa a Durban, in Sudafrica, nel momento in cui sboccia la sua carriera di intellettuale.
In realtà il precoce talento di Pessoa si è già manifestato in tenera età, nel momento in cui i bambini imparano a scrivere ed i geni compongono le prime opere. A sei anni scrive lettere che invia a sé stesso, una sorta di dialogo interiore fissato su carta, con lo pseudonimo di Chevalier de Pas, uno dei tanti della sua vita.

La passione per la scrittura non svanisce e pochi anni dopo, al rientro in Portogallo, dona al mondo capolavori di prosa e poesia, insieme a traduzioni e critiche letterarie, senza mai rinunciare alla riservatezza, o al mistero, che lo contraddistingue.
Fernando Pessoa si rivela, infatti, al pubblico in controluce, dando alle stampe solo alcuni dei suoi capolavori e facendo ricorso ad un'infinità di pseudonimi per mettere a nudo i lati del suo carattere avendo però la premura di coprirli con eteronomi dei quali crea dettagliate biografie.
Il bouquet dei suoi alterego è celebre, avendo dato vita anche a numerose speculazioni sulla sfaccettata personalità del geniale autore portoghese, speculazioni peraltro alimentate dallo stesso Pessoa che mette nero su bianco il profondo rapporto intrecciato con i suoi eteronimi.
Attraverso le sue opere pure noi siamo entrati in intimità con il futurista Alvaro de Campos, con Bernardo Soares, di cui abbiamo letto i pensieri nel Libro dell'Inquietudine, con Ricardo Reis, strenuamente ancorato alle tradizioni e con tutti gli altri Fernando Pessoa che hanno vissuto nelle opere del maestro portoghese.
Il grande talento di Pessoa si è spento ad appena quarantasette anni, il 30 novembre del 1935, in seguito a problemi epatici.
L'eredità che ci lasciato uno fra i maggiori poeti del Novecento è però immensa, musa ispiratrice di tanti letterati e cantautori e fonte di gioia per i tanti lettori che si sono emozionati leggendo le sue poesie ed i suoi romanzi ed hanno scolpito nella loro memoria i celebri aforismi.
Tra le sue opere più famose nel nostro paese ricordiamo certamente il Libro dell'inquietudine, le Poesie di Alvaro de Campos e le Lettere alla fidanzata, tre pietre miliari della sua ricca produzione artistica.

giovedì 20 novembre 2014

Eutanasia nascosta? molti anziani la cercano ogni giorno per la solitudine


Si comincia con il ridurre quantità e qualità del cibo, chiudere o anche solo allentare i rubinetti dell'acqua, sospendere farmaci indispensabili. E la morte arriva, come un crudele abbandono da parte di chi si prende cura di te.
«È un fenomeno che esiste e la società è chiamata a farsi carico di questa nuova realtà, che purtroppo si va diffondendo» spiega il professor Giovanni Meola, ordinario di neurologia alla Statale, primario di neurologia al Policlinico San Donato, presidente della sezione milanese dell'Associazione medici cattolici. Aggiunge: «Per noi che viviamo ai confini con la Svizzera, dove ci sono cliniche in cui prevale tutt'altra mentalità, l'influenza culturale è potente».
L'Amci si riunirà sabato a Milano presso le Suore di Maria bambina per dibattere questo tema, sempre più di attualità. Il titolo del convegno è «I bisogni dell'anziano» e alla giornata di studi parteciperanno esperti del calibro dei professori Alfredo Anzani, del San Raffaele, e Carlo Vergani, del Policlinico. Anche Papa Francesco di recente ha parlato di «falsa compassione», figlia della «cultura dello scarto», che si spinge all'eutanasia nascosta in famiglia e negli ospedali. Attenzione - dicono i medici dell'Amci -, nel giro di pochi anni in Lombardia ci troveremo 3-400mila anziani da curare: «Ma non sono malati, sono anziani. Essere anziani non è una malattia».
Eppure, ammette lo stesso professor Meola, spesso il carico di solitudine è pesante, così come le difficoltà per le famiglie, anche perché il modello di cura dell'anziano è antiquato e scorretto: «Ma sono contrario all'eutanasia nascosta: noi dobbiamo affrontare il problema e non eliminarlo. E la soluzione è in un nuovo approccio alla cura, più moderno e al passo con la scienza». Per essere concreti? «Un bambino, un giovane, un adulto, di solito ha una sola patologia. Invece con gli anziani dobbiamo approfondire la polipatologia: i danni degli anziani coinvolgono più organi. Serve un approccio multifattoriale, più moderno, ma anche affascinante e ricco di prospettive per tutti, perché prevede una visione olistica: siamo un tutt'uno dal punto di vista fisico, psicologico, spirituale».
Mandarli tutti da uno psicologo? Il professor Meola nicchia: «Non hanno tutti bisogno di uno psicologo, ma di vivere in un ambiente sereno e non sentirsi un rifiuto. Spesso è sufficiente una corretta alimentazione, ricca di proteine, attività fisica e una terapia cognitiva. Non grandi cose: uno stimolo della memoria che possono fare conoscenti e amici. Parole crociate, libri, giochi, ipad, internet, corsi dove vengono stimolati, sono medicine molto efficaci». E poi il dialogo, il rispetto e l'ascolto da riscoprire: «Ritrovare il gusto di stare con un anziano. Soprattutto se saggio, ci può aiutare, dare consigli, essere un faro di saggezza». Insomma, amare i nostri vecchi.
La rivoluzione riguarda le famiglie ma anche le strutture sanitarie: «Siamo in presenza di un popolo di vecchi e dobbiamo entrare nell'ottica di un'assistenza continua. Bisogna ptenziare i medici di base: la maggior parte dei malati finisce al pronto soccorso e potrebbe essere gestito dal medico. E il medico di base deve essere educato a dare il giusto valore alle polipatologie e incentivare le visite a domicilio». Infine, ma non meno importante: «Non ghettizzare, se possibile, in case di riposo: lasciarli nei loro contesti familiari. Se si entra nell'ottica che le famiglie hanno un aiuto economico da Comuni e Stato, può essere una strada più semplice».
da un articolo de IL GIORNALE

lunedì 17 novembre 2014

Troppa violenza in tutto




Abbiamo appena trascorso una settimana all'indice della violenza, su tutto e su tutti, perfino la pioggia è stata di una violenza devastante sul territorio martoriato del nostro Paese. 
L'Italia non ce la fa più, i cittadini sono esasperati per i moltissimi immigrati messi a casaccio in periferie giù duramente provate e giustamente si ribellano, i lavoratori rivendicano i loro diritti al lavoro e si fanno sentire e poi ci sono omicidi e suicidi che sono diventati ordinaria amministrazione, per non parlare delle violenze sugli anziani nelle case di riposo e sui bimbi nelle scuole materne... che cosa sta capitando alla nostra Italia, siamo diventati un popolo senza valori? 
Il mio pensiero è che ci hanno fatto diventare così perchè ogni giorno vediamo che chi ci governa e dovrebbe rappresentare le Istituzioni non ha alcuna moralità, ruba e truffa impunemente e se ne frega della miseria che vede intorno a se, vediamo una giustizia che non è giusta per niente, che giudica innocenti delinquenti incalliti e li manda luberi, vediamo i nostri figli senza lavoro e tanti furbi che il lavoro se lo creano sulle spalle degli altri. 
Penso che se chi ha contribuito a far nascere questa nostra democrazia potesse vedere quello che ne è sortito si dispererebbe, come ci disperiamo oggi noi, qui in questo nostro Paese.
manuela valletti 
tags: Italia, violenza, furti, lavoro, ruberie, ingiustizie, immigrazione, sfascio

lunedì 3 novembre 2014

BRITTANY MAYNARD E' MORTA, VIVA BRITTANY MAYNARD

E’ morta Brittany Maynard, la 29 enne americana colpita da un cancro in fase terminale che aveva annunciato di voler mettere fine alla sua vita, Toccanti le ultime parole della ragazza, consegnate al mondo attraverso il suo blog: 

«Le persone più felici sono quelle che si fermano ad apprezzare e a ringraziare la vita. Se cambiamo i nostri pensieri, cambiamo il nostro mondo! Amore e pace a tutti voi». 


Brittany era malata di cancro al cervello e ha scelto di togliersi la vita sabato scorso. La giovane ha voluto esprimere una nota di profondo ringraziamento a tutti i suoi «cari, intelligenti, meravigliosi amici». Persone che la ragazza ha definito necessari «come l’acqua» durante la sua vita e la sua malattia, per la comprensione, il sostegno e l’esperienza condivisa di vita. Brittany si era trasferita dalla baia di San Francisco all’Oregon appositamente per giovare delle leggi che in questo Stato consentono la “dolce morte”.

Questa la cronaca di ciò che è accaduto e che era stato minuziosamente programmato dalla ragazza,
Questa mattina apprendendo della sua morte, mi sono commossa, ho pensato alla grande consapevolezza di questa ragazza, al dolore composto di suo marito e dei suoi genitori e poi mi sono detta che Brittany era stata davvero coraggiosa e con lei i suoi cari.
Ha scelto (perchè lo ha potuto fare) di morire con dignità, di non essere travolta da una morte dolorosa, di essere presente attivamente al suo trapasso.

In Italia la scelta di questa coraggiosa ragazza non è permessa e me ne rammarico, le leggi di questo paese sono prive di compassione e di umanità, la sola eutanasia possibile è quella che si può scegliere per il proprio animale domestico, per evitargli di soffrire troppo, una scelta umana per un amico fedele che in famiglia abbiamo dovuto fare  per la nostra  adorata cagnolona Rhoda, eravamo tutti accanto a lei , il suo muso sul mio grembo e tante, tante carezze. E' stato straziante ma Rhoda non ha sofferto e questo è quello che conta. 

E allora, ciao BRITTANY, con il tuo coraggio ci hai insegnato che qualche volta si può scegliere anche di non soffrire, forse più di qualche volta!



domenica 26 ottobre 2014

Reagan oggi salverebbe l'Italia

IL GRANDE PRESIDENTE AMERICANO, ARTEFICE DI SCELTE ECONOMICHE DI GRANDE VALORE PER IL SUO PAESE, SAREBBE IN GRADO OGGI DI SALVARE IL NOSTRO PAESE...




ECCO LE SUE IDEE:
Nessuna nazione nella storia è sopravvissuta a un gettito fiscale oneroso che raggiunge un terzo del suo reddito nazionale. Oggi, 37 centesimi di ogni dollaro guadagnato in questo Paese sono la parte che l'esattore pretende per sé; ciò nonostante il nostro governo continua a spendere 17 milioni di dollari al giorno in più di quanto incameri.
Per ventotto degli ultimi trentaquattro anni non siamo riusciti a pareggiare il bilancio preventivo di spesa.
LIBERTÀ E l'idea che il governo sia soggetto al popolo, che non abbia altra fonte di potere che non sia il popolo sovrano, è ancor oggi l'idea più nuova e originale che sia mai apparsa nella lunga storia delle relazioni dell'uomo con l'uomo. Ed è proprio il problema che si pone con questa elezione: se noi crediamo nella nostra capacità di autogovernarci o se invece intendiamo abbandonare la Rivoluzione Americana e confessare che una piccola élite intellettuale di una capitale lontana sia in grado di pianificare le nostre vite al posto nostro meglio di quanto sappiamo fare noi stessi.
STATALISMO I «pieni poteri di un governo centralizzato» furono esattamente la cosa che i nostri Padri Fondatori volevano evitare il più possibile. Essi sapevano che i governi non controllano le cose. Un governo non può controllare l'economia se non controllando le persone. E sapevano che, quando un governo si dispone a farlo, deve usare la forza e la coercizione per ottenere quanto si propone. Quei Padri Fondatori sapevano anche che, al di fuori delle funzioni che legittimamente competono a esso, uno Stato non riesce a fare nulla bene o con uguale parsimonia quanto il settore privato dell'economia al suo posto.
PIANIFICAZIONE Per trent'anni abbiamo cercato di risolvere il problema della disoccupazione tramite programmi governativi e più i progetti falliscono, più i pianificatori progettano.
RICCHEZZA Vi sono troppe persone che, quando vedono un uomo grasso accanto a uno magro, pensano che il primo abbia acquisito la sua prosperità necessariamente ai danni del secondo. Ecco allora che sperano di risolvere il problema dell'indigenza tramite l'intervento dello Stato e di programmi governativi. Ora, se la risposta da dare al problema fosse effettivamente intervento governativo e Stato assistenziale — e ne abbiamo fatto esperienza per quasi trent'anni — non sarebbe stato lecito aspettarsi che, almeno una volta in tutto questo tempo, il governo ci avesse fatto il punto della situazione? Ogni anno ci avrebbero comunicato i dati relativi al declino dei numeri relativi ai bisognosi e al fabbisogno di case popolari. In realtà è vero il contrario. Ogni anno il fabbisogno aumenta e aumenta ancora di più il costo degli interventi.
BUROCRAZIA Nessun governo ha mai deciso volontariamente di autoridursi. E così, una volta varati, i programmi governativi non scompaiono mai più. Di fatto, non si è mai visto su questa terra qualcosa di più vicino alla vita eterna di un dipartimento governativo. Tra funzionari e impiegati federali si raggiunge il numero di due milioni e mezzo di persone; ove poi s'includa il numero di quelli che operano a livello comunale e di Stato, si scopre che il governo impiega un sesto dell'intera forza lavoro della nazione. Questi bureau che proliferano con le loro migliaia di regolamenti ci sono già costati molte delle nostre salvaguardie costituzionali.
SOCIALISMO Ora, non sono necessari l'esproprio o la confisca della proprietà privata per imporre a un popolo il socialismo. Che importanza volete che abbia il titolo di possesso di un'azienda o di una proprietà se lo Stato detiene un potere di vita e di morte su quell'azienda o su quella proprietà? Un tale apparato è già in vigore. Lo Stato è, infatti, in grado di addossare un capo d'accusa su qualunque società esso scelga di perseguire. Ogni uomo d'affari ha la sua storia di molestie da raccontare. Da qualche parte si è insinuata una qualche forma di perversione. I nostri diritti naturali e inalienabili sono considerati alla stregua di un'elargizione dello Stato, e la libertà non è mai stata così fragile, così vicina allo sfuggirci di mano come in questo momento.
FONTE: IL GIORNALE

giovedì 23 ottobre 2014

Parenti serpenti anche per Sordi


Finalmente è stato aperto il testamento lascito dalla sorella del popolare attore, tutto il suo patrimonio andrà alla fondazione museo a lui intitolata, niente di straordinario se consideriamo che i Sordi non avevano parenti stretti. Il testamento redatto dal  notaio Alfredo Maria Becchetti,  il 21 aprile del 2011 alla presenza della sorella dell'attore, Aurelia, deceduta all’età di 97 anni tra l’11 e il 12 ottobre scorso, è stato pubblicato ieri.
 "L’attesa per la pubblicazione - spiega in una nota Becchetti - è dipesa dalla necessità di ottenere l’estratto del certificato di morte della signorina Aurelia, consegnato dall’Ufficio Anagrafe del Comune di Roma al notaio solo questa mattina".
"La Fondazione Museo Alberto Sordi, regolarmente riconosciuta - aggiunge - è stata costituita in data 31 marzo 2011 ed ha quale scopo principale la istituzione e la gestione del Museo Alberto Sordi. Il Presidente della Fondazione era la Signora Aurelia Sordi. Il contenuto del testamento verrà comunicato secondo le forme di legge all’erede nominato, il quale, oltre ai beni mobili, denaro e titoli, erediterà la storica villa di Via Druso 45 e le quote di capitale della società 'Campus Biomedico' di Roma, detenute dalla signorina Sordi".
Peccato che nel periodo che va dalla more di Aurelia all'apertura del testamento i parenti di Sordi si siano improvvisamente palesati e siano aumentati sempre di numero, anche per l'Albertone nazionale i parenti sono quanto mai serpenti.