lunedì 15 ottobre 2012

La denuncia deve trovare un limite nella proposta


La droga del moralismo mediatico

di Arturo Diaconale
13 ottobre 2012EDITORIALI
 
Il vero limite del moralismo esasperato che domina su tutti i principali media del paese, pubblico o privati che siano, è di non poter avere alcun limite. Questo moralismo è condannato a crescere, sempre e comunque. Perché se non è alimentato di continuo perde vigore, diventa inefficace, non buca il sempre più resistente muro di indifferenza dell’opinione pubblica, non riesce a scavalcare la barriera crescente di assuefazione che le stesse incessanti campagne di moralismo hanno costruito nel paese.
Il termine assuefazione chiarisce perfettamente la natura del fenomeno. Il moralismo agisce sul corpo sociale così come una droga agisce su di un corpo fisco. Deve essere iniettato quotidianamente ed a dosi che non possono decrescere ma, al contrario, debbono aumentare progressivamente. Perché se il flusso di moralismo che viene messo in circolo nella società diminuisce, gli effetti sono immediati. Le vendite dei giornali calano, l’audience si riduce, gli introiti dei proprietari dei media scendono. E, soprattutto, l’attenzione generale tende a spostarsi dal particolare enfatizzato al generale nascosto. Cioè dagli sprechi che giustamente indignano alla ragione di questi sprechi. E poiché chi denuncia i particolari non sa dare risposte alcune ai problemi da cui derivano i particolari urticanti e scandalosi, si preferisce aumentare la dose dello scandalismo per nascondere la propria incapacità di contribuire in qualche modo alla soluzione della questione generale. 
Il fatto che lo scandalismo sia una droga mediatica che produce assuefazioni progressive su una società destinata presto o tardi fatalmente a collassare proprio a causa dell’intossicazione crescente,  non significa, però, però che gli scandali debbano essere nascosti, che la morale non vada predicata, che l’etica e la legalità non debbano essere valori da difendere e sostenere ad ogni costo.
Significa, al contrario, che la denuncia deve trova un limite nella proposta di soluzione generale del problema. E che se si pensa che l’unico modo di reagire, ad esempio, agli sprechi inaccettabili delle Regioni o della politica sia solo quello di stracciarsi le vesti in segno di suprema indignazione, vuol dire che chi distribuisce la droga del moralismo senza il limite di una qualche idea propositiva tesa ad eliminare il drammatico fenomeno è solo uno spacciatore irresponsabile. 
Si dirà che ognuno deve fare il proprio mestiere e che chi denuncia gli scandali non è affatto tenuto ad indicare come prevenirli. Il ché è vero. Ma solo in parte. Perché la denuncia degli scandali nasce dalla conoscenza di ciò che si denuncia. E chi ha la consapevolezza del fenomeno che suscita indignazione deve necessariamente contribuire a fornire qualche indicazione su come fronteggiare il fenomeno stesso. Certo, il giornalista non è un medico sociale ma non può neppure essere uno spacciatore interessato solo a vendere un numero crescente di dosi di indignazione senza sbocco al al consumatore sempre più assuefatto.
Ci deve essere , dunque, un limite. Perché senza la presenza di un qualche limite il corpo sociale va in overdose. Ed esplode non limitandosi a cancellare una classe politica che comunque andrebbe eliminata o totalmente rigenerata , ma travolgendo quelle istituzioni democratiche che consentono di poter continuare a denunciare i problemi sempre più gravi di una società sempre più complessa.
Giusto, in sostanza, denunciare le regioni fonti di sprechi. Ma dopo averle azzerate che si fa? I ricomincia da capo ? Per non cambiare nulla ed avere la possibilità di continuare a spacciare la droga mediatica?

mercoledì 10 ottobre 2012

Una pubblicità con uno schnauzer gigante

 Per la prima volta trovo uno schanuzer  in una pubblicità,  Audi è una gran macchina, ma preferisco il nero che sgomma ma ha un cuore!


sabato 6 ottobre 2012

Ferdinando Valletti, “distributore di bucce di patate”


L’escursione emotiva, scorbutica e brutale, della guerra. Preleva chiunque dalla sua tranquillità e, scaraventandolo in un terribile altrove, gli fa fare conoscenza dell’ostilità. È successo a tanti, e l’insaputa è il foglio di via che li ha trasferiti nei luoghi indesiderati pure all’inferno.
È successo a Ferdinando Valletti, mediano del Milan che ha giocato pure al fianco di Meazza. All’inizio degli anni ‘40, Valletti, veronese di nascita, veste la casacca della Milano rossonera. Nel 1944, per aver partecipato a uno sciopero con gli operai dell’Alfa Romeo, viene tratto in arresto e condotto al carcere di San Vittore. I binari della sua amara destinazione compiono però un’inquietante deviazione. Mauthausen, uno dei più orribili luoghi della seconda guerra mondiale. Valletti finisce nel lager.
Aveva fatto già parte della Brigata Garibaldi, e, inviso ai fascisti, non gli era stato perdonato di aver distribuito volantini per conto del movimento operaio in agitazione per i fatti dell’Alfa Romeo. Nel campo di concentramento, Valletti si riduce a meno di quaranta chili. Eppure, nonostante gli stenti e i vili trattamenti subiti, riesce a sopravvivere, distinguendosi per generosità e forza di volontà. Di lui racconta pure Aldo Carpi, nel suo “Diario di Gusen”, descrivendo il giovane calciatore del Milan come un bravo ragazzo, che più volte lo aveva aiutato nel lavoro e in una particolare occasione gli aveva addirittura salvato la vita.
Invece, a salvare Ferdinando, provvede il pallone. Le milizie di vigilanza nazista nei campi di sterminio erano solite organizzare, per svago e passatempo, partite di calcio tra soldati e a volte anche con prigionieri. In occasione di una di queste manca un giocatore. Uno dei militari tedeschi si ricorda di Ferdinando calciatore e decide di farlo giocare per completare il numero utile all’incontro. Valletti, nonostante pesi 39 chili e si mantenga a stento in piedi, partecipa alla partita e si guadagna la possibilità di lavorare come sguattero addetto alla distribuzione di bucce di patate ai prigionieri del campo.
Il suo nuovo lavoro gli consente di aiutare molti suoi compagni di sventura, grazie anche al fatto di poter disporre degli avanzi dei pasti riservati ai soldati tedeschi. Nel maggio del 1944 viene liberato e al suo ritorno a casa si presenta in condizioni al limite della sopravvivenza. Nel frattempo, 10 mesi prima, era nata sua figlia, Manuela, che da giornalista racconterà di lui e della sua prigionia, attraverso il libro “Deportato I 57633 Voglia di non morire”, come faranno pure Mauro Vittorio Quattrina, con l’omonimo documentario, e lo stesso Aldo Carpi, suo compagno di persecuzione.
Soprattutto, Ferdinando lo hanno raccontato come lui stesso ha fatto molti anni dopo la fine della guerra, incontrando tanti studenti per consegnare loro la sua cruenta esperienza, dopo una vita separata da una gioventù trascorsa sul campo di calcio e un’altra vissuta nei campi di sterminio. Una seconda vita, più dignitosa e rasserenante,Valletti l’ha vissuta come dirigente dell’Alfa Romeo, il luogo che negli anni della guerra gli aveva procurato l’arresto e la prigionia nei lager di Mauthausen e Gusen.
Fernando Valletti, oltre che impegnarsi per raccontare agli studenti la sua storia, ha pure realizzato progetti di assistenza per gli operai più anziani dell’Alfa Romeo, ricevendo, a causa dei suoi servigi e dei meriti riconosciutigli durante la sua permanenza forzata nei lager, diverse onorificenze. Tra queste, la più importante, la “Stella al merito del lavoro”.
Fernando Valletti se ne va nel 2007, dopo che dal 2000, a causa del morbo di Alzheimer, era stato costretto a ritirarsi definitivamente a vita privata. Valletti, calciatore del Milan nei primi anni ‘Quaranta e attivista politico, distributore di bucce di patate ai prigionieri nei lager, poi dirigente dell’Alfa Romeo. La guerra fa così, uccide tante vite, oppure ne incastra più d’una in una sola. È il suo gioco preferito.
sebastiano di paolo, alias elio goka

lunedì 17 settembre 2012

C A C C I A T O R I ......



Per una volta, dimostrate di essere "uomini veri" ... SPARATEVI!

martedì 11 settembre 2012

Vittorio Colò si è tolto la vita a 101 anni

Vittorio Colò avvia all'atletica i ragazzi delle scuole medie

Ha scelto di fermare il tempo Vittorio Colò e lo ha fatto senza esitazione nella chiesa del suo quartiere, un quartiere che è anche il mio. A novembre avrebbe compiuto 101 anni e per tutta la vita aveva praticato l'atletica, in particolare la corsa. Era stato allenatore per la mitica Atletica Riccardi sia di mio marito che di mio figlio. Come è strana la vita, due generazioni sui campi di atletica e sempre e solo lui a dare consigli a prendere i tempi, insomma un mito e non solo per la mia famiglia. 
Una fila di record del mondo e venticinque primati nazionali nella categoria Master. Sette medaglie ai Mondiali per veterani del 1997 in Sudafrica. Vittorio Colò ha corso fino al 2006 quando aveva 95 anni. L'ultimo record è di due anni prima: tre metri nel salto in lungo nella categoria over 90. 
Domenica scorsa, poco dopo mezzogiorno, è uscito dalla sua casa di via Pergine, davanti al Monte Stella al quartiere Qt8. Ha percorso poche centinaia di metri a piedi, è entrato nella chiesa dedicata a Santa Maria Nascente e s'è sparato un colpo di pistola alla testa.
Un unico, letale, proiettile dall'arma che per anni aveva regolarmente denunciato. Sul pavimento, appoggiati con ordine e cura: la carta d'identità, un foglietto con il nome e il numero del cellulare del figlio, una serie di lettere indirizzate alla famiglia. La grafia ferma, poche parole per chiedere scusa. Nessuna motivazione, solo la stanchezza - come ricorda il figlio arrivato in parrocchia assieme alla moglie - per una vita che stava presentando il conto: «Da quando aveva smesso con lo sport era iniziato un lungo malessere, non una depressione. Ma qualcosa gli mancava. Un anno fa, dopo la festa per i 100 anni, con l'Ambrogino d'Oro del Comune, sembrava essere tornato più solare. Poi il calo fisico s'era fatto sentire, non lo accettava». La sua gioventù era durata fino ai 95 anni, senza invecchiare mai, correndo a 89 anni i 100 metri in 16 secondi e mezzo. «Era la sua vita, adorava confrontare statistiche e record - spiega il figlio -. Viaggiava per il mondo e non smetteva di allenarsi». Non un eterno ragazzo, nessun patto con il diavolo. «Sapeva che il tempo non lo avrebbe risparmiato. 
Colò, nato il 9 novembre 1911 a Riva del Garda (Trento), da studente del liceo venne arruolato per il Gran premio dei giovani. Era il 1929. Una gara, poi subito la finale nazionale del pentathlon. I record regionali e gli anni nelle fila della gloriosa scuola d'atletica Quercia di Rovereto. Infine il trasferimento forzato a Milano per gli studi universitari (Chimica) e il lavoro in una grande industria. Lo stop con l'atletica «a malincuore», come racconterà lui stesso in un'intervista ad una rivista dedicata al mondo della corsa: «Arrivavo quinto o sesto nazionale, non aveva senso proseguire». Un amore interrotto, ma mai sopito. Dopo la pensione il ritorno sulla pista grazie alla storica associazione sportiva milanese Atletica Riccardi. Prima come allenatore: conseguì il «patentino» e iniziò a lavorare con i ragazzi due giorni a settimana. Inventò i corsi di avviamento all'atletica. Suo allievo è stato Andrea Colombo, finalista nella 4 x100 ai Giochi di Sydney. Poi le gare Master, una sorta di grande campionato mondiale diviso per fasce d'età. Colò le ha scalate tutte fino, appunto, alla M95 dedicata agli ultranovantenni. Vittorie, podi e record tanto da farne diventare un personaggio internazionale. Interviste, servizi fotografici, perfino la Rete che impazzisce per quello che ribattezzano «il nonno sprint». Di lui si sono innamorati anche i giornalisti sportivi del Mundo , dopo una gara in terra di Spagna. Colò è un atleta forte e invincibile, con le dovute proporzioni, come Usain Bolt o Michael Phelps. Accanto, dopo il matrimonio celebrato quando aveva cinquant'anni, la moglie Enrica. Un unico figlio, che oggi lavora in Università, due nipoti. 
Ecco, ora la sua corsa è finita davvero e a noi manca già tanto, eravamo abituati ad incontrarlo per le vie del quartiere e a ricordare con lui i bei tempi, ciao Vittorio!

lunedì 3 settembre 2012

Come nasce la Montagnetta di Milano, chiamata ufficialmente "Monte Stella"

Ho ricevuto una e-mail molto interessante, direi quasi commovente, per chi è nato e vive a Milano e a Milano ama ritrovare "pezzi di storia", in questo caso, della II Guerra Mondiale.

Scrive il Signor Giuseppe Della Valle a proposito della guerra, del suo papà e di lui:

" Mio padre è stato richiamato subito nel Giugno 1940 e fino all'8 Settembre abbandonato in una landa deserta di S.Maria Capua Vetere come telemetrista nella contraerea.
Quando è tornato aveva perso la cognizione della realtà del comune vivere. Sapeva guidare ed aveva fondamentali nozioni di meccanica pratica. Ha scelto come opportunità immediata di fare quel lavoro.

Io: nato nel 1929 aiutavo la famiglia lavorando come garzone (apprendista non esisteva ancora) in una officia elettromeccanica di Paderno Dugnano:Imparato il mestiere e cresciuto, sono andato nella raffineria di Rho(ora Fiera Campionaria) e poi all'ANIC di Ravenna.
Ora vivo a Forli. Il lavoro imparato mi ha permesso, sempre per lavoro, di girare un po' per il mondo.

Mi preme tramandare la Storia della Montagnetta perchè è molto particolare e perchè molte persone di buona volontà hanno contribuito a fare un regalo alla città, lo faccio perchè la memoria deve essere conservata....."


I STRAVACHIN

A Milano, città piatta, formata dall'alveo dei fiumi che confluivano nel Po, si erge una collinetta alta 110 metri, anomala per la morfologia del terreno: Monte Stella o “la muntagneta” . Occupa circa mezzo chilometro quadrato della zona dietro l'ippodromo/stadio di S.Siro. E' diventata una zona residenziale e da li si vede tutta Milano e l'arco alpino, nei giorni di bel tempo.

La “muntagneta” è stata fatta con le macerie di Milano prodotte dai Lancaster inglesi con i bombardamenti del 7, 12, 14,15 Agosto del '43.

La “muntagneta” è costituita da 25 milioni di metri cubi della Milano di allora. Ricordi di vita vissuta: il salotto buono, le posate del servizio, il quadro del nonno, ma anche rifiuti tossici nocivi, industriali, ospedalieri, (era stato colpito anche l'ospedale Maggiore): Il tutto senza causare inquinamento delle falde, intervento di ecologisti, proteste varie.

Il merito di aver sgombrato la città da questi milioni di metri di macerie, va dato ai “stravachin” che prendono il nome dal milanese “stravacà” che significa rovesciare.
Era un popolo di disperati, tornati dalla guerra senza più lavoro,con l'esigenza di sopravvivere e mantenere una famiglia.

Inizialmente si attrezzarono con carretti e pale, poi con autocarri ribaltabili (da cui l'etichetta di “stravachin”) rimediati all'ARAR di Livorno (un campo immenso, pieno di ogni ben di Dio), residuati bellici a basso prezzo in quanto svenduti dagli Alleati, cui non conveniva trasportarseli a casa. Era una corsa per prendersi i mezzi migliori :Dodge, Bedford, e i mitici GMC, 4 mc di cassone 3 assi e ben 10 ruote motrici



Il consumo di carburante era bestiale. Sorsero quindi attorno ai “stravachin” un'altra fauna di eclettici meccanici che sperimentavano le cose più assurde: carburatori che miscelavano acqua alla benzina, Motori del GMC (6 cilindri) munito di spruzzatori e pompa Bosh del 626
FIAT a gasolio
Ho visto l'ottimo motore Ford 8V funzionare egregiamente dopo che gli erano stati tolti 4 cilindri che consumavano benzina inutilmente.....



Arrivò il metano. Le bombole erano contingentate, l'averle creava non pochi problemi. Il rifornimento era vicino al Tirasegno, via Papa o Somalia, una fila dalle 6 di mattina.



l problema nasceva per il trasferimento dei mezzi “ARAR” da Livorno a Milano, in quanto il consumo di carburante era elevatissimo. Se si schiacciava il pedale dell'acceleratore un po' velocemente, nel carburatore veniva spruzzato un getto di benzina. Si vedevano allora
piccole vecchie automobili a metano o anche a gasogeno che trainavano enormi autocarri per portarseli a casa.


Anche mio padre, tornato a casa dopo tre anni di militare, non trovando di meglio, acquistò un vecchio camioncino Ford anni 30, lo portò da un fabbro fantasioso che lo rese ribaltabile bilanciando il cassone in modo tale che,una volta sbloccato, riusciva a ribaltarsi con una
brusca freata indietro, rovesciando il contenuto.
La manovra era abbastanza azzardata in quanto bisognava farla sul ciglio di una scarpata del terrapieno creato dagli scarichi precedenti. Aveva però i suoi vantaggi: lo scarico era immediato a differenza degli altri a pistone oliodinamici che richiedevano più tempo, cosi si poteva fare qualche viaggio in più e avere un maggior introito.

Al carico sopraintendeva”el geometra”, capocantiere improvvisato ex UMPA o dipendente
del genio civile che staccava un bigliettino, ad ogni viaggio con la cubatura ad occhio del carico Per aumentare la cubatura, venivano messe lateralmente al cassone “i spundin”: tavole di legno legate con fil di ferro che convincevano il geometra a mettere un mezzo metro cubo in più sul bigliettino. Alla sera o al fine settimana,alla consegna dei bigliettini i stravachin ricevevano “breve manu” il compenso pattuito.


La muntagneta pian piano si innalzava,raggiungere la cima era faticoso,la strada piena di buche metteva a dura prova i mezzi. I radiatori si rompevano, e per proseguire si inventò uno stratagemma: mettere qualche pugno di “farina gialda” (farina di granoturco) nel radiatore che bloccava subito la perdita per quel giorno.

Anche il metano dava problemi. I tubi in acciaio che collegavano le bombole erano saldati con ottone e borace, le sollecitazioni rompevano le saldature, l'autista, con incosciente coraggio, penetrava in una nube bianca esplosiva per chiudere subito le bombole.

I riduttori che sostituivano il carburatore, erano della Tartarini di Piacenza, a Milano non si trovavano, raggiungere Piacenza senza Autostrada del Sole e il ponte sul Po semidistrutto,era un'altra avventura.

Qualcuno riusciva ad arrangiarsi con riduttori per bombole ossiacetileniche e membrane di servofreni cannibalizzati .

Nei cortili attorno alla zona di via Imbonati -piazzale Maciacchini, sorsero le prime autofficine:elettrauto, “balestrat” ( gli automezzi militari erano fatti per portare una trentina di soldati o qualche cassa di munizioni,non macerie pagate un tot per tonnellata:le
balestre andavano rinforzate se vuoi guadagnare!) “gumat”:la qualità delle gomme era scadente. Erano rimaste al sole e al freddo per molto tempo. Se il battistrada era ancora buono,si riparavano inserendo delle toppe tenute assieme con particolari bulloni a testa arrotondata
fabbricati appositamente per quell'uso, poi radiatoristi,carrozzieri,meccanici tuttofare.

Il ritorno a casa non sempre era lieto.....,, < han sarà la discarica e devo andà alla muntagneta>.... erano notizie ferali come fosse morto qualcuno.

Non vi erano associazioni, autorità che sovraintendesse; nessuna manifestazione, sciopero per qualcosa, solo lavorare in silenzio e molte volte bestemmiare!

Solo qualcuno, non so chi, raggiunti i 110 metri, fece fermare l'innalzamento della muntagneta. Dicono che il suo peso, gravando sul terreno non sufficientemente compatto, tendesse a sollevare le case che contornavano la sua base.




Lo sgombero delle macerie non si fermò per questo. I stravachin si buttarono a riempire cave in disuso e avvallamenti attorno alla città. Molte volte pagando per poterlo fare.

In questo modo si resero disponibili molte aree che col tempo divennero edificabili con vantaggio di Milano

Giuseppe DellaValle



Ringrazio il sig. Della Valle per la sua bellissima testimonianza e per le foto che ci ha inviato, aggiungo che alla " costruzione" della montagnetta partecipò anche mio padre, allora rientrato da Mauthausen, che diresse lo scarico degli autocarri dell'Alfa Romeo, la cui fabbrica era a pochissima distanza da quella che sarebbe poi diventata una vera piccola montagna.

Manuela Valletti

mercoledì 22 agosto 2012

Il cavallo biondo

Nel prato accanto  casa mia pascola da qualche giorno un cavallo biondo. Lo vedo dal terrazzo  e spesso i miei cani intavolano con lui un gran discorso, il cavallo si avvicina allo steccano e annuisce con il capo.
Ieri ci siamo accorti che il povero animale era completamente privo di acqua, la vasca che il proprietario gli aveva piazzato accanto allo steccato era vuota.
Il minimo che potevamo fare era rifornirlo e lo abbiamo fatto conquistando la sua gratitudine.
Mi domando però chi sia questo signore che lascia un cavallo completamente solo per tanti giorni e gli nega anche l'acqua quando anche qui in montagna ci sono 36 gradi all'ombra!



domenica 19 agosto 2012

Scelte



Ho scelto di vivere in pace anche con chi non si sente in pace con me non perché questo mi faccia sentire buona o perché abbia deciso di subire le angherie degli altri.
L’ho fatto perché la ritengo una scelta intelligente.
Ho passato anni a giudicare quello che era giusto o sbagliato.
Ho lottato con tutte le mie forze per far emergere quello che secondo me era il bene, ma ho dedicato tanta energia alla rabbia, al giudizio, allo scontro.
Con il tempo mi sono resa conto che tutto questo mi teneva bloccata, ancorata al passato, impedendomi di vivere la mia vita come la volevo.
La positività e la speranza leniscono il dolore e per essere positivi occorre essere in pace e non in guerra.
Prendere atto, senza giudicare, del comportamento degli altri, e lasciare andare le cose, è un regalo che facciamo a noi stessi per coltivare e aumentare la nostra pace interiore.
Non sempre ci si riesce, ma tutte le volte che sto per caderci penso a mio padre, alla deportazione che ha subito e al perdono che ha regalato ai suoi aguzzini e soprattutto a se stesso per continuare a vivere .... e allora prendo coraggio e vado avanti per la mia strada.


giovedì 9 agosto 2012

Cani in vacanza? quest'anno SI

Mai come quest'anno il paesino dove trascorro le vacanze è stato invaso dai cani... e il bello è vedere che hanno libero accesso a tutto: bar, ristoranti, gelaterie, negozi.... occorre stare forse più attenti nelle passeggiate nei boschi. No non è un paradosso, i boschi sono molto frequentati dalla selvaggina e da guardie forestali che per non metterla in pericolo non esitano a sparare.
Su questo avrei qualche cosa da ridire, ma in ogni modo, basta tenere i cani al guinzaglio e con quello estensibile non è difficile.
Sono curiosa di sapere se " la crisi"  i cani li ha aiutati... forse si, forse la mancanza di risorse ha fatto si che le poche vacanze non consentissero la pensione per il cane, ma voglio invece credere che padroni e cani siano rimasti insieme per amore.
Forse si sono riscoperti i valori veri, forse si è pensato che anche il cane potesse farsi una vacanza.
Non ho mai avuto di questi dubbi, i nostri animali  sono sempre venuti con noi, e se a loro l'alloggio in casa o in albergo era interdetto, si cambiava casa o anche località: se li consideriamo di famiglia, loro stanno con noi.
Ecco il mio nanetto di 8 mesi che sguazza tra le foglie de bosco, è un buffoncello e va molto d'accordo con Flora... inutile dire che li amiamo moltissimo!


Solo 6 cittadini su 10 superano quiz su Milano

Quanto si conosce della storia e della cultura di Milano? Delle quasi 1600 persone che hanno partecipato al quiz online “IndovinaMI” promosso dalla Camera di Commercio di Milano (in collaborazione con Unione Confcommercio Milano), solo 6 su 10 hanno superato la prova.
Milanesi di nascita, d’adozione oppure provenienti da altre città si sono cimentati nel rispondere ad 11 domande riguardanti il capoluogo lombardo. Le domande svariavano dai temi storici a quelli artistici ed economici.
Il 98% ha risposto correttamente su quale sia il patrono di Milano, dimostrando quanto Sant’Ambrogio resti un simbolo della città. Un po’ di difficoltà sono emerse invece dalle risposte sul settore piu’ diffuso dell’economia milanese: l’indecisione era tra i servizi (la risposta corretta, data da 1 persona su 2) e il commercio (41% le risposte errate). Difficoltà anche sul creatore della statua equestre dell’Ippodromo di San Siro (Leonardo, 59% di risposte corrette), sul fondatore della Scala(Maria Teresa d’Austria, 52%) e soprattutto sulle origini storiche di Milano (solo 1 su 4 conosce i celti che fondarono la Cultura di Golasecca).

Questo articolo apparso su IL GIORNO dimostra almeno due cose: i milanesi di oggi non conoscono la storia della loro città e forse la scuola ha qualche responsabilità, chi invece milanese lo è solo di adozione non ha avuto modo di apprendere tutto sulla città che lo ospita, e qui occorre dire che l'integrazione con la nuova immigrazione è pari a zero e forse non per colpa solo degli immigrati.
Come si può amare una città che non si conosce? Un quesito per il nostro Sindaco!
Manuela Valletti.

giovedì 26 luglio 2012

I giorni della gioia

Nel paese dove trascorro ormai da quattro anni i miei periodi di ferie, sembra che il tempo si sia fermato. Accanto alle sontuose dimore che lo hanno reso molto famoso dagli anni 30 agli anni 60, si vedono ancora oggi vicoli stretti, tutti in pietra, dai quali si scorgono vecchie case contadine  con i cortili a volta e addirittura balconi in pietra costruiti a mano.
Lanzo d' Intelvi è adagiato su un grande pianoro a 1000 metri di altitudine, è circondato da pinete secolari , da faggeti e da grandi pascoli, il Monte Generoso (1700 mt) è la cima più alta da raggiungere, poi, verso la Valtellina sono visibili  diversi crinali di monti che offrono, nelle serate terse, uno spettacolo indimenticabile. Il lago di Lugano, visibile da diverse parti del paese, regala la luogo un tocco magico per i panorami mozzafiato che appaiono all'improvviso da un bosco o da un pianoro.
La piazza principale di Lanzo la sera si anima di tanti bimbi che giocano a nascondino e corrono felici da una parte all'altra con un vociare allegro che mi riporta sempre alla mia infanzia.
Avevo proprio la loro età quando la mia nonna mi permetteva di giocare all'aperto dopo cena poco lontano da qui, a Montronio. Ricordo che  in tutti i giochi che ci inventavamo erano due le fazioni che si confrontavano: i bimbi villeggiati e quelli del paese... forse anche oggi è così.
L'arrivo della corriera che attraversa tutta la valle era sempre molto emozionante e quella che portava i miei genitori giungeva proprio di sera. Arrivava da Milano, si fermava in molti paesi del comasco e poi attraversava la Valle d'Intelvi; io l'aspettavo con grande trepidazione, sapevo che mi avrebbe portato  papà e mamma. La nonna mi metteva il vestitino migliore e mi faceva le treccine per presentarmi al meglio. Salivo in piedi sul muretto che cingeva la curva e quando vedevo la corriera il cuore mi saltava nel petto, poi vedevo scendere i miei genitori e  arrossivo per l'emozione.
La corriera blu fa ancora oggi lo stesso percorso,  non parte più  da Milano, ma quando affronta il curvone con il classico colpo di clacson io provo la stessa identica emozione  di quando ero bambina anche se ora  non aspetto nessuno.
E così a distanza di tanti anni i bimbi di Lanzo mi riportano ogni sera ai giorni della gioia... . Forse è anche per questo che qui mi ritrovo e ritrovo tutto ciò che mi fa stare bene.

domenica 15 luglio 2012

Serenità

Non amo la domenica, mi mette tristezza e se ricordo "Il sabato del villaggio" di Leopardiana memoria, penso di non essere la sola.
Oggi però mi sento in pace con me stessa. La mattina è iniziata molto presto con una lunga passeggiata con mio marito e i nostri cani. Addentrarsi nel bosco alle prime luci dell'alba regala immagini e sensazioni indescrivibili. I raggi del sole cominciano a filtrare bassi tra i rami dei pini e piano piano riempiono di colori il bosco, i nostri passi sul sentiero accompagnano il  cantare degli uccelli, non si sentono altri rumori che non siano quelli della natura: l'acqua che scorre nel torrente, gli aghi di pino  calpestati dai nostri scarponi e dalle zampe dei cani, le fronde degli alberi che si muovono al vento.
Flora e Strauss si inoltrano felici nel sentiero che conduce alla sorgente, annusano ovunque, si fermano di colpo sicuri di aver fiutato qualche capriolo.... noi non parliamo, siamo appagati da tutto quanto ci sta intorno, a volte il silenzio è l'unico regalo che ti puoi fare.
Dopo la colazione e un giro nel paese per fare una degustazione di formaggi locali, ci dedichiamo al giardino. Accanto alla mia splendida lavanda in fiore, ho piantato i garofanini di montagna, le genziane di Esculapio, le roselline... insomma un bellissimo insieme di colori che mi rallegra molto. 
Nel pomeriggio ho invece arricchito il mio piccolo orto con piantine acquistate al consorzio agrario, tra qualche tempo potremmo quasi essere autosufficienti.
Ora sono qui per fissare sul blog le mie emozioni. Penso che  essere in grado di apprezzare tutte le piccole cose della vita sia la cosa più bella che mi sia capitata.

Il bosco del Meriggio questa mattina 

giovedì 5 luglio 2012

Cambiamenti

Dobbiamo sempre essere pronti ai cambiamenti, nella corso di una vita se ne incontrano molti, alcuni di poco conto, altri capaci di modificare una esistenza. Un matrimonio, la nascita di un figlio, il cambio di lavoro, la perdita di una persona cara sono eventi positivi e negativi che indirizzano il percorso di ciascuno di noi. 
Negli ultimi anni, non molti per la verità, ho perso i miei genitori e alcuni parenti che mi erano molto cari, il vuoto che mi sento intorno è grande e a volte fa veramente male.
Se ritorno con il pensiero a quando se ne sono andate le mie adorate nonne, ritrovo i miei genitori ed i miei zii circondati dai figli e da fratelli, sorelle e nipoti, insomma ancora parte di  una grande famiglia con molte potenzialità affettive.
I tempi sono cambiati,  i giovani stentano a mettere su casa, condizionati come sono da introiti poco gratificanti e dalla morsa di una crisi economica che ha spezzato le gambe all'economia del nostro Paese, e così quando un anziano se ne va, il suo posto in famiglia resta vuoto e i nuclei familiari diventano sempre più piccoli.
Questo è accaduto anche nella mia famiglia, mio figlio si è sposato ed ha un bimbo di tredici anni, mia figlia  si appresta ora ad andare a vivere per conto suo, e questo è  un suo successo personale, dopo il periodo nero che ha passato per il lavoro.
Mio marito ed io ci ritroviamo dopo tanti anni vissuti  insieme (quest'anno saranno 47 anni)  a dover ricostruire la nostra vita  a due,  viviamo un nuovo inizio che dobbiamo saper sfruttare al meglio. Forse sarà l'occasione per viaggiare come vorremmo, o per terminar il libro che ho nel cassetto, o per dar corpo ai nostri hobby, o godere semplicemente di questa libertà ritrovata.
La famiglia si è ridotta, accanto a noi ci sono Flora e Strauss, i due adorabili schnauzer  che sono la nostra ombra, ma anche la nostra riserva infinita di affetto, nel caso i figli, troppo presi dalla loro vita, decidessero di non starci vicino come vorremmo.
Lo dico senza rammarico, è giusto che i ragazzi percorrano la loro strada liberamente; con i miei genitori non ho potuto e voluto farlo, spesso non ho saputo gestire i confini del grande amore che avevo per loro, ma questo è stato un mio problema e non desidero che i miei ragazzi ripercorrano la stessa strada, alla fine diventerebbe troppo doloroso per loro, come lo è stato per me.
Il primo atto di questa ritrovata vita di coppia sarà la ristrutturazione della nostra casa, finalmente avrò la cucina grande che ho sempre desiderato e un soggiorno  molto vivibile.
I cambiamenti si devono accettare e se possibile guidare, per ora  "la sindrome del nido vuoto" non ci appartiene.

cambiamenti.....



sabato 23 giugno 2012

LA SCONFITTA DEL POPOLO SOVRANO

di Salvatore Brosal

Sono stanco di tutta questa illegalità. Sono stanco di assistere a questa Italia che si lascia sconfiggere da politici che abusivamente occupano il nostro Parlamento, e da uomini che occupano sempre abusivamente le nostre istituzioni. Sono stanco perché noi, noi popolo sovrano, veniamo sconfitti giornalmente. E’ una sconfitta sociale, è la sconfitta del Popolo Sovrano. La protervia, il malaffare, l’illegalità diffusa e la corruzione, nonostante tutte le forze messe in campo dalla società perbene, riescono sempre a rompere quell’armonia di pace che è necessaria per condurre una vita, il più possibile serena. Io non credo più a nulla. Non credo alle vuote parole del Presidente della Repubblica. Io non credo più a nessuno. Tanti predicatori del vento, tanti scribi e farisei, tanti sepolcri imbiancati parlano a vanvera di pace, benessere e solidarietà; Tutta questa gente mi fa ribrezzo, perché è bella e brillante fuori, ma dentro è marcia, nauseabonda e putrefatta. Tutta questa gente che ostenta bellezza, presunzione e che ci fa la morale dentro è decomposta, fetida e piena di vermi. In questo momento di dolore per la nostra terra, per una parte d’Italia colpita al cuore, per i nostri fratelli emiliano-romagnoli, Popolo Italiano, io mi sento sconfitto anche prestando aiuto. Non può esistere un problema meridionale, non potrà esistere una sofferenza regionale perché in una nazione libera ed unita i problemi, le sofferenze e le ferite sono nazionali e non regionali. Io non mi fido più neanche della protezione civile, e con questo ho espresso davvero il mio pensiero e la mia convinzione. La solidarietà è un valore enorme che riesce ad arrivare dove lo Stato e la burocrazia falliscono. Noi dobbiamo imparare a vivere insieme come fratelli, altrimenti moriremo insieme come idioti.

venerdì 22 giugno 2012

Italiani, su la testa!


martedì 12 giugno 2012

Paolo Barbard scrive.....

Quando i mercati prestano denaro a un tasso sopra al 7%, la nazione ricevente è considerata al fallimento.

22 Novembre 2010: L’Irlanda chiede l’intervento del Fondo Monetario Internazionale/UE per salvarsi dal crollo. In quel momento i mercati prestavano all’Irlanda a un tasso usuraio del 8,1%.

11 Ottobre 2011: un anno dopo, cambiato il governo, i mercati ancora prestano all’Irlanda a un tasso usuraio del 8,5%.

***

23 Aprile 2010: la Grecia chiede l’intervento del Fondo Monetario Internazionale/UE per salvarsi dal crollo. In quel momento i mercati prestavano alla Grecia a un tasso usuraio del 8,3%.

7 Novembre 2011: un anno e sette mesi dopo, cambiato il governo, i mercati ancora prestano alla Grecia a un tasso usuraio del 26%.

***

4 Maggio 2011: il Portogallo chiede l’intervento del Fondo Monetario Internazionale/UE per salvarsi dal crollo. In quel momento i mercati prestavano al Portogallo a un tasso usuraio del 9,5%.

7 Novembre 2011: sei mesi dopo, cambiato il governo, i mercati ancora prestano al Portogallo a un tasso usuraio del 12%.

COSA ASPETTIAMO A MANDARE A CASA MONTI E USCIRE DALL'EURO???????

venerdì 8 giugno 2012

Adesso basta, non ne possiamo più!


Oggi pomeriggio, sentendo la radio, ho apprezzato lo sfogo di un conduttore che diceva : "Non si può più andare avanti così...siamo subissati da negatività e ora ci siamo rotti le palle! Forza cittadini, vi do la parola in diretta.. dite senza problemi che cosa non riuscite più a sopportare!".  Visto che da qualche mese  questo  è anche  il mio stato d'animo, quando il conduttore è stato  sommerso dalle telefonate mi sono sentita meglio, mi sono sentita capita:  gente che non ne poteva più della politica, dei vari personaggi, dei giornali, delle tasse, degli omicidi, della televisione e via di questo passo.
Non avete l'impressione che l'informazione ci voglia fare del male deliberatamente? Non che non debbano dare le notizie, per carità, sono giornalista anch'io e conosco il mestiere,  ma c'è modo e modo di farlo.... Non trovano giustificazione professionale ore e ore di diretta sulla strage di Capaci, sui delitti Rea e Scazzi, sulla recessione, sull'Italia che va malissimo, su Monti che è stato lasciato dai poteri forti, su Berlusconi che vuole stampare Euro o fa il Bunga Bunga, sui partiti che litigano, sui sondaggi che dicono che vogliamo andare a votare, su Napolitano che piange come una fontana ecc. ecc
Manca solamente che  in assenza di stragi di giornata ci appioppino le ricostruzioni della  strage di piazza Fontana, dell'attentato di Bologna e della tragedia di Ustica... con tutto il rispetto per i morti, che penso non vorrebbero essere oggetto di strumentalizzazione.
Possibile che in questo Paese non ci sia una buona notizia da mettere in prima pagina, possibile che la TV produca solo lamenti e lacrime? 
Io desidero essere informata, ma non annientata psicologicamente, anche perchè accanto ai problemi generali ognuno ha i problemi suoi personali.
Molti ascoltatori della radio suggerivano di non guardare più i telegiornali, di non comprare più i giornali e via di questo passo...
Forse una via di mezzo ci sarebbe, basterebbe che chi è preposto all'informazione fosse persona seria e soprattutto preparata e si limitasse a dare notizie non a trasformarle in catastrofi. Pare sia chiedere troppo!



mercoledì 30 maggio 2012

La forza della vita nella sofferenza


“A volte arriva in modo silenzioso e subdolo, come la muffa sul muro, oppure irrompe nella quiete di casa nostra come un bandito, con prepotenza: arriva il dolore. È la sofferenza causata dal distacco di persone care, di situazioni di vita disperate, dalla difficoltà di vivere in pace con noi stessi o con gli altri oppure è causato dalla solitudine o dalla malattia sia essa del corpo o dello spirito …” (Dal messaggio dei Vescovi italiani per la 31a giornata per la vita).
Leggo questo messaggio il giorno dopo aver visitato un malato terminale: mi sono sentito fragile e miserabile di fronte alla sofferenza di quest’uomo, la mia sicurezza, la mia spavalderia si sono infrante di fronte al volto della morte. Un volto che si è presentato ai miei occhi con tutta la sua tracotanza, la sua crudezza, mi sono sentito impotente, deluso, senza desiderio, privo di speranza. Quel Dio che io cerco, per un attimo ho pensato che fosse invenzione dell’uomo per lenire la disperazione. Ma la disperazione è il passo verso il nulla, il disperato è colui che non vede il domani è un uomo senza più legami, senza appigli, in balia delle tempesta e il vento del dolore.
In questa condizione è impossibile credere, perché il dolore ti paralizza, ti toglie il respiro e credi che la morte e meglio della vita. La disperazione si fa depressione, sfiducia in se e negli altri, rinunciando a qualsiasi sentimento. Il passo successivo è la negazione della propria identità.
Non riesco a non pensare a quell’uomo, disteso tra le braccia della morte, chiuso nella sua solitudine. Si perché dolore è spesso solitudine. Noi cristiani amiamo esorcizzare il dolore e abbiamo sostituito i crocifissi tanto cari a Teresa D’avila, Caterina da Siena, con dei crocifissi di un Cristo che non soffre, con un corpo composto, senza nemmeno una ferita, impedendoci di guardarci dentro e penetrare i sentimenti più recessi.
Quando ho provato a parlare del dolore di quest’uomo, dopo un attimo, tutti, hanno cambiato discorso. Sono consapevole che la sofferenza fa paura, ma non possiamo aggirarla, soggiogarla, infinocchiarla, prima o poi arriverà: « in modo silenzioso e subdolo, come la muffa sul muro, oppure irrompe nella quiete di casa nostra». Quindi, il dolore si deve tramutare in speranza, perché chi ha speranza crede ancora nella vita. È importante credere, è necessario credere, perché ti fa vivere e la sofferenza acquista un significato, un senso. «La sofferenza è l’unico mezzo valido per rompere il sonno dello spirito» (SAUL BELLOW ). Certo, il malato terminale fa paura, hai difficoltà a guardarlo negli occhi, Giobbe lo descrive in maniera drastica: «a mia moglie ripugna il mio alito, faccio schifo ai figli del mio ventre» (19,17). È disperazione ma anche speranza, è tenebra ma anche luce, è distruzione ma anche purificazione. La sofferenza è anche trasfigurazione del corpo e dello spirito: «nulla di più fiele del soffrire, nulla di più miele dell’aver sofferto; nulla di fronte agli uomini sfigura il corpo più della sofferenza, ma nulla di fronte a Dio abbellisce l’anima più dell’aver sofferto» (Meister Eckhart). La sofferenza ci da anche la forza che non immaginavamo di avere. Mai come nel dolore ci si accorge di non avere un corpo, ma di essere un corpo che è segno di una realtà più profonda. Un corpo da amare, rispettare, divinizzare.
Porterei quel corpo morente di quell’uomo all’ingresso di ogni scuola, di ogni ufficio, di ogni Chiesa, nelle riunioni dei grandi della Terra, nei Concili ecumenici, nelle riunioni parrocchiali e nelle riunioni condominiali, perché tutti si rendessero conto che: «la mia esistenza […] è un nulla. Solo un soffio è ogni uomo che vive, come ombra è l’uomo che passa; solo un soffio che si agita»( Sal 39, 6-7). Lo porterei perché nella nostra società contemporanei regna la cultura del “divertimento a tutti i costi”. Divertimento vuol dire sposta¬re lo sguardo. Il divertimento è guardare qualcosa d'altro rispetto a quello che dovresti guardare. "Divertere" è il contrario di "converte¬re", cioè spostare lo sguardo su ciò che val la pena guardare.
Allora, ci divertiamo, dimentichiamo per non pensare, l’uomo si di-verte rispetto all'oggetto vero della sua volontà, del suo intelletto, del suo cuore, del suo desiderio e non pensa che la sofferenza rivela la nostra vera realtà, che manifesta il nostro limite di creature caduche, che fa scoprire quell’impotenza e quella solitudine insita nel cuore di ogni uomo. Davanti a quel malato mi sono chiesto: «Perché Signore? Fino a quando?» (Sal 13). Purtroppo il dolore nei credenti resta sempre uno scandalo, perché continuano a vivere nell’oscurità, invece di intravedere nella sofferenza uno spiraglio di luce.
Allora, coraggio, viviamo nella speranza di scoprire la perla più bella, penetriamo gli abissi del dolore:
«Come un pescatore di perle, o anima mia, tuffati.
Tuffati nel profondo, tuffati ancora più giù, e cerca!
Forse non troverai nulla la prima volta.
Come un pescatore di perle, o anima mia,
senza stancarti, persisti e persisti ancora,
tuffati nel profondo, sempre più giù, e cerca!»
(Swami Paramânanda ).

lunedì 21 maggio 2012

La Caporetto della vecchia politica

Le elezioni amministrative hanno avuto un risultato certo e incontrovertibile, hanno decretato la fine del sistema dei partiti. I cittadini hanno reagito all'arroganza della casta, insensibile a qualsiasi richiesta di cambiamento che la riguardi, e alla corruttela che ha coinvolto tutti, perfino la Lega Nord, con un voto disincantato e significativo che ha premiato Sel e il Movimento Cinque Stelle, nella speranza, forse non vana di dare una svolta alla situazione deprimente in cui si trova il Paese.
Come reagiranno ora i partiti? Per la verità non hanno molte possibilità di cambiamento perchè non vogliono, e lo hanno dimostrato più volte, mandare a casa la loro classe dirigente, non vogliono rinnovarsi. Restano schiavi delle logiche di potere, alla spartizione degli incarichi secondo le correnti interne, del tanto peggio tanto meglio e non si avvedono che tutto intorno a loro sta crollando.
C'è un solo pericolo ora, quello che una intera classe politica si rifiuti di andare a casa ed inventi, con l'ausilio di un governo tecnico che fa acqua da tutte le parti, uno "stato di emergenza per il Paese" o la necessità di una "assemblea costituente"  per evitare un voto politico che molto probabilmente segnerebbe la sua fine.
Non ci rimane che attendere e non mollare la presa.

sabato 19 maggio 2012

Brindisi: strage di stato?

Riporto un post di Primo Antonio Berti, un amico che seguo spesso su F.B.

IL REGIME DEI GOLPISTI E DEI BANCHIERI SI FA PIU' PERICOLOSO,
REAGISCE CON IL CRIMINE E LA FEROCIA DI CHI SA CHE STA PER GIUNGERE LA SUA FINE.

TRAVOLTI DAL SOLITO DESTINO

Sono sporchi. Hanno paura. Reagiscono a tentoni come coloro che sono presi alla sprovvista da una situazione di rivolta morale che non avevano messo in conto. Sono pericolosi.
Prima ci hanno provato con le minacce e con le rabbiose dichiarazioni, convinti che per farci cagare sotto bastasse farci un semplice buu istituzionale. "Chi colpisce equitalia colpisce lo stato", apperò, bel colpo, geniale trovata per giustificare la repressione che si apprestano a mettere in campo. "Non esiste nessun boom dell'antipolitica" ma poi subito dopo "schiereremo l'esercito", e via via sproloquiando di vaneggiamento in vaneggiamento.

Poi si sono accorti che non se li è filati nessuno. La crisi, le tasse impossibili e la disperazione, hanno reso la gente più accorta e incazzata. Ed ecco che improvvisamente riappare il terrorismo. Pensa te. Prova d'autore, prova fallita, non ha beccato nessuno.
Allora hanno pensato che occorresse fare un salto di qualità, un atto eclatante che richiamasse tutti all'ordine. Tutti attorno allo stato "sotto attacco". Al loro stato perdio, mica quello vero, mica quello del popolo, ma allo stato delle caste e dei crimini costituzionali e finanziari da essi stessi legalizzati.

Mi sembra di sentirli: "Bisogna fare quadrato contro gli attacchi alla democrazia, Bisogna respingere fermamente chi vuole sovvertire lo stato", bla bla bla e poi ancora bla.
Detto fatto, ed ecco pronto il colpevole predestinato che va bene per tutte le stagioni e per tutte le salse, tanto mica ci si arriverà mai a capo: "E' stata la mafia", "E' un attacco inaudito della criminalità organizzata" e via dicendo. Riescono pure a convincere qualche allocco.

Gioco riuscito ? Si vedrà nei prossimi giorni. Si capirà da quanto se ne parlerà. Da quanto i giornalisti e le "tivì" di regime si perderanno in dibattiti su dibattiti, edizioni speciali, documentari con le solite musichette alla ballarò e dalla sfilata dei soliti personaggi inutili venduti al regime.

E intanto nessuno darà più voce ai disperati della crisi e a questa europa che sta saltando per aria. I suicidi della disperazione, le tasse incombenti, l'imu, il finanziamento ai partiti e lo spread, spariranno come d'incanto. Non esisteranno più. Nessun problema esisterà più. Solo la lotta delle caste politiche per salvare la loro re-pubblica attaccata dalla mafia. Con una sola parola d'ordine: "ricompattare lo stato" contro gli attacchi di una deriva populista che si permette di mettere in discussione questa vergognosa classe politica che si è appropriata dello stato infiltrandosi in ogni istituzione, struttura, ministero, regione, provincia, comune e chissà che altro.

No, non ci caschiamo più. La mafia si ammazza e si combatte al suo interno. La mafia per quanto criminale possa essere, non ha mai ammazzato il popolo e bombardato bambini a scuola. La mafia non ha bisogno di stragi inutili ed eclatanti che ne mettano in discussione la sua credibilità che, piaccia o no, riscuote in vaste zone del paese dove lo stato è assente perchè impegnato a correre dietro ai commercianti di cortina che si scordano di emettere uno scontrino.

A pensare male si sa, si commetterà pure peccato, ma come recita il detto, spesso ci si prende. E noi abbiamo imparato a pensare male sulla nostra pelle, mica per cattiveria.
E abbiamo anche imparato a guardare la luna e non il dito che la indica.
Ma pare che non lo abbiano proprio capito.
Peccato. Per loro.

primo antonio berti

martedì 1 maggio 2012

C'era una volta una zia....

Il primo ricordo consapevole che ho della zia Augusta è un risveglio mattutino al tintinnio  di due scarpette "alla bebè" di vernice nera con la punta in camoscio grigio, la zia le teneva in mano e sorrideva gioiosamente. Erano scarpette con il bottoncino, molto eleganti, bellissime. Avrò avuto due, tre anni... allora le bimbe portavano scarpe bianche, quelle da sbiancare ogni sera con la biacca, dunque quel paio di scarpette nuove erano una assoluta chiccheria.
Sono state sempre le mie preferite e credo di averle portate per tanto tempo, anche nella versione con la punta tagliata, un escamotage usato allora per far andar bene scarpe diventate corte.
La zia l'ho sempre adorata anche per quelle scarpette.. quella mattina   era riuscita a farmi sentirmi amata e importante e io che avevo fame di affetto, gliene sono sempre stata grata.
Nei giorni scorsi le ricordavo questo episodio  e  lei sorridendo sorniona e mi disse... " eri una bimba tanto bella e buona che ti meritavi tutto".
E così, nel corso degli anni, la zia Augusta, con il suo affetto e la sua vicinanza, mi ha accompagnato in tanti momenti importanti della vita, lo ha fatto anche con mia sorella e con i nostri figli. Abitava nel mio stesso palazzo in un appartamento che era stata la sua conquista, l'aveva comperato con tanti sacrifici e lo aveva fatto anche per la sua mamma, la mia adorata nonna Giannina che viveva con lei, quasi a ricompensarla per una vita che era stata dura con lei... quattro figli da allevare e un marito perso troppo presto a causa di  un ictus.
La sua casa era diventata con gli anni  una parte di lei, era la sua certezza, il luogo dove accoglieva tutti noi, dove invitava a pranzo i nipotini  facendoli felici... poter andare a trovare la zia era un privilegio, lo era stato per me quando ero piccola e lo è stato per i miei figli che appena potevano sgattaiolavano via per raggiungerla. A lei piaceva tanto cucinare allora si faceva aiutare dai piccoli, guardava con loro la televisione, li abituava ad avere senso critico e ad esprimere la loro opinione, forse ciò che a loro piaceva tanto della zia era il fatto che li faceva sentire importanti, li trattava da adulti anche se adulti non erano. Lo ha fatto con tre generazioni di nipoti e per la nostra famiglia era diventata una istituzione.

La zia Augusta, se ne è andata ieri in seguito ad una malattia crudele che però non è riuscita a scalfire ne la sua bellezza ne la sua dignità. E' mancata nel suo letto, nella sua casa, per noi questo era importante.
Le siamo stati accanto, le abbiamo fatto compagnia fino alla fine, tutti intorno al suo letto a raccontare di lei, tanti aneddoti di una vita generosa, proprio come lei avrebbe voluto  ... tristi si, ma non troppo, perchè, come diceva lei, "bisogna aver misura nelle cose" e poi perchè  le persone come lei non muoiono mai.

Un bacio zia, dalla tua famiglia!



venerdì 27 aprile 2012

Un riconoscimento per il mio blog

Questa mattina, con mia grande sorpresa ho scoperto che questo blog è stato riconosciuto 
"blog 100% affidabile" per il suo impegno nei confronti della "Memoria".
Sono molto grata a chi ha proposto il mio blog per il premio e naturalmente lo sono anche nei confronti di chi me lo ha assegnato.


Grazie di cuore e la promessa che il lavoro continua e con rinnovato impegno




domenica 22 aprile 2012

Orfani


E poi scopri che quell’essere orfano ti pesa più di quando pensassi.
No, non è solo per risentire le loro voci, che qualche volta ti sembra ancora che ti chiamino dal balcone, e tu guardi su, alzi la testa verso una assenza che si nasconde nella tua miopia.

No, non è neanche quando ti serve aiuto, perché anche se non si è più ragazzi si può avere bisogno di aiuto, di un consiglio, di una commissione. Che sarebbe comunque una mancanza per te, non per loro. Egoismo. In un certo qual senso.

Ti mancano certamente quando il calendario te lo ricorda, poco fa tuo madre avrebbe compiuto 90 anni e sono già 3 che manca, e papà l’hai perso prima dell’11 settembre, quando il millennio era ancora acerbo e nulla faceva presagire questo scempio della vita.

Non è neppure quando passi per quei brandelli di città che ti rimbalzano addosso ricordi, sempre esasperati nella dolcezza e nel dolore, come dentro ad un tubo che da nel tempo, come cantava Vecchioni.

E’ quando ti assale quella debolezza che avevi quando eri bambino, piccolo, che qualche cosa ti spaventava, ti negava il futuro, ti accecava la speranza. E allora correvi quasi, urlavi o piangevi, e ti buttavi tra le loro braccia, perché li volevi tutti e due, non solo uno di loro, tutti e due, nel lettone, stretti intorno a te a proteggerti, a rassicurarti, a negare il presente per accendere il futuro.
Ecco.
E oggi non puoi più, perché non puoi essere debole, non puoi. Sei tu quello che deve abbracciare, rassicurare, comprendere, sostenere.

E allora essere orfano scopri che pesa.

Perché solo con loro potresti essere ancora bambino.

(Paolo Pugni)

Non è bellissima? E quanto vera.. almeno per me! Grazie Paolo

This entry was posted on 2011/10/27, in genitori, morte, nostalgia.

lunedì 16 aprile 2012

Incontro: la poesia di Guccini

....E correndo mi incontrò lungo le scale, quasi nulla mi sembrò cambiato in lei,
la tristezza poi ci avvolse come miele per il tempo scivolato su noi due.
Il sole che calava già rosseggiava la città
già nostra e ora straniera e incredibile e fredda:
come un istante "deja vu", ombra della gioventù, ci circondava la nebbia...

Auto ferme ci guardavano in silenzio, vecchi muri proponevan nuovi eroi,
dieci anni da narrare l'uno all' altro, ma le frasi rimanevan dentro in noi:
"cosa fai ora? Ti ricordi? Eran belli i nostri tempi,
ti ho scritto è un anno, mi han detto che eri ancor via".
E poi la cena a casa sua, la mia nuova cortesia, stoviglie color nostalgia...

E le frasi, quasi fossimo due vecchi, rincorrevan solo il tempo dietro a noi,
per la prima volta vidi quegli specchi, capii i quadri, i soprammobili ed i suoi.
I nostri miti morti ormai, la scoperta di Hemingway,
il sentirsi nuovi, le cose sognate e ora viste:
la mia America e la sua diventate nella via la nostra città tanto triste...

Carte e vento volan via nella stazione, freddo e luci accesi forse per noi lì
ed infine, in breve, la sua situazione uguale quasi a tanti nostri films:
come in un libro scritto male, lui s' era ucciso per Natale,
ma il triste racconto sembrava assorbito dal buio:
povera amica che narravi dieci anni in poche frasi ed io i miei in un solo saluto...

E pensavo dondolato dal vagone "cara amica il tempo prende il tempo dà...
noi corriamo sempre in una direzione, ma qual sia e che senso abbia chi lo sa...
restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento,
le luci nel buio di case intraviste da un treno:
siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno..."

venerdì 13 aprile 2012

Scoprire con chi abbiamo a che fare....



Nel corso della vita, soprattutto se vissuta di questi tempi, capita spesso di dover valutare gli altri per decidere se possiamo fidarci di loro. È un compito arduo, perché non conosciamo bene nemmeno noi stessi e le circostanze cambiano in continuazione. Ma possiamo mettere in atto alcuni criteri che di certo ci aiuteranno. 
La prima impressione: la prima volta che incontriamo una persona non abbiamo ancora nessuna idea preconcetta su di lei, registriamo tutti i suoi messaggi verbali e non verbali come una pellicola vergine. E se lei non sa nulla di noi, non sa come mascherarsi, come travestirsi. Abbiamo così l’opportunità di percepire qualcosa che poi svanirà perché, in seguito, ci presenterà l’aspetto che ritiene più gradito e noi faremo intervenire l’intelletto, il ragionamento, sentiremo le opinioni degli altri, ci faremo influenzare. Certo la prima impressione può essere erronea. Ci sono persone che si sono addestrate a presentarsi sempre in modo s
Cerchiamo di saperne di più...
Per questo occorre poi raccogliere informazioni. Prima di tutto facendole parlare a lungo, ponendo le domande nei momenti più impensati, ascoltandole mentre parlano con altri. Ma soprattutto studiando la loro storia passata, cosa dicono di loro le persone con cui hanno avuto rapporti stretti. Si sono comportate in modo onesto, sincero, o hanno ingannato, truffato?
Non abbiate paura di essere invadenti. È giusto, doveroso, farci una idea oggettiva di chi è l’altro. Se ha agito bene potrete scoprire qualità straordinarie che non avreste nemmeno sospettato. Se invece è un poco di buono meglio saperlo subito che scoprirlo troppo tardi. 
Alla fine c’e un terzo criterio. Quando dovete prendere una decisione impegnativa domandatevi: «Al mio posto lui si sarebbe comportato come me?». E potranno venirvi dei dubbi. Vi accorgerete che ci sono molte cose che vi dividono. Potrete scoprire che è più generoso o più avaro di voi, ma anche più superficiale o più cinico. Se infine dovete scegliere un manager o un collaboratore importante domandatevi sempre: «Cosa farebbe questa persona se fosse un dittatore onnipotente?». Allora vi accorgereste che certi uomini servili potrebbero diventare vendicativi, che alcuni personaggi brillanti potrebbero diventare dei despoti capricciosi, che alcuni moralisti potrebbero rivelarsi degli inquisitori e certi comici essere crudeli.
Dicono che il potere corrompe. Proviamo a immaginare che lo abbiano e lo esercitino su di noi.

Io spesso mi fermo alla prima impressione, quella dettata dal cuore ... il più delle volte ci azzecco, ma quando sbaglio sono dolori.

mercoledì 11 aprile 2012

Bossi: forse sapeva.. forse no

Ho assistito ieri sera alla seratona leghista a Bergamo e dopo un primo momento di fastidio per i toni trionfalistici di Maroni ("Lega Nord la potentissima... e amenità di questo tipo) mi sono concentrata sulla platea di militanti, sui loro cori e sulle loro proteste. Direi un pari merito tra Bossi e Maroni circa i consensi, ma anche tante  frasi disincantate ("sono tutte balle" ) quando il grande capo tentava di scusarsi per gli errori dei figli.
E' molto difficile che Bossi non sapesse.... ma voglio credergli e lo faccio perchè è un uomo malato al quale, magari, tante cose sono state nascoste  per non addolorarlo, naturalmente poi le responsabilità sono comunque le sue e infatti se le è prese tutte.
Da quello che ho visto, la Lega c'è e nonostante " il malloppo " che sembra condividere con tutti gli altri partiti, dimostra una diversità di comportamenti. La parola "dimissioni" per la Lega non è una brutta parola, ma è l'inizio di una pulizia che è dovuta a chi ha comunque riposto il lei tante speranze di cambiamento.
Non so come andrà a finire, lo vedremo nelle prossime amministrative, penso che non cambierà molto rispetto al passato, la Lega avrà  tutti i suoi consensi al nord, se non altro per mancanza di concorrenza. Basta salire su un autobus per sentire: "Nonostante tutto meglio la Lega, almeno salverà il nord" ...., staremo a vedere.

lunedì 9 aprile 2012

Onestà e disonestà ai giorni nostri

Perchè dobbiamo essere onesti, leali, mantenere la parola data, non fare minacce e ricatti quando sappiamo benissimo che molti, usando mezzi illeciti si sono arricchiti, sono diventati potenti e vengono ammirati ed elogiati? Se molte fortune sono nate dalla genialità degli imprenditori, altre sono il frutto di furfanterie. Gli americani chiamano Robber Barons alcuni loro famosi magnati.
Se la disonestà paga, perchè tante persone continuano ad essere oneste, integre, corrette? Alcuni rispondono che lo fanno per timore della legge. Ma davvero credete che gli onesti siano onesti per timore del magistrato? No. Le leggi sono indispensabili, ma noi non siamo gentili con nostro marito o nostra moglie, non ci prendiamo cura dei nostri figli, non facciamo il nostro lavoro quotidiano, non aiutiamo gli altri per timore della legge. La società è fondata sui costumi, regole morali, valori, legami affettivi e solo quando questi fattori cessano di funzionare deve intervenire la legge. E non sempre con molto successo, come dimostrano le aree di mafia e di camorra. Il rigore morale è qualcosa che incominciamo a formarci da bambini attraverso l'esempio dei genitori, degli insegnanti, degli amici. E’ una bussola interna che rafforziamo da adolescenti, da adulti, nelle prove della vita.
E’ un costrutto personale, il prodotto di una volontà, di una autodisciplina come ogni altra virtù, ogni altra abilità. Il bravo pianista, il bravo calciatore devono incominciare presto, ma poi continuare a coltivare la propria capacità. Chi non si è costruito questa bussola considererà normale ingannare, rubare, tradire. E lo farà sempre.
Ora domandiamoci: gli onesti, coloro che hanno la bussola della integrità, come possono operare in un mondo dove ci sono tanti potenti corrotti e tanti spregiudicati? Non verranno sempre sconfitti? Non è detto. Perchè chi ha scelto la rettitudine ed ha rinunciato ad imbrogliare, è portato a sviluppare altre capacità. Un pò come il cieco che, non vedendo, acquista una straordinaria capacità uditiva tattile e cenestesica. L'onesto sviluppa molto di più l'intelligenza, la creatività, l'efficienza. Inventa, organizza, costruisce, ispira fiducia, ottiene credito. Quando devi fidarti veramente di qualcuno, vedere le cose fatte bene, sei costretto a rivolgerti a lui. Nessuno, nemmeno il politico più spregiudicato, può farne completamente a meno. Questa è la sua forza e per questo, alla fine, si afferma e rende vivibile la nostra società.

sabato 7 aprile 2012

Ho bisogno di silenzio

Ho bisogno di silenzio
come te che leggi col pensiero
non ad alta voce
il suono della mia stessa voce
adesso sarebbe rumore
non parole ma solo rumore fastidioso
che mi distrae dal pensare.

Ho bisogno di silenzio
esco e per strada le solite persone
che conoscono la mia parlantina
disorientate dal mio rapido buongiorno
chissà, forse pensano che ho fretta.

Invece ho solo bisogno di silenzio
tanto ho parlato, troppo
è arrivato il tempo di tacere
di raccogliere i pensieri
allegri, tristi, dolci, amari,
ce ne sono tanti dentro ognuno di noi.

Gli amici veri, pochi, uno?
sanno ascoltare anche il silenzio,
sanno aspettare, capire.
Chi di parole da me ne ha avute tante
e non ne vuole più,
ha bisogno, come me, di silenzio.

Alda Merini

Vi regalo questa poesia della Merini perchè la Pasqua quest'anno è tanto sofferta, sono in molti ad avere delle pene nel cuore e per tutti occorre invocare un po' di silenzio, per riflettere, per ritrovare il senso delle cose, per provare ad essere ancora felici, nonostante tutto.

giovedì 29 marzo 2012

Emilio Fede lascia Rete 4 e insulta a destra e manca



La notizia era nell'aria da quasi un anno, Fede lascia il Tg4. Direi che non è uno scandalo visto che ha oltre ottanta anni. La notizia è però stata confermata in concomitanza con la comunicazione, secondo la quale avrebbe cercato di depositare una valigetta con 2,5 milioni di euro in una banca svizzera, il giornalista - si fa per dire - ha rilasciato ai microfoni di Radio 24 dichiarazioni di fuoco contro Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera. Fede lo ha accusato di ingratitudine, di aver creduto a una "cazzata" e di aver messo in giro una voce falsa (l'accusa mossa nei suoi confronti, per cui la procura ha aperto un fascicolo, è di riciclaggio). Ha rinfacciato a De Bortoli che, essendo stato suo amico, avrebbe dovuto chiamarlo, avvertirlo, diciamo, prima di pubblicare la notizia (come se il dovere di chi fa informazione fosse quello di preservare gli "amici" dalle notizie scomode). Ha detto che "questa non gliela perdona" e che per querelarlo ricorrerà a "40 avvocati". Infine, ha concluso mandando letteralmente a quel paese il direttore del Corriere.
Che dire? Fede è già indagato per favoreggiamento della prostituzione nel caso Ruby. Ci sono intercettazioni e testimonianze che lo confermano ampiamente. E' già indagato dalla magistratura milanese per bancarotta fraudolenta insieme con l'agente delle star, Lele Mora. E adesso si trova invischiato in un brutto caso di riciclaggio di denaro. Insomma, più che pensare alle querele e lasciarsi andare agli insulti, farebbe meglio a pensare alla difesa da adottare nei processi che lo attendono.   
Fine ingloriosa di chi fu un buon giornalista? Direi proprio di si!

lunedì 26 marzo 2012

Picconare i ricordi

Dalle  8 di questa mattina i nuovi proprietari stanno ristrutturando la casa che fu dei miei genitori e che è nel mio stesso palazzo.
Vorrei essere da un'altra parte e non certo per il rumore.
In quell'appartamento ci entrai da ragazzina... la casa di proprietà era stata una conquista per la mia famiglia... finalmente la cooperativa aveva terminato di costruire il palazzo e uno di quei bellissimi appartamenti era il nostro. In quell'epoca, nel 1959, avevamo gli "innovativi" pannelli radianti, l'acqua calda era centralizzata e la vasca da bagno veniva  sostituita da una grande cabina doccia. Ricordo mio padre disegnare sulla piantina la disposizione dei mobili che aveva fatto fare dal padre di un giocatore del Cesano che era un grande mobiliere, tutti in noce, tutti a misura, tutto studiato nei minimi dettagli.
La camera mia e di mia sorella era rallegrata da un armadio chiaro che sulle ante superiori aveva le illustrazioni degli innamorati di Peynet, era una meraviglia! La sala  era molto moderna, era in stile svedese... allora si usava molto.
Mi piaceva tutto, l'unica cosa che mi mancava era il mio vecchio quartiere. così vivo, così pieno di negozi... il nuovissimo QT8, anche se si era già conquistato la fama di quartiere modello, stava nascendo proprio in quegli anni, in pratica era costituito da 2 case a stella, una delle quali la nostra.
Andavo alle superiori in Corso Sempione e mi dovevo fare un bel pezzo di strada a piedi per prendere la filovia, il rientro era "pericoloso", in strada non c'era nessuno e allora la mia nonna Maria, mi veniva incontro con il Leone, il nostro cagnolino di allora, piccolo e molto agguerrito, che fu purtroppo la prima vittima della nuova casa: nel condominio gli animali non erano accettati e i miei genitori furono irremovibili, nonostante la disperazione mia e di mia sorella. Leone venne regalato ad una famiglia amica, ma sapemmo poi che per ritornare da noi era fuggito ed era stato investito da un camion.
Accaddero poi molte altre cose, belle e brutte come è la vita, e la nostra casa seppe "contenere tutto" discretamente e offrire a tutti noi un riparo materiale e morale perchè era la  casa di papà e mamma.
Ora sopra la mia testa picconano e io vorrei non essere qui.

giovedì 22 marzo 2012

Radici scoperte

Negli ultimi anni, uno dopo l'altro ho perso tutti i miei famigliari, erano anziani certo, ma si sono portati via una parte della mia vita. E' incredibile il senso di vuoto che si avverte quando le tue radici restano improvvisamente scoperte... penso che sia una sensazione comune a tutti coloro che vivono la stessa mia situazione, ma è comunque triste.
Il mutamento della struttura familiare fa si che non ci siano più le famiglie patriarcali e che ognuno si faccia una sua vita, in una sua piccola casa e con un numero limitato di figli o addirittura senza. Così facendo la famiglia si rimpicciolisce e subisce tutti i guai dell'individualismo, della mancata condivisione dei progetti per il futuro e diventa arida e sola.
Sarò tradizionalista, ma i ricordi dei miei Natali di bambina, con tutta la famiglia, genitori, zii, cugini, riuniti a casa della nonna e quell'aria di festa che solo le giornate speciali avevano, mi mancano molto. Adesso la nonna sono io, ma ho, per ora, un solo nipotino....  Peccato

martedì 20 marzo 2012

Ci aspetta la "grande coalizione".. che ne pensate?


Non cala la fiducia al premier Monti. Anche questa settimana, secondo il consueto sondaggio del TgLa7 di Enrico Mentana, il professore incassa il 61% dei consensi tra gli italiani. La fiducia nell'esecutivo tecnico si trasformerebbe in voti, se si andasse a votare domani, anche nella coalizione che lo sostiene: Pdl, Pd e Terzo Polo insieme prenderebbero il 55,4% delle preferenze, lo 0,8% in più rispetto la scorsa settimana. La battaglia per l'articolo 18 premierebbe invece la sinistra con un più 3,3% (alle elezioni prenderebbe il 28,7% dei voti) a discapito della Lega che cala all'8,4% (-1,1%) e del Movimento Cinque Stelle che si ferma al 4,7% (-1,2%).  Non diminuisce invece la percentuale di chi si asterrebbe (il 29,7%), di chi si dichiara indeciso (13,4%) e chi voterebbe scheda bianca (2,7%).
Carroccio giù - Il sondaggio commissionato da Mentana vede come primo partito ancora una volta il Partito Democratico: il 26% dei consensi, lo 0,4% in più rispetto alla scorsa settimana. Cresce, anche se di poco l'Italia dei Valori (7,7%) e Sinistra Ecologia e Libertà (8,7%). Nel centro destra, invece, tutto pressochè invariato rispetto ad una settimana fa. Il PdL perde solo lo 0,1% arrivando al 23,7% dei voti; la Lega con uno 0,4% in meno si ferma all'8,4%; la Destra scende all'1,3%.
(da Libero)

Qualche tempo fa, una mia analisi della situazione politica ipotizzava proprio un futuro con una grande coalizione (Pd-Pdl-Udc) che ne pensate?

domenica 18 marzo 2012

L'Italia non può perdere? Dipenderà da noi!

In questo momento sono distante dai partiti come lo può essere il Polo nord dal Polo sud,  il disgusto che provo è al livello di guardia. Ho la fortuna di pensare con la mia testa, di non essere legata ad alcun partito e di non essere facilmente condizionabile quindi quando qualche amico di FaceBook  si preoccupa per il dissenso che  destra e sinistra  stanno accumulando in funzione del sostegno a Monti, la mia risposta è sempre la stessa: "Mi preoccupo di noi, popolo italiano, e non di che cosa accadrà ai partiti..." Dirò di più, questa sarà probabilmente la prima volta in vita mia che non esprimerò il mio voto in assenza di un competitor veramente convincente, sempre ammesso che il prossimo anno si possa andare a votare.
Nella mia vita di cittadino ho sempre votato secondo coscienza, tenendo conto a parer mio di un interesse generale che travalicava la mia simpatia di voto, ho sempre sbagliato, vedendo quello che è accaduto in questi primi 65 anni di repubblica, ho sempre sbagliato: se ora l'Italia è rovinata e se è retta da leggi assurde, da clientele, da corruttele, da ingiustizie civili e penali, da raccomandazioni ecc ecc, vuol dire che tutti noi abbiamo sempre sbagliato, non abbiamo prestato attenzione, non abbiamo cambiato il manovratore in tempo.
Ora nessuno può chiederci di andare a votare come se niente fosse, come se tutto questo non fosse accaduto, ora nessuno di chi è  "parte del sistema politico, partitico, giudiziario" può permettersi di ripresentarsi nelle liste  come se niente fosse, qui non è più questione di destra, di sinistra o di centro, qui è questione di persone e il discrimine è tra persone oneste, provatamente oneste, e quelle disoneste. Questa volta teniamo tutti gli occhi bene aperti e sgomberiamo la mente da eventuali pressioni, questa volta vediamo di non sbagliare la scelta o la non scelta. L'Italia non può perdere, dipenderà da noi.

sabato 17 marzo 2012

Dove sono finiti i gatti randagi? In pentola.

Siete sicuri che quella carne che state mangiando non sia di gatto? Fino a ieri avreste risposto "assolutamente sì". Ma dopo le sconvolgenti rivelazione dell'Aidaa non sarete più così convinti. Ogni anno in Italia ci sono infatti almeno 6-7mila i gatti "allevati, cacciati o semplicemente uccisi a scopo alimentare, il 10% di tutti i gatti scomparsi ed abbandonati". A confermare quella che secondo alcuni sarebbe solo una leggenda metropolitana, usata in modo strumentale contro alcune comunità, è l’Associazione italiana difesa animali ed ambiente. "E' una realtà quotidiana", assicurano invece i responsabili dell’associazione, i mici "vengono cucinati prevalentemente in umido con la polenta o arrosto". E non si tratta di persone che uccidono il gatto del vicino perchè altrimenti muoiono di fame, ma di "una vera e propria abitudine culinaria, che seppure vietata per legge, e punita addirittura con la reclusione (uccidere un gatto è reato penale che rientra nell’articolo 544 del codice penale che riguarda il maltrattamento e l’uccisione degli animali di affezione) è ancora radicata in alcune zone specifiche dell’Italia del centro-nord ed in particolare in Veneto con epicentro nelle zone di Vicenza e Verona, ma anche nelle province che stanno ad est della Lombardia (Bergamo, Brescia e Mantova) e in alcune zone del Piemonte e dell’Emilia Romagna". Tempo fa, il gastronomo Beppe Bigazzi pagò con la sospensione da "La prova del cuoco" l’aver dato in trasmissione dei consigli su come cucinare i poveri felini, ma "la tradizione dei 'magnagatti' - denuncia l’Aidaa - è molto sopita ma tutt'altro che dimessa". Somiglia al coniglio - Il dato degli ultimi dodici mesi - spiegano i responsabili dell’associazione - non si discosta molto da quello degli anni precedenti. Certamente non mancano anche le segnalazioni 'esotiche' come quelle provenienti dalla zona del litorale romano dove è stata segnalata a più riprese la scomparsa dei gatti dalle colonie, cosi come avviene (anche se in misura ridotta rispetto al passato) che si segnalino cacciatori in cerca di gatti da impallinare nelle zone classiche della cucina dei 'magnagatti'". Nel conto vanno messe anche segnalazioni estemporanee "sulle quali bisogna sempre andare con i piedi di piombo come quelle dei famosi furgoni bianchi e rossi che ogni tanto appaiono nelle zone più impensate d’Italia (l'anno scorso a Vigevano, Verbania, Milano, Roma, Isernia, Lecce e Messina) guidati da orientali che raccoglierebbero gatti da servire poi in pasti in ristoranti di seconda categoria". E segnalazioni che "hanno dell’incredibile, ma che sono state poi appurate, come quella della signora in provincia di Milano che in diversi anni ha allevato a scopo di alimentazione oltre 600 gatti dandoli da mangiare ai suoi amici in succulenti pranzetti che garantiva essere a base di coniglio".

domenica 11 marzo 2012

“Prigionieri del silenzio? Parlate con il cuore Il confronto con sé stessi rende più autentici” di Carlo Maria Martini

Ho sempre pensato che parlare con i giovani è più fruttuoso che parlare dei giovani. Queste lettere me ne danno l’occasione e vi ringrazio per la vostra sensibilità umana e spirituale. In verità voi mi cogliete nel mezzo di un processo che penso sarà ancora un po’ lungo. Mi trovo in una condizione che non è ancora di totale afonia. Grazie all’aiuto di terapisti e con l’ausilio di mezzi tecnologici posso ancora comunicare, seppur con molta fatica. Non riesco quindi a descrivere bene ciò che sto vivendo, se un chiudersi della comunicazione verbale o lo sforzo di parlare ancora malgrado tutto. Non ho paura del silenzio. Mi vado chiedendo tuttavia cosa voglia dirmi il Signore con questa crescente difficoltà che da un lato sto combattendo, dall’altro sto accettando. Invoco il patrocinio di Papa Wojtyla, perché il suo gesto più umano fu quello di battere il pugno sul tavolo quel giorno in cui ebbe l’evidenza di non poter più comunicare a voce con la gente. Lui sa quanto sia faticoso non poter esprimere verbalmente ciò che si ha nel cuore. Sono ancora, quindi, in viaggio e come ogni viaggio vedo e sperimento cose nuove. Sento che si tratta di una condizione che apre a orizzonti misteriosi, senza dover confliggere necessariamente con altri orizzonti. Inoltre, con gioia noto che avete colto, nonostante siano passati ormai anni, lo spirito profondo di quella che fu una iniziativa che ebbe anche le sue critiche. È vero, in noi vivono un credente e un non credente, in una armonia tra loro difficile, ma che interrogandosi a vicenda e sforzandosi di trovare le risposte pertinenti aumentano la nostra autenticità. Mi pare dunque che sia possibile giungere a quella che si può intendere come una forma di autenticità personale. Su queste cose ci sarebbe molto da discutere. Io però in questo tempo mi sto soprattutto esaminando sul Vangelo e mi incolpo sulle mie non autenticità alla Parola di Dio. Si tratta in ogni caso di un cammino per luoghi impervi e scivolosi, di cui non saremo mai certi dell’esito. Penso si tratti di un continuo svuotamento di sé per fare spazio a Gesù. A quanto ci dicono i grandi autori spirituali di ieri e di oggi, questo svuotamento non è un impoverimento anzi, siamo riconsegnati a noi stessi più autentici di prima. Ma, certamente, oltre ogni tappa raggiunta c’è e ci sarà sempre qualcosa o qualcuno.

sabato 10 marzo 2012

La famiglia si è ingrandita

Giovedi scorso siamo andati a prendere Strauss, un cucciolo di schnauzer nano pepe e sale, che farà compagnia alla nostra Flora. 
Provo a rendervi partecipi dell'emozione che abbiamo provato per l'arrivo di questo nuovo membro della famiglia, anche se so che chi non ha mai avuto un cane non potrà capire. 
Nonostante fossi molto preoccupata per la reazione di Flora che ora ha sei anni, ho voluto fortemente questo cucciolo, ho pensato che per una volta avrei potuto fare qualche cosa solo per me e quindi la storia di Strauss è cominciata così, con la mia ricerca solitaria di qualche allevamento che avesse la disponibilità di un cucciolo non proprio piccolissimo.
Strauss Ghezzi, 4 mesi
Strano a dirsi ma l'ho trovato subito, era nel Veneto e il piccolo aveva 4 mesi, detto fatto. Ho fissato giorno e ora per andarlo a prendere e a questo punto mi sono trovata accanto la mia famiglia, siamo andati tutti, Flora compresa, abbiamo visto il piccolo e i suoi genitori, esemplari bellissimi. Lui, un po' fuori taglia, era rimasto il solo a non essere venduto, ma questo a me è importato pochissimo e così ora è qui che gironzola sotto la mia scrivania con il suo musetto impertinente e simpaticissimo, è molto in gamba, sa quel che vuole ma è di una dolcezza incredibile; Flora, dopo qualche reazione di protesta, lo ha accettato. La storia di Strauss è appena cominciata ed è tutta da scrivere, la cosa bellissima è che si è incrociata con le nostre vite e certamente questo avvenimento sarà positivo! Benvenuto piccolino, abbiamo tanto amore anche per te!