E' di oggi la notizia che sta per concludersi presso l'Ateneo di Salerno il "Percorso della memoria 2012-13" iniziato il 18 novembre scorso con la trasmissione radiofonica "38-45- La memoria del male", il 15 marzo prossimo si terrà infatti presso l'Aula Magna dell'università salernitana il convegno "L'industria di Caino" a conclusione della bella iniziativa.
L’incontro sarà caratterizzato dalla proiezione di un documentario, dalla testimonianza di ex deportati campani presenti in Ateneo e dall’esibizione degli studenti del Conservatorio Statale di musica “Nicola Sala” di Benevento. I giovani del conservatorio sono stati i vincitori, con il CD “Le Note della Memoria: la musica ‘spezzata’ della Shoah”, curato dal Maestro Rossella Vendemia, del premio 2012 “I Giovani ricordano la Shoah”.
La giornata si concluderà con la premiazione delle scolaresche che hanno partecipato al concorso “38-45: La memoria del male”.
Oggetto del concorso è stata la realizzazione di un elaborato, in forma scritta o multimediale, su uno degli argomenti del format di Unis@und:
• L’industria di Caino;
• Le leggi razziali in Italia;
• La Shoah;
• Lo sterminio di Rom, omosessuali e disabili;
• Il caso Valletti;
• I fratelli di Campagna;
• La cultura della memoria in Germania;
• La verità infoibata.
Per info:
Segreteria organizzativa
dott.ssa Alessandra Gonzales
tel. 089969194
mail: agonzales@unisa.it
Ed è così che il caso di mio papà, Ferdinando Valletti il deportato calciatore, e la sua bellissima storia è arrivato anche a Salerno a seminare il bene, cosa che mio padre ha fatto di certo quando era a Mauthausen, ma anche per il resto della sua vita laboriosa.
Grazie!
giovedì 7 marzo 2013
Il bene cammina sulle sue gambe!
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mercoledì 6 marzo 2013
IL PD PENSA AL PARTITO E NON AL PAESE
Probabilmente tra una decina di giorni Bersani si presenterà in Parlamento per ottenere la fiducia per un Governo minoritario, il suo.
Mi viene da pensare con un pizzico di cattiveria che trattandosi di Bersani, il governo non poteva che essere di minoranza, ma andando oltre le battute, quello che sta per accadere è molto grave e dimostra senza dubbio alcuno che la lezione elettorale non ha insegnato nulla al PD.
Dagli italiani arriva un messaggio inequivocabile che suona così: "non ci interessano più destra e sinistra, quello che serve all'Italia è un governo stabile che riduca le tasse, rifinanzi le imprese, riduca i costi della politica, ristabilisca una nuova politica europea, dopo di che si potrebbe anche votare".
Il PDL è consapevole della delicatezza del momento ed è disponibile, il PD invece ricerca pervicacemente una alleanza con il M5S, alleanza impossibile proprio per le finalità del movimento.
Il sonno della ragione non è finito, i messaggi chiarissimi degli elettori vengono ignorati, quello che conta è il partito, prima di tutto il partito. E poi si dice che il comunismo è finito!
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martedì 26 febbraio 2013
Sembra che la lezione non sia bastata
Ieri sono arrivati i risultati elettorali, naturalmente si sono registrati degli sconvolgimenti notevoli: destra e sinistra praticamente alla pari, i Grillini sono diventati il più grande partito italiano e si sono suicidati i molti piccoli partitini che cercavano posti di potere.
Il dibattito elettorale di ieri, al consolidarsi delle posizioni citate sopra, i partiti hanno lungamente dibattuto su chi aveva vinto, sulla guerra delle percentuali, sulle reciproche colpe....nessuno, dico nessuno, ha colto il fatto che gli italiani stanno male e si sono rotti le scatole delle loro beghe da bottega.
Con questi presupposti alle prossime elezioni, che non si faranno attendere a lungo, Grillo avrà la maggioranza assoluta.
Basterebbe accordarsi tutti su tre punti importanti: DIMEZZARE IL NUMERO DEI PARLAMENTARI - ELIMINARE I RIMBORSI ELETTORALI - CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE.
Fatto questo tutti a votare di nuovo.
Ma i partiti lo capiranno?
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domenica 24 febbraio 2013
AL VOTO SENZA VOGLIA DI VOTARE
Non mi era mai capitato di andare a votare con tanta riluttanza come in questa consultazione elettorale. Nei giorni scorsi ho pensato e ripensato sull'opportunità di votare uno schieramento o l'altro, le perplessità sono state tantissime ma poi ho scelto e spero di non aver sbagliato, la cosa certa però è che comunque vada ,perderemo tutti.
Non uscirà da queste elezioni quel rinnovamento che tutti noi vorremmo, ci saranno novità, anche grosse, ma probabilmente non positive e temo fortemente che il nuovo parlamento non sarà in grado di governare e che quindi torneremo a votare abbastanza presto.
E nel frattempo? Nel frattempo vedremo la nostra economia scendere sempre più in basso, saremo sfiduciati dall'Europa, i nostri titoli di stato avranno una grossa flessione, il lavoro non ci sarà, le ditte continueranno a chiudere... questa è la prospettiva realistica che abbiamo davanti.
Chissà se chi oggi si è affidato alla folla per risolvere i problemi si è posto questi interrogativi o se invece l'idea di avere un Barabba a disposizione l'ha talmente entusiasmato da non porsi il problema..
Mi dispiace per l'Italia e per gli italiani, almeno per quelli che ci credono ancora, mi dispiace ancora di più per i nostri vecchi... loro hanno combattuto e creato una Italia bellissima e sana, noi la stiamo distruggendo, dico noi, perchè purtroppo abbiamo i politici che ci meritiamo.
Sempre e comunque in alto i cuori!
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lunedì 18 febbraio 2013
Il Papa e le sue condizioni di salute
Vi propongo questo delicato e toccante articolo su BenedettoXVI, l'ho letto con molta commozione, spero vi faccia piacere.
L'ULTIMO COLLOQUIO DEL PONTEFICE CON IL SUO BIOGRAFO
Il Papa e le sue condizioni di salute
«Sono la fine del vecchio e l'inizio del nuovo»
«L'udito era calato, l'occhio sinistro non vedeva più, il corpo smagrito: i sarti faticavano a tenere il passo con nuovi abiti»
Benedetto XVI con il suo biografo Peter Seewald (Afp)
Il nostro ultimo incontro risale a ben dieci settimane fa. Il Papa mi aveva accolto nel Palazzo Apostolico per proseguire i nostri colloqui finalizzati al lavoro sulla sua biografia. L'udito era calato; l'occhio sinistro non vedeva più; il corpo smagrito, tanto che i sarti facevano fatica a tenere il passo con nuovi abiti. È diventato molto delicato, ancora più amabile e umile, del tutto riservato. Non appare malato, ma la stanchezza che si era impossessata di tutta la sua persona, corpo e anima, non si poteva più ignorare.
Abbiamo parlato di quandoha disertato dall'esercito di Hitler; del suo rapporto con i genitori; dei dischi su cui imparava le lingue; degli anni fondamentali sul «Mons doctus», il monte dei dotti di Freising dove da 1.000 anni l'élite spirituale del Paese viene introdotta ai misteri della fede. Qui aveva tenuto le sue primissime prediche davanti a un pubblico di scolari, da parroco aveva assistito gli studenti e nel freddo confessionale del Duomo aveva dato ascolto alle pene della gente.Ad agosto, durante un colloquio a Castel Gandolfo, durato un'ora e mezzo, gli avevo chiesto quanto lo avesse colpito l'affare Vatileaks. «Non mi lascio andare a una sorta di disperazione o di dolore universale - mi ha risposto - semplicemente mi appare incomprensibile. Anche considerando la persona (Paolo Gabriele, ndr ), non capisco cosa ci si possa aspettare. Non riesco a penetrare la sua psicologia». Sosteneva tuttavia che l'evento non gli aveva fatto perdere la bussola né gli aveva fatto sentire la stanchezza del suo ruolo, «perché può sempre accadere». L'importante per lui era che nell'elaborazione del caso «in Vaticano sia garantita l'indipendenza della giustizia, che il monarca non dica: adesso me ne occupo io!».
Mai lo avevo visto così esausto, così prostrato. Con le ultime forze rimaste aveva portato a termine il terzo volume della sua opera su Gesù, «il mio ultimo libro», come mi ha detto con sguardo triste al momento dei saluti. Joseph Ratzinger è un uomo incrollabile, una persona capace sempre di riprendersi rapidamente. Mentre due anni addietro, malgrado i primi disturbi dell'età, appariva ancora agile, quasi giovanile, ora percepiva ogni nuovo raccoglitore che approdava sulla sua scrivania da parte della Segreteria di Stato come un colpo.
«Cosa ci si deve ancora aspettare da Sua Santità, dal Suo pontificato?», gli ho chiesto. «Da me? Da me non molto. Sono un uomo anziano e le forze mi abbandonano. Penso che basti ciò che ho fatto». Pensa di ritirarsi? «Dipende da cosa mi imporranno le mie energie fisiche». Lo stesso mese ha scritto a uno dei suoi dottorandi che il successivo incontro sarebbe stato l'ultimo. Pioveva a Roma, nel novembre del 1992, quando ci incontrammo per la prima volta nel Palazzo della Congregazione per la dottrina della fede. La stretta di mano non era di quelle che ti spezzano le dita, la voce piuttosto insolita per un «panzerkardinal», mite, delicata. Mi piaceva come parlava delle questioni piccole, e soprattutto delle grandi; quando metteva in discussione il nostro concetto di progresso e chiedeva di riflettere se davvero si potesse misurare la felicità dell'uomo in base al prodotto interno lordo.
Gli anni lo avevano messo a dura prova. Veniva descritto come un persecutore mentre era un perseguitato, il capro espiatorio da chiamare in causa per ogni ingiustizia, il «grande inquisitore» per antonomasia, una definizione azzeccata quanto spacciare un gatto per un orso. Eppure nessuno l'ha mai sentito lamentarsi. Nessuno ha sentito uscire dalla sua bocca una cattiva parola, un commento negativo su altre persone, nemmeno su Hans Küng. Quattro anni dopo abbiamo trascorso insieme molte giornate, per parlare del progetto di un libro sulla fede, la Chiesa, il celibato e l'insonnia. Il mio interlocutore non camminava in giro per la stanza, come fanno abitualmente i professori. Non c'era in lui la minima traccia di vanità, né di presunzione. Mi colpivano la sua superiorità, il pensiero non al passo coi tempi ed ero in qualche modo sorpreso di udire risposte pertinenti ai problemi del nostro tempo, apparentemente quasi irrisolvibili, tratte dal grande tesoro di rivelazione, dall'ispirazione dei padri della Chiesa e dalle riflessioni di quel guardiano della fede che mi sedeva di fronte. Un pensatore radicale - questa era la mia impressione - e un credente radicale che tuttavia nella radicalità della sua fede non afferra la spada, ma un'altra arma molto più potente: la forza dell'umiltà, della semplicità e dell'amore.
Joseph Ratzinger è l'uomo dei paradossi. Linguaggio sommesso, voce forte. Mitezza e rigore. Pensa in grande eppure presta attenzione al dettaglio. Incarna una nuova intelligenza nel riconoscere e rivelare i misteri della fede, è un teologo, ma difende la fede del popolo contro la religione dei professori, fredda come la cenere.
Così come egli stesso è equilibrato, così insegnava; con la leggerezza che gli era propria, con la sua eleganza, la sua capacità di penetrazione che rende leggero ciò che è serio, senza privarlo del mistero e senza banalizzare la sacralità. Un pensatore che prega, per il quale i misteri di Cristo rappresentano la realtà determinante della creazione e della storia del mondo, un amante dell'uomo che alla domanda, quante strade portino a Dio, non ha dovuto riflettere a lungo per rispondere: «Tante quanti sono gli uomini».
È il piccolo Papa che con la matita ha scritto grandi opere. Nessuno prima di lui, il massimo teologo tedesco di tutti i tempi, ha lasciato al popolo di Dio durante il suo Pontificato un'opera altrettanto imponente su Gesù né ha redatto una cristologia. I critici sostengono che la sua elezione sia stata una scelta sbagliata. La verità è che non c'era un'altra scelta. Ratzinger non ha mai cercato il potere. Si è sottratto al gioco degli intrighi in Vaticano. Conduceva da sempre la vita modesta di un monaco, il lusso gli era estraneo e un ambiente con un comfort superiore allo stretto necessario gli era completamente indifferente.
Ma restiamo alle presunte piccole cose, spesso molto più eloquenti delle grandi dichiarazioni, dei congressi e dei programmi. Mi piaceva il suo stile pontificale; che il suo primo atto sia stata una lettera alla Comunità ebraica; che abbia tolto la tiara dallo stemma, simbolo anche del potere terreno della Chiesa; che ai sinodi vescovili chiedesse di parlare anche agli ospiti di altre religioni - anche questa una novità.
Con Benedetto XVI per la prima volta l'uomo al vertice ha preso parte al dibattito, senza parlare dall'alto verso il basso, bensì introducendo quella collegialità per la quale si era battuto nel Concilio. Correggetemi, diceva, quando presentava il suo libro su Gesù che non voleva annunciare come un dogma o apporvi il sigillo della massima autorità. L'abolizione del baciamano è stata la più difficile da attuare. Una volta ha preso per un braccio un ex studente che si inchinava per baciare l'anello, dicendogli: «Comportiamoci normalmente». Tante prime volte. Per la prima volta un Papa visita una sinagoga tedesca (e successivamente più sinagoghe nel mondo di tutti i papi prima di lui messi assieme). Per la prima volta un Papa visita il monastero di Martin Lutero, un atto storico senza eguali.
Ratzinger è un uomo della tradizione, si affida volentieri a ciò che è consolidato, ma sa distinguere quello che è davvero eterno da quello che è valido solo per l'epoca da cui è emerso. E se necessario, come nel caso della messa tridentina, aggiunge il vecchio al nuovo, poiché insieme non riducono lo spazio liturgico, bensì lo ampliano.
Non ha fatto tutto giusto, ma ha ammesso gli errori, anche quelli (come lo scandalo Williamson) di cui non aveva alcuna responsabilità. Di nessun fallimento ha sofferto di più che di quello dei suoi preti, anche se da prefetto aveva già avviato tutte le misure che consentivano di scoprire i terribili abusi e punire i colpevoli. Benedetto XVI se ne va, ma la sua eredità resta. Il successore di questo umilissimo Papa dell'era moderna seguirà le sue orme. Sarà uno con un altro carisma, un proprio stile, ma con la stessa missione: non incentivare le forze centrifughe, ma coloro che tengono insieme il patrimonio della fede, che restano coraggiosi, annunciano un messaggio e fanno una testimonianza autentica. Non è un caso che il Papa uscente abbia scelto il Mercoledì delle Ceneri per la sua ultima grande liturgia. Vedete, vuole dimostrare, era qui che vi volevo portare fin dall'inizio, questa è la via. Disintossicatevi, rasserenatevi, liberatevi dalla zavorra, non fatevi divorare dallo spirito del tempo, non perdete tempo, desecolarizzatevi! Dimagrire per aumentare di peso è il programma della Chiesa del futuro. Privarsi del grasso per guadagnare vitalità, freschezza spirituale, non da ultimo ispirazione e fascino. E bellezza, attrattiva, in fondo anche forza, per far fronte a un compito diventato tanto difficile. «Convertitevi», così disse con le parole della Bibbia quando segnò la fronte di cardinali e abati con la cenere, «e credete al Vangelo».«Lei è la fine del vecchio - chiesi al Papa nel nostro ultimo incontro - o l'inizio del nuovo?». La sua risposta fu: «Entrambi».
Peter Seewald
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venerdì 15 febbraio 2013
L'era dei demoni, tra profezia e realtà
Da Fatima a Malachia, per tutti i grandi veggenti la rinuncia del capo della Chiesa avrebbe gettato il mondo nelle tenebre: "La città dei sette colli cadrà"

foto scattata da un giornalista dell'Ansa nel giorno della rinuncia del Papa
foto scattata da un giornalista dell'Ansa nel giorno della rinuncia del Papa
Un fulmine colpisce la cupola di San Pietro, mentre finisce il giorno in cui papa Benedetto XVI annuncia al mondo la propria decisione di dimettersi. Una foto immortala il fatto e diventa, rapidamente, l’immagine-simbolo dell’evento storico. E anche il simbolo di una diffusa sensazione di cataclismi incombenti. Perché le dimissioni papali ben si associano a interpretazioni apocalittiche per il futuro prossimo venturo. E quindi stanno fioccando le citazioni di profezie, visioni premonitrici, interpretazioni cabalistiche e complottistiche.
Vengono riesumate visioni terrificanti di un «Vescovo vestito di bianco», il Pontefice probabilmente, che arranca su un colle coperto di rovine e di cadaveri, su cui anche lui troverà la morte, così come si legge nelle descrizioni del terzo segreto di Fatima, rivelato dalla Vergine Maria ai tre pastorelli portoghesi nel 1917.
«Anche per la Chiesa verrà il tempo delle sue più grandi prove. Cardinali si opporranno a cardinali; vescovi a vescovi. Satana marcerà in mezzo alle loro file, e a Roma ci saranno cambiamenti». Questo si annuncia appunto nell’ultima profezia di Fatima e la cronaca di oggi può facilmente creare nessi con quanto sta succedendo tra le mura vaticane. Un leitmotiv ricorrente in occasione di decesso di un Pontefice - ma già adattato ad un Papa dimissionario - è quello attribuito a San Malachia e perciò definito profezia di Malachia. Un elenco di 112 motti che sarebbero attribuibili ad altrettanti pontefici a partire da Celestino II. Benedetto XVI era il 111°. Il prossimo, quindi, esaurirebbe la lista, Pietro Romano. Dopo, più niente: nell’interpretazione millenaristica della lista, il prossimo Pontefice sarebbe quindi l’ultimo prima del secondo ritorno di Cristo e della successiva fine del mondo.
Nella profezia di Malachia si legge dunque che l’ultimo Papa, Petrus Romano, siederà sul soglio pontificio nel corso dell’ultima persecuzione della Chiesa. Al termine del suo papato, «la città dai sette colli cadrà, e il giudice tremendo giudicherà il suo popolo». Il giorno del giudizio, insomma. Qualcuno parla già del prossimo pontefice come «il papa nero», che nella profezie di Nostradamus sarebbe l’ultimo prima dell’apocalisse. Ma attenzione: in nessuna centuria di Nostradamus si parla del papa nero. E non c’è alcun riferimento a tale profezia nella lista di San Malachia.
Quando poi è stato proprio un Pontefice ad avere visioni apocalittiche sul futuro della Chiesa non si può non rimanerne profondamente colpiti. Il 13 ottobre 1884 papa Leone XIII finì di celebrare la Santa Messa nella cappella vaticana. Poi restò immobile per almeno dieci minuti.
Ridestandosi da quel momento di immobilità, il Papa si precipitò verso il suo ufficio senza dare la minima spiegazione a chi era vicino a lui e che l’aveva visto divenire livido. Leone XIII compose immediatamente una preghiera a san Michele Arcangelo, dando istruzioni perché fosse recitata ovunque al termine di ogni Messa bassa. Successivamente il Papa darà la sua testimonianza raccontando (sinteticamente) di aver udito Satana e Gesù e di aver avuto una terrificante visione dell’inferno : «Ho visto la terra avvolta dalle tenebre e da un abisso, ho visto uscire legioni di demoni che si spargevano per il mondo per distruggere le opere della Chiesa ed attaccare la stessa Chiesa che ho visto ridotta allo stremo. Allora apparve San Michele e ricacciò gli spiriti malvagi nell’abisso. Poi ho visto San Michele Arcangelo intervenire non in quel momento, ma molto più tardi, quando le persone avessero moltiplicato le loro ferventi preghiere verso l’Arcangelo». Significativo che nel 1994, Papa Giovanni Paolo II abbia chiesto che questa preghiera tornasse ad essere recitata, affinché «la preghiera ci fortifichi per la battaglia spirituale... Papa Leone XIII ha certamente avuto un vivo richiamo di questa scena quando ha introdotto in tutta la Chiesa una speciale preghiera a San Michele Arcangelo. Chiedo a tutti di non dimenticarla e di recitarla per ottenere aiuto nella battaglia contro le forze delle tenebre e contro lo spirito di questo mondo». Il nove febbraio scorso Mjriana, una delle veggenti di Medjugorie, si trovava per un incontro a Trieste. Nel parlare dei contenuti del nuovo messaggio che la Madonna le avrebbe riferito, c’è anche questa frase: «Figli miei, quello che ho iniziato a Fatima, terminerò a Medjugorje, il mio cuore trionferà... questo tempo, è un tempo di decisioni. Cari figli, anche oggi in modo particolare vi invito a pregare per i miei sacerdoti, per i miei diletti, a pregare per i Vescovi e per il Santo Padre. Pregate, cari figli, per i miei pastori, pregate più che mai».
Da "Libero"
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martedì 12 febbraio 2013
Da "L'ARENA DI VERONA" L'ARTICOLO SU FERDINANDO VALLETTI
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mercoledì 6 febbraio 2013
MA NOI PER CHI VOTIAMO?
Siamo bombardati dalle parole dei politici, politici che, per altro, la maggior parte degli Italiani detesta... Non ci si salva più, sono in ogni trasmissione televisiva, su ogni radio, sui giornali di gossip, insomma, ovunque e dal loro scranno ci propongono le ricette per il risanamento dell'Italia, parole vecchie, slogan stantii, programmi desueti che si scontrano con il gravissimo malessere degli Italiani che quando possono e quando ci riescono, gli vomitano in faccia la loro rabbia.
l'Italia è un gran bel Paese e gli Italiani sono veramente persone civili se limitano il loro disagio alla protesta, in altri luoghi, davanti a tanto disastro, a tanta corruzione e a tanto ladrocinio, interi popoli si sono sollevati e hanno cacciato i politici corrotti a calci nel sedere.
I politici italiani non conoscono la dignità, l'onestà e l'amor di patria, guardano prima di tutto al loro interesse, alle loro tasche e poi, forse, a quelle del popolo che li ha eletti.
Non credo ci sia rimedio a questo nemmeno con le elezioni. Dopo il voto le facce cambieranno, ma gli interessi rimarranno gli stessi .... il sistema è marcio in ogni ambito ed è assolutamente impensabile che una classe politica qualsiasi essa sia, voglia autoeliminarsi.
Noi dovremo comunque votare, dovremo provarci e allora proviamo a fare un ragionamento per vedere che possibilità abbiamo.
Potrebbe servire votare Grillo? Istintivamente direi di si, sarebbe un modo per scardinare il sistema.. ma chi è Grillo? Chi rappresenta? Ormai non è più possibile credere che chi si candida sia in buonafede.
Si potrebbe votare la Lega? Forse, al nord sarebbe certamente un bene, ma questo voto funzionerebbe solo se a vincere fosse il centrodestra.
E' innegabile che i partiti che propongono ancora tasse sono il PD e Monti, quindi forse sarebbe meglio non considerarli per evitare di essere, come si suol dire "artefici in negativo del proprio destino".
Crediamo alla proposta di Berlusconi sulla restituzione dell'IMU? Non saprei, ma forse tra tutti è quello che ci farebbe ritornare qualche soldo nelle tasche, per il resto però non metto la mano sul fuoco.
Come vedete siamo in un bel caos e il voto è alle porte, ormai mancano 20 giorni e in questo lasso di tempo potrebbe accadere di tutto.
Fatemi avere le vostre opinioni e poco prima del voto tireremo le somme insieme.
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lunedì 4 febbraio 2013
AMATELI ESAGERATAMENTE I VOSTRI CANI
di Manuela Valletti Ghezzi
Tempi duri quelli che stiamo vivendo... mille preoccupazioni, mille problemi, il lavoro che manca, i mutui da pagare, i servizi che scarseggiano e in mezzo a tutto questo trambusto lui il nostro amico cane, l'unico che al mattino ci salta sul letto per darci il buongiorno o che ci fa le feste quando rientriamo a casa e magari non abbiamo per nulla voglia di ridere..
Riflettiamo un attimo proprio su questo... ma siamo consapevoli del bene che i nostri animali ci vogliono? E, soprattutto, siamo consapevoli di quanto bene ci faccia la loro vicinanza? Magari non ci pensiamo o ci pensiamo quando se ne vanno, ma quella leccatina che ci danno al mattino, quel loro accucciarsi vicino a noi quando vediamo la tv, e quelle feste del tutto gratuite al nostro rientro, non sono per nulla fatti scontati, sono la bellissima conseguenza del loro grande amore per noi. Provate a pensare solo per un attimo come sarebbe triste il vostro rientro a casa o il vostro risveglio senza di loro.. come saremmo tutti molto più poveri e non potremmo farci nulla perchè l'amore non si compra, l'amore è un regalo e se ce lo abbiamo teniamocelo stretto.
Un'altra bella cosa che i cani fanno per noi è "costringerci" a portarli a spasso... una bella camminata nel parco, qualche incontro piacevole con altri padroni di cani, lo scambio di due parole, sono cose importanti per la nostra salute e non solo fisica. Quante volte siamo tristi o preoccupati ma "dobbiamo" portare fuori il cane e lo facciamo magari con qualche fatica... ma al ritorno siamo più sereni e sollevati? Tante volte, proprio tante e a volte con loro che ci trotterellano al fianco sparisce anche la fatica, basta tirar loro una palla e ci ritorna il sorriso!
E allora se siamo consapevoli di tutto questo non lesiniamo il nostro amore, amiamoli i nostri cani, amiamoli esageratamente e senza freni.. che ci importa del giudizio degli altri, quasi sempre gente che non ama gli animali e che qindi è lontanissima dal nostro sentire? Coccoliamoli alla grande, cerchiamo di ricambiare quello che loro fanno per noi senza paura di lasciarci andare... sapeste quanti baci sul naso ho dato ai miei cani.... e non sapete come sono felice quando lo faccio!
Se vi lascerete andare con loro, l'affetto che vi danno si moltiplicherà, si sentiranno amati.. che c'è di più bello di essere felici in due?
Manuela, Flora e Strauss
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mercoledì 30 gennaio 2013
Ciao Anna.....
Cara Anna,
te ne sei andata alla chetichella e mi hai lasciato senza parole, proprio tu che eri una allegrona non hai potuto fare nemmeno una battuta su quello che ti stava capitando. Una crisi respiratoria ti ha portato via per sempre e pensare che avevo ancora tante cose da dirti e tanti ricordi da condividere.......
Ma forse ora non devo affannarmi per farti sapere che ti voglio bene e che già mi manchi tantissimo, tu lo sai, ora lo sai benissimo.....
Ciao Anna e buon viaggio
te ne sei andata alla chetichella e mi hai lasciato senza parole, proprio tu che eri una allegrona non hai potuto fare nemmeno una battuta su quello che ti stava capitando. Una crisi respiratoria ti ha portato via per sempre e pensare che avevo ancora tante cose da dirti e tanti ricordi da condividere.......
Ma forse ora non devo affannarmi per farti sapere che ti voglio bene e che già mi manchi tantissimo, tu lo sai, ora lo sai benissimo.....
Ciao Anna e buon viaggio
lunedì 28 gennaio 2013
La storia di tre calciatori nei Lager
Nella Giornata della Memoria tre storie di calciatori italiani nei lager. Per non dimenticare.
Il calcio di oggi non ha memoria. Corre troppo veloce, non ha tempo per voltarsi indietro. Anche perché se ti giri perdi la palla e prendi il gol.
Il ritmo è asfissiante: corse, scatti, partite in tv, servizi sulle televisioni, polemiche di presidenti e calciomercato. E il tam tam delle radio, i taccuini dei giornalisti, le veline e le discoteche, e giù con un’altra partita. Tra uno scandalo, l’indignazione generale, le grida che chiedono forche e le amnistie basta il tempo di un caffè. E un’altra partita.
Non c’è tempo per pensare e per chiedersi che senso abbia tutto il circo. Per dare un’occhiata alla strada fatta: da dove si viene e dove si va. Memoria.
Ricordare per conoscersi, per trovare la propria identità e per non ripetere gli errori del passato.Carlo, Ferdinando e Rino: tre nomi comuni. Tre ragazzi italiani, che con il pallone tra i piedi o nella testa sono finiti nei lager nazisti.
Carlo Castellani ha 35 anni e possiede una segheria a Montelupo dopo essere stato il bomber dell’Empoli per nove stagioni capace di realizzare 62 reti con la maglia dei toscani. E’ la notte dell’8 marzo 1944: il rumore delle ruote dei camion dei fascisti rompe il silenzio e il sonno di un paese operaio; urla e stridori, lacrime e polvere alzata. Quattro giorni prima Montelupo aveva alzato la testa e aveva scioperato in massa contro il regime: un affronto insopportabile per i Camerati che decidono una punizione esemplare. Rastrellamenti, casa per casa. Carlo viene svegliato all’alba, bussano alla porta. “Stai tranquilla, resta con i bambini, vado giù io a sbrigare la faccenda: lo sanno che noi non c’entriamo niente”.
Davanti alla porta c’è Orazio. L’amico Orazio Nardini. “Cerchiamo tuo padre, dobbiamo portarlo in caserma”. “Ma mio padre è malato, non può venire! E poi cosa vorrà mai da lui il maresciallo?” Il padre di Carlo è David Castellani, conosciuto in tutta la zona per le sue posizioni antifasciste. “Va bene se vengo io al posto di mio padre in caserma a parlare con le autorità?”.
L’amico Orazio annuisce. Già, l’amico. Il camion si unisce a una schiera di altri camion e torpedoni, direzione Firenze. Il treno sbuffa, il vapore è nero come la pece. Nero come la morte che Carlo Castellani, fino al 2011 miglior cannoniere della storia empolese, troverà nel campo di concentramento di Mathausen. ”Racconta come sono morto!… Dì loro quanto ho sofferto…più di Gesù Cristo!” le ultime parole di Carlo raccolte dall’amico Aldo Rovai, compagno di campo.
Ferdinando Valletti, classe 1921, inizia a giocare nell’Hellas Verona. Con un diploma di perito industriale, nel 1938 si trasferisce a Milano con un contratto all’Alfa Romeo; oltre a lavorare continua a coltivare la sua passione calcistica con la maglia del Seregno, finché viene notato dal Milan che lo ingaggia per la stagione 1942-43. In maglia rossonera gioca mediano a fianco di un certo Giuseppe Meazza; dopo alcune amichevoli della stagione successiva si infortuna al menisco. Arrivano le milizie fasciste all’Alfa Romeo.
Alcuni compagni di fabbrica indicano Ferdinando come uno degli organizzatori dello sciopero nello stabilimento del marzo 1944. Delazione. Valletti viene arrestato e portato al carcere di San Vittore con altri ventidue operai; da lì al tristemente famoso binario 21 della Stazione Centrale il passo è breve. Lo stesso fumo di Castellani; la stessa direzione Mauthausen. Ferdinando lavora nella cava di pietre, finché viene trasferito nel sottocampo di Gusen dove viene impiegato nello scavo di gallerie sotterranee.
Finché un giorno un kapò non arriva alle baracche del campo e chiede se tra i deportati ci sia qualcuno che sa giocare a pallone, perché manca un giocatore per una partita tra sottufficiali. Il milanista Valletti non si tira indietro, anche se malconcio e denutrito e viene assoldato come riserva della squadra per un torneo. Gioca in condizioni pietose, con la divisa da detenuto, spesso scalzo come racconta la figlia Manuela, ma con le sue prestazioni si guadagna un premio: essere trasferito a lavorare nelle cucine. E’ la sua salvezza. Gli alleati lo liberano il 5 maggio 1945.
Mario Pagotto detto Rino è il terzino del grande Bologna di Weisz che dà spettacolo in Italia e in Europa: vince tre scudetti e conquista il Torneo Internazionale dell’Expo Universale a Parigi nel 1940 umiliando il Chelsea per 4-1. Rino arriva anche in Nazionale, prima che incominci l’incubo: la guerra. L’allenatore Weisz, fugge verso l’Olanda per sfuggire alle persecuzione fasciste verso gli ebrei, ma viene catturato e deportato ad Auschwitz dove verrà ucciso con tutta la sua famiglia. Rino viene catturato dai nazisti dopo l’8 settembre del 1943, dopo aver combattuto tra le fila degli Alpini, e deportato. Prima Hohenstein, quindi Bialystok in Polonia: lavori forzati, fame, condizioni disumane.
L’Armata rossa avanza e, di conseguenza, anche i prigionieri vengono spostati: Rino finisce a Odessa e, da lì, a Cernauti. Con un gruppo di ex calciatori italiani mette su una squadra che affronta rappresentative equivalenti di prigionieri di altre nazioni. Rino e i suoi vincono sempre. Da Cernuti passano a Sluzk, ma il risultato non cambia: i ragazzi di Cernuti non hanno avversari che riescano a tenere loro testa. Fino alla grande sfida, alla vera e propria partita per la vita. Rino ha organizzato un torneo tra le varie rappresentative nazionali presenti nel lager che sta riscuotendo successo tra i kapò perché permette loro di divertirsi ad assistere alle partite; l’incontro decisivo è contro la rappresentativa dell’Armata Rossa. Gli aguzzini nazisti tengono così tanto a vedere i sovietici perdere che fanno capire a Pagotto e ai suoi che, in caso di vittoria, avranno la possibilità di anticipare il ritorno a casa.
Altro che Fuga per la vittoria. Si gioca per la vita, per riabbracciare moglie e figli: “Quelli di Cernuti” vincono umiliando gli avversari per 6-2 e il 18 ottobre 1945 ritornano a casa.
Raccontare senza stancarsi mai di farlo.
Ricordare.
La memoria del calcio italiano: per non perderla più.
Emanuele Giulianelli
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domenica 27 gennaio 2013
AFFRONTARE LA GIORNATA DELLA MEMORIA 2013
Affronto questo periodo con stati d'animo diversi, sono lieta che si parli di mio padre e ci si ricordi di lui e di ciò che fece con coraggio nel campo di sterminio di Mauthausen-Gusen, ma sono anche molto triste al pensiero di quello che in quel campo ha passato.
Sono trascorsi cinque anni dalla sua morte ed è come se solo ora io riuscissi a comprendere fino in fondo tutto ciò che il mio papà ha passato, dirò di più, ora riesco a collegare alcuni suoi comportamenti con la deportazione e mi rammarico moltissimo per non averli capiti prima.
E' come se io lo avessi lasciato solo nel suo mare di ricordi e certo il campo di sterminio di Mauthausen fu centrale nel suo sentire, anche se con noi non fece mai cenno a nulla.
Solo una volta, arrivando in Val Pusteria, e prendendo possesso della sua camera d'albergo sbiancò di colpo , chiamò me e mio marito e ci chiese di andare alla reception per fargli cambiare la stanza, ci disse con un filo di voce che la tettoia che si vedeva dalla finestra gli ricordava la prigionia....
Come ho potuto non capire che il suo cuore era sempre pesante nonostante la sua vita si fosse poi incamminata nella normalità e i suoi successi lavorativi fossero tanti e ampiamente riconosciuti?
Probabilmente non si smette mai di essere stati deportati, come non si smette mai di essere figli di deportati. Forse è così ed è inutile cercare risposte che nessuno può dare.
Il mio dovere ora è quello di far conoscere la sua storia, la sua sofferenza. Fortunatamente ho scritto un libro e fortunatamente il regista Mauro Vittorio Quattrina da quel libro ha realizzato un documentario con lo stesso identico titolo (Deportato I 57633 Voglia di non morire) entrambi resteranno a futura memoria e costruiranno un pezzetto di storia della deportazione politica italiana.
La scorsa settimana ho incontrato molti ragazzi delle scuole superiori che domani partiranno per Mauthausen con 14 pullman della provincia, abbiamo fatto una bella chiacchierata e poi l'insegnate che li accompagnava raccontò che aveva conosciuto lei stessa mio padre e parlò della sua grande disponibilità verso gli altri e della sua grande comunicativa; raccontò che una volta, ricordando i suoi compagni morti, si era commosso ed era stato circondato dai ragazzi che volevano consolarlo, lui li aveva abbracciati con infinita tenerezza. Alla fine della conferenza aveva estratto dalla tasca un sacchetto e aveva cominciato a girare tra i banchi, ogni ragazzo poteva "pescare" un pensiero che lui stesso aveva preparato. Il gesto fu molto apprezzato.
La mia giornata della memoria volge al termine, devo ringraziare la giornalista Alessandra de Stefani che ha realizzato un bellissimo servizio su DRIBBLING SPORT, il MILAN che ha pubblicato sulla sua homepage un ricordo per mio padre e tutti gli amici che mi sono stati accanto.
Altri siti che hanno ricordato papà Valletti
TIFO MILAN
http://www.tifomilan.it/per_non_dimenticare_ferdinando_valletti-itemap-19-1621-1.htmAltri siti che hanno ricordato papà Valletti
TIFO MILAN
IL VERO MILANISTA
http://www.ilveromilanista.it/milan/27-01-2013/per-non-dimenticare-nel-giorno-della-memoria-il-milan-ricorda-ferdinando-valletti.html
STORIE DI SPORT
http://www.storiedisport.it/?p=4433
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domenica 20 gennaio 2013
A DRIBBLING LA STORIA DI FERDINANDO VALLETTI

DRIBBLING - RAI 2 - SABATO 26 GENNAIO ORE 13,20
SPECIALE "GIORNATA DELLA MEMORIA NELLO SPORT"
si parla di
"DEPORTATO I 57633 VOGLIA DI NON MORIRE
la storia incredibile del deportato calciatore
la storia incredibile del deportato calciatore
In occasione della Giornata della Memoria andrà in onda uno special sullo sport e l'olocausto con una mia intervista relativamente al mio libro "Deportato I 57633 voglia di non morire" dal quale è stato tratto l'omonimo documentario di Mauro Vittorio Quattrina. Oltre all'intervista, andranno in onda parti del documentario. Il documentario e il libro parlano della storia di Ferdinando Valletti, mio padre, giocatore del Milan e dirigente dell'ALFA ROMEO che fu deportato a Mauthausen nel 1944 e che si salvò da una tragica fine anche per il fatto di essere stato costretto a giocare alcune partite di calcio come riserva della squadra delle SS
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giovedì 17 gennaio 2013
Oggi si ricorda S, Antonio Abate protettore degli animali domestici
Sant'Antonio Abate è considerato il protettore degli animali domestici, tanto da essere solitamente raffigurato con accanto un maiale che reca al collo una campanella. Il 17 gennaio tradizionalmente la Chiesa benedice gli animali e le stalle ponendoli sotto la protezione del santo.
La tradizione deriva dal fatto che l'ordine degli Antoniani aveva ottenuto il permesso di allevare maiali all'interno dei centri abitati, poiché il grasso di questi animali veniva usato per ungere gli ammalati colpiti dal fuoco di Sant'Antonio. I maiali erano nutriti a spese della comunità e circolavano liberamente nel paese con al collo una campanella.
Secondo una leggenda del Veneto (dove viene chiamato San Bovo o San Bò, da non confondere con l'omonimo santo), la notte del 17 gennaio gli animali acquisiscono la facoltà di parlare. Durante questo evento i contadini si tenevano lontani dalle stalle, perché udire gli animali conversare era segno di cattivo auspicio.
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martedì 15 gennaio 2013
LA DEPORTAZIONE NELLO SPORT
Sarà questo il tema della puntata di DRIBBLING in onda su RAI 2 alle ore 13,30 del 26 gennaio prossimo.
Tra i protagonisti della puntata (3) ci sarà anche mio papà, Ferdinando Valletti, mediano del Milan nel lontano 1943.
La storia di mio padre, raccontata nel mio libro DEPORTATO I 57633 VOGLIA DI NON MORIRE e da Mauro Vittorio Quattrina nel suo splendido documentario, sarà ripresa nella trasmissione con brani di una intervista che mi è stata fatta sabato scorso e spezzoni del documentario.
Manuela Valletti
Tra i protagonisti della puntata (3) ci sarà anche mio papà, Ferdinando Valletti, mediano del Milan nel lontano 1943.
La storia di mio padre, raccontata nel mio libro DEPORTATO I 57633 VOGLIA DI NON MORIRE e da Mauro Vittorio Quattrina nel suo splendido documentario, sarà ripresa nella trasmissione con brani di una intervista che mi è stata fatta sabato scorso e spezzoni del documentario.
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mercoledì 2 gennaio 2013
UN LIBRO E UN FILM PER LA GIORNATA DELLA MEMORIA
Il 27 gennaio è dedicato al ricordo, alla memoria della deportazione di tutti coloro che patirono e morirono nei campi di sterminio. Mio padre fu fortunato e ritornò a casa. La storia della sua deportazione a Mauthausen e Gusen e della sua miracolosa salvezza la racconto nel libro: " Deportato I 57633 voglia di non morire".
| Cliccate qui per acquistare |
Come ogni anno lo propongo a tutti coloro che sono interessati a non dimenticare o a non far dimenticare alle nuove generazioni l'orrore del Nazismo. Sono anche disponibile, compatibilmente con la mia agenda, a presentare il libro nelle scuole e nei centri culturali.
Mauro Vittorio Quattrina, regista veronese, ha tratto liberamente dal libro, un bellissimo documentario che porta lo stesso titolo e che potete richiedere all'Associazione Storia Viva, l'Associazione organizza anche proiezioni con la presenza del Regista, se interessati potrete prenotare.
Dal blog del Regista Mauro Vittorio Quattrina.....
Un documentario e un libro di sicuro interesse per la Giornata della Memoria
Uno dei miei documentari di maggior successo è
"Deportato I 57633 - Voglia di non morire" che narra la storia di Ferdinando Valletti deportato al campo di Mauthausen che, cito brevemente, calciatore di buon livello (Verona Hellas e Milan) si salvò dal campo di concentramento perché, obbligato,giocò alcune partite con la squadra di calcio delle SS . Una storia unica.
Per chi volesse approffondire l'argomento può leggere il libro di Manuela Valletti Ghezzi, la figlia di Ferdinando, che ha raccolto e scritto la storia del padre. Il titolo del documentario è lo stesso del libro, dal quale ho tratto il filmato.
"Deportato I 57633 voglia di non morire".
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martedì 1 gennaio 2013
I frustrati e i botti di capodanno
Ieri mattina verso le undici ero al supermercato per gli ultimi acquisti per il capodanno, mio marito mi aspettava fuori con i miei due cani al guinzaglio, improvvisamente una serie di boati in rapida successione mi ha fatto sobbalzare, ho pensato alla mia cagnona ho pagato in fretta e furia e sono uscita.
Lei, Flora, la mia schanuzerona, era li, attaccata a mio marito che la accarezzava, tremava come una foglia, la scena era tanto patetica da provocare la sosta di alcuni passanti che si prodigavano per tranquillizzarla, il piccolo Strauss invece era tranquillo.
Abbiamo temuto che Flora si sentisse male, era in confusione e malferma sulle zampe, dopo qualche minuto siamo riusciti a raggiungere la nostra auto, allora le cose sono migliorate, lei è saltata sulla macchina e si è accucciata sui sedili posteriori senza più muoversi fino a casa.
Prima di raggiungere l'auto abbiamo urlato tutta la nostra rabbia nei confronti di quei quattro cretini che avevano lanciato i botti e con noi altre persone del quartiere.
Visto che la cosa mi aveva particolarmente toccato ho pensato di scrivere al Sindaco sulla sua pagina di FB per chiedere maggiori controlli da parte dei vigili e non solo a beneficio dei cani, ma anche degli anziani, dei bimbi piccoli, dei malati e delle persone sole. Ovviamente non ho ottenuto alcuna risposta da parte di Pisapia , ma ho raccolto una serie di commenti a dir poco incredibili. Accanto a chi condivideva il maggior rigore nei confronti degli appassionati dei botti, altri sostenevano che i botti sono molto divertenti e che quindi non vanno assolutamente limitati.
Davanti a tanta ignoranza, la speranza che si possa cambiare la mentalità delle masse diventa sempre più lontana. Credo che nemmeno il tragico bilancio di feriti e di morti che oggi abbiamo conosciuto serva a far cambiare idea a chi si diverte facendo chiasso e dimostrando così tutta la sua frustrazione e il suo poco rispetto per gli altri.
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lunedì 31 dicembre 2012
La diligenza di Capodanno
“Mezzanotte suonò sopra il villaggio nella placida piazza solitaria… le ore sobbalzano nell’aria per la tacita volta senza raggio; recava da lontano, intanto il vento come un tintinnio garrulo d’argento, e pel villaggio solitario; errare un trotto di cavali si sentì; un cavallo vicino, ecco nitrì il gabellier si sporse per guardare; qualche finestra ancor s’illuminò e mezzanotte, lenta, risonò. La diligenza a dodici cavalli arriva con dodici signori. e tutti, presto presto, venner fuori con valige, con scatole, con scialli; e il primo, un vecchio tremulo e bonario: « Lode a Dio – esclamò – siamo in orario! » Era il trentun dicembre ed era l’ora che l’anno vecchio, curvo, se ne va, nel mare eterno dell’eternità svanisce, si disperde, si scolora, mentre vanno per ville e per tuguri baci e abbracci, brindisi e auguri.”
(Odense, 2 aprile 1805 – Copenaghen, 4 agosto 1875)fu uno scrittore e poeta danese, celebre soprattutto per le sue fiabe.
Hans Christian Andersen
venerdì 28 dicembre 2012
Lettera aperta a Benedetto XVI
Santità,
mi ritengo da sempre una pessima cattolica, e forse è proprio per questo che non riesco a comprendere l'atteggiamento del Vaticano nei confronti delle imminenti elezioni politiche Italiane, che esalta la figura del Prof. Monti quale persona che vorrebbe “far salire” la Politica alla sua più alta funzione, ossia verso il bene comune.
Il prof. Monti lo abbiamo già visto al lavoro e mi pare che la sua azione abbia avuto conseguenze disastrose nei confronti di quel “bene comune” che il Vaticano sembrerebbe auspicare. A questo punto mi chiedo cosa intenda il Vaticano per “bene comune” e se, in merito, abbiamo concezioni diverse. Se non ricordo male la Chiesa Cattolica, in una delle Costituzioni scaturite dal Concilio Vaticano II, propose la seguente definizione di bene comune:
“l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi, quanto ai singoli membri, di reggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente”.
Le chiedo umilmente se ritiene che le azioni di governo messe in atto dal Prof. Monti siano andate nella direzione giusta, se abbiano cioè creato almeno un minimo di condizioni della vita sociale che consentano ai singoli individui che compongono il popolo italiano di raggiungere la propria perfezione. A me pare, purtroppo, che l'ex governo Monti abbia creato le condizioni perchè interi gruppi e i loro singoli membri (esodati, cassaintegrati, lavoratori dipendenti di aziende private, pensionati al minimo, piccoli artigiani, piccole partite IVA, giovani disoccupati, padri di famiglia licenziati per fallimento delle aziende in cui lavoravano, etc.) siano stati privati addirittura della speranza di poter mai raggiungere la propria perfezione. Io credo in Dio e, credendo in Dio, credo nella divinità dell'umano essendo egli stato creato a Sua immagine e somiglianza. Ma non credo che somigliamo a Dio nelle sembianze umane, bensì nella spiritualità che è in ciascuno di noi, spiritualità che per la Chiesa Cattolica dovrebbe coincidere con l'anima. Il corpo umano non è altro che l'involucro, lo scrigno che custodisce l'anima, ed è un dono divino e come tale va amato e rispettato, curato e protetto. Gesù ci insegna, nel miracolo della moltiplicazione dei pesci e dei pani, che per salvare l'anima è anzitutto necessario curare il corpo, per questo moltiplicò i pani e i pesci, in modo che la moltitudine delle persone che lo avevano seguito mangiasse a sazietà “finchè ne vollero”. Gesù voleva forse dirci che l'anima non può raggiungere la sua perfezione se lo scrigno (il corpo umano) non è forte. Togliendo il lavoro alle persone, togliendo loro la possibilità di sfamarsi, di studiare, di curarsi, si mina e si indebolisce il corpo, si scalfisce lo scrigno che custodice il bene più prezioso: “l'anima” e l'anima potrebbe esserne irrimediabilmente compromessa.... e con lei il divino potrebbe lasciare per sempre l'umano.
Santità, io faccio appello a Lei, a Lei che siede sul trono di Pietro e a Lei soltanto, e Le chiedo se oggi saremmo ancora qui a parlare di Gesù se Egli fosse stato un sobrio? Se non fosse stato così umanamente e divinamente folle da scegliere la Croce, anziché più facilmente e comodamente rinnegare il Padre Suo e Nostro come gli veniva chiesto?
Le chiedo come può il Vaticano schierarsi così spudoratamente per una parte e non per il “bene comune” come dalla Chiesa definito? Siamo forse tornati alla Babele in cui tutti parlavano e nessuno si capiva più? E' forse una follia collettiva l'epoca in cui viviamo?
Santità, torniamo alla Parola, torniamo al Verbo, ci riporti a Dio.... non ci induca ad allontarcene più di quanto stiamo già facendo.
Con somma stima e profonda speranza e se in questa mia lettera ho peccato, chiedo da peccatrice il Suo perdono, ma mi aiuti a capire e a ritrovare il lume della Fede!
Una pessima cattolica
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LA GUERRA DI MONTI CONTRO L'ITALIA: SONO QUI PER ROVINARVI
L’uomo di Goldman Sachs si è dimesso con l’intento di tornare immediatamente, scompaginare il bipolarismo italiano ed instaurare l’autocrazia del grande capitale finanziario.
Egli è stato mandato a Palazzo Chigi con il compito di distruggere l’Italia, per “rifarla” in modo che possa funzionare come piace all’Europa teutonica.
Come scrive il prof. Claudio Conti dell’Università La Sapienza di Roma: “Il suo programma è sconcertante: far arretrare le condizioni di vita della stragrande maggioranza della popolazione fino al punto in cui, come da manuali di macroeconomia liberista, diventano competitive con quelle di Paesi che stanno soltanto ora approdando alla civiltà industriale”: la conferma si ha guardando quanto sta accadendo in Grecia dove i lavoratori percepiscono 3€ all'ora senza alcun diritto e intendono farli lavorare per legge 6 giorni su 7. Si tratta di un esperimento mai tentato prima in tempi di pace: obiettivi così sanguinosi, fino alla Seconda Guerra Mondiale, venivano raggiunti con una bella sequenza di stermini sui campi di battaglia e soprattutto con bombardamenti a tappeto tali da distruggere la capacità produttiva in eccesso”.
Oggi, ormai, “la guerra si introverte dunque all’interno dell’Occidente, diventa guerra alla popolazione”.
Ne parla apertamente lo stesso Monti, prima in conferenza stampa e poi in un’intervista a Lucia Annunziata: i “nemici” da battere sono la rappresentanza del lavoro, sindacati e partiti politici. La Cgil? Un’organizzazione “nobilmente arcaica”, conservatrice come il suo affannato scudiero, Vendola.
Su quest’ultima affermazione potremmo essere d’accordo anche noi!
M.V. per MFC
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giovedì 27 dicembre 2012
Perchè il Vaticano appoggia Monti?
L'Osservatore Romano, organo di informazione ufficiale del Vaticano, in un articolo a firma Marco Bellizi inizia la campagna elettorale pro-Monti.
Non si domanda la Chiesa che cosa abbiano a che fare le scelte economico/finanziare del Professore con l'economia solidale e con la finanza etica, tanto agognata dal Pontefice in diverse discorsi pubblici. Non si domanda la Chiesa come si possa elevare la politica mettendo nella lista Monti personaggi come Casini, Fini, Cirino Pomicino e De Mita?
La Chiesa si è presa la briga di leggere l'Agenda Monti? Lo sa la Chiesa che in quello scritto, per altro alquanto misero, la parola più ricorrente è Europa ( 25 volte) e poi a seguire Mercato (17), Debito (14), Povertà (3), Salute (2), Accoglienza(0), Diritti (0) .....e se le parole hanno un senso, questo significa che i bisogni primari degli Italiani non sono stati minimamente considerati?
Ho sempre pensato che la Chiesa, vista la dislocazione del Vaticano, abbia qualche ragione nel commentare ciò che accade nella vicina Repubblica Italiana, ma il discorso di Bagnasco di qualche giorno fa e l'articolo dell'Osservatore Romano di oggi, sono interventi a gamba tesa che meritano una sanzione.
Qualche giornale ieri riportava che Bagnasco avrebbe molto apprezzato l'elargizione di una ingente somma di denaro da parte del Governo Monti al Gaslini di Genova, ma non può essere solo questo il motivo di un simile sbilanciamento in suo favore.
Sappiamo ormai per certo che Monti è emanazione dei "poteri forti" che, ovviamente, tifano per averlo al potere .... e la Chiesa di chi è l'emanazione?
Nulla a che vedere con la religione, ovviamente!
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mercoledì 26 dicembre 2012
Un bel Natale
Quello di ieri è stato uno dei migliori Natale degli ultimi anni.
Che cosa è successo? Assolutamente nulla di straordinario, ma è proprio nella normalità, nell'avere la mia famiglia accanto e nell'aver ritrovato alcuni amici che credevo perduti, che mia la giornata è stata straordinaria.
Non ho mai amato i regali costosi, le abbuffate culinarie, lo sfarzo e i gioielli, ho un'età nella quale si apprezzano tanto, tantissimo le piccole cose e si da il valore che meritano alle persone e ai gesti che compiono, e così ieri sera ero felice, e mentre guardavo mio marito che sonnecchiava sulla poltrona e i miei cani che dormivano a pancia in su sul grande tappeto della sala, mi dicevo:"sono una persona fortunata"!
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lunedì 24 dicembre 2012
Monti, se ne vada!
Ieri mi sono presa la briga di ascoltare la "tanto attesa" conferenza stampa di Monti, inutile dire che mi sono rovinata il pranzo, ma questo finisce per essere il meno dei mali,
Tanto per cominciare non ho mai visto una persona, anche se Primo Ministro e senatore a vita, di tale e tanta supponenza e di altrettanta poca chiarezza.
Il Professore ha cominciato con l'attaccare il suo predecessore accusandolo di essere incomprensibile (come se lui fosse lapalissiano), poi ha dato il benservito a Vendola e ha praticamente invitato Bersani a metterlo da parte in funzione del fatto che sarà lui, una volta investito dal potere "divino" a diventare il suo Premier. Ha terminato dicendo di aver salvato l'Italia dal baratro, di essere stato bravo nell'aver "compiuto la sua missione" e altre amenità di questo genere per poi comunicare che sarà sulla sua Agenda per l'Italia che lui accetterà di diventare Premier o candidato tale. Insomma, lui non si candiderà per nessun gruppo, ma sarà il gruppo a candidarsi per lui....
A seguire le insipide domande dei giornalisti, tutti supini, tutti cordiali, tutti troppo gentili....nessuno che abbia fatto a Monti le domande che ogni italiano trovandoselo davanti, gli avrebbe fatto:
- lei ha salvato l'Italia, ma che ne ha fatto degli Italiani caro Presidente? Lei sa che sono moltissimi gli Italiani che rasentano la povertà?
- se come lei dice, tutto va bene, come mai tutti gli indici che denotato la forza economica di un Paese sono pesantemente peggiorati?
- Visto questi dati, vorrebbe gentilmente dirci dove sono finiti i soldi delle tasse pagate dagli Italiani
- Come mai, caro Presidente, lei ha versato nelle casse del Monte dei Paschi di Siena oltre tre miliardi di Euro ecc. ecc. ecc.
Sapete che cosa mi auguro? Che i partiti politici, ormai completamente squalificati agli occhi dei cittadini, abbiano un sussulto di orgoglio e rimandino al mittente l'Agenda e le sue nefande profezie, mi auguro che prendano coraggio, che cambino la loro rappresentanza in parlamento e che cambino registro, insomma che se la giochino per governare al meglio questo Paese, per fare i nostri interessi, prima di quelli Europei.
Mi auguro questo, ma forse o sempre troppa la fiducia che ripongo nel prossimo, quello che è certo però, è che la fiducia in Monti mi manca completamente. Staremo a vedere!
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mercoledì 19 dicembre 2012
Buon Natale a tutti voi
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mercoledì 12 dicembre 2012
....dedicato a chi non c'è piu'
“Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale”
“Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue. ”
(Eugenio Montale)
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lunedì 10 dicembre 2012
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SEO & Web Marketing avanzato in Italia ed il 2012 in particolare,
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nuovissimi obiettivi
domenica 25 novembre 2012
Le primarie e il grande bluff
Una volta erano tipi di scuola ora invece sono legate ai partiti e alle possibili coalizione di governo per questo povero Paese, perchè il sistema scolastico è andato a pallino.
Oggi si svolgeranno quelle del PD e prossimamente dovrebbero tenersi quelle del PDL, e fin qui niente da dire. Quello che veramente non trovo accettabile è il "grande bluff" che queste consultazioni nascondo e anche, ma non ultima, la richiesta di denaro che i vari partiti fanno ai cittadini che, bontà loro, dovrebbero recarsi a votare. Sia a destra che a sinistra vengono richiesti 2 Euro (4.000 lire) per foraggiare i partiti, quando questi sono gli stessi partiti che hanno svaligiato la Repubblica (e quindi noi), hanno saccheggiato il sistema democratico e ci hanno messo nel pasticcio che tutti conosciamo.
A quanto pare i signori in questione di destra o di sinistra che siano, hanno una faccia di bronzo spaziale, non si vergognano mai e di nulla, ma quello che potrebbe essere ancora peggio sono i cittadini che questi due euro glieli vanno anche a dare!
Ma ritorniamo ai brogli: il PD ha messo in piedi una grande sceneggiata, ha creato la figura di Renzi per intercettare un possibile malcontento e ha inserito anche Tabacci per una eventuale apertura al centro per le elezioni politiche, Vendola forse è il battitore libero, ma anche questo è tutto da verificare.
Il risultato è scontatissimo, vincerà Bersani e non cambierà niente. Si potrebbe proprio dire "Tanto rumore per nulla".Poi si dibatterà sul Monti o non Monti e alla fine sarà il "Monti 2 la vendetta" che da buon "liquidatore" finirà il lavoro cominciato.
Il PDL invece è sempre tra "quei che sono sospesi": " Facciamo le primarie o no?" questo è il dilemma! Se si dovessero tenere, gli undici candidati (alcuni incredibili) segnerebbero la fine del partito, se non si dovessero tenere, la fine del partito la decreterà Berlusconi con la messa in campo di una nuova forza politica tutta sua, o forse il rapporto è al contrario, ma il dato non cambia: il PDL è finito.
Un accenno a Grillo: per molto tempo ho creduto che il suo movimento fosse credibile, certamente folcroristico ma sincero, poi sono cominciate a circolare voci sul fatto che il M5S ha evitato una deriva fascista in una Italia allo sbando (un po' come in Grecia) e allora, riflettendo, mi son detta: "Ma vuoi vedere che anche questa è tutta una bufala messa in piedi da un grande burattinaio?"
Ai posteri l'ardua sentenza, ma, per ora, noi siamo tutti alle prese con un dilemma che a confronto di quello di Amleto è grande come una montagna : "Votare o non votare alle prossime politiche? e se la risposta fosse si: per chi?"
Buona fortuna cari Italiani!
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venerdì 16 novembre 2012
La rivolta europea
Nei giorni scorsi molti giovani europei di diversi paesi in crisi economica, sono scesi in piazza per manifestare la necessità di avere un futuro e costruire la propria vita.
La notizia è stata completamente ignorata dalla stampa nazionale, solo a sciopero avvenuto, verificata la riuscita dello stesso, si è dato conto dell'imponenza delle manifestazioni, dei disordini e delle violenze.
Questa volta io sto con loro, con ragazzi che potrebbero essere i miei figli e che chiedono solamente di poter lavorare e di poter disegnare il loro futuro.
La mancanza di speranza è la cosa peggiore che si possa regalare ad un giovane e questo è quello che i nostri politici hanno fatto costruendo una Europa basata solo sull'economia e non sull'umanità delle scelte.
L' Europa non è mai stata unita fino ad ora, per anni ogni paese ha tirato fuori il proprio distinguo e poi lo ha messo da parte in nome dello "spread", delle scelte finanziare, delle borse in rosso, sembrava che questo fosse il collante per andare avanti, ma come si è visto, non lo è.
Forse ora questi ragazzi europei che scendo in piazza per protestare contro questo stato di cose, sono il primo vero segnale di una Europa unita, unita nella rivolta verso un sistema che uccide l'uomo e le sue speranze.
Si, io sto con questi ragazzi perchè non sono i figli di papà del famigerato '68, i loro bisogni sono reali e palpabili. Non so come poterli aiutare, ma un modo lo troverò.
Forza figlioli, siete la speranza per un futuro che dovrà essere più umano, più civile, più a misura d'uomo, se questo futuro si chiamerà Europa vorrà dire che il nostro continente avrà trovato la forza di cambiare!
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venerdì 2 novembre 2012
La giornata dei defunti: la morte si sconfigge con il ricordo
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| passeggiata nel bosco dell'Alpe |
Ogni anno, il due di novembre, ricordiamo tutti i nostri morti, è una data che rispetto, anche se, per la verità, la ricorrenza assume spesso il sapore di un businness per i fiorai.
Le persone care che se ne sono andare sono sempre nel mio cuore, di ognuno di loro ho ricordi belli e tristi, ma anche i ricordi tristi sono vita vissuta e della vita si prende tutto.
Non so che cosa ci sia dopo la morte, ma so che ognuno di loro trova il modo di starmi accanto nel mio quotidiano: un profumo, una canzone, un albero vestito d'autunno, il sole che inonda la mia casa, il buio della sera, la pioggia, il vento e perfino un piatto particolare, mi riportano alla mente episodi e immagini della nostra vita insieme.
La persona che è più presente accanto a me è mio padre, a volte mi sembra perfino di intravederlo per strada con la sua giacca blu trapuntata e la sua testa bianca che spunta da sopra la cancellata del giardino e il cuore mi batte all'impazzata.. Papà mi segue costantemente e trova il modo di farsi presente, lo ha sempre fatto nei cinque anni trascorsi senza di lui, mi è stato accanto nelle scelte più dolorose, spesso mi ha indicato la via da seguire.
Io e lui avevamo un feeling particolare, mi diceva sempre: "Tu sei come me!" , non davo peso a questa sua affermazione, ma ora, dopo la sua morte e con il passare degli anni, mi rendo conto che aveva proprio ragione.
Oggi è la giornata del ricordo, sono in montagna e il sole splende, i colori dell'autunno sono meravigliosi e i sentieri nei boschi sembrano parte di una favola, sono certa che papà questa mattina con me mentre facevo la mia solita passeggiata, avevo nel cuore la sua gioia di vivere e il suo entusiasmo per la natura e una sentivo una grande voglia di abbracciarlo per condividere la mia gioia. In questi luoghi io e lui abbiamo trascorso vacanze incredibili, a me bambina ha insegnato ad andare nei boschi, a trovare le sorgenti, a camminare nel giusto modo per raggiungere una vetta e a fare i cestini per i ciclamini e i bastoni colorati, in questi luoghi forse avrebbe voluto tornare da vecchio, non è stato possibile accontentarlo, ma ora si, lui è tornato, è qui con me!
Una parola anche per mia madre: se ne è andata nel 2010 e a due anni di distanza io sento il bisogno di ricordarla con tenerezza e affetto, ma non ci riesco......... spero che con il tempo io riesca a dimenticare.
venerdì 26 ottobre 2012
Berlusconi se ne va....
In questi giorni, a seguito della decisione di Silvio Berlusconi di non candidarsi a Premier nelle prossime elezioni politiche, ho letto diverse opinioni su di lui, quasi tutte di politici, gli stessi che hanno tirato un sospiro di sollievo per la notizia e che indifferentemente da destra e da sinistra si sperticano ad elogiare "il gesto di grande generosità che ha compiuto".
Il solito giochino sporco della politica, in realtà ormai Silvio dava fastidio a molti, se non a tutti, anche nel suo partito.
Dopo quasi vent'anni di impegno politico credo che Berlusconi meriti comunque un ringraziamento se non altro per aver vivacizzato la politica ed averla resa più vicina ai cittadini, forse anche troppo vicina... nel senso che tutti noi pensavamo che i leader politici fossero degli unti dal Signore e ci siamo invece accorti che a loro dell'Italia e quindi di tutti noi non importa nulla, il fine che loro perseguono a nostre spese è uno solo, il loro profitto personale.
Mi direte che non sono tutti così, si, è vero, ma così lo sono in tanti e lo si vede tutti i giorni.
Ma torniamo a Berlusconi.... ricordo la sua discesa in campo, l'entusiasmo con cui molti di noi si sono affrettati ad attivare i club di Forza Italia e il caloroso abbraccio della folla all'annuncio della sua vittoria,
La storia si è ripetuta con fasi alterne, ma anche l'ultima volta, quella di tre anni fa, il centro destra fece il pieno dei voti grazie a lui.
Ricordo che pensai che con quella maggioranza bulgara avrebbe potuto attuare tutte le riforme promesse e invece questo non accadde ed è proprio questa la più grande "colpa" che imputo al Cavaliere. In molti ci siamo sentiti traditi, il nostro voto non era servito a nulla ancora una volta.
La colpa fu di Fini? Si, ma Berlusconi ci mise anche del suo e del loro ci misero i magistrati e i giornalisti. In poche parole l'odio verso la persona fu così efferato che non si guardò troppo per il sottile nell'invadere la sua vita privata. Lo scandalo Ruby e di seguito quello delle ragazze dell'Olgettina misero il Cavaliere KO, ma con lui andò a KO anche la credibilità del nostro Paese.
Come ho già scritto le responsabilità furono molte, ma non si badò alla credibilità del Paese quando i giornali lo sputtanarono in prima pagina e i Magistrati aprirono inchieste improponibili per infangarlo, in fondo erano fatti privati, fatti suoi, certo comportamenti poco opportuni, ma privati.
E ora siamo qui con un Premier tecnico, con una tassazione vergognosa e senza prospettiva future.... Eh si, perchè il Berlusca va a casa, ma un altro leader non ce lo abbiamo.
Speriamo nel futuro? Mah...non vedo grandi personalità affacciarsi all'orizzonte politico, il meno peggio resta Monti, ma la sua mania del rigore per il rigore spaventa.
Berlusconi se ne va... ma dietro di lui il deserto!
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